Si può firmare ancora on line

Il governo riconosca, insieme a quella climatica, l'emergenza nucleare

Il governo aderisca, per cominciare, al trattato di proibizione delle armi nucleari
10 ottobre 2019
Alfonso Navarra

Emergenza climatica e emergenza nucleare

Si può firmare ancora on line

Con preghiera di pubblicazione

 

1- lettera ai capi gruppo parlamentari della maggioranza del Conte 2

2- (nel file allegato)  considerazioni di Alfonso Navarra sulla emergenza nucleare condivise da Moni Ovadia, Antonia Sani, Oliviero Sorbini, Luigi Mosca, Francesco Masi, Michele Carducci, Adriano Ciccioni, Massimo Aliprandini, Fabrizio Cracolici, Laura Tussi 

 

Alla cortese attenzione di gentili deputate e senatrici, deputati e senatori:

 

Danilo Toninelli - capo gruppo al Senato del M5S

Francesco Silvestri - vice capo gruppo vicario alla Camera del M5S 

Andrea Marcucci - capo gruppo al Senato del PD

Graziano Delrio - capo gruppo alla Camera del PD

Loredana De Petris - capo gruppo al Senato di Gruppo Misto 

Federico Fornaro - capo gruppo alla Camera di LeU

Davide Faraone - capo gruppo al Senato di Italia Viva

Maria Elena Boschi - capo gruppo alla Camera di Italia Viva

 

 

da parte Alfonso Navarra - Disarmisti esigenti

(coordinamento politico organizzativo dell'iniziativa cell. 340-0736871)

 

Ricordiamo i primi firmatari dell'appello sulla emergenza climatica lanciato nell'aprile 2019

  Si può firmare ancora on line : https://www.petizioni.com/dichiarazione-emergenzaclimatica  

Moni Ovadia - Alex Zanotelli - Edo Ronchi - Grazia Francescato - Guido Viale - Mario Salomone - Loredana De Petris - Vasco Errani - Vittorio Agnoletto - Alessandro Marescotti - Antonia Baraldi Sani - Oliviero Sorbini - Michele Carducci - Francesco Masi - 

 

 

Quale contributo alla lotta per superare la crisi ecologica, composta di diversi aspetti interdipendenti, di fronte al fatto che è cambiata la maggioranza parlamentare ed abbiamo oggi un governo che vuole attuare un Green New Deal, riproponiamo la nostra richiesta di aprile: l’Italia proclami lo stato di emergenza climatica. Ricordiamo che questa nostra iniziativa ha contribuito alla presentazione di una mozione in tal senso al Senato, prima firmataria Loredana De Petris, ed una alla Camera, prima firmataria Rossella Muroni. 

Sollecitiamo i gruppi parlamentari a fissare la discussione e ad approvare la dichiarazione di emergenza climatica prima della apertura della COP 25 in Cile (si terrà ad inizio dicembre 2019, dal 2 al 13).
Da parte nostra e’ chiaro che ci impegniamo essere vigili affinché agli slogan mediatici seguano fatti seri: lavoriamo e lavoreremo in questo senso con le forze ecopacifiste e con i nuovi movimenti giovanili e nonviolenti di ribellione alla estinzione.
Ribadiamo - come già indicava l’appello di aprile - che esiste un intreccio tra minaccia climatica e minaccia nucleare e che a nessun livello e in nessun caso riteniamo si possa permettere che il nucleare possa essere prospettato e gestito tra le soluzioni alla crisi climatica.
Il nucleare come sistema della deterrenza è la massima espressione dell'attività bellica (quindi tra le principali fonti emissive); ed il ciclo del combustibile, anche esso di possibile uso militare, con la sua eredità di scorie radioattive non smaltibili, basta da solo a mettere a rischio la sopravvivenza umana.
Per l'Italia questa contrarietà alla tecnologia nucleare per applicazioni di massa oltretutto non è una opinione personale degli scriventi: va sempre premesso che il popolo italiano si è espresso contro l’energia nucleare in modo inoppugnabile con ben due voti referendari, nel 1987 e nel 2011.
A questo proposito chiediamo al governo italiano chiarimenti sulla posizione, come minimo incresciosa nei termini in cui la abbiamo appresa dalla stampa e dai blog*, che sarebbe stata presa al Consiglio Europeo del 25 settembre.
Chiediamo infatti spiegazioni su come sarebbe maturata la scelta di votare a favore dello slittamento di due anni dell’adozione della tassonomia per la classificazione degli investimenti sostenibili, decidendo per giunta di non escludere dalla finanza sostenibile i progetti legati all’energia nucleare.
Di questa esigenza di chiarimento, fortemente indicativa di quanto ci si possa fidare delle promesse verdi del nuovo governo, invitiamo a farsene carico i parlamentari sensibili mediante gli atti istituzionali opportuni.

