Catena di Sanlibero

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Catena di SanLibero n. 196

15 settembre 2003 - Riccardo Orioles (Giornalista antimafia)


Ricomincia la scuola. Che palle. Anche perche' i prezzi dei libri sono
aumentati ancora e i mercatini cominciano a non bastare piu'. Per
fortuna, un gruppo di professori dei Castelli romani (il vino buono fa
venire le buone idee) ha avuto un'idea geniale: facciamoceli da noi, i
libri di testo. Un centinaio di professori in rete, a un capitolo
l'uno, e vedete se non si puo'. E a quanto li vendono? Aggratis: vai
nel sito e ti scarichi tutti i libri di testo che vuoi, in formato rtf
per leggerteli cosi' alla svelta oppure direttamente in pdf per
stamparteli con note, immagini, frontespizio e tutto. Alla faccia della
Moratti. E vai, prof!

Info: faillaci@tiscalinet.it
Bookmark: http://scuolaonline.supereva.it


A proposito di scuola: con la scusa della "lotta alla droga" (ma
perche' non arrestano i mafiosi, invece?) quest'anno ci sara' molta
piu' polizia davanti alle scuole. Lo scopo, droga a parte, e' di
"garantire il regolare svolgimento delle lezioni" e "prevenire
turbative": cioe', parlando come si mangia, per stroncare sul nascere
scioperi e occupazioni nelle scuole. La circolare e' del capo della
polizia Di Gennaro, quello che una volta combatteva i mafiosi e poi
invece ha trovato piu' produttivo prendersela con i pacifisti tipo
Genova e adesso, a quanto pare, coi ragazzi che vogliono "fare
turbative" a scuole. Fra i dipendenti di Di Gennaro - che lui non ha
mai sconfessato - c'e' quel vicequestore Perugini immortalato da una
foto mentre prendeva a calci in testa un ragazzino di quindici anni,
buttato a terra e tenuto fermo mentre lui lo menava. Occhio, ragazzi.

Continua a suscitare polemiche l'intervista allo Spectator del Capo del
Governo. "Anche Berlusconi - avrebbe dichiarato Mussolini - in fondo ha
dei lati positivi: quantomeno non ha mai assassinato personalmente
nessun magistrato". Nonostante la successiva smentita ("Sono stato
frainteso") l'opinione pubblica e' insorta, accusando Mussolini di
voler trascinare l'Italia nel baratro del berlusconismo.
Particolarmente duri i commenti rilasciati - dalle carceri in cui si
trovavano in villeggiatura - dai capi dell'opposizione: "Il governo
prepara una svolta ancora piu' autoritaria - ha dichiarato il leader di
Alleanza Nazionale De Bosis - Il Capo dello Stato deve intervenire per
difendere lo Statuto e le istituzioni". "La massima vigilanza - secondo
il segretario del Pci torinese Giuliano Ferrara - e' necessaria contro
questi tentativi di tornare a un futuro che tante catastrofi ha portato
al Paese". "Ridicola", secondo il Governatore del Lazio Starace, l'idea
di accostare al presidente del Consiglio un personaggio come Berlusconi
"appena tornato dal Texas dove faceva lo stagista del presidente Bush".

Beh, un po' d'attenzione quando parla il signor B. Non e' un cretino.
Vi fa incazzare con la storia di un (improbabile) ritorno al fascismo,
e approfitta della confusione per portare avanti i suoi veri obiettivi
politici, quelli realistici. Uno dei suoi obiettivi principali, in
questo momento, e' di abolire le leggi contro la mafia. Viene portato
avanti razionalmente, secondo i metodi classici dell'agit-prop:
dapprima si fa buttar giu' la proposta da qualche personaggio
folkloristico come Taormina; poi si utilizzano i media seri, per dare
dignita' culturale al progetto; infine si cala la briscola, scendendo
in campo in prima persona. Allora: l'agitazione per l'abolizione del
concorso esterno in associazione mafiosa e, piu' in generale di
associazione mafiosa (istituito, praticamente, da Falcone e Chinnici)
e' cominciata ai primi dell'estate. Il 13 agosto Panorama e' uscito con
ben tre articoli sull'argomento. E alla fine e' arrivato il cavaliere
in persona, buttandolo li' con nonchalance nell'intervista allo
Spectator, in mezzo a tante cose folkloristiche e parlando d'altro. Il
reato d'associazione mafiosa, con relativo concorso esterno, e' quello
che Cosa Nostra teme maggiormente. E' da quasi vent'anni che cercano (i
famosi "papelli") di farlo abolire. Adesso ci sono molto vicini.
Attenti!
(Ma allora il signor B. e' mafioso? No. Magari lo fosse. Ha solo dei
debiti da pagare).

