Catena di Sanlibero

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Catena di SanLibero n. 246

30 agosto 2004 - Riccardo Orioles (giornalista antimafia)

Non c'era pacifista piu' pacifista di Enzo Baldoni, con la sua bandiera
della croce rossa sventolata fisicamente fra i due fuochi. Non c'era
giornalista piu' giornalista, col suo "dilettantismo" sofisticatissimo,
figlio di internet, una generazione piu in la' della carta stampata.
Non c'era sessantottino piu' coerente, a cinquantasette anni, morto
cosi'.
Qualcuno ha pensato che il primo video fosse fasullo perche' il viso
"non rivela contrazioni inevitabili per chi si trovi sull'orlo
dell'abisso". Infatti. Cosa doveva fare, tremare, supplicare, gridare
viva l'Italia? No. Un mezzo sorriso autoironico, tranquillo, quello dei
personaggi di Doonesbury, senza nemmeno bisogno di fumetto.
E' morto un grande, un grande piccolo uomo, uno di noi tutti. Del resto
ne parleremo dopo, quando ci sara' la mente piu' tranquilla.
* * *
"A che serve vivere, se non c'e' il coraggio di lottare?"
________________________________________
24 luglio 2004 enzo wrote:

< E' tornato. E' tornato il momento di partire. Da un po' di tempo la
solita vocina insistente tra la panza e la coratella mi ripeteva:
"Baghdad! Baghdad! Baghdad!". Ho dovuto cedere.
Come sempre, quando si prepara un viaggio importante, cominciano a
grandinare le coincidenze. E chissa' quanto sono segni e quanto le
provochiamo noi.
Ancora una volta, prima di una partenza, mi sono sdraiato sotto le
stelle, nella Romagna dei miei nonni e della mia infanzia, in cima a
Monte Bora, sulla terra notturna ancora calda del sole di luglio.
La terra, sotto, mi riscaldava il corpo. La brezza, sopra, lo
rinfrescava.
Lucciole, profumo di fieno tagliato, il canto di milioni di grilli.
E' qui che da piccolo studiavo spagnolo su un libro trovato in
soffitta. E' qui, davanti a un piatto di tagliatelle, che tre anni fa
si e' fatta sentire la solita vocina che ripeteva: "Colombia, Colombia,
Colombia!"

Si e' parlato molto di morte in questi giorni: della morte serena di
Zio Carlo, filosofo e yogi, che forse sapeva la data del suo trapasso.
Guardando il cielo stellato ho pensato che magari moriro' anch'io in
Mesopotamia, e che non me ne importa un baffo, tutto fa parte di un
gigantesco divertente minestrone cosmico, e tanto vale affidarsi al
vento, a questa brezza fresca da occidente e al tepore della Terra che
mi riscalda il culo >
________________________________________
(Tra parentesi. La "guerriglia" irachena, i "partigiani"? Ma io di
comandanti partigiani ne ho conosciuti almeno uno vero, e quello i
partigiani che commettevano atrocita' li fucilava.
Enzo e' stato catturato mentre cercava di mettere in salvo degli
iracheni feriti dagli americani. Adesso, dai capi della "resistenza"
irachena ci aspettiamo che consegnino gli assassini di Enzo, oppure che
li fucilino loro. Non che sia una soddisfazione. Ma tanto per sapere se
in futuro alle manifestazioni per l'Iraq ci andremo ancora. - r.o. )
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Giornalismo. Che differenza c'e' fra il giornalismo - per esempio - di
Feltri e quello - per esempio - di Baldoni? Non parlo di differenze
"politiche". Da un punto di vista tecnico, voglio dire.
La differenza e' che Feltri grida, mentre Baldoni parla a bassa voce.
Non e' una novita': anche Appelius gridava ("Il generale Badoglio e'
entrato ieri ad Addis Abeba") e anche Hemingway ("Vecchio al ponte")
parlava a bassa voce. Destra e sinistra dunque, attraverso le
generazioni? Non solo. C'e' qualcosa di piu', che attiene proprio alle
radici profonde del mestiere.
Il giornalismo di Feltri nasce in un mondo sostanzialmente povero di
notizie. Un mondo in cui cio' che succede accade lontano, arriva tardi,
e incide relativamente poco sulla vita quotidiana. Quest'ultima, a sua
volta, e' una vita "normale". Di una normalita' che nessuno mette in
discussione. "Il generale e' entrato ad Addis Abeba"? E che ce ne
frega. Non ha importanza, poi, sapere che cosa ne pensa il barbiere di
Addis Abeba. Tanto non lo incontreremo mai - il mondo in cui viviamo
non ha nulla a che vedere col suo.
