Apirolio: interrogazione parlamentare sull'esplosione all'ILVA di Taranto del 16 agosto 1997

CARCARINO, MANZI. – Ai Ministri dell’ambiente, della sanità e del lavoro e della previdenza sociale. – Premesso:
che in questi giorni all’ex Italsider di Taranto, oggi ILVA, si è verificata una fuga di apirolio, ancorchè PCV, sostanza altamente tossica;
che l’utilizzo di questa sostanza, che ha un effetto disastroso sull’ecosistema e sull’organismo umano, e ci si riferisce ai lavoratori dell’ILVA di Taranto ed ai cittadini, è stato vietato già dal 1975;
gli interroganti chiedono di sapere quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano assumere per risolvere questa vicenda ai limiti della sicurezza e della legalità.
(4-08219)
(28 ottobre 1997)


RISPOSTA. – In riferimento all’interrogazione dei senatori Carcarino e Manzi, relativa all’esplosione di un trasformatore elettrico contenente olio dielettrico a base di PCB verificatasi nello stabilimento siderurgico ILVA di Taranto, si informa quanto segue.
Il luogo in cui si è verificato lo scoppio di cui sopra è situato nello scantinato del capannone del reparto PLA/2, e vi si accede attraverso due scale a gradini.
Nello scantinato, costituito da un lungo e vasto locale, sono situate le apparecchiature elettriche che provvedono alla trasformazione di distribuzione della tensione elettrica ai motori dei cilindri di laminazione e dei rulli che trasportano i laminati, per la parte del reparto PLA/2 che viene alimentata dalla sala motori n. 1 (nel reparto vi sono due sale motori).
Nello scantinato sono presenti 29 trasformatori elettrici a media tensione, tutti concernenti olio isolante a base di PCB e tutti dotati sul pavimento di un cordolo di cemento per il contenimento delle eventuali fuoriuscite di olio.
Il trasformatore scoppiato, denominato «T24D», operava la trasformazione della corrente elettrica trifase da una tensione di 10.000 Volt (10 KV) a 480 V, per una potenza elettrica di 540 KVA, e conteneva circa 500 chilogrammi di olio a base di PCB.

Al momento dell’incidente nella sala motori n. 1 si trovavano in servizio due elettricisti di turno di notte.
Prima dell’incidente gli impianti nel reparto avevano subito una fermata a causa di una interruzione di linea da parte dell’ENEL, interruzione terminata alle ore 15 circa. Gli impianti non erano stati subito riavviati, perchè la procedura prevede in questi casi la progressiva rialimentazione di elettricità e man mano la verifica della funzionalità dei vari macchinari.
Alle ore 1,16 i due lavoratori udivano un forte boato e notavano una interruzione di corrente elettrica della durata di alcuni istanti ed il successivo abbassamento di tensione agli impianti. Mentre eseguivano delle operazioni per ripristinare l’alimentazione elettrica, gli stessi avvertivano un fortissimo odore di PCB e si rendevano conto dell’avvenuto scoppio.
Uno dei due indossava una maschera dotata di bombola di ossigeno e si recava nello scantinato, mentre l’altro restava nella sala motori. Arrivato allo scantinato, l’elettricista era costretto a togliersi la maschera a causa delle condizioni di scarsa visibilità. Giunto nella sala dei
trasformatori, verificava lo scoppio del trasformatore, che era lesionato e circondato da fumo, vi era un fortissimo odore di PCB e si notava l’avvenuta proiezione di olio tutt’intorno.
L’altro elettricista provvedeva, subito dopo, a estrarre l’interruttore a 10 Kv che alimenta il trasformatore che si trova al secondo piano del capannone; per tale operazione non utilizzava maschere di protezione, essendo quelle in dotazione già state prelevate da altro personale.
In seguito all’allarme intervenivano i Vigili del fuoco dello stabilimento ILVA, che provvedevano ad effettuare un primo intervento di emergenza spargendo del materiale assorbente inerte a terra, nelle vicinanze del trasformatore.
In relazione al non puntuale uso di mezzi personali di protezione delle vie respiratorie si consideri che le procedure operative di stabilimento contemplano l’uso di mezzi di sicurezza dopo un’esplosione di questo tipo, ma l’applicazione pratica di tali procedure si è mostrata difficile; infatti, gli addetti alla sala motori non hanno in dotazione mezzi personali di protezione delle vie respiratorie; essi sono presenti nel reparto o nel relativo magazzino e la loro disponibilità in emergenza si è dimostrata insufficiente.
Inoltre, sulle scale d’ingresso allo scantinato sono presenti cartelli riportanti le norme di un primo soccorso in caso di intossicazione da PCB, ma non vi è un avviso che segnali chiaramente l’assoluto divieto di scendere nello scantinato in caso di scoppio o sospetto scoppio di un
trasformatore senza i necessari mezzi di protezione.
Dalle informazioni assunte dal servizio di prevenzione e sicurezza degli ambienti di lavoro dell’azienda sanitaria locale TA/1 della regione Puglia si apprende che l’esplosione del trasformatore T24D ha provocato la dispersione di una parte dell’olio contenuto, a base di PCB,
nell’aria e sul pavimento dello scantinato e lo sversamento dell’olio rimanente nell’interno del cordolo inferiore di contenimento.

