Le indagini e i documenti ufficiali, inclusi i noti Afghanistan Papers pubblicati dal The Washington Post, confermano che i vertici politici e militari statunitensi e della coalizione hanno manipolato sistematicamente le metriche e le valutazioni sull'andamento della guerra e sulla stabilità del Paese. [1, 2]
Queste le principali evidenze emerse:
- Manipolazione delle metriche: funzionari governativi hanno ammesso che i dati sulla sicurezza, sul numero di truppe afghane addestrate e sul controllo del territorio sono stati costantemente alterati per presentare una narrativa di successo ed evitare di ammettere pubblicamente che il conflitto fosse in una situazione di stallo o non più gestibile. [1, 2]
- La natura delle dichiarazioni: le interviste riservate condotte dal Special Inspector General for Afghanistan Reconstruction (SIGAR) dimostrano che i leader civili e militari sapevano di non avere una strategia chiara, ma hanno continuato a diffondere valutazioni ottimistiche per mantenere il consenso pubblico e politico. [1, 2]
- Fallimento istituzionale ed elettorale: oltre agli aspetti di sicurezza, i report evidenziano che il modello di democrazia e costruzione statale imposto è stato minato fin dall'inizio da corruzione dilagante, elezioni fortemente contestate e sistemi di governance deboli, problemi spesso minimizzati nelle comunicazioni ufficiali. [1, 2, 3]
Per un'analisi approfondita sulle discrepanze tra la realtà sul campo e i rapporti governativi ufficiali, è possibile consultare i documenti raccolti dal centro studi Center for Strategic and International Studies (CSIS).