Scheda 4: il secondo dopoguerra e gli anni Cinquanta (1945-1960)

Il trattato di pace del 1947 impone all'Italia severe limitazioni militari. Inoltre la Costituzione italiana si caratterizza per una chiara impronta pacifista con l'articolo 11 per il quale "l'Italia ripudia la guerra".

L'Italia aderisce alla Nato

Con la caduta del fascismo e la fine della guerra, l’Italia repubblicana si trova a fare i conti con la sconfitta e la ricostruzione. Dopo un breve periodo di unità nazionale, il governo De Gasperi, sostenuto dalla Democrazia Cristiana e dalle forze alleate (DC – PLI – PSLI – PRI), guida il paese fino al 1953. La scelta di campo è netta e irreversibile: l’Italia aderisce al Patto Atlantico (NATO) nel 1949, entrando a far parte del blocco occidentale nella nascente Guerra Fredda.

Durante i dibattiti sull'adesione al Patto Atlantico (1949), il governo difese pubblicamente l'idea che il trattato avesse una natura difensiva e non implicasse la concessione di basi militari permanenti in tempo di pace. De Gasperi rassicurò il Parlamento e l'opinione pubblica che non vi sarebbero state cessioni di territorio sovrano. [1]

Ma, secondo accordi segreti sottoscritti da De Gasperi a Washington nel 1947, inizia lo schieramento in Italia di basi e forze statunitensi. In Italia vengono installate le armi nucleari. 

Le prime armi nucleari arrivarono in Italia nel 1955, quando gli Stati Uniti schierarono sul territorio nazionale i primi reparti dotati di missili tattici a corto raggio. La piena operatività e lo schieramento dei vettori d'attacco, come i missili MGR-1 Honest John e MGM-5 Corporal, si consolidò a partire dal 1957.

I passaggi cruciali sono i seguenti.

  • Nel 1951 venne siglato il primo accordo segreto che permetteva agli Stati Uniti l'uso di infrastrutture logistiche (come la linea Livorno-Pisa per Camp Derby). [1]
  • Nel ottobre 1954 (pochi mesi dopo le dimissioni e la morte di De Gasperi) fu firmato il Bilateral Infrastructure Agreement (BIA), l'accordo quadro rimasto segreto (fino a oggi) che ha concesso formalmente l'uso delle basi italiane alle forze USA. [1]
Di fatto, le rassicurazioni politiche lasciarono spazio alla realpolitik della Guerra Fredda, aprendo la strada all'arrivo delle armi nucleari nel 1955.
L'Italia diventa così una delle principali basi nucleari dell’Alleanza Atlantica.
 

La cultura

La tragedia della guerra contribuisce a creare un forte sentimento pacifista nella società, che si esprime nel movimento dei “Partigiani della Pace”.
A Parigi, nel 1955, nella sala del Congresso dei Partigiani della Pace spicca la colomba bianca disegnata da Picasso, che diventa il simbolo globale del disarmo. Al tavolo della presidenza, Jean-Paul Sartre e Simone de Beauvoir discutono animatamente con delegati arrivati dall'Italia e dall'America Latina.
L'atmosfera è tesa: la Guerra Fredda è al culmine, la corsa agli armamenti nucleari accelera e l'ombra di un olocausto atomico terrorizza il mondo. Sul podio sale un celebre scienziato che stringe tra le mani le bozze del Manifesto Russell-Einstein, appena firmato a Londra. Con voce ferma, legge l'appello universale rivolto ai potenti della Terra: "Ricordatevi della vostra umanità, e dimenticate il resto". In platea, lo scrittore Elio Vittorini e il pittore Renato Guttuso prendono appunti, unendosi a quel coro globale di intellettuali che usa l'arte, la letteratura e la scienza per fermare la follia della bomba.
La cultura italiana del dopoguerra, con il neorealismo cinematografico (De Sica, Rossellini, Visconti), racconta le ferite del conflitto mondiale e alimenta il rifiuto della guerra.