Le analisi di contaminazione superficiale, effettuate dall’Azienda sanitaria locale TA/1 presso l’ospedale Testa di Taranto, hanno messo in rilievo valori di contaminazione superficiali da PCB inferiori al valore di riferimento indicato dall’EPA per zone «ad accesso ristretto », esterne
alle cabine elettriche (100/ug100 cm2), mostrando che la frequenza dello scantinato in condizioni normali da parte dei lavoratori addetti ai controlli ed alle manutenzioni dei trasformatori non è tale da provocare apprezzabile dispersione del PCB all’esterno.
L’analisi della polvere di cemento sottostante la parte rimossa del pavimento ha però mostrato, in tutte le zone circostanti il cordolo, un notevole contenuto di PCB, superiore al valore limite indicato dall’EPA per la contaminazione del suolo (50 mg/kg) e tale da avvicinarsi e, in un caso, superare la concentrazione limite che definisce un rifiuto tossico-nocivo (500 mg/kg). La concentrazione di PCB si è rilevata particolarmente alta nella polvere di cemento nella zona sottostante il trasformatore, all’interno del cordolo di contenimento, a causa della penetrazione nel pavimento dell’olio fuoriuscito dal trasformatore in notevolissima quantità.
L’olio spruzzato intorno al trasformatore e sversato nel cordolo di contenimento ha mostrato una notevole penetrazione nel pavimento, tale da non arrivare – verosimilmente – ad inquinare il terreno o la falda (dato lo spessore del pavimento stesso, ma sicuramente tale da creare un
grave problema per la futura gestione del capannone, ad esempio in caso di dismissione.
Lo scoppio, inoltre, si è verificato immediatamente dopo il riattivo degli impianti del reparto PLA/2, che erano rimasti in fermata per alcune ore in seguito all’interruzione di erogazione elettrica dell’ENEL.
È ragionevole, quindi, collegare il guasto sia alle condizioni di non buon funzionamento del trasformatore T24D che aveva già presentato inconvenienti; sia alla fase di rialimentazione elettrica del trasformatore, che può aver messo maggiormente alla prova l’apparecchiatura.
Va tenuto altresì presente che il decreto del Presidente della Repubblica n. 216 del 24 maggio 1988 prevede, all’articolo 4, comma 2, l’utilizzo degli impianti contenenti oli a base di PCB in deroga al divieto d’uso di tali sostanze «sino all’eliminazione o fino al termine della loro durata operativa», purchè tali impianti siano sottoposti ai controlli previsti dalle norme tecniche CEI.
Inoltre, lo stabilimento sopracitato risulta essere soggetto agli obblighi dell’articolo 6 del decreto del Presidente della Repubblica n 175 del 1988 (obbligo di dichiarazione), la cui autorità competente in materia di industrie a rischio di incidente rilevante (decreto del Presidente della
Repubblica n. 175 del 1988 e successive integrazioni e modifiche) è la regione, la quale ha compiti di controllo, vigilanza ed esame dei rapporti di sicurezza allegati alle dichiarazioni.
Per quanto concerne i compiti di indirizzo e coordinamento di questo Ministero, in attuazione al già citato decreto del Presidente della Repubbica n. 175 del 1988, così come modificato dalla legge n. 137 del 19 maggio 1997, il Ministero dell’ambiente di concerto con i Ministeri dell’interno e del commercio e dell’artigianato ha predisposto un decreto in merito a «criteri e metodi per l’effettuazione delle ispezioni agli stabilimenti di cui al decreto del Presidente della Repubblica del 17 maggio 1988 n. 175 e successive modifiche».
Comunque sull’incidente accaduto in data 16 agosto 1997 è in corso un’inchiesta da parte della procura della Repubblica presso il tribunale di Taranto.
Il Sottosegretario di Stato per l’ambiente
CALZOLAIO
(10 febbraio 1998)

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