Giornalismo. Bari. "Voglio fare la giornalista". "Beh, vieni un po'
sulle mie ginocchia e fammi vedere che sai fare...". E' un precursore,
quel funzionario della facolta' di Scienze della Comunicazione di Bari:
nei corsi di giornalismo, oramai, non c'e' niente di strano se fra le
materie previste si mette anche Teoria e Pratica della Prostituzione.
Di questi tempi, aiuta a trovare lavoro, nelle tv e nei giornali. Un
bravo anche al presidente dell'Ordine dei giornalisti di Puglia, il
valoroso collega Michele Partipilo, che ha messo sotto inchiesta la
giornalista che ha scoperto l'inghippo e l'ha pubblicato. Per turbativa
della moderna professione giornalistica, immagino.

marco.giannini@repubblica.it
Caro r., ti scrivo a proposito del problema euro-i solo perche' queste
cose le studio tutte le mattine all'universita' [non so neanch'io
perche' poi] prima di andare a lavorare in uno di quei postacci che si
chiamano redazioni in cui hai soggiornato anche tu per tanti anni, e
dove ti ho conosciuto.
- Inutile rivangare specifiche tecniche [in un certo senso stiamo
affrontano il problema fondativo del linguaggio non soltanto da un
punto di vista "tecnico" cioe' per addetti ai lavori, ma anche perche'
senza accorgercene usiamo la lingua come una tecnica, non come un'arte
- se non erro c'era un graco di Stagira del IV secolo, un buon maestro,
che diceva che le tecniche possono sempre dimostrare una e una sola
cosa, ovvero andare in una sola direzione e non in quella contraria,
dimostrare il bene e non il male o viceversa, etc. etc..... ma con una
sola eccezione, la tecnica del linguaggio ovvero la retorica], comunque
quelle della Crusca vanno benissimo per quel che ne so: euro non e' un
prefissoide, come auto o moto, quindi E' PERFETTAMENTE DECLINABILE e se
lo riteniamo parte della nostra lingua dobbiamo trattarlo come ogni
altra parola.
- I cosiddetti neologismi il piu' delle volte nascono per esigenza,
perche' ce n'e' bisogno. E il bisogno si trasmette da un posto
all'altro, da un continente all'altro, assai velocemente, e con esso
viene trasmessa la parola che ne parla. Questo vuol dire che a parte
certi casi isolati [regista invece di regisseur, o il dannunziano
velivolo - cito a memoria], la parola puo' venire da fuori, e deve
essere accettata come tale, se si vuole la si puo' sostituire ma se
suona bene non ce n'e' alcun motivo [e' il caso del tanto vituperato
assalto degli anglismi alla lingua italiana].
Ora, se tanti pezzi della nostra vita vengono inventati e "nominati"
lontano dall'Italia, necessariamente anche le parole che li definisoono
e che noi usiamo per chiamarli provengono da lontano. Secondo me a
molti italofoni euro suona un po' come moto, o auto, un po' come un
pezzo di realta' imposta dall'esterno, da lontano [e chi puo' dar loro
torto!], e lontano da qui nominata. Per questo ne fa un uso strumentale
e ne rispetta la presunta estraneita' [gli occhioni di Verdi
infondevano molta piu' sicurezza!].
Ma anche qui, che c'e' di male? La lingua e' l'uso che se ne fa. >

Ing. Lucio P. wrote:
< Domanda: Forse che la societa' petrolifera non e' anche lei una
societa' "idraulica" - assira?
Osservazione: con l'energia "fai da te" faremo , forse, un poco di
acqua calda, con i pannelli solari nel sud e con gli Aero-cosi sugli
Appenini, ma non certo tutta l'energia che ci serve. L'Italia non ha,
(per fortuna) le dimensioni del Sahara (Algeria) o del deserto di Gobi
(Mongolia). I 1000 MW di Caorso (pessimo esempio di centrale di seconda
mano estera, dopo che era stata distrutta ogni forma di ricerca e
tecnologia italiana), non sono confrontabili con i 0,5 MW di una
centrale solare o eolica >

redazione@bengodi.org wrote:
< "Quando il giudice mi ha interrogato mi sono accorto che mi trovavo
di fronte ad un ammalato. Se dietro a varie scrivanie dello Stato ci
sono degli psicotici la colpa non e' mia. Perche' non fanno delle
visite adeguate a questa gente prima di affidare loro un ufficio?". Chi
l'ha detto? Luciano Liggio, intervistato da Enzo Biagi il 20 marzo
1989 >