Da questo discendono subito due cose. La prima e' che la notizia
coincide con lo scoop, deve avere un "effetto" traumatico immediato e
dev'essere gridata. La seconda e' che il gestore di questa notizia,
essendo uno dei pochissimi autorizzati a gestirla, e' una persona
importante. Poiche' non mette assolutamente in discussione (e perche'
dovrebbe?) la "normalita'" del sistema, e poiche' questo sistema e'
basato su una gerarchia - ristretta e distinguibile - di piccole e
grandi Autorita' locali, di notabili insomma, ecco che il giornalista
diventa un notabile anche lui. Feltri, e Appelius, in fondo non sono
dei giornalisti "fascisti".
Sono semplicemente dei gerarchi, dei notabili, esattamente come il
sottosegretario dei trasporti o il podesta' di Ravanusa. In piu', hanno
il bisogno fisiologico di "alzare" emotivamente le "notizie" che danno
("il Negus e' semianalfabeta", "Baldoni e' d'accordo coi terroristi")
perche' il valore delle loro notizie dipende principalmente
dall'emotivita' che veicolano qui e ora.
Nel caso di Baldoni - del giornalismo di Baldoni - il background e' ben
diverso. Non siamo piu' in un mondo in cui si aggirano pochi e stenti
segnali. Siamo in un mondo pieno di informazioni, piccole e grandi, per
lo piu' immediatamente visibili nella nostra vita quotidiana. Il
somalo, per me, non e' un oggetto esotico che trovo sul giornale: e'
semplicemente il tizio che sta sull'autobus accanto a me. Siamo nello
stesso mondo. Da lui, e dal suo mondo, mi giungono continuamente delle
informazioni. Il mondo non e' nemmeno piu' un mondo notabilare, retto
da pochi. E' un mondo ramificato e complesso, in cui il potere e' dato
dal consenso. Se al mio nipotino non piacciono le patatine McDonald, e
questo finisce nei sondaggi, il presidente Mc Donald - un uomo potente
- e' nei guai. Questa e' una novita', una novita' che pesa.
Cosi' lo scoop, l'effetto, perdono di valore. Gridare e' quasi inutile,
perche' qua parlano tutti.
Una vociata occasionale puo' turbare il lettore d'oggi, ma non
persuaderlo. Bisogna convincerlo a poco a poco, sommessamente.
Ragionare. Parlare. Portare le cose "piccole", ma fondamentali, su cui
la nostra vita si basa, dappertutto. Percio', se il giornalismo vecchio
era quello dell'"effetto", il giornalismo moderno e' quello della
"storia di vita".
La storia si puo' raccontare con molti trucchi tecnici, per lo piu'
molto antichi (presente Erodoto?). Ma i suoi strumenti fondamentali
appartengono all'intellettuale umanistico, alla persona; non al
"giornalista" nel senso - specialistico - feltriano. Io per esempio
sono un giornalista perche' so usare XPress, calcolare un battutaggio,
passare un pezzo, mettere in piedi un cartaceo e cosi' via. Non sono un
giornalista per quel che scrivo. Questo puo' farlo "chiunque", con una
determinata formazione, e lo fara' tanto meglio quanto piu' sara' vivo.
Lo strumento culturale di base non e' piu' cioe' l'appartenenza a un
notabilato specialistico, ma la partecipazione colta e cosciente alla
vita quotidiana delle persone. Questo significa subito che, se faccio
il giornalista, non sono necessariamente un notabile: sono
semplicemente un tecnico specializzato (in XPress). Per il resto, valgo
quanto vale la mia sensibilita' e la mia cultura: come tutti.
* * *
Il giornalismo antico aveva dei mezzi di distribuzione assai limitati.
Marco Polo e' riuscito a raccontare quel che aveva visto solo grazie a
una serie di colpi di culo (finire in cella con un intellettuale) del
tutto imprevedibili. Kipling aveva bisogno di un editore. E tutti
abbiamo avuto bisogno di rotative, di distributori, di macchine, in
ultima analisi (salvo eccezioni: I Siciliani, Avvenimenti e altri
pochi) di un padrone. Il giornalismo antico e', per sua tecnologia,
coartabile e centralizzato.