 

* si veda ad es. su Labparlamento:  https://www.labparlamento.it/thinknet/focus-europa-consiglio-ue-considera-nucleare-un-investimento-sostenibile/  

 

26 SETTEMBRE , PETROV DAY, GIORNATA DI DISOBBEDIENZA NONVIOLENTA

IL GOVERNO RICONOSCA, INSIEME A QUELLA CLIMATICA, L'EMERGENZA NUCLEARE: ADERISCA, PER COMINCIARE, AL TRATTATO DI PROIBIZIONE DELLE ARMI NUCLEARI

 

Ignorata dai più, la minaccia nucleare, sia militare che civile (due facce della stessa medaglia),

incombe come una spada di Damocle sulla nostra testa: ricorrendo ad una metafora analoga alla

"casa comune che brucia", possiamo paragonarla al gas esplosivo che si accumula e inonda un

condominio dal tubo del metanodotto di cui non sia stata chiusa la valvola di flusso.

Il rischio "atomico", alimentato dalle competizioni di potenza, dalla corsa agli armamenti, dai conflitti,

nel suo intreccio con la minaccia climatica e con la minaccia della diseguaglianza sociale,

innescato da una qualsiasi scintilla, può deflagrare in ogni momento. E condurre in un amen al

completamento della sesta estinzione di massa.

Lo scoppio di una guerra nucleare può accadere persino per caso, per incidente o per errore di

calcolo, provocando, nel caso fortunato, quello di scambi missilistici localizzati (la guerra "di

teatro" o lo scontro tra medie potenze), la distruzione della civiltà umana (si dovrebbero, ad

esempio, fare i conti con inverni nucleari continentali!) e, nel caso peggiore, se totale e globale

conflitto tra superpotenze, della intera vita sulla Terra.

Noi, le promotrici e i promotori della presente iniziativa, non vogliamo lasciarci passivamente

trascinare nel baratro mortale verso il quale il sistema dell'accumulazione illimitata - per il

profitto e la potenza - ci sta orribilmente spingendo giorno dopo giorno!

Un sistema che – ricorda il missionario comboniano Padre Alex Zanotelli -  si erge a protezione della profonda ingiustizia globale, servendo quell’1% di straricchi della popolazione mondiale, che con il 10% dei suoi maggiordomi “affluenti”, oggi consuma il 90% dei beni di questo mondo.

 Un sistema che coltiva una falsa idea della "sicurezza", basata sulla dissuasione distruttiva quale principio difensivo: mi sento come Stato tanto più garantito nei riguardi delle potenziali offese altrui quanto più sono in grado di scatenare - ed il "nemico" ne deve essere credibilmente ammonito - forze fisiche che

uccidono e sterminano in modo massiccio e provocano disastri materiali catastrofici.

La deterrenza nucleare, cioè la preparazione e la minaccia dello sterminio atomico per sedicenti

esigenze di difesa, dimostra dove portano l'idea e la pratica della guerra, che è un male

incontenibile, scatenante il massimo possibile di violenza, di distruzione; e di inquinamento. I

complessi militari industriali e la logica della potenza degli Stati sono i motori propulsivi di

attività belliche e militari devastatrici, è ovvio, ma anche fortemente inquinanti, anzi forse le

più inquinanti in assoluto. Dobbiamo considerare che la macchina bellica, armata nella sua

ultima ratio di denti nucleari, va oggi normalmente a petrolio e molto spesso è in moto, nel suo

quotidiano ed ordinario esplicarsi, per il controllo delle limitate e localizzate fonti fossili. Si fa,

insomma, la guerra con il petrolio e la guerra per il petrolio! Ma un carro armato, un

cacciabombardiere, una portaerei che spara missili Cruise fanno guerra anche al clima oltre che

all'ambiente: non è da ritenersi irrealistica una stima intorno al 15% della CO2 emessa come

portato dei 1.700 miliardi annui di spese militari. Le strutture e le attività che tale spaventoso

budget lubrifica sono responsabili, va sottolineato ancora, di vittime umane, di sconvolgimenti

ambientali, di spostamenti forzati e drammatici di popolazioni; e di riscaldamento globale.

La deterrenza nucleare è ciò che porta alle estreme conseguenze la logica della guerra; è il suo

fondamento mentale (sono tanto più sicuro quanto più sono in grado di uccidere) ed il suo

coronamento ultimo: è ciò che può fare della pratica patologica dei conflitti armati una crisi con

lo sbocco non solo della morte di alcuni esseri umani, ma della morte di tutti gli esseri umani,

per sempre.

