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      SanLibero in pillole

      • E' morto un prete

        27 gennaio 2008 - Riccardo Orioles

        E' morto un prete a Catania, che si chiamava padre Greco. Non è una notizia importante e fuori dal suo quartiere non l'ha saputo nessuno. Eppure, in giovinezza, era stato un uomo importante: uscito dal seminario (il migliore allievo) era “un giovane promettente” ed era rapidamente diventato coadiutore del vescovo. Io di carriere dei preti non me ne intendo ma dev'essere qualcosa del tipo segretario della Fgci, e poi segretario di federazione, comitato centrale, onorevole e infine, se tutto va bene, ministro. Comunque lui dopo un anno si ribellò. Che cazzo - disse a se stesso - io sono un prete. E il prete non sta in ufficio, sta fra la gente.

      In evidenza

        Diamo lavoro ai giovani coi soldi confiscati ai mafiosi e ai ladroni

        La legge 109 ha permesso di creare decine di posti di lavoro coi patrimoni confiscati ai mafiosi. Una buona esperienza, ma limitata: allora perché non allargarla, farla diventare regola, dare un’occasione non solo a poche centinaia ma a decine e decine di migliaia di disoccupati? Potrebbe cambiare tutto, per l’economia. Pippo Cipriani, l’ex sindaco antimafioso di Corleone, sta portando avanti una proposta così. Vediamo di che si tratta

        di Dino Paternostro

        L’esperienza l’ha fatta sul campo, nella difficile “trincea” di Corleone, dove è stato sindaco per quasi nove anni. E l’ha proseguita in un’altra “trincea” non meno difficile come quella di Bagheria, dove è stato prima consulente e poi assessore alla legalità. Sia a Corleone che a Bagheria, Pippo Cipriani si è imbattuto nelle complesse problematiche connesse al riutilizzo per fini sociali dei beni confiscati alla mafia. «Proprio l’esperienza mi porta a dire che è stato un grave errore del governo di centrodestra abolire l’istituto del Commissario straordinario per la gestione dei beni confiscati», dice adesso Cipriani.

        «Mi auguro – aggiunge – che il governo Prodi corra immediatamente ai ripari, ripristinando il commissariato o istituendo un Ufficio speciale per la gestione di questi beni. Infatti, è paradossale che oggi non esistano nemmeno dati aggiornati sui beni confiscati». In effetti, gli ultimi dati disponibili sono relativi al 2003. D’allora, più niente. «La legge 109/96 – spiega l’ex sindaco di Corleone – ha consentito che grandi patrimoni confiscati alla mafia siano diventati proprietà dello Stato, ma di questi solo una minima parte è stata riutilizzata per scopi sociali. Oggi, le cooperative e i consorzi che gestiscono i beni tolti a Cosa Nostra stanno facendo esperienze e percorsi esemplari, ma di dimensioni assai limitate. In questi giorni, per esempio, il Consorzio “Sviluppo e Legalità” ha pubblicato un nuovo bando per la costituzione di un’altra cooperativa di giovani a cui affidare la gestione di un agriturismo e di un’azienda agricola vicino Corleone.

        Si tratta di un’iniziativa straordinariamente importante, ma bisogna tener conto che le procedure erano iniziate col “Pon-Sicurezza” nel lontano 2000».- Questa lentezza nelle procedure è inevitabile, oppure vi sono delle precise responsabilità politiche?«La materia, ovviamente, è complessa. Ciò non toglie che si potrebbe fare molto di più e meglio. Ripristinare il Commissariato straordinario o istituire un Ufficio speciale per la gestione dei beni confiscati, sarebbe già un passo avanti. Come sarebbe importante, fin da subito, potenziare con uomini e mezzi i competenti Uffici del Demanio e delle Prefetture. Ma sciogliere alcuni nodi tecnico-giuridici, relativi alle confische e ai diritti di terzi in buona fede, sta diventando ormai estremamente urgente». - Di quali nodi si tratta?«Inizialmente, c’era un orientamento giurisprudenziale, in base al quale l’acquisizione di un bene confiscato avveniva a titolo “originario”, cioè senza gli eventuali gravami ed oneri rivendicabili da terzi in buona fede. che le Corti di merito ritengono che il bene arrivi a titolo “derivativo”, cioè nelle condizioni di fatto e di diritto in cui esso si trova. Eventualmente, anche gravato da ipoteche, diritti reali, mutui non interamente onorati. E’ giusto che terzi in buona fede siano tutelati, ma è anche doveroso dare la certezza della disponibilità del bene alle imprese sociali e ai loro consorzi.

