La "Formula Steinmeier" e le minacce di morte a Zelensky

La Formula Steinmeier è un piano diplomatico del 2016 per risolvere il conflitto nel Donbass (Ucraina). [1]
Prevede:
  • Status speciale: concessione di un'autonomia temporanea alle regioni separatiste ucraine durante lo svolgimento di elezioni locali.
  • Voto democratico: monitoraggio elettorale gestito dall'OSCE per garantire la trasparenza.
  • Status permanente: introduzione definitiva dell'autonomia se l'OSCE giudica le elezioni libere e regolari.
  • Sicurezza: ritiro simultaneo delle truppe e controllo dei confini riaffidato all'Ucraina.
Proposta dall'allora ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier, è stata firmata nel 2019, ma è rimasta inattuata. [1]

Appena eletto, Zelensky cercò di sbloccare gli Accordi di Minsk per porre fine alla guerra nel Donbass. Il piano concordato con Mosca (la "Formula Steinmeier") prevedeva un disimpegno reciproco controllato: l'esercito ucraino e le milizie filorussa avrebbero dovuto arretrare di un chilometro in tre settori chiave (Stanytsia Luhanska, Zolote e Petrivske) per creare zone cuscinetto demilitarizzate, propedeutiche a un vertice di pace a Parigi con Vladimir Putin. [1, 2, 3, 4]

I partiti nazionalisti e i veterani di guerra (principalmente legati al reggimento Azov e al partito alleato Corpo Nazionale) interpretarono questo arretramento come un tradimento e una cessione di terra ucraina alla Russia. [1, 2]
Nell'ottobre 2019, le città di Zolote e Petrivske sono state al centro del disimpegno concordato delle forze militari tra l'esercito ucraino e i separatisti filo-russi nel Donbas. Questo arretramento delle truppe, supervisionato dall'OSCE, era la condizione chiave per sbloccare il vertice di pace del "Formato Normandia". L'episodio ha scatenato forti proteste interne in Ucraina e tesi confronti tra il presidente Volodymyr Zelensky e i veterani contrari al ritiro.
  • L'avamposto abusivo: decine di militanti e veterani armati si recarono a Zolote, aggirando i checkpoint della polizia. Presero posizione in città, istituendo un "ultimo checkpoint" abusivo. I nazionalisti dichiararono che, se l'esercito regolare si fosse ritirato, loro avrebbero occupato fisicamente le trincee lasciate vuote per continuare a combattere e impedire l'avanzata russa. [2, 3]
  • La campagna nazionale: contemporaneamente a Kiev e in altre città ucraine scoppiarono enormi manifestazioni di piazza sotto lo slogan della campagna "Nessuna capitolazione!". [1, 2]

L'episodio di Zolote e Petrivske nell'ottobre 2019 rappresenta uno dei momenti di massima tensione politica interna in Ucraina prima dell'invasione su larga scala del 2022.

La tensione divenne così alta che il 26 ottobre 2019 Zelensky decise di compiere una visita non annunciata a Zolote per affrontare di persona i militanti barricati. Durante l'incontro, documentato in un video diventato virale, il presidente ebbe un duro scontro verbale con Denys Yantar, un leader locale del Corpo Nazionale ed ex combattente di Azov. [1, 2, 3, 4]

Quando Yantar cercò di spostare la discussione sulle proteste politiche nazionali, Zelensky rispose duramente: [1]
"Ascoltami, Denys, sono il presidente di questo Paese. Ho 41 anni. Non sono un perdente. Sono venuto qui per dirti: rimuovete le armi". [1]

L'epilogo e le conseguenze

Nei giorni successivi, le forze di polizia ucraine riuscirono a disarmare parzialmente il gruppo di volontari senza spargimenti di sangue, consentendo l'avvio del temporaneo arretramento delle truppe a Zolote e Petrivske.
Tuttavia, quell'episodio dimostrò la fragilità politica di Zelensky in quel periodo: minacciato apertamente da frange radicali a Kiev (alcuni parlamentari ed esponenti della destra arrivarono a dire pubblicamente che avrebbe "rischiato la vita" se avesse ceduto troppo a Mosca), il presidente dovette rallentare drasticamente l'attuazione degli accordi con la Russia. Il processo di pace si arenò definitivamente nei mesi successivi, fino al collasso totale della diplomazia con l'attacco russo del 2022. [2, 3]