Per supportare, irrobustire e contestualizzare l'argomentazione sulla transizione dalla schiavitù antica alle "tecnologie nonviolente" del Medioevo, si può attingere a diversi dati storici, economici e teorici.
Ecco una selezione di argomenti, dati ed espansioni concettuali.
1. Il blocco tecnologico dell'antichità (il contrasto con Roma)
Per dimostrare perché l'abbondanza di schiavi blocchi l'innovazione, si può citare un famoso aneddoto storico risalente all'Impero Romano, spesso usato dagli storici della tecnologia:
L'aneddoto di Vespasiano (Svetonio, Vite dei Cesari): un ingegnere propose all'imperatore Vespasiano un congegno meccanico per trasportare le pesanti colonne del Campidoglio con pochissimo sforzo e a basso costo. Vespasiano premiò l'inventore con del denaro, ma rifiutò di usare la macchina, dichiarando: "Lasciami nutrire il mio popolo" (sineres se plebeulam suam pascere).
In un'economia basata sulla schiavitù o sulla necessità di mantenere occupata la manodopera sottomessa a basso costo, l'introduzione di macchine per il risparmio di lavoro (labor-saving) veniva vista come un pericolo per l'ordine sociale o semplicemente come un investimento inutile. Mancava lo stimolo economico fondamentale: la valorizzazione del tempo e della dignità del lavoro umano.
2. Dati quantitativi sull'esplosione dei mulini nel Medioevo
La tesi di Lynn White Jr. trova un supporto straordinario nei dati storici. Il Medioevo non ha inventato il mulino ad acqua (che esisteva già in epoca romana, come il complesso di Barbegal), ma lo ha ingegnerizzato e diffuso capillarmente.
Il dato storico più impressionante e inconfutabile è il Domesday Book (1086), il grande censimento dell'Inghilterra voluto da Guglielmo il Conquistatore.
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Il dato: in un'Inghilterra che contava appena 1,4 milioni di abitanti, il censimento registrò ben 5.624 mulini ad acqua perfettamente funzionanti.
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Significato: significa che c'era circa un mulino ogni 250 persone. La forza idrica aveva sostituito interamente il lavoro di milioni di braccia umane nella macinazione del grano, nella follatura della lana (battitura dei tessuti) e nella concia delle pelli.
3. L'estensione concettuale: la meccanizzazione come "Liberazione"
Per connettere saldamente la storia della tecnologia alla Peace Research (Pace strutturale), si può argomentare che l'energia idrica eolica ha ridotto quella che Johan Galtung chiama violenza strutturale, ovvero la riduzione dell'essere umano a pura forza-motrice biologica.
Nel Basso Medioevo assistiamo a una transizione concettuale profonda.
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Nell'Antichità: l'energia era legata ai muscoli (energia biologica). Per aumentare la produzione servivano più corpi (guerre di conquista, mercati di schiavi). La tecnologia dell'Impero era intrinsecamente legata alla guerra.
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Nel Medioevo: l'energia si sposta su cenologie come il mulino. Il mulino non richiede campagne militari per essere "catturato", come la forza lavoro degli schiavi.
Storici dell'economia come Carlo Maria Cipolla (Storia economica dell'Europa pre-industriale) sottolineano che sostituendo il lavoro bestiale e servile con la macchina, il Medioevo ha gettato le basi per la valorizzazione del lavoro artigianale e libero, che ha poi alimentato la nascita dei Comuni.
4. Integrazione teorica: la Peace Ecology e le tecnologie appropriate
Per dare un taglio moderno in chiave Peace Research si può citare il concetto di "Tecnologie Appropriate" teorizzato originariamente da E.F. Schumacher (Piccolo è bello, 1973) e ripreso dagli studi sulla Peace Ecology:
I mulini medievali erano tecnologie decentrate, rinnovabili e a basso impatto ambientale. A differenza dei grandi sistemi energetici moderni o della schiavitù antica (che richiedono un forte apparato militare e centralizzato per controllare le risorse o le rotte degli schiavi), il mulino sfrutta il flusso locale dell'acqua o del vento. È una tecnologia che promuove l'autonomia delle comunità locali anziché la sottomissione geopolitica.