Giovanni wrote:
< basta non ne posso piu' di leggere ogni giorno le cazzate di
berlusconi. mandiamolo a casa e scriviamo una volta, almeno una volta a
caratteri cubitali che a noi non ce ne frega niente se prodi, fassino,
d'alema e il papa hanno rubato, l'importante e' che lui se ne torni a
fare televisione, ma non ad arcore, magari in una bella isoletta nel
pacifico, dove le cagate che manda in onda le possa vedere solo lui e
il suo amico bondi. basta, e' possibile che devo irritarmi cosi' ogni
giorno? scusa per lo sfogo, ma ho appena letto le ultime sul duce >

gscali wrote:
< Non scordiamo che alla radice dell'emergenza palestinese resta
l'occupazione armata dei Territori. Milioni di persone pacifiche sono
considerate e trattate peggio dei cani. Andare a vedere per credere. Se
non finisce l'occupazione, nessuna pace e' possibile. La normalita',
inclusa la lotta all'estremismo, si afferma lentamente e solo nel
rispetto dei diritti e della legalita'. Il governo degli Stati Uniti
finanzia le spese militari di Israele, blocca ogni ipotesi di fine
dell'occupazione, impedisce l'intervento di una forza di pace
internazionale >

Alessandro wrote:
< Dire "non m'interesso di politica" e' come dire "non mi interessa il
sesso" proprio mentre te lo stanno mettendo in quel posto >

holden salinger@young.com > wrote:
< Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono quelli che quando li
hai finiti di leggere vorresti che l'autore fosse un tuo amico e
poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira >

Lao-Tzu lao@tao.edu > wrote:

< Il software
conta piu' dell'hardware

Cio' che non c'e'
non si guasta mai

Esserci virtualmente
pesa di piu', alla fine

Il vero insegnamento
e' quello senza formule

(Ai pochi che ci arrivano
sotto il cielo) >

* * *

< Chi sta sotto fa la fame
chi sta sopra ruba sulle tasse

Chi sta sotto tira avanti
chi sta sopra intrallazza

Chi sta sotto campa per miracolo
chi sta sopra fa il vip

Prendi la vita come viene, sii
piu' saggio di chi ci si arrovella >


A proposito, siamo diventati importanti. "Tanto per abbaiare" ha vinto il
principale premio di satira italiano, il Forte dei Marmi, che c'e' stato
consegnato in gran pompa (senza purtroppo il congruo assegno che una volta
accompagnava i premi) qualche giorno fa. Io gli ho spiegato che veramente
quando dico che in Italia comanda ancora la mafia non intendo far satira ma
semplicemente banale giornalismo. Ma forse non mi sono spiegato bene: adesso
sono un satiro, e va bene anche cosi'. Direi che tutto sommato possiamo
vantarci un po': io che sono riuscito a continuare ad abbaiare abbastanza
forte nonostante i numerosi bavagli (di destra e "di sinistra") che girano
per questo paese; gli amici di Clarence - il principale sito che ci ospita -
che avevano gia' vinto lo stesso premio con la Lia Celi, due anni fa
(Clarence uber alles, manager permettendo); e voi lettori che... beh,
lasciamo andare, non bisogna abituare i lettori a montarsi la testa,
comunque questi della Catena sono come quelli dei Siciliani e di Avvenimenti
- curiosi, critici, attenti - e in piu' hanno l'internet, cosi' appena
scrivo una cazzata mi possono massacrare in tempo reale. E' anche il momento
giusto per ringraziare il compagno Shining, del Partito Linuxista - che da
quattro anni cura la diffusione per mail della Catena; e tutti quelli che la
riprendono, la rimbalzano, la ficcano sui loro maledetti siti (dovrebbero
essere sui ventimila, quelli che in un modo o nell'altro ogni settimana si
attaccano alla Catena) e insomma prendono alla lettera quel "fa' girare".
Non potendoli citare tutti, ne cito almeno uno: Nino Tilotta, che era
corrispondente dei Siciliani da Trapani ai tempi dell'antimafia, e ha fatto
giornali locali, ha fatto inchieste, alla fine anche un bel sito internet
(www.till-news.org) senza mai mollare. E' durata quasi vent'anni, a pensarci
bene, questa storia mia, sua e di tanti altri ragazzi come me e lui. "A che
serve vivere, se non c'e'...". Grazie a Shining, grazie a Nino, grazie a
tutti quelli che anche questa settimana ci permettono di chiudere con la
nostra vecchia e indomita bandiera di poppa, il nome di Giuseppe Fava.

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