I DRAGONI ATOMICI DI FUKUSHIMA e FUKUSHIMA: L'ANNO ZERO Novità editoriali del Centro di documentazione Semi sotto la neve
"FUKUSHIMA: L'ANNO ZERO" di Naomi TOYODA, fotogiornalista giapponese esperto dell'uranio impoverito, tradotto in giapponese da Yukari Saito e Marina Forti e edito da Jaca Book
ISBN: 88-16-60504-9 - EAN: 9788816605046
Prezzo di copertina: 35 euro
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"I DRAGONI ATOMICI DI FUKUSHIMA: per dire addio alle bombe e all'energia nucleare" di Yuka NISHIOKA, a cura del Centro di documentazione e traduzione di Yukari Saito, edito dall'Associazione culturale Altrinformazione
ISBN: 9788897194071
trailer di presentazione: https://www.youtube.com/watch?v=IebrbrsO3Vs
Contributo richiesto: 15 euro (spese di spedizione comprese); è previsto uno sconto per acquisti di più copie e per le associazioni che vogliono promuovere.
Sono le due novità di quest'anno, progetti realizzati dal Centro di documentazione per non dimenticare i danni del nucleare a cominciare dal disastro della centrale nucleare di Fukushima Daiichi.
Il primo titolo viene presentato in Italia in una versione molto amplitata rispetto al testo originale pubblicato da Mainichi Shimbun nel 2012; la storia raccontata con 160 foto a colori che accompagnano un documentario giornalistico ma nello stesso tempo personale, una specie di diario del primo anno dall'incidente. L'autore continua ancora oggi a frequentare i luoghi colpiti e a raccogliere le testimonianze delle vittime.
L'opera è stata elogiata dal giornalista Leonardo Coen "un lavoro esemplare, il giornalismo coi fiocchi" (alla presentazione avuto luogo a Milano lo scorso 17 giugno). Naomi Toyoda è già stato più volte in italia per un'inchiesta sui danni dell'uranio impoverito subito dai militari italiani e per il nostro Centro di documentazione ha tenuto una serie di conferenze in Italia nel 2006.
Il secondo volume I dragoni atomici di Fukushima è un fumetto antinucleare che segue l'orme della precedente pubblicazione nostra "No alla guerra, no al nucleare", realizzato con la medesima partner, Associazione culturale Altrinformazione nel 2011.
L'autrice Yuka Nishioka è una fumettista di Nagasaki che collabora tra varie testate con "Shukan Kinyobi" (settimanale indipendente giapponese). Il volume, è arricchita dalla postfazione di Susumu NISHIYAMA, uno degli "Hibakusha" sopravvissuti al bombardamento atomico su Nagasaki e costretti a convivere con gli effetti delle radiazioni.
Ayumi Hoshino, studentessa delle medie, scopre la fisica atomica, l'energia nucleare, i rischi delle radiazioni, le conseguenze del disastro di Fukushima. L'arroganza e la presunzione degli esseri umani che credono di poter controllare la natura hanno scatenato la furia dei "dragoni atomici" dormienti nei cieli. L'umanità è di fronte a un bivio: proseguire sulla strada delle energie "artificiali" come quella nucleare o adottare le fonti rinnovabili di energia "naturale" che ci permettono di convivere con le forze della natura.
Grazie alla supervisione scientifica del fisico giapponese Yuukou FUJITA, "I dragoni atomici di Fukushima" è un libro chiaro e completo, adatto nella forma e nei contenuti anche ai più giovani. Un fumetto dove l'energia atomica e i suoi rischi vengono spiegati in modo semplice e divulgativo all'interno di un racconto avvincente che vede come protagonisti uno scienziato e una ragazzina delle elementari.
Ora potete acquistare il primo titolo in librerie o attraverso internet, mentre per il secondo, fumetto I DRAGONI ATOMICI DI FUKUSHIMA potete ordinarlo scrivendo a campagna(at)semisottolaneve.org
Riportiamo in seguito l'initroduzione degli autori per l'edizione italiana di entrambi i volumi insieme al messaggio di Susumu Nishiyama che ha voluto accompagnare l'edizione italiana del fumetto.