Essa gioca, rispetto all'apparato degli Stati-potenza e dei complessi militari industriali, un ruolo

analogo a quello della crisi climatica all'interno della più complessa crisi ecologica: non copre

tutte le patologie di un organismo malato, ma è una situazione di stress pericoloso che può

determinare determinare il passaggio immediato dallo stato di vivente allo stato di non vivente. Una persona

colpita da infarto a cui si ferma il cuore può essere malata di tantissime altre cose, può incubare

un terribile tumore. Ciò non toglie che diventa una priorità da parte dei soccorritori compiere

delle manovre adeguate o usare il defribillatore per ripristinare il battito cardiaco onde evitare

l'immediato decesso e quindi dare anche il tempo e le opportunità per curare tutte le altre

malattie. Senza contare che, a differenza che nel nostro esempio, l'intervento emergenziale,

soprattutto nel caso dell'intervento emergenziale sulla crisi climatica, può costituire di per sé

stesso un decisivo abbrivio al cambiamento totale di sistema. La manovra emergenziale cura

anche i tumori che affliggono la nostra civilizzazione rosa dal cancro della crescita illimitata (e

della proprietà oligarchica dei grandi mezzi di produzione e delle grandi masse monetarie)!

Accogliamo allora con gioia il risveglio della nuova generazione che sulla crisi climatica si sta

mobilitando in tutto il mondo: prende sul serio i rapporti della comunità scientifica mondiale, ha

capito che non c'è più tempo, che adesso è il momento di agire per garantirsi un futuro (e per

conservare il senso della storia umana sulla Terra)!

Allo stesso tempo ci sgomenta l'indifferenza generale con la quale si trascurano, anche nei cortei

per il clima, le terribili notizie sui trattati internazionali disdetti (quello sugli euromissili e lo

START che non verrà rinnovato), sulle migliaia di miliardi di dollari destinate ad ammodernare le

armi "fine del mondo", sul moltiplicarsi e l'aggravarsi delle crisi in cui il "bastone atomico" viene

esplicitamente brandito (USA-Corea del Nord, USA-Israele-Iran, USA-Russia per l'Ucraina, India-

Pakistan, eccetera).

Siamo atterriti che nelle alte sfere militari si discuta con nonchalance, nella sottovalutazione e

persino nell'apatia dei media, di trasferire il potere decisionale sulle eventuali reazioni ad

attacchi nucleari a tecnologie immature e comunque controverse come l'intelligenza artificiale.

Siamo alla follia assoluta: consegnare la vita universale nelle mani della presunta coscienza delle

macchine!

L'inquinamento radioattivo, frutto della preparazione della guerra nucleare collegata alla

tecnologia pseudo civile di produzione elettrica, compie in silenzio il suo sporco lavoro di

aggressione alla materia vivente: Chernobyl è un mostro per nulla dormiente, l'acqua di

Fukushima viene scaricata nell'Oceano, le centrali francesi sono colpite da un incidente dietro

l'altro, le scorie radioattive che non si riescono a smaltire sono bombe a scoppio ritardato... ed

ancora l'opinione pubblica poco avvertita permette che possano essere riconosciuti quali

"ecologisti" i sostenitori della soluzione nucleare spacciata falsamente come energia pulita in

grado di ridurre le emissioni di CO2!

Si pensi, tra gli output del ciclo nucleare, al plutonio e alla sua capacità inquinante. "Il plutonio

è stato prodotto, concentrato e isolato in grandi quantità (centinaia di tonnellate) durante gli

anni della guerra fredda per la produzione di armi. Questi depositi, siano o meno in forma di

armi, rappresentano un rischio tossicologico significativo principalmente perché non esistono vie

facilmente praticabili per il loro smaltimento".(da wikipedia). Si potrebbe dire più

correttamente che AL MOMENTO - E NELL'ATTUALE STADIO DELLA NOSTRA CIVILTA' TECNOLOGICA -

NON ESISTONO VIE PRATICABILI PER LO SMALTIMENTO DEL PLUTONIO. Il plutonio, elemento artificiale che non esiste praticamente in natura, è talmente tossico e radioattivo che basta

inalarne una quantità infinitesima per sviluppare un cancro al polmone. La sua radioattività è

praticamente eterna sulla scala temporale umana: impiega 24.400 anni circa per dimezzare.

Dati antiquati del 2006 - quindi da aggiornare - ci dicono che:"Per scopi militari sono state

prodotte oltre 250 tonnellate di plutonio e più di 2200 tonnellate di uranio altamente arricchito

(HEU)".(Relazione di Paolo Cotta Ramusino, presidente USPID, ad un seminario ENEA). E questi

dati non si riferiscono al materiale fissile, molto più consistente, prodotto per gli usi sedicenti

civili. Ad esempio, solo nel Giappone attualmente sarebbero stoccate 11 tonnellate di plutonio, mentre altre 36 tonnellate vengono trattate in Gran Bretagna e Francia per poi essere rinviate

indietro al governo di Tokio. Corrispondendo 1 tonnellata ad un milione di grammi ed essendo 1

grammo di plutonio ottimalmente distribuito capace di sviluppare 1,8 milioni di cancri al

polmone (Enzo Tiezzi ripreso da Gianni Mattioli e prima ancora da Helen Caldicott) basterebbe

un semplice calcolo aritmetico per dedurre che il solo plutonio giapponese sarebbe teoricamente

capace di sterminare centinaia di volte l'attuale umanità!

