Per quanto riguarda il commercio con Israele, la relazione annuale al Parlamento del marzo 2025 conferma che Israele non compare tra i dati del 2024 perché l'UAMA, l'unità del ministero degli Esteri competente per le licenze, non ha concesso nuove autorizzazioni ai sensi della legge 185/90, viste le caratteristiche dell'intervento israeliano su Gaza. Sulle licenze pregresse gli interventi pubblici sono stati minimi. La posizione ufficiale, messa a verbale in Commissione Esteri nel febbraio 2025, è che le autorizzazioni rilasciate prima del 7 ottobre 2023 non sono state né sospese né revocate, perché i materiali non sarebbero impiegabili contro la popolazione civile. L'unica eccezione resa nota riguarda una singola licenza, sospesa e poi revocata in via cautelativa.
La sospensione, in ogni caso, non ha fermato le spedizioni coperte da licenze rilasciate prima: nel 2025 risultano movimentati verso Israele oltre 22 milioni di euro di materiali militari italiani, tra forniture dirette e riesportazioni. Nello stesso anno il 4,3 per cento delle importazioni italiane di armamenti, circa 85 milioni di euro, è arrivato da Israele. L'interscambio militare tra i due Paesi, in altre parole, non si è interrotto. Eppure gli strumenti per farlo esistono già. La stessa legge 185/90 prevede esplicitamente che le autorizzazioni già rilasciate debbano essere sospese quando vengono meno le condizioni che le avevano rese possibili, a cominciare dal divieto di esportare verso Paesi responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali sui diritti umani. E il 26 gennaio 2024, nel caso Sudafrica contro Israele, la Corte internazionale di giustizia ha riconosciuto un rischio reale e imminente di violazione della Convenzione sul genocidio, disponendo misure provvisorie che, pur non essendo una condanna, generano obblighi anche per gli Stati terzi firmatari, l'Italia compresa. La distanza tra questi strumenti e il loro mancato uso è il vero punto irrisolto.
Restano sul tavolo i dossier aperti: gli aerei da addestramento M-346 forniti all'aeronautica israeliana, il ricorso depositato il 29 settembre 2025 al Tribunale civile di Roma per chiedere la nullità dei contratti tra Leonardo e lo Stato di Israele, i container fermati nei porti di Gioia Tauro e Cagliari sui quali le organizzazioni della campagna BDS hanno chiesto sequestro e ispezioni. E resta il disegno di legge di modifica della 185/90, già approvato al Senato, che ridurrebbe le informazioni trasmesse al Parlamento, a cominciare dalla sezione sui flussi finanziari delle banche.