Assemblea Autoconvocata Firenze

Sollicciano, una vergogna che peggiora

Il resoconto di una visita al carcere fiorentino. L'affollamento è tornato a livelli pre-indulto, lo stato di abbandono delle strutture è drammatico, la condizione dei detenuti sempre più difficile
2 dicembre 2008 - Christian De Vito

 

Ieri siamo andati in visita al carcere di Firenze-Sollicciano. Due consiglieri regionali (Petraglia e Bartoloni), Vincenzo Striano dell'ARCI e io di "Liberarsi". Non hanno fatto entrare Giuliano Capecchi (anche lui dell'associazione Liberarsi) neppure come accompagnatore dei consiglieri regionali, per ritorsione per avere, da presidente dell'associazione Pantagruel, appoggiato lo sciopero degli ergastolani dello scorso anno. E' un abuso bello e buono. Il direttore è stato irremovibile, facendo capire che era un ordine che gli arrivava dall'amministrazione centrale.
 
Che dire di Sollicciano? La consueta situazione vergognosa, con due significativi elementi di peggioramento:

Il carecre di Sollicciano alle porte di Firenze a. le strutture sono in uno stato di completo abbandono, anche più del solito: ieri alcuni corridoi e la parte coperta di molti "passeggi" erano completamente allagate, mentre l'umidità nelle celle era terribile. A sentire l'ispettore che ci ha accompagnato, è per via dei tagli sui finanziamenti, che ormai non permettono neppure più la manutenzione ordinaria;
b. il numero dei detenuti è tornato ai livelli di pre-indulto. Ora ci sono 900 detenuti per una capienza di 460, ulteriormente ridotta però dalla chiusura di una sezione. In pratica, al reparto giudiziario sono di nuovo 3 o 4 nelle celle singole e anche 8 nelle celle da tre posti ("celloni").
L'ispettore che ci ha accompagnato nella visita attribuisce questi numeri incredibili all'aumento delle carcerazioni anche brevissime, di pochi giorni, direttamente connesse con la smania securitaria.
La composizione dei detenuti è la solita: a Sollicciano gli immigrati sono oltre il 60%, e molti sono i tossicodipendenti (alcuni anche tra gli immigrati). Anche l'ispettore sottolineava questo elemento sociale della composizione dei detenuti: l'altra settimana un detenuto che doveva uscire ha inscenato una protesta e si è autolesionato per NON uscire dal carcere, non avendo nulla e nessuno fuori. Il numero di senza dimora a Sollicciano è alto e bisognerebbe sempre tenerne conto quando parliamo di "accoglienza" per i senza dimora a Firenze, specie d'inverno: Sollicciano è di fatto il maggiore "centro di accoglienza" per senza dimora della città.
Abbiamo visitato la IX sezione (di "Alta Sorveglianza"), dove ci sono i quattro detenuti ergastolani che hanno scritto la lettera alla città di Firenze che abbiamo distribuito nella conferenza stampa di giovedì. Sono stati molto contenti di vederci, hanno chiesto di "Liberarsi" e gli ho detto della loro lettera ricevuta all'esterno. Facevano lo sciopero della fame anche alcuni detenuti non ergastolani. Altri cucinavano tranquillamente con i fornellini da campeggio in cella. Il vitto passato dall'Amministrazione penitenziaria è immangiabile: del resto, il ministero spende 2.15 euro per tre pasti al giorno per ciascun detenuto.

Poi siamo andati nella II sezione, nel reparto giudiziario, che è la sezione "etnica" per eccellenza, con oltre il 90% di immigrati. Un posto vergognoso. Le persone letteralmente stipate una sull'altra, molti stesi sui letti dagli psicofarmaci, intontiti davanti alla televisione sempre accesa.
Come al solito mi sono attardato, invece di seguire consiglieri regionali, ispettore e capoposto: così ho potuto parlare con parecchi detenuti, spiegandogli di cosa trattava la visita e chiedendogli notizie sulle loro condizioni. Ragazzi a volte giovanissimi, che neanche li avrei detti diciottenni. Altri erano invece detenuti più anziani, che parlavano dei loro tre, quattro, cinque figli in Marocco, in Tunisia, in Albania.
La salute negata è sempre la prima questione che i detenuti pongono, prima ancora del sovraffollamento: uno aveva un braccio gonfissimo, ma la visita sarà forse la prossima settimana. Per altri c'era il problema dei denti: attese di settimane, spesso fanno prima a toglierseli da soli, in cella, con tutte le conseguenze di infezioni e trasmissione di malattie immaginabili. 
Tutti hanno lamentato l'insufficienza delle visite mediche, fatte spesso da vestiti, alla presenza di un agente e con il medico che rifila psicofarmaci per qualunque cosa. Gli psicofarmaci (che "dentro" chiamano semplicemente "la terapia") passano per la sezione con i carrellini: attraverso gli spioncini dei blindi i detenuti ne chiedono un po' di gocce e gliene vengono generosamente concesse più di quanto richiesto.
 
Nei prossimi giorni sono previste altre "visite", sia in Toscana che nelle Marche e Umbria (dove gli ergastolani faranno sciopero nella prossima settimana).
 
Christian De Vito

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