Ecco perché noi, cittadine e cittadini preoccupati, firmatari del presente appello ,

CONDIVIDENDO CON I GIOVANI "RISVEGLIATI" LA CONSAPEVOLEZZA DELLA CRISI CLIMATICA, MA CON UN TRAGICO SURPLUS DI COGNIZIONE SUL RISCHIO MORTALE COSTITUITO DAL NUCLEARE MILITARE E CIVILE, DENUNCIATO DA SETTORI CONSISTENTI DELLA COMUNITA' SCIENTIFICA E DALLA STESSA ONU CHE HA AVVIATO IL PROCESSO DELLA PROIBIZIONE DELLE ARMI NUCLEARI

chiediamo a tutti i responsabili delle amministrazioni pubbliche, in primo luogo al Governo del

nostro Paese:

di riconoscere e dichiarare lo stato di emergenza nucleare dell'Umanità. L'emergenza proclamata

va intesa come la presa d'atto della sussistenza di un rischio di estinzione per la specie umana

del tutto inaccettabile, nel contrastare il quale occorre assumere responsabilità politica a tutti i

livelli con straordinaria determinazione e focalizzazione di impegno;

di considerare, di conseguenza, a partire da subito, come la priorità del presente, e dei prossimi

anni , la lotta per il disarmo e la denuclearizzazione volta ad eliminare tale rischio, da collegare

anche alla lotta contro il riscaldamento globale e per la transizione a un’economia sostenibile

(il Green New Deal);

di aderire da subito, come Paese al Trattato di proibizione delle armi nucleari, lanciato da una

Conferenza ONU del luglio 2017. E di fare sì che nelle sedi internazionali, a partire dalla

revisione del Trattato di Non Proliferazione programmata nel 2020, si proponga il principio

abrogazionista del nucleare come motore di un nuovo ordine giuridico internazionale e di

negoziati diplomatici globali che portino ad un effettivo disarmo;

di escludere in tutte le sedi l'opzione nucleare tra possibili soluzioni al cambiamento climatico,

con ciò ribadendo la volontà del popolo italiano espressa nel voto referendario del 2011.

Di fronte alla prospettiva per nulla astratta e risibile dell'estinzione, cui occorre ribellarsi,

riteniamo sia necessario andare oltre le campagne e le forme di lotta convenzionali ed

indichiamo, per combattere la minaccia nucleare concepita come emergenza, l'adozione di un

modello nonviolento di resistenza civile.

Invitiamo a moltiplicare le iniziative e le proteste e a promuovere la disobbedienza civile di

massa, indispensabile per gettare il peso dei "persuasi" nel dibattito pubblico e scuotere così le

coscienze sollecitando la sensibilizzazione e l'attivizzazione della base popolare da cui non si può

prescindere per superare la crisi globale che stiamo vivendo.

Indichiamo come possibile scadenza per una grande azione di disobbedienza civile, con forme

decentrate e diffuse, ma anche con un momento di convergenza sulla capitale Roma, il 26

settembre 2020.

Questa data è il Petrov day, è il giorno in cui l'ONU ha indicato la necessità del bando delle armi

nucleari in ricordo dell'obiezione di coscienza del colonnello sovietico che il 26 settembre 1983

riuscì ad impedire che un falso allarme dei computer su un attacco missilistico USA (in realtà onde elettromagnetiche del sole riflesse dalle nuvole!) scatenasse la risposta missilistica di

Mosca.

In questa data simbolica proponiamo alle donne e agli uomini di buona volontà, singoli o

organizzati, che ci si riunisca, si manifesti, si agisca con il cervello e con il cuore per

concretizzare la nostra volontà di ribellione ragionata e pacifica alla massima minaccia sicura

contro il futuro della sopravvivenza umana.

Protestiamo e disobbediamo, il 26 settembre, il Petrov Day, contro l'intreccio tra minaccia

nucleare e minaccia climatica, contro la minaccia delle tecnologie contro l'uomo e contro la

Natura, per la pace tra la società e la Terra e quindi per la pace tra gli esseri umani.

Le persone e le associazioni che vogliono attivarsi ci possono contattare a queste mail:

kronospn@tiscali.it

coordinamentodisarmisti@gmail.com

alfiononuke@gmail.com

 

Condividono le considerazioni di Alfonso Navarra:

 

Moni Ovadia, Antonia Sani, Oliviero Sorbini, Luigi Mosca,

Francesco Masi, Michele Carducci, Adriano Ciccioni, Massimo Aliprandini .