        A questo punto, sarebbe urgente un intervento legislativo, che preveda la possibilità di monetizzare i diritti di terzi, anche creando un fondo alimentato dai soldi confiscati alla mafia. Sarebbe il modo per risolvere lunghi contenziosi, che di solito ritardano enormemente l’utilizzo dei beni.Infatti, accelerare i tempi di assegnazione è importante, sia per evitare che essi si deteriorino e perdino di consistenza, sia per impedire che nell’opinione pubblica s’ingeneri l’idea che l’antimafia sociale non sia in condizione di dare risposte positive al bisogno di lavoro, di servizi e di sviluppo dei nostri territori».- Però, gli stessi enti locali e le cooperative sociali assegnatari di beni confiscati lamentano la mancanza di strumenti e di risorse finanziarie per renderli produttivi.«Ed hanno ragione.

        La Sicilia, infatti, non si è mai data una legge di sostegno ai comuni e alle imprese sociali assegnatari di beni confiscati. L’hanno fatto la Campania e il Lazio, ma la Sicilia no. Al riguardo, la Lega delle cooperative della nostra Regione ha lanciato la raccolta di firme su una proposta di legge di iniziativa popolare, da me elaborata, proprio per colmare questa lacuna.Già sono state raccolte circa 5.000 firme, ma l’obiettivo è di raccoglierne almeno 10.000. La Cgil, la Legacoop, l’Arci ed altre associazioni della nostra Regione sono impegnate a raccogliere le firme, ma è arrivato il momento di dare un’accelerazione all’iniziativa, affinché il progetto di legge possa essere sottoposto all’esame dell’Assemblea Regionale Siciliana».- Cosa prevede la proposta di legge?«Intende favorire l’attività di progettazione dei comuni per il riutilizzo dei beni immobili assegnati, dando un contributo per le opere e gli interventi necessari per il riutilizzo stesso e sostenere quelle cooperative sociali che, avuto assegnato un bene confiscato, si trovano nella necessità di accedere al credito senza potere offrire in garanzia il bene stesso, in quanto acquisito al patrimonio indisponibile dello Stato.In concreto, si propone di istituire un fondo di rotazione, a cui possano accedere gli enti locali, le cooperative, le associazioni onlus e le comunità di recupero assegnatari di beni confiscati, per finanziare la fase di progettazione tecnica ed economico-sociale.

        Si propone anche un contributo del 50% sugli interessi maturati per i prestiti contratti dai comuni per il finanziamento a titolo oneroso degli interventi necessari al riuso dei beni assegnati. Si propone, infine, che la Regione si faccia garante delle fideiussioni necessarie per garantire alla cooperazione di accedere a prestiti e finanziamenti.Una legge semplice, che non prevede contributi a pioggia, ma un sostegno mirato per consentire che i beni confiscati alla mafia diventino immediatamente produttivi e capaci di dare lavoro e sviluppo “puliti”. In fondo, è il minimo che si possa chiedere alla nostra Regione. E’ paradossale, infatti, che regioni italiane come la Toscana e l’Emilia Romagna stiano facendo a gara per aiutare le nostre cooperative nella commercializzazione dei prodotti provenienti dai beni confiscati, mentre la Regione siciliana non senta il bisogno di intervenire. Eppure, il riutilizzo dei beni confiscati alla mafia rappresenta oggi un livello alto di impegno dell’antimafia sociale, che l’istituzione regionale non dovrebbe ignorare».

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