Il giornale di Baldoni invece si chiama Bloghdad.splinder.com. Se vai
su Splinder, puoi farti il tuo giornale - non dico i contenuti - nel
giro d'un paio di ore. Difatti, ce ne sono migliaia.
Puoi farlo benissimo anche tu. O puoi fare una mail, un sito, una
e-zine come questa. Puoi *comunicare*.
Il giornalismo moderno ha dei mezzi di distribuzione illimitati. Non e'
centralizzato, e non e' coartabile da nessuno. L'unica cosa che gli
manca e' l'antico status notabilare. Questo e' un guaio per il
giornalista. Ma non per il lettore.
* * *
Questa trasformazione e' avvenuta ormai da diversi anni, il suo
strumento tecnico e' l'internet, la sua ideologia l'umanesimo e il suo
backgound storico la globalizzazione.
Baldoni c'era dentro fino al collo. Adesso, naturalmente, e' un
"giornalista" anche lui, ora che e' morto. Come la Cutuli (promossa
inviata dopo), come Ciriello, come Beppe Alfano ucciso dai mafiosi in
Sicilia e pagato tremila lire a pezzo, come quel collega di Catania che
in questo momento, per sopravvivere, sta scaricando casse e imballaggi
all'aeroporto. "Giornalisti" tutti. Ma forse e' arrivato il momento di
separare le razze. Se Feltri e' giornalista, evidentemente Baldoni non
lo e'. E viceversa. Non e' un discorso moralistico, come si dice. E'
semplicemente un fatto tecnico, di mestiere. Fra vent'anni, vedremo chi
dei due sara' considerato storicamente un giornalista e chi no.
* * *
Sarebbe bene che anche coloro che - notabilarmente - tengono i registri
del "giornalismo" comincino a riflettere un po' su queste cose. Mi
riferisco all'Ordine dei giornalisti e alla Federazione della stampa.
Sono dei club simpatici, che hanno avuto una loro funzione ai tempi del
giornalismo antico. Adesso pero' debbono decidere se vogliono
continuare a occuparsi di giornalismo o no.
Che fine fanno - tanto per dirne una - tutte le polemiche di salotto su
Farina? Roberto Farina, braccio destro di Feltri, e' quello che ha
affermato che Enzo Baldoni era amico dei terroristi iracheni. L'ha
scritto nero su bianco, avendone dunque (visto che e' un giornalista)
le prove. Non l'ha scritto perche' ce l'avesse in particolare con
Baldoni - che gliene frega - ma cosi' tanto per fare lo scoop, per
l'"effetto". Bene: questo Farina e' un "giornalista" o no? In questo
momento, nel sistema dei notabili, c'e' un'autorita' precisa che puo'
stabilirlo, ed e' l'Ordine dei giornalisti. Mi aspetto che esso
risponda a questa domanda, visto che tocca a lui rispondere. Se no,
bisognera' pur trarne qualche conseguenza.
* * *
Non e' solo l'Ordine, il notabilato, ad essere stato povero in questa
vicenda. Io temo che anche la categoria nel suo complesso abbia capito
poco di quel che e' successo con Baldoni. Il sito non ufficiale piu'
autorevole del giornalismo italiano e', secondo me, il Barbiere della
Sera. E' nato come "giornale" spontaneo dei giornalisti, col preciso
intento di mettere in piazza cio' che succedeva dietro le quinte
dell'informazione. Povero, scattante, appassionato, ha avuto un suo
ruolo preciso in quegli anni. Poi, come a tanti succede, s'e'
ingrassato e s'e' ingrandito, e ora e' un bel portale di quelli che
appena li clicchi ti sparano subito i flash di pubblicita'. Non lo
leggevo da qualche tempo, l'ho fatto adesso per vedere il dibattito su
Baldoni. Ho trovato quanto segue: "Poi pero' al fine settimana, il
nostro si mette la tutina da Superman e va a giocare all'inviato di
guerra".
"Lo spirito da avventuriero con cui affronta le sue imprese".
"E non e' un caso che anche ai dirigenti della nostra categoria non sia
piaciuto questo finto inviato di guerra".
"Deaglio, snob della sinistra, vergognati!".
"Non conosco personalmente Enzo Baldoni, ma che sia un personaggio un
po' egocentrico, e forse anche leggero ma non per questo buono...".
"Baldoni e' simpatico, ma, ripeto, NON lo considero un giornalista".
"Una persona cosi' e' un danno per la categoria".
Questa, naturalmente, non era l'opinione di tutti. La maggior parte
degli interventi erano complessivamente civili. Ma c'erano anche questi
- una consistente minoranza - e facevano opinione.
* * *
Anche le giornaliste Rai, se ve lo ricordate, erano "amiche dei
terroristi". Quelle inviate in Iraq, durante e dopo la guerra: sono
state insultate esattamente come Baldoni, perche' "non erano
professionali", erano "simpatizzanti di Saddam" e compagnia bella. Va
bene: in questo momento, purtroppo, la cultura di destra in Italia e'
ridotta a un livello molto basso, e ne escono cose come queste.
Potremmo "buttarla in politica", e finirla qui.
Purtroppo, il problema e' piu' profondo e riguarda la complessiva
concezione del giornalismo in Italia, l'uscita - per chi vuole e puo' -
dal notabilato e il ruolo, nel giornalismo moderno, dei "giornalisti".
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Estate 1. Il ragazzo scappato dalla Tunisia per sposare la donna
conosciuta al Mediterranee. Nel paese della ragazza vige la legge
islamica, che vieta l'ingresso agli infedeli stranieri. Cosi' lui ha
dovuto nascondersi nel bagagliaio della macchina, sul traghetto, per
cercare di venire inossservato. E' morto d'asfissia la' dentro. Si
chiamava Amor.
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Estate 2. Il marocchino cascato giu' dal cantiere, mentre lavorava da
muratore. L'hanno caricato sul camioncino e l'hanno scaricato in un
fosso, ad agonizzare. "Noi non lo conosciamo. Sara' stato investito da
qualcuno". Per puro caso, l'hanno salvato i carabinieri.
Tutto questo, ad Assisi.
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Estate 3. Il delfino che voleva bene ai bambini. Una volta ne aveva
salvato uno, caduto giu' da una barca. Un'altra volta s'era messo a
"parlare" con una bambina autistica, e lei rideva. Saltava attorno alle
barche, amava gli esseri umani e si chiamava Filippo, per i Bambini.
Ucciso dall'elica di un motoscafo, davanti a Manfredonia.
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Estate 4. Milioni di italiani rientrano, ecc. Il presidente del
Consiglio ha dichiarato, ecc. Il nuovo libro di D'Alema, ecc. E poi
sport.
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Linux. Presentata in trentaquattro nazioni l'agenzia istituita dall'Onu
a favore della diffusione di software libero in tutto il mondo, e
particolarmente nelle aree piu' povere del pianeta. Si chiama Iosn
(International Open Source Network) e fa parte dei progetti del
Programma di Sviluppo dell'Onu. L'Iosn comincera' la sua attivita' dai
paesi dell'Estremo Oriente, dove l'open source e' gia' presente da
diversi anni. In Cina opera gia' un Laboratorio di Sviluppo che sta
sviluppando un sistema operativo in lingue orientali basato su Linux).
A partire da quest'anno, il 28 agosto verra' celebrato dalle Nazioni
Unite come "Software Freedom Day".

Bookmark: http://www.iosn.net
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Cronaca. Palermo. Arrestato grazie alla collaborazione della
popolazione l'uomo che nel corso di una rapina aveva ferito un bambino
che giocava per la strada a Ballaro'.
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Cronaca. Roma. Protesta delle donne detenute nel carcere di Rebibbia.
Protestano per la detenzione dei figli di alcune di loro, costretti a
restare con le madri in carcere all'eta' di pochi mesi o pochi anni. La
legge prevede la non-carcerazione delle madri con figli inferiori a
dieci anni. Tuttavia a Rebibbia ce ne sono almeno venti.
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Cronaca. Torino. Ferie in autostrada per i coniugi Rina e Antonio
Burzio. Durante una sosta in camper si sono accorti di aver smarrito il
loro cane. Sono rimasti ad aspettarlo nella piazzuola di sosta da cui
l'animale s'era allontanato, rinunciando alle ferie per amore del loro
cane.
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Pechino. Rinvenuto in una localita' della Cina settentrionale un
mortaio in lega metallica la cui fabbricazione sarebbe datata attorno
al 1200. La prima "arma totale" europea risale invece circa al
milletrecento ed era, come sapete, un rudimentale mortaio in grado di
sparare blocchi di pietra (non radioattivi) piu' o meno sferici.
"Sparare", in effetti, era la parola usata nei briefing tattici per
programmare le azioni: ma di cannonate reali ne partivano molto poche,
tre o quattro in un giorno. E doveva essere un giorno fortunato, in cui
il cannone sopravviveva fino a sera senza esplodere con tutta la
compagnia.
Tutto cio' costava moltissimo, era macchinoso da usare, ed era anche
politicamente sospetto in quanto non era affatto sicuro che le
cannonate fossero teologicamente compatibili col cristianesimo. Percio'
i governi piu' avveduti si guardavano bene dal caricarci sopra
investimenti eccessivi: anche perche' fra le vecchie tecnologie c'era
roba analoga che funzionava benissimo, per esempio la vecchia
sperimentata catapulta con cui Edoardo d'Inghilterra demoli'
tranquillamente i castelli feudali dei baroni d'opposizione. Insomma,
se la polvere da sparo fosse stata quotata in borsa la gente non
avrebbe fatto a cazzotti per comprarla. Un asset manager l'avrebbe
consigliata per diciamo un quindici per cento all'interno d'un buon
investimento diversificato.
Tutto questo per dire che la polvere da sparo in Occidente, per almeno
una cinquantina d'anni, non e' stata affatto una storia di successo.
Poi una serie di iniziative estremamente specializzate (tipo:
esplorazione portoghese in Africa, assedi di citta' ex bizantine, ecc.)
porto' a individuare dei mercati di nicchia abbastanza remunerativi.
Infine, grazie all'attenzione suscitate da queste nicchie e valendosi
del know-how maturato in esse, la polvere da sparo fu massicciamente
adottata da due grosse aziende come la Re di Francia e la Eredi
Ottomani.
La prima mise in campo un'intera linea di piccoli e versatili
"cannoni", ampiamente pubblicizzati, con i quali invase tutte le citta'
italiane (ma si discute ancora quanta parte di questo successo fosse
dovuta alla campagna di lancio e quanta alle qualita' del prodotto).
Gli Ottomani invece preferirono concentrarsi su pochissimi modelli,
costruiti praticamente in esemplare unico (ognuno di essi aveva un
nome!), assolutamente non trasportabili, a impianto fisso ma della
massima potenza: non ottennero tanti piccoli successi come i francesi
ma riuscirono tutto d'un colpo a far breccia nientedimeno che su
Costantinopoli. A questo punto, ovviamente, le catapulte erano obsolete
da un pezzo; pero' dai cannoni iniziali era passato gia' un secolo e
mezzo, per cui parecchi soggetti (per esempio, tutte le citta' e
staterelli dell'Europa centrale) erano rimasti tagliati fuori dallo
stato dell'arte e non riuscirono mai a rimettersi in pari. Buona parte
della storia d'Europa fino al Settecento incluso viene da li'.
* * *
In Europa, quindi, la tecnologia-cannone arriva tardi, entra sul
mercato con difficolta' e si stabilizza abbastanza faticosamente. A
quel punto, pero', diventa rapidamente decisiva e il suo stato
dell'arte si pone come discriminante fra chi e' dentro e chi e' fuori.
Ma, e in Cina?
In Cina, come sappiamo, l'elemento base della tecnologia in questione
(la capacita' esplosiva della polvere da sparo) era noto da molto piu'
tempo: almeno sette-otto secoli, secondo le stime piu' limitate. Fino a
poco tempo fa si pensava che avessero la tecnologia di base, ma non le
applicazioni specifiche di prodotto: fuochi artificiali si', cannoni
no.
Adesso pero', con la scoperta del mortaio del tredicesimo secolo, le
cose cambiano. I cinesi non solo avevano la capacita' generale di
utilizzare l'energia esplosiva per d'intrattenimento, ma avevano anche
sviluppato prima di tutti una prodotto specifico per coprire lo stesso
settore (l'impiego militare) su cui la tecnologia della polvere trovo'
il suo mercato in Europa. Cos'e' mancato allora? Le condizioni
storiche? No, direi di no.
I problemi geopolitici - relativamente alla tecnologia in questione -
della Cina nel tredicesimo secolo non differivano moltissimo da quelli
europei. Non c'era, e' vero, la necessita' del potere centrale di
tenere a freno una molteplicita' di interessi feudali locali con
interventi militari mirati: ma questo, in Europa, era stato
praticamente risolto *prima* della nuova tecnologia, e non puo' dunque
essere considerato discriminante. C'era invece un confronto militare
continuo, di solito a bassa intensita' ma con picchi drammatici, con
masse di popolazioni seminomadi esterne, nel quale l'adozione della
nuova tecnologia in Europa si rivelo' l'elemento decisivo, e in Cina
rimase assente.
L'unico elemento di differenziazione, in realta', fu quello culturale.
*I cinesi, in sostanza, non vollero* (cioe': la loro organizzazione
sociale non permise) sviluppare su vasta scala il cannone. Una
questione economico-strutturale di vastissima portata fu decisa cioe'
da un elemento non economico e non strutturale.
Gli esempi di questo tipo non sono molti, nella storia; non e'
esagerato dire che non raggiungono la mezza dozzina (la navigazione
oceanica, sempre in Cina e quasi parallelamente al cannone; la ruota
nell'America precolombiana; gli albori della termodinamica, nel mondo
alessandrino; e pochissimi altri). Ciascuno di essi nella storia del
mondo ha pero' avuto un impatto decisivo - l'aspetto del pianeta
sarebbe cioe' completamente differente, se una o piu' di queste scelte
*culturali* fosse stata sviluppata in termini differenti.
* * *
E noi che cosa c'entriamo, adesso, con tutta quest'arrugginita storia
di cannoni cinesi?
Beh, inutile cercare la battuta ad effetto, tanto l'avete gia' capito
perfettamente.
C'entriamo perche' quello che si e' verificato in quelle occasioni
potrebbe perfettamente ripetersi adesso, in questo momento. Un momento
in cui tutto un versante dello sviluppo tecnologico e' stato
rapidamente abbandonato ("Or che bravo sono stato/ posso fare anche il
bucato?": nessuno con meno di trent'anni e' in grado di riconoscere
questo slogan...) e ne e' stato aperto un altro completamente nuovo.
In questo nuovo continente in cui ci siamo avventurati, le varie
opzioni disponibili sono governate teoricamente dalla logica. In
realta', esse sono pesantemente interferite da meccanismi che per
brevita' definiamo di mercato (la brevita' e' resa necessaria dal fatto
che non sappiamo esattamente che cosa il mercato oggi sia) e da altri e
paralleli meccanismi che correntemente definiamo di mercato anch'essi,
ma che invece sono essenzialmente dei meccanismi culturali (e, qualche
volta, forse addirittura religioso-ideologici). Ma e' cosi'? E se e'
cosi', dov'e' la linea di discrimine fra gli uni e gli altri? E, fra
quelli culturali, quali sono "nuovi" e quali invece zavorra della
precedente fase, ora obsoleta? Chi sono insomma oggi - la domanda da
mille dollari - i mandarini che rischiano di farci fare i fuochi
d'artificio ma non i cannoni?
A nessuna di queste domande, ciascuna delle quali e' decisiva, noi
siamo in grado di rispondere oggi. Cosicche', se per caso stiamo
diventando "cinesi", non lo sappiamo.
________________________________________
Luigi Ficarra wrote:
< Gela, citta' ad alta intensita' mafiosa, e' oggi amministrata da una
giunta di sinistra diretta dal Sindaco Rosario Crocetta. Il quale sta
caratterizzando la sua amministrazione in una battaglia a viso aperto
contro la mafia. Fra i tanti esempi del suo molteplice intervento
indichiamo quanto sta facendo sulla questione dell'acqua. Questa e'
stata sino ad oggi monopolizzata dalla mafia, che l'ha fornita ai
cittadini ad un prezzo molto elevato, proibitivo per i piu' poveri.
Ebbene, il sindaco fa ora girare per le strade delle autobotti del
Comune, fornendo a tutti l'acqua ad un prezzo di gran lunga inferiore a
quello che imponeva la mafia. Molto importante e di enorme valore e'
poi la pulizia radicale che sta realizzando nel campo degli appalti. La
delinquenza mafiosa l'ha gia' minacciato piu' volte di morte. Ed egli,
sprezzante e saggio come il compagno Roxas (quello del "Romanzo civile"
di Giuliana Saladino), risponde che "importante e' come si vive; della
morte non ha senso avere paura, che' tutti dobbiamo morire; occorre
pero' affrontarla a testa alta, con la coscienza di aver bene operato,
e da uomini liberi".
Abbiamo ritenuto doveroso esprimere al Sindaco Rosario Crocetta di
Gela la nostra piena solidarieta' di giuristi democratici, anche
perche' possa contare in qualunque momento ed occasione sulla fattiva
partecipazione ed il contributo di tutti noi. "L'Associazione Giuristi
Democratici - gli abbiamo scritto - concorda con Lei nel dire che la
mafia si combatte si' con un'energica repressione giudiziaria, ma che
occorre soprattutto una battaglia politica che smuova la coscienza
civile dei cittadini, come sta facendo Lei. Il suo esempio e' l'opposto
della triste immagine offerta da Cuffaro, oggi disonorevolmente
imputato di favoreggiamento alla mafia" >
________________________________________
mimmolombezzi wrote:
< Immaginiamo il seguente gioco televisivo: da una parte in una cabina
si mette Calderoli e gli si proiettano prima le dichiarazioni di Pisanu
sulla necessita' di rottamare la "Bossi-Fini" poi quelle di
Buttiglione-Montezemolo sull' opportunita' di rottamare la
"Devolution"... accanto in un altra cabina si mette l'ottimo Capezzone
il segretario dei Radicali e gli si proiettano le uscite di Sirchia
sulla fecondazione assistita,le dichiarazoni di Berlusconi sui
"terroristi Ceceni" o la proposta dell'on. Gentile di tassare gli
aborti... Mentre le telecamere stringono sui primi piani un sistema di
sensori colorati segnala in diretta chi e' il piu' incazzato. Sara' lui
che celebrato da una sfilata di gnocche vincera' il
"ROSP-PARADE-AWARD": il premio per il maggior numero di rospi ingoiati
nella prospettiva di restare o di entrare nella maggioranza >
________________________________________
sandro@kensan.it wrote:
< Visto che il petrolio sta finendo occorre trovare delle fonti di
energia alternative, oltre al nucleare vi e' l'eolico e il solare. A
ottobre dell'anno scorso la ST Microelectronics divulgava la notizia di
avere trovato un sistema efficiente per ricavare elettricita' dal sole.
Il suo comunicato stampa parlava di celle fotovoltaiche polimeriche di
nuovo tipo con efficienza del 10% e costo di 0.20$ al watt per venti
anni. La durata di queste celle non e' stata chiarita. Una cella in
silicio dura 20 anni, costa venti volte di piu' e ha una efficienza del
20% (celle monocristalline). Nell'annuncio il ricercatore a capo del
gruppo di ricerca, Salvo Coffa, diceva: "We believe we can demonstrate
10 percent efficiency by the end of 2004..." >
________________________________________
dhmipa@tin.it wrote:
< E' stato ucciso due volte: la seconda dai terroristi iracheni, la
prima da certi giornali e giornalisti italiani che lo hanno accusato di
essere un amico dei terroristi e hanno insinuato che per questo sarebbe
stato liberato. Hanno interpretato male i fatti, o hanno blaterato
inutili e false ciarlerie apposta, per fare del male? E' stato definito
da Feltri un "giornalista della domenica" che andava in Iraq per farsi
vedere e per fare politica. Cio' che scrive Feltri mi fa schifo, ma non
posso e non voglio impedire che continui a scriverlo, anzi e' meglio
che lo faccia, cosi' che tutti capiscano che razza di persona e' e
quanto ci si possa fidare di lui e di cio' che dice >
________________________________________
Andrea Sciuto wrote:
< Contrariamente a quanto ripetono i giornali, io non credo che
l'Italia ricordera' Enzo Baldoni assieme a Quattrocchi e ai martiri di
Nassiriya. Baldoni e' andato in Iraq armato di carta e penna, non di
fucile. E con tutto il rispetto verso chi altrimenti sceglie, la
differenza c'e', e pesa molto. Si possono portare aiuti difendendosi
con le armi, oppure si puo' andare a mani vuote; si puo' accettare che
la logica della violenza sancisca il diritto, sgomini l'oppressore,
oppure, semplicemente, si va, e ci si affida. Enzo Baldoni aveva solo
la sua vita, e quella ha dato >
________________________________________
Tito Gandini wrote:

Nati d'autunno

< Che l'autunno
ci posi, pensiero,
nel grembo di madri

Crepi tutto
da novembre
a febbraio

Settembrini siamo
spossati dal nascere
inetti all'inverno
coviamo per sempre il tepore >

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