 

Si può firmare ancora on line

Il governo riconosca, insieme a quella climatica, l'emergenza nucleare - di Alfonso Navarra

Il governo aderisca, per cominciare, al trattato di proibizione delle armi nucleari

Con preghiera di pubblicazione

 

1- lettera ai capi gruppo parlamentari della maggioranza del Conte 2

2- (nel file allegato)  considerazioni di Alfonso Navarra sulla emergenza nucleare condivise da Moni Ovadia, Antonia Sani, Oliviero Sorbini, Luigi Mosca, Francesco Masi, Michele Carducci, Adriano Ciccioni, Massimo Aliprandini, Fabrizio Cracolici, Laura Tussi  

 

 

 

Alla cortese attenzione di gentili deputate e senatrici, deputati e senatori:

 

Danilo Toninelli - capo gruppo al Senato del M5S

Francesco Silvestri - vice capo gruppo vicario alla Camera del M5S 

Andrea Marcucci - capo gruppo al Senato del PD

Graziano Delrio - capo gruppo alla Camera del PD

Loredana De Petris - capo gruppo al Senato di Gruppo Misto 

Federico Fornaro - capo gruppo alla Camera di LeU

Davide Faraone - capo gruppo al Senato di Italia Viva

Maria Elena Boschi - capo gruppo alla Camera di Italia Viva

 

 

da parte Alfonso Navarra - Disarmisti esigenti

(coordinamento politico organizzativo dell'iniziativa cell. 340-0736871)

 

Ricordiamo i primi firmatari dell'appello sulla emergenza climatica lanciato nell'aprile 2019

  Si può firmare ancora on line : https://www.petizioni.com/dichiarazione-emergenzaclimatica  

Moni Ovadia - Alex Zanotelli - Edo Ronchi - Grazia Francescato - Guido Viale - Mario Salomone - Loredana De Petris - Vasco Errani - Vittorio Agnoletto - Alessandro Marescotti - Antonia Baraldi Sani - Oliviero Sorbini - Michele Carducci - Francesco Masi - 

 

 

Quale contributo alla lotta per superare la crisi ecologica, composta di diversi aspetti interdipendenti, di fronte al fatto che è cambiata la maggioranza parlamentare ed abbiamo oggi un governo che vuole attuare un Green New Deal, riproponiamo la nostra richiesta di aprile: l’Italia proclami lo stato di emergenza climatica. Ricordiamo che questa nostra iniziativa ha contribuito alla presentazione di una mozione in tal senso al Senato, prima firmataria Loredana De Petris, ed una alla Camera, prima firmataria Rossella Muroni. 

Sollecitiamo i gruppi parlamentari a fissare la discussione e ad approvare la dichiarazione di emergenza climatica prima della apertura della COP 25 in Cile (si terrà ad inizio dicembre 2019, dal 2 al 13).
Da parte nostra e’ chiaro che ci impegniamo essere vigili affinché agli slogan mediatici seguano fatti seri: lavoriamo e lavoreremo in questo senso con le forze ecopacifiste e con i nuovi movimenti giovanili e nonviolenti di ribellione alla estinzione.
Ribadiamo - come già indicava l’appello di aprile - che esiste un intreccio tra minaccia climatica e minaccia nucleare e che a nessun livello e in nessun caso riteniamo si possa permettere che il nucleare possa essere prospettato e gestito tra le soluzioni alla crisi climatica.
Il nucleare come sistema della deterrenza è la massima espressione dell'attività bellica (quindi tra le principali fonti emissive); ed il ciclo del combustibile, anche esso di possibile uso militare, con la sua eredità di scorie radioattive non smaltibili, basta da solo a mettere a rischio la sopravvivenza umana.
Per l'Italia questa contrarietà alla tecnologia nucleare per applicazioni di massa oltretutto non è una opinione personale degli scriventi: va sempre premesso che il popolo italiano si è espresso contro l’energia nucleare in modo inoppugnabile con ben due voti referendari, nel 1987 e nel 2011.
A questo proposito chiediamo al governo italiano chiarimenti sulla posizione, come minimo incresciosa nei termini in cui la abbiamo appresa dalla stampa e dai blog*, che sarebbe stata presa al Consiglio Europeo del 25 settembre.
Chiediamo infatti spiegazioni su come sarebbe maturata la scelta di votare a favore dello slittamento di due anni dell’adozione della tassonomia per la classificazione degli investimenti sostenibili, decidendo per giunta di non escludere dalla finanza sostenibile i progetti legati all’energia nucleare.
Di questa esigenza di chiarimento, fortemente indicativa di quanto ci si possa fidare delle promesse verdi del nuovo governo, invitiamo a farsene carico i parlamentari sensibili mediante gli atti istituzionali opportuni.

