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      SanLibero in pillole

      • E' morto un prete

        27 gennaio 2008 - Riccardo Orioles

        E' morto un prete a Catania, che si chiamava padre Greco. Non è una notizia importante e fuori dal suo quartiere non l'ha saputo nessuno. Eppure, in giovinezza, era stato un uomo importante: uscito dal seminario (il migliore allievo) era “un giovane promettente” ed era rapidamente diventato coadiutore del vescovo. Io di carriere dei preti non me ne intendo ma dev'essere qualcosa del tipo segretario della Fgci, e poi segretario di federazione, comitato centrale, onorevole e infine, se tutto va bene, ministro. Comunque lui dopo un anno si ribellò. Che cazzo - disse a se stesso - io sono un prete. E il prete non sta in ufficio, sta fra la gente.

      In evidenza

        "Stare insieme, organizzarsi, fare rete"

        Realtà di base, associazioni, società civile: sono loro, con ogni evidenza, i protagonisti dei grandi movimenti di questi anni. Ma come organizzarsi? Si può, senza cadere nel verticismo dei partiti? E’ possibile un modello alternativo, "di rete"? Anche in Sicilia? Padre Alex Zanotelli è sicuro di sì. Sentiamo perché

        di Alessio Vizzini

        - Parliamo della rete civile. Cosa sono i gruppi di aggregazione civile? E in cosa differiscono dai partiti? "La differenza con i partiti è fondamentale. Quando parliamo di questa aggregazione si parla di società civile. Non semplicemente la gente, cosi vagamente, ma tutte quelle realtà di base (cooperative, comunità, associazioni), tutto quel variegato mondo dell’associazionismo dove ognuno va per sé. E’ un invito a mettersi insieme, a tutte queste associazioni".

        - A mettersi insieme su che cosa? "A volte può essere su un argomento concreto, ma al di là di esso è proprio la capacità di mettersi insieme e di lavorare in rete. Ognuno porta avanti le sue cose, come ha sempre fatto. Nessuno deve cambiare o direzione o altro, no! Ci si mette insieme per portare avanti determinati discorsi, importanti per la comunità. Potrebbe essere il problema acqua, potrebbe essere il problema rifiuti. Ma questo, la campagna in se, è un aspetto. L’importante è imparare a lavorare insiemel La rete Lilliput per esempio ha fatto questo tipo di esperienza: non è una rete nazionale, non esiste a livello nazionale, esiste a livello locale. Cioè è l’invito a tutte le associazioni, gruppi, gruppuscoli di una data città o provincia a mettersi insieme e a lavorare insieme; e questo bisogna impararlo a farlo; non viene cosi spontaneo, specie quando siamo abituati a un certo tipo di individualismo. Questo è il primo passaggio. Secondo passaggio fondamentale è che lavorando insieme deve emergere davvero, deve costituirsi lentamente questo associazionismo in soggetto politico ed è qui importante tenere presente che tutta questa realtà è società civile; noi pensiamo che i partiti devono starsene fuori dai piedi dalla società civile; se a volte vogliono appoggiare determinate campagne le appoggino pure, siamo felicissimi! Ma non devono essere parte del, chiamiamolo del “grande movimento di base” della società civile. Loro sono parte della, chiamiamole, delle strutture di potere. Quindi facciano quello che devono fare. Questo lascerà una grande liberta alla società civile e all’associazionismo di base per diventare soggetto politico e dire le cose, che piacciano o non piacciano ai politici o al governo. Questo è un po’ il cammino che deve essere fatto. In tante situazioni è stato fatto, anche in Italia, e si è lavorato bene. Il problema di Lilliput è stato che secondo me, è rimasto un po’ chiuso nelle varie realtà locali. Forse dovrebbe fare uno sforzo di aprirsi di più. Oggi sempre di più ne sentiamo il bisogno di un grande movimento anche nazionale. Per cui bisogna trovare un po’ che cosa fare o come farlo questo passaggio. Ma l’importante è il processo prima di tutto locale. E in questo senso che io vedo molto bene finalmente la nascita di qualche cosa anche su Catania".

        - Ecco appunto parlava di Catania. Ma lei ha avuto recentemente delle esperienze in Sicilia no? Parlo di Ragusa, di Modica, di Messina. Quali sono stati gli elementi che hanno agevolato questo sviluppo? E cosa manca a Catania? Perchè qui questa rete non ha avuto lo stesso sviluppo che ha avuto altrove? Cosa si potrebbe fare in tal senso? "Le esperienze nelle altre città secondo me sono state delle esperienze positive, con tutte le difficoltà che ci sono. Per esempio l’esperienza di Ragusa, nasce essenzialmente da un invito fatto lì a mettersi insieme; e una prima rete di varie realtà, che andava dall’Agesci all’azione cattolica al commercio equo e solidale (varie realtà di questo tipo, molto trasversali) hanno quasi subito poi lavorato sull’acqua e sul problema degli immigrati, cpt, etc. Secondo me hanno fatto un lavoro splendido, anche perchè hanno coinvolto molto bene la base, soprattutto gli studenti. Gli studenti sono scesi in piazza, hanno lottato seriamente sul problema acqua e hanno ottenuto delle belle vittorie. La stessa cosa a Messina, dove si sono organizzati in rete lillipuziana e hanno fatto uno splendido lavoro sia sui rom, sia sul ponte, sia sull’acqua. E questi sono dei semplici esempi".

        - Per che cosa? "Per invitare un po’ Catania; che trova difficile farlo, questo. Catania chiaramente è una delle due grandi città della Sicilia; anche a Palermo è stato molto difficile finora fare partire una rete che associ un po’... Secondo me quello che è importante fare adesso sulla città di Catania (adesso che c’è gia un coordinamento sull’acqua) sarebbe di invitare un po’ tutti i soggetti a trovarsi un giorno insieme; fare una mezza giornata, un sabato pomeriggio e incominciare a vedere come costituirsi in rete. Penso che con l’esempio che hanno in giro a livello di Lilliput possano benissimo avere dei modelli con cui ragionare e vedere poi quale strada intraprendere".

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