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il Manifesto

Il campo rom e il sindaco dello sgombero

Ivan Della Mea dell'Istituto Ernesto De Martino interviene con forza sulla vicenda dell'Osmannoro. Accusa il sindaco di cedimento a pratiche fasciste e razziste "nel nome di una sicurezza figlia diretta di una paura di massa"
8 luglio 2008

IL CAMPO ROM E IL SINDACO DELLO SGOMBERO
Ivan Della Mea

 

Milano, 5 luglio. Annamaria Rivera mi gira una e-mail della quale riporto alcuni brani.

Osmannoro, macerie dopo lo sgombero

    Osmannoro, i nuovi letti

"Ieri notte, nella zona di Osmannoro, a Sesto Fiorentino (Fi), oltre 120 persone di etnia rom, per la maggior parte donne, bambini e minori sotto i 17 anni, si sono ritrovate senza alcun giaciglio in seguito allo sgombero improvviso ordinato dal sindaco Gianni Gianassi del Pd, nel corso del quale ogni baracca è stata demolita dalle forze di polizia, con tutti gli effetti personali dei rom all'interno. Bambini di pochi mesi, ragazzi e adulti sofferenti di diverse patologie cardiache si sono ritrovati in mezzo a una strada, senza assistenza sanitaria, senza acqua, senza un tetto sotto il quale dormire. Questa mattina una delegazione di attivisti composta dal Gruppo EveryOne, dall'associazione L'Aurora onlus di Firenze, dall'ex deputato Mercedes Frias, dal Centro di documentazione Carlo Giuliani e dai Verdi della Toscana ha chiesto, presentandosi al municipio di Sesto Fiorentino con alcuni dei nuclei famigliari sgomberati, un urgente incontro con il sindaco Gianassi per studiare una soluzione all'emergenza socio-sanitaria e abitativa delle decine di famiglie coinvolte, molte delle quali si sono stabilite in queste ore, temporaneamente, all'interno di una fabbrica abbandonata nelle vicinanze dell'insediamento sgomberato. "Il sindaco Gianassi" dichiara Matteo Pegoraro di EveryOne, componente la delegazione " ha impedito l'accesso all'interno del municipio a noi attivisti, con un cordone di Vigili urbani che bloccava l'ingresso, e ha concesso l'ingresso solo a tre giornalisti". Mercedes Frias, ex deputato di Rifondazione comunista, ha contattato al telefono direttamente il sindaco Gianassi che, alla richiesta di un incontro, ha risposto: Non me ne frega un cazzo".  Osmannoro, sui materassi dopo lo sgombero (luglio 2008)

L'Istituto Ernesto de Martino "per la conoscenza critica e la presenza alternativa del mondo popolare e proletario" fondato nel 1966 da Gianni Bosio e da Alberto Mario Cirese, ha sede a Sesto Fiorentino e la sua sopravvivenza dipende, e di dipendenza vera e propria si tratta, dal contributo annuale di questo comune. Io sono il presidente e il legale rappresentante di questo istituto da 13 anni: già ne ho scritto e più volte su questo giornale. La notizia dello sgombero mi prende male, sa di progrom razzista e fascista. Anche il "non me ne frega un cazzo" di Gianassi è fascista. Anche il suo dichiarare di avere dato seguito a una legge dello stato è razzista e fascista poiché quella legge tale è: fascista e razzista.

Gianassi sindaco di Sesto Fiorentino, impone a noi dell'Istituto una contraddizione insostenibile: quella di sopravvivere grazie, in prima battuta, all'ospitalità e al contributo di un comune e di una giunta comunale capaci di pratiche razziste e fasciste. Dire a Gianassi "vergogna" è soltanto stupido: infatti, non gliene frega un cazzo. Un partito democratico davvero dovrebbe costringerlo a dimettersi espellendolo. Il che è quello che chiediamo sapendo che non avverrà poiché il Pd sarà anche un partito, ma democratico proprio no: più volte, troppe, ha fatto pratica di razzismo e fascismo nel nome di una "sicurezza" figlia diretta di una paura "di massa", mediaticamente indotta, dell'altro, del diverso, dello zingaro e in particolare del rom. 


Noi dell'Istituto da sempre siamo insicuri in tutti i sensi, oggi lo siamo anche di più: ciononostante nostra patria è sempre stata, è e sarà il mondo intero.

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