 

* si veda ad es. su Labparlamento:  https://www.labparlamento.it/thinknet/focus-europa-consiglio-ue-considera-nucleare-un-investimento-sostenibile/  

 

26 SETTEMBRE , PETROV DAY, GIORNATA DI DISOBBEDIENZA NONVIOLENTA

IL GOVERNO RICONOSCA, INSIEME A QUELLA CLIMATICA, L'EMERGENZA NUCLEARE: ADERISCA, PER COMINCIARE, AL TRATTATO DI PROIBIZIONE DELLE ARMI NUCLEARI

 

Ignorata dai più, la minaccia nucleare, sia militare che civile (due facce della stessa medaglia),

incombe come una spada di Damocle sulla nostra testa: ricorrendo ad una metafora analoga alla

"casa comune che brucia", possiamo paragonarla al gas esplosivo che si accumula e inonda un

condominio dal tubo del metanodotto di cui non sia stata chiusa la valvola di flusso.

Il rischio "atomico", alimentato dalle competizioni di potenza, dalla corsa agli armamenti, dai conflitti,

nel suo intreccio con la minaccia climatica e con la minaccia della diseguaglianza sociale,

innescato da una qualsiasi scintilla, può deflagrare in ogni momento. E condurre in un amen al

completamento della sesta estinzione di massa.

Lo scoppio di una guerra nucleare può accadere persino per caso, per incidente o per errore di

calcolo, provocando, nel caso fortunato, quello di scambi missilistici localizzati (la guerra "di

teatro" o lo scontro tra medie potenze), la distruzione della civiltà umana (si dovrebbero, ad

esempio, fare i conti con inverni nucleari continentali!) e, nel caso peggiore, se totale e globale

conflitto tra superpotenze, della intera vita sulla Terra.

Noi, le promotrici e i promotori della presente iniziativa, non vogliamo lasciarci passivamente

trascinare nel baratro mortale verso il quale il sistema dell'accumulazione illimitata - per il

profitto e la potenza - ci sta orribilmente spingendo giorno dopo giorno!

Un sistema che – ricorda il missionario comboniano Padre Alex Zanotelli -  si erge a protezione della profonda ingiustizia globale, servendo quell’1% di straricchi della popolazione mondiale, che con il 10% dei suoi maggiordomi “affluenti”, oggi consuma il 90% dei beni di questo mondo.

 Un sistema che coltiva una falsa idea della "sicurezza", basata sulla dissuasione distruttiva quale principio difensivo: mi sento come Stato tanto più garantito nei riguardi delle potenziali offese altrui quanto più sono in grado di scatenare - ed il "nemico" ne deve essere credibilmente ammonito - forze fisiche che

uccidono e sterminano in modo massiccio e provocano disastri materiali catastrofici.

La deterrenza nucleare, cioè la preparazione e la minaccia dello sterminio atomico per sedicenti

esigenze di difesa, dimostra dove portano l'idea e la pratica della guerra, che è un male

incontenibile, scatenante il massimo possibile di violenza, di distruzione; e di inquinamento. I

complessi militari industriali e la logica della potenza degli Stati sono i motori propulsivi di

attività belliche e militari devastatrici, è ovvio, ma anche fortemente inquinanti, anzi forse le

più inquinanti in assoluto. Dobbiamo considerare che la macchina bellica, armata nella sua

ultima ratio di denti nucleari, va oggi normalmente a petrolio e molto spesso è in moto, nel suo

quotidiano ed ordinario esplicarsi, per il controllo delle limitate e localizzate fonti fossili. Si fa,

insomma, la guerra con il petrolio e la guerra per il petrolio! Ma un carro armato, un

cacciabombardiere, una portaerei che spara missili Cruise fanno guerra anche al clima oltre che

all'ambiente: non è da ritenersi irrealistica una stima intorno al 15% della CO2 emessa come

portato dei 1.700 miliardi annui di spese militari. Le strutture e le attività che tale spaventoso

budget lubrifica sono responsabili, va sottolineato ancora, di vittime umane, di sconvolgimenti

ambientali, di spostamenti forzati e drammatici di popolazioni; e di riscaldamento globale.

La deterrenza nucleare è ciò che porta alle estreme conseguenze la logica della guerra; è il suo

fondamento mentale (sono tanto più sicuro quanto più sono in grado di uccidere) ed il suo

coronamento ultimo: è ciò che può fare della pratica patologica dei conflitti armati una crisi con

lo sbocco non solo della morte di alcuni esseri umani, ma della morte di tutti gli esseri umani,

per sempre.

