Genova

Il pm: «Alla Diaz fu un massacro»

5 luglio 2008 - Paola Mattarana
Fonte: Il Mattino

Genova. Manganelli «Tonfa» impugnati al contrario per picchiare più forte, calci, pugni e capigliature tagliate esibite come trofei, mobilia e sedie spaccate addosso: è il quadro del «massacro» della polizia sui No global nella scuola Diaz, durante il G8 del 2001, dipinto ieri dal pm Francesco Cardona Albini nel corso della seconda parte della requisitoria. Nel processo sono imputati 29 poliziotti tra alti dirigenti, funzionari e capisquadra, e 98 sono le parti lese. Le accuse sono a vario titolo violenza privata, lesioni gravi, abuso d’ufficio, falso, calunnia, porto abusivo di armi da guerra. Al «massacro» - secondo il pm - assistevano indifferenti, come hanno evidenziato testimonianze e filmati, dirigenti e funzionari di polizia in borghese, e che oggi sono anche ai vertici di uffici delicatissimi. «Il primo poliziotto a entrare nella scuola - ha ricostruito il pm - è stato un agente del I reparto Mobile di Roma, ai comandi di Vincenzo Canterini, seguito da altri colleghi anche in borghese». «Dentro la palestra - ha proseguito - c’erano ragazzi stranieri nei sacchi a pelo per dormire. Alla vista dei poliziotti si misero in