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Firenze nega il diritto alla residenza

Associazioni e gruppi chiedono al Comune di superare il regolamento fissato da un'ordinanza del 2005, che ha di fatto precluso l'accesso alla residenza anagrafica ai senza fissa dimora. Un diritto-dovere sancito dalla Costituzione che è quasi impossibile applicare
29 gennaio 2009

Chi si occupa di  migranti o di persone costrette a vivere condizioni difficili, ai margini della città e della società, sa bene quanto sia delicata la questione dell'accesso alla residenza anagrafica, che è la condizione essenziale per esercitare una serie di diritti di cittadinanza che in teoria dovrebbero essere garantiti a tutti.

Il Comune di Firenze dal 2005 ha un regolamento in materia particolarmente restrittivo, anche perchè applicato con criteri tutt'altro che liberali. La residenza è diventata così una concessione, elargita con parsimonia e secondo modalità che spesso paiono piuttosto arbitrarie.

Alcune associazioni "esperte della materia" hanno tenuto una conferenza stampa - quasi ignorata dai media locali - per riproporre il tema all'attenzione di tutti. Ecco il testo.


 
Clochard Paradossale la situazione a Firenze, dove vige un'ordinanza del Sindaco Domenici (2005) che limita un diritto-dovere sancito dalla Costituzione (Art. 16), oltre che dal Ministero dell'Interno (Circ. n. 8, 29 maggio 1995).
 
Le persone senza fissa dimora possono esercitare a Firenze il diritto all'iscrizione anagrafica, soltanto seguendo due percorsi determinati. Il primo prevede che, a seguito della richiesta dell'interessato, l'ufficiale d'anagrafe debba procedere ad accertare il requisito della sua presenza abituale sul territorio indagando sulle sue consuetudini di vita e sulle sue relazioni sociali.

Il secondo percorso prevede addirittura che le persone Senza Fissa Dimora debbano accettare l'obbligo di essere assoggettate ad un percorso di inclusione sociale determinato e gestito da un non meglio definito "staff tecnico" incaricato oltretutto di fornire notizie riguardanti la persona stessa all'ufficiale d'anagrafe.

Questo "staff" (attualmente insediato presso il Centro Diurno "La Fenice") osserva e valuta le persone inserite nel suo programma "rieducativo" e, discrezionalmente, "premia" con una positiva relazione all'anagrafe solo quelle che ritiene meritevoli di riacquisto di cittadinanza. Il costo dell'attivazione di questo macchinoso percorso ha ridotto un diritto gratuito ad una spesa ingente per la collettività: nel solo 2007 sono stati spesi ben 303.764 euro.  

Nel nostro Paese dal 1954 è in vigore una legge che sancisce il diritto/dovere di tutti i cittadini, italiani o stranieri, ad essere anagraficamente iscritti nel Comune ove hanno una stabile dimora o comunque, nel caso di persone senza fissa dimora, ove indichino un domicilio.

Nei lontani anni '50 la figura dei senza fissa dimora era identificata con i giostrai, i commercianti ambulanti, i girovaghi. Oggigiorno la disoccupazione o comunque la precarietà, il caro affitti, lo sfascio delle famiglie, la solitudine degli anziani, ha mutato tale figura. Sempre più spesso una separazione in famiglia, uno sfratto, un licenziamento "mettono in strada" persone che, già provate da questi drammi, si vedono pure privare della propria identità attraverso la negazione dell'iscrizione anagrafica.

La conseguenza di questa privazione è la preclusione ad un'infinità di diritti quali:
 
                     il diritto di voto
                     il diritto all'assistenza sanitaria
                     l'iscrizione alle liste di collocamento
                     il beneficiare di una pensione
                     il conseguire o rinnovare la patente di guida
                     il sottoscrivere contratti
                     la possibilità di partecipare ai bandi per l'edilizia pubblica
 
Quotidianamente da anni ascoltiamo, impotenti, i racconti dei tanti, troppi, esseri umani che pur sopravvivendo in questa città non riescono ad ottenerne la "cittadinanza".

Inutili, ci raccontano, sono stati i tentativi di iscriversi come Senza Fissa Dimora pur dichiarando all'anagrafe il loro stato. Andando a verificare i dati riscontriamo che effettivamente nessuno dal 2006 ad oggi è riuscito in tale intento, e che solo un centinaio di persone hanno avuto la " fortuna" di essere inseriti in quei percorsi prima citati.

Perché non si vuol comprendere che la norma stabilisce che queste iscrizioni non possono essere subordinate a nessun tipo di valutazione, ma soggette solo alla volontà del cittadino privo di una stabile dimora, ad indicare un proprio domicilio, fosse anche una casella postale?
E se la situazione economica-sociale di costui causa anche il bisogno di sostegno da parte della Pubblica Amministrazione questo non può essere motivo ostativo in un Paese che si dica civile.
 
Chiediamo quindi la piena applicazione della Costituzione Italiana, ed in particolare della Circolare n.8 del Ministero dell'Interno del 29/05/1995.
   
Associazione L'Aurora
Associazione Fuori Binario
Associazione Il Muretto
Centro delle Culture di Firenze
Firenze Umanista
Gruppo consiliare Unaltracittà/Unaltromondo
Gruppo EveryOne

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