Prima del disastro del 11 marzo 2011 alla centrale atomica Fukushima Daiichi, in Giappone un mito è stato propinato ai cittadini come verità. Il mito diceva che un incidente in una centrale nucleare non potrà mai accadere, è impossibile. Dopo l'incidente è stato chiamato il mito della sicurezza. Nel 1986, quando in Giappone è arrivata la notizia che un terribile incidente era avvenuto nella centrale di Cernobyl, nell'allora Unione Sovietica, il mito ha subito solo una piccola modifica: un incidente in una centrale nucleare giapponese è impossibile. Ma sostenere che sia impossibile un incidente in centrali nucleari progettate, costruite e gestite da esseri umani è insensato: dopotutto, gli umani non sono Dio. Perché i cittadini credessero a una tale storia dunque era necessario farne un articolo di fede. E perché la fede si affermasse era necessario reclamizzarla, e perfino le amare esperienze di Hiroshima e Nagasaki sono state sfruttate a questo scopo. Così è stato inventato il concetto di “uso pacifico dell'energia nucleare”, per diffondere il dogma che le armi atomiche, che provocano calamità sotto forma di radiazioni, e l'energia nucleare, che fa il bene dell'umanità, siano due cose ben diverse. Chiunque abbia contestato questo dogma è stato ostracizzato. Ogni anno circa 200 miliardi di yen 1 prelevati dalle bollette elettriche e dalle tasse dei cittadini giapponesi sono stati spesi per questa campagna. La vulgata sostenuta dal governo e dalle aziende elettriche è stata ampiamente diffusa dai mass media. Il risultato è che i cittadini giapponesi, considerati preda facile dalle autorità, l'hanno bevuta. Prima del disastro di Fukushima, chi ha provato a dire che quella storia era un'invenzione è stato guardato come un marziano. Poi però il disastro nucleare è diventato una realtà, e ha diffuso particelle radioattive in tutto il mondo. Ora, nel mezzo di una situazione irreparabile, in Giappone le forze filonucleari, quelle che hanno continuato a vendere il mito, cercano di diffonderne una nuova variante. Il mito della sicurezza è diventato il “mito della rassicurazione”: “Non vi preoccupate, gli effetti delle radiazioni non sono gravi!”. Il solo modo per non bere questo mito è mantenere un occhio attento su cosa sta accadendo a Fukushima e in Giappone dopo il gigantesco tsunami e l'incidente che ha travolto l'impianto della Tepco. O altrimenti dovremo poi dolercene, ancora una volta, e quando vedremo i nostri figli cadere gravemente ammalati dovremo dirci: “era un altro mito”. Così, per favore, non volgete altrove lo sguardo di fronte alle foto di questo libro. Restate all'ascolto delle voci delle vittime, compresse nel loro dolore: perché non possiamo permettere un nuovo incidente nucleare, non solo in Giappone ma ovunque al mondo. Naomi Toyoda Febbraio 2013 1Il tasso di cambio dello yen ha fluttuato molto negli anni. Il 26 gennaio 2014 era: ¥ 100 = € 0.71, $ 0,98.
Care lettrici e cari lettori in Italia, Vi ringrazio per aver preso in mano Addio, dragoni atomici – dire addio alle bombe e Può sembrare soprendente, ma di fatto il mio Paese si è già liberato dell’energia nucleare. Nel Paese si assiste a un fenomeno che era inimmaginabile prima dell’incidente; tantissime
all’energia nucleare.
Il disastro sismico nel Giappone orientale dell’11 marzo 2011 ci ha mostrato con quanta
facilità possa distruggersi la civiltà costruita dagli esseri umani di fronte alla forza della
natura. E i giorni di disperazione e di angoscia non sono ancora terminati. Purtroppo dai
reattori incidentati continua a fuoriuscire l’acqua contaminata di sostanze radioattive, e
non ci sono prospettive per la sistemazione dei combustibili fusi. Gli evacuati non sanno
quando potranno ritornare a casa e ristabilirsi sulla loro terra, mentre le persone rimaste
vivono nel terrore delle possibili conseguenze delle radiazioni sulla loro salute.
Dopo l’incidente di Fukushima, l’Italia e la Germania hanno detto il loro no al nucleare.
In Giappone, invece, il nuovo governo nato dalle elezioni del 2012 è intenzionato a riattivare
le centrali ferme e a promuovere anche l’esportazione della tecnologia nucleare.
E come se questo non bastasse, sono in atto tentativi sempre più spregiudicati di riscrivere
la storia idealizzando la guerra. Nel prossimo futuro le informazioni sull’energia nucleare
e sulla guerra potrebbero essere secretate e i cittadini che vi si oppongono potrebbero
essere perseguitati. Il fantasma del Giappone del XX secolo, che isolandosi dal resto del
mondo divenne artefice di tanti massacri nell’Asia, potrebbe di nuovo risorgere.
La storia ci insegna che in tutti i paesi del mondo ci sono state sempre molte persone
che hanno lottato cercando di evitare o di fermare la guerra. I loro nomi non sono
scritti nei libri di storia, ma con i lumi che hanno acceso nell’oscurità della loro epoca
hanno trasmesso ai posteri la loro determinazione di aspirare alla pace.
Anche nelle mie mani c’è un lume, che sembra racchiudere le altre luci che ci raggiungono
dalle pagine della storia minore, accese della determinazione di coloro che hanno
lottato per difendere la vita da ogni minaccia. Grazie a questi lumi possiamo camminare
nel buio, e forse vivere significa proprio questo: tramandare a chi verrà dopo di noi
la luce ricevuta da chi ci ha preceduto.
Anche oggi in Giappone ci sono persone che illuminano l'oscurità.
Nel territorio giapponese esistono oltre cinquanta reattori nucleari, ma dopo l’indicente
di Fukushima si sono fermati uno dopo l’altro per un controllo periodico e in questo
momento – gennaio 2014 – non ci sono reattori in funzione.
persone che non avevano mai partecipato alle manifestazioni politiche sono scese
in piazza oppure hanno cominciato a lanciare su Internet appelli contro la riattivazione
delle centrali o per la loro demolizione. Le manifestazioni per strada sono ricche di fantasia,
di musica e danza, e sono comparsi perfino dei negozi che per solidarietà offrono
sconti ai manifestanti. Credo che siano questi movimenti a frenare il grande potere che
tenta di rilanciare il nucleare. Il Giappone poco interessato alla politica sta vivendo una
fase di profondo cambiamento.
La strada da fare sarà ancora lunga e piena di ostacoli, ma con tanti tantissimi lumi brillanti
riusciremo prima o poi a far emergere un mondo libero dal nucleare. Mi auguro
che anche questo libro possa trasformarsi in uno di questi lumini accesi.
La fortuna di raggiungervi in Italia mi è stata regalata da Yukari Saito del Centro di
documentazione Semi sotto la neve e dall’associazione Altrinformazione che ha deciso
di pubblicare questo volume. La mia profonda gratitudine va a loro e a Susumu Nishiyama,
che ha voluto accompagnare il mio libro con il suo messaggio.
Yuka Nishioka
Nagasaki, 5 gennaio 2014
Messaggio di un sopravvissuto alla bomba atomica Il 9 agosto 1945 ero a Nagasaki a subire gli effetti della bomba atomica. Sul finire di Susumu Nishiyama
di Nagasaki ai lettori di questo volume
quell’anno si contarono 70 mila vite umane strappate, tra cui quelle di molti amici che
avevo all’epoca. Anch’io ho sofferto delle conseguenze della bomba. Si può dire che
la mia gioventù è stata portata via dalla bomba atomica. E ancora oggi noi hibakusha,
danneggiati dalle radiazioni, viviamo nel terrore delle malattie che possono comparire
da un momento all’altro.
Noi sopravvissuti abbiamo in comune un desiderio: non vedere mai più altri hibakusha
su questo pianeta; un trepido desiderio carico di rabbia contro le bombe atomiche che
ci hanno causato enorme sofferenza.
Ciò nonostante proprio il nostro Paese, l’unico al mondo ad essere stato colpito dalle
bombe nucleari, ha sostenuto il mito sulla sicurezza dell’energia nucleare con lo slogan
“Atomi per la pace” seminando ben 54 reattori in un arcipelago ad alto rischio sismico.
Così siamo arrivati al “meltdown” della centrale nucleare di Fukushima del marzo
2011, che tuttora continua ad emettere quotidianamente radiazioni, e il numero degli
hibakusha è costantemente in aumento. Siamo davvero costernati.
E ora il governo giapponese e le aziende elettriche stanno cercando di riattivare le pericolosissime
centrali senza aver imparato nulla dalle esperienze di Hiroshima e Nagasaki,
calpestando il nostro desiderio di non creare mai più altri hibakusha.
Tutto questo è inammissibile. E non possiamo neppure accettare l’esportazione delle
centrali nucleari. Le armi nucleari e le centrali atomiche sono sorelle dello stesso sangue
che non possono convivere con l’Umanità.
Tutte e due vanno abolite al più presto possibile. Grazie.
30 dicembre 2013