Essa gioca, rispetto all'apparato degli Stati-potenza e dei complessi militari industriali, un ruolo

analogo a quello della crisi climatica all'interno della più complessa crisi ecologica: non copre

tutte le patologie di un organismo malato, ma è una situazione di stress pericoloso che può

determinare determinare il passaggio immediato dallo stato di vivente allo stato di non vivente. Una persona

colpita da infarto a cui si ferma il cuore può essere malata di tantissime altre cose, può incubare

un terribile tumore. Ciò non toglie che diventa una priorità da parte dei soccorritori compiere

delle manovre adeguate o usare il defribillatore per ripristinare il battito cardiaco onde evitare

l'immediato decesso e quindi dare anche il tempo e le opportunità per curare tutte le altre

malattie. Senza contare che, a differenza che nel nostro esempio, l'intervento emergenziale,

soprattutto nel caso dell'intervento emergenziale sulla crisi climatica, può costituire di per sé

stesso un decisivo abbrivio al cambiamento totale di sistema. La manovra emergenziale cura

anche i tumori che affliggono la nostra civilizzazione rosa dal cancro della crescita illimitata (e

della proprietà oligarchica dei grandi mezzi di produzione e delle grandi masse monetarie)!

Accogliamo allora con gioia il risveglio della nuova generazione che sulla crisi climatica si sta

mobilitando in tutto il mondo: prende sul serio i rapporti della comunità scientifica mondiale, ha

capito che non c'è più tempo, che adesso è il momento di agire per garantirsi un futuro (e per

conservare il senso della storia umana sulla Terra)!

Allo stesso tempo ci sgomenta l'indifferenza generale con la quale si trascurano, anche nei cortei

per il clima, le terribili notizie sui trattati internazionali disdetti (quello sugli euromissili e lo

START che non verrà rinnovato), sulle migliaia di miliardi di dollari destinate ad ammodernare le

armi "fine del mondo", sul moltiplicarsi e l'aggravarsi delle crisi in cui il "bastone atomico" viene

esplicitamente brandito (USA-Corea del Nord, USA-Israele-Iran, USA-Russia per l'Ucraina, India-

Pakistan, eccetera).

Siamo atterriti che nelle alte sfere militari si discuta con nonchalance, nella sottovalutazione e

persino nell'apatia dei media, di trasferire il potere decisionale sulle eventuali reazioni ad

attacchi nucleari a tecnologie immature e comunque controverse come l'intelligenza artificiale.

Siamo alla follia assoluta: consegnare la vita universale nelle mani della presunta coscienza delle

macchine!

L'inquinamento radioattivo, frutto della preparazione della guerra nucleare collegata alla

tecnologia pseudo civile di produzione elettrica, compie in silenzio il suo sporco lavoro di

aggressione alla materia vivente: Chernobyl è un mostro per nulla dormiente, l'acqua di

Fukushima viene scaricata nell'Oceano, le centrali francesi sono colpite da un incidente dietro

l'altro, le scorie radioattive che non si riescono a smaltire sono bombe a scoppio ritardato... ed

ancora l'opinione pubblica poco avvertita permette che possano essere riconosciuti quali

"ecologisti" i sostenitori della soluzione nucleare spacciata falsamente come energia pulita in

grado di ridurre le emissioni di CO2!

Si pensi, tra gli output del ciclo nucleare, al plutonio e alla sua capacità inquinante. "Il plutonio

è stato prodotto, concentrato e isolato in grandi quantità (centinaia di tonnellate) durante gli

anni della guerra fredda per la produzione di armi. Questi depositi, siano o meno in forma di

armi, rappresentano un rischio tossicologico significativo principalmente perché non esistono vie

facilmente praticabili per il loro smaltimento".(da wikipedia). Si potrebbe dire più

correttamente che AL MOMENTO - E NELL'ATTUALE STADIO DELLA NOSTRA CIVILTA' TECNOLOGICA -

NON ESISTONO VIE PRATICABILI PER LO SMALTIMENTO DEL PLUTONIO. Il plutonio, elemento artificiale che non esiste praticamente in natura, è talmente tossico e radioattivo che basta

inalarne una quantità infinitesima per sviluppare un cancro al polmone. La sua radioattività è

praticamente eterna sulla scala temporale umana: impiega 24.400 anni circa per dimezzare.

Dati antiquati del 2006 - quindi da aggiornare - ci dicono che:"Per scopi militari sono state

prodotte oltre 250 tonnellate di plutonio e più di 2200 tonnellate di uranio altamente arricchito

(HEU)".(Relazione di Paolo Cotta Ramusino, presidente USPID, ad un seminario ENEA). E questi

dati non si riferiscono al materiale fissile, molto più consistente, prodotto per gli usi sedicenti

civili. Ad esempio, solo nel Giappone attualmente sarebbero stoccate 11 tonnellate di plutonio, mentre altre 36 tonnellate vengono trattate in Gran Bretagna e Francia per poi essere rinviate

indietro al governo di Tokio. Corrispondendo 1 tonnellata ad un milione di grammi ed essendo 1

grammo di plutonio ottimalmente distribuito capace di sviluppare 1,8 milioni di cancri al

polmone (Enzo Tiezzi ripreso da Gianni Mattioli e prima ancora da Helen Caldicott) basterebbe

un semplice calcolo aritmetico per dedurre che il solo plutonio giapponese sarebbe teoricamente

capace di sterminare centinaia di volte l'attuale umanità!

Ecco perché noi, cittadine e cittadini preoccupati, firmatari del presente appello ,

CONDIVIDENDO CON I GIOVANI "RISVEGLIATI" LA CONSAPEVOLEZZA DELLA CRISI CLIMATICA, MA CON UN TRAGICO SURPLUS DI COGNIZIONE SUL RISCHIO MORTALE COSTITUITO DAL NUCLEARE MILITARE E CIVILE, DENUNCIATO DA SETTORI CONSISTENTI DELLA COMUNITA' SCIENTIFICA E DALLA STESSA ONU CHE HA AVVIATO IL PROCESSO DELLA PROIBIZIONE DELLE ARMI NUCLEARI

chiediamo a tutti i responsabili delle amministrazioni pubbliche, in primo luogo al Governo del

nostro Paese:

di riconoscere e dichiarare lo stato di emergenza nucleare dell'Umanità. L'emergenza proclamata

va intesa come la presa d'atto della sussistenza di un rischio di estinzione per la specie umana

del tutto inaccettabile, nel contrastare il quale occorre assumere responsabilità politica a tutti i

livelli con straordinaria determinazione e focalizzazione di impegno;

di considerare, di conseguenza, a partire da subito, come la priorità del presente, e dei prossimi

anni , la lotta per il disarmo e la denuclearizzazione volta ad eliminare tale rischio, da collegare

anche alla lotta contro il riscaldamento globale e per la transizione a un’economia sostenibile

(il Green New Deal);

di aderire da subito, come Paese al Trattato di proibizione delle armi nucleari, lanciato da una

Conferenza ONU del luglio 2017. E di fare sì che nelle sedi internazionali, a partire dalla

revisione del Trattato di Non Proliferazione programmata nel 2020, si proponga il principio

abrogazionista del nucleare come motore di un nuovo ordine giuridico internazionale e di

negoziati diplomatici globali che portino ad un effettivo disarmo;

di escludere in tutte le sedi l'opzione nucleare tra possibili soluzioni al cambiamento climatico,

con ciò ribadendo la volontà del popolo italiano espressa nel voto referendario del 2011.

Di fronte alla prospettiva per nulla astratta e risibile dell'estinzione, cui occorre ribellarsi,

riteniamo sia necessario andare oltre le campagne e le forme di lotta convenzionali ed

indichiamo, per combattere la minaccia nucleare concepita come emergenza, l'adozione di un

modello nonviolento di resistenza civile.

Invitiamo a moltiplicare le iniziative e le proteste e a promuovere la disobbedienza civile di

massa, indispensabile per gettare il peso dei "persuasi" nel dibattito pubblico e scuotere così le

coscienze sollecitando la sensibilizzazione e l'attivizzazione della base popolare da cui non si può

prescindere per superare la crisi globale che stiamo vivendo.

Indichiamo come possibile scadenza per una grande azione di disobbedienza civile, con forme

decentrate e diffuse, ma anche con un momento di convergenza sulla capitale Roma, il 26

settembre 2020.

Questa data è il Petrov day, è il giorno in cui l'ONU ha indicato la necessità del bando delle armi

nucleari in ricordo dell'obiezione di coscienza del colonnello sovietico che il 26 settembre 1983

riuscì ad impedire che un falso allarme dei computer su un attacco missilistico USA (in realtà onde elettromagnetiche del sole riflesse dalle nuvole!) scatenasse la risposta missilistica di

Mosca.

In questa data simbolica proponiamo alle donne e agli uomini di buona volontà, singoli o

organizzati, che ci si riunisca, si manifesti, si agisca con il cervello e con il cuore per

concretizzare la nostra volontà di ribellione ragionata e pacifica alla massima minaccia sicura

contro il futuro della sopravvivenza umana.

Protestiamo e disobbediamo, il 26 settembre, il Petrov Day, contro l'intreccio tra minaccia

nucleare e minaccia climatica, contro la minaccia delle tecnologie contro l'uomo e contro la

Natura, per la pace tra la società e la Terra e quindi per la pace tra gli esseri umani.

Le persone e le associazioni che vogliono attivarsi ci possono contattare a queste mail:

kronospn@tiscali.it

coordinamentodisarmisti@gmail.com

alfiononuke@gmail.com

 

Condividono le considerazioni di Alfonso Navarra:

 

Moni Ovadia, Antonia Sani, Oliviero Sorbini, Luigi Mosca,

Francesco Masi, Michele Carducci, Adriano Ciccioni, Massimo Aliprandini 

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