Imperialismo russo
John Mearsheimer non usa il termine "imperialismo" per descrivere le azioni e le motivazioni della Russia, ed è anzi uno dei principali critici dell'interpretazione che attribuisce al Cremlino mire imperiali o espansionistiche nell'era post-sovietica.
Per Mearsheimer — esponente di punta della scuola del Realismo Offensivo nelle relazioni internazionali — il comportamento di Mosca si spiega attraverso la logica della politica di potenza e della sicurezza dei confini, non attraverso l'imperialismo.
1. La posizione di Mearsheimer sulla Russia: "grande potenza" non significa "impero"
Mearsheimer sostiene che la Russia agisca come una potenza regionale che reagisce a una minaccia percepita per la propria sicurezza, e non come un impero spinto dal desiderio di conquistare o sottomettere nuovi territori per ambizione ideologica o coloniale.
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La risposta all'allargamento della NATO: secondo la sua tesi (diventata molto celebre e dibattuta a partire dalla crisi del 2014 e poi con l'invasione dell'Ucraina), la causa principale del conflitto in Europa orientale non è l'imperialismo russo o l'ambizione di Vladimir Putin di ricreare l'Impero Russo o l'URSS, ma il tentativo dell'Occidente di integrare l'Ucraina nella NATO e nell'UE.
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Dottrina Monroe russa: Mearsheimer paragona la reazione russa alla Dottrina Monroe americana: così come gli Stati Uniti non tollererebbero mai una coalizione militare ostile o basi cinesi/russe in Messico o in Canada, la Russia (in quanto grande potenza) considera il tentativo di portare un'alleanza militare rivale ai propri confini come una minaccia esistenziale.
2. Il rifiuto del "mito delle mire imperiali"
Mearsheimer definisce la narrazione dell'imperialismo russo come una "storia creata a posteriori" dall'Occidente per coprire il proprio fallimento strategico. Secondo il suo punto di vista, prima della crisi del 2014 nessuno dei leader occidentali sosteneva che Putin fosse un espansionista imperiale intenzionato a conquistare l'Europa orientale. Questo argomento sarebbe stato sviluppato solo successivamente dalle cancellerie occidentali per spiegare l'aggressione russa senza ammettere le proprie responsabilità nell'aver provocato la reazione di Mosca spingendo verso l'integrazione dell'Ucraina.
Mearsheimer sottolinea inoltre un limite pratico: la Russia non possiede la capacità militare ed economica per un progetto imperiale. Un'operazione imperiale richiede la capacità di conquistare, occupare e governare stabilmente territori ostili su larga scala, una risorsa che l'esercito e l'economia russa dimostrano chiaramente di non avere.
3. Mearsheimer parla invece di "imperialismo" per gli Stati Uniti?
Pur preferendo la terminologia realista (termini come egemonia, proiezione di potenza o egemonia liberale), per John Mearsheimer gli Stati Uniti praticano una politica imperialistica. Nelle sue analisi più recenti e nei suoi scritti accademici, il politologo americano ha denunciato a più riprese quello che definisce un vero e proprio "impulso imperiale" (imperial impulse) radicato nella politica estera di Washington. Mearsheimer accusa gli Stati Uniti di aver perseguito una politica di ingegneria sociale e regime change su scala globale (Iraq, Afghanistan, Libia, e l'espansione delle istituzioni occidentali a est). Questo tentativo americano di rimodellare il mondo a propria immagine e somiglianza — che in molti filoni analitici viene descritto come imperialismo informale o liberale — è considerato da Mearsheimer la causa principale dell'instabilità globale del XXI secolo.
Sintesi
Se storici e analisti di diversa scuola applicano il concetto di "imperialismo" alla Russia per descrivere il controllo sui Paesi confinanti, John Mearsheimer rigetta questa categoria per la Russia attuale.
Per Mearsheimer, l'azione russa non è spinta da desideri di conquista imperiale, ma da una cruda (e spesso brutale) strategia difensivo-geopolitica volta a mantenere una sfera di influenza ai propri confini ed impedire che la NATO possa destabilizzare la Russia.