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Difesa troppo penalizzata: il governo riscrive il decreto

Luigi Lazzi Gazzini
Fonte: Il Sole 24 Ore - 15 luglio 2004

ROMA Tutto da rifare per il decreto legge della manovra bis. Che, infatti, il Governo si appresta ad emendare. Cosa che dovrebbe accadere al prossimo Consiglio dei ministri: alla fine della settimana. Cos'è successo? Ci si è resi conto che i tagli alla spesa dei ministeri gravano in maniera spropositata sul ministero della Difesa. Cui il decreto toglie 1,8 miliardi di Euro in luogo dei tagli (oscillanti tra i 14 e i 290 milioni) degli altri dicasteri. Il taglio complessivo è di 4,2 miliardi.
Una sproporzione evidente, tanto più se si confrontano i tagli con l'entità dei bilancio su cui cadono: che, nel caso della Difesa - per la sua funzione specifica, esclusi dunque i Carabinieri - è quest'anno di 14 miliardi 150 milioni. Come dire
che si bloccano - da ora a fìne anno - pagamenti, contratti, acquisti di materiali per il 13% del bilancio annuale. E ciò nel momento in cui i militari italiani sono impegnati in vari teatri operativi, dall'Irak all'Afghanistan.
Qualche paragone: il ministero del Lavoro, le cui spese 2004 ammontano a 85.200 milioni, deve rinunziare a 13,7 milionii. La Giustizia, con spese per 7.700 milioni, farà a meno di 155 milioni. Istruzione e ricerca, che dispone di quasi 50.000 milioni, rinunzierà a 34 milioni. Ambiente e Territorio, con 1.364 milioni, paga di più: 290 milioni. Infrastrutture, con 7.700 milioni, ne perde 23.5. Tutti gli altri dicasteri sono largamente al di sotto di questa cifra. La ragione è evidente: tanto maggiori sono le spese per acquisti di beni e servizi e per investimenti, tanto più pesante è la mannaia del decreto. Così l'Istruzione, la cui spesa - ancorché corrente - è quasi tutta obbligatoria e incomprimibile, trattandosi di stipendi, è tra i meno penalizzati.
Cosa accadrà ora? Pmbabilmente il Governo tenterà di spalmare sugli altri dicasteri parte almeno degli stanziamenti della Difesa, che dovranno invece essere reintegrati. E' presto per dire quale sarà l'entità del duplice movimenito. Ma non si esclude che, alla fine, la Difesa dovrà comunque rinunciare a un miliardo circa di euro. Somma di cui gli altri ministeri si faranno carico pro quota. Anche la Difesa non va esente da responsabilità. Negli anni scorsi, quando i tagli colpivano pesantemente la spesa in conto capitale, la Dìfesa tendeva ad attribuire ai pagamenti correnti, meno vulnerabili, spese che - per le funzioni dei ministero - sono in realtà investimenti. E dal momento che quello che per i ministeri "normalì" sono acquisti di beni e servizi quali macchine per ufficio, spese postali e telefoniche, manutenzione, per la Difesa diventano armi, materiale bellico, casermaggio, attrezzature militari, equipaggiamenti, un taglio a questi fondi diventa spropositato sul bilancio di Via Settembre. Per giunta, con ben altri effetti. Ora tutto si basa sulla rapidità. Il decreto legge è in vigore e obbliga tutti a conformarvisi tagliando subito le spese. Inoltre, è stato accettato dall'Ecofin, ai fini della riduzione del nostro deficit, perché immediatamente efficace sui conti del secondo semestre di quest'anno. Ma se i tagli diventassero subito operativi, per la Difesa sarebbe il blocco. Dunque, l'emendamento dovrà essere subito introdotto al testo ora alla Camera. Così quando, a inizio agosto, il decreto sarà stato convertito in legge, conterrà i tagli nella versione corretta. A fine giugno risultavano impegnati all'estero 8.730 militari italiani in 22 missioni in 15 Paesi. Affiancati a Forze armate dì Paesi che spendono per la Difesa somme ben maggiori. L'Italia aveva previsto di spendere nel 2004 l'1,05% del Pil (in costante calo dal 2002) contro l'1,8% della Francia e il 2,3% della Gran Bretagna. I tagli del decreto ridurrebbero lo stanziamento allo 0,9% dei prodotto interno. Nel momento in cui il Governo decide di rafforzare e aumentare, dal 2005, la nostra presenza in Afghanistan.
LUIGI R-A771 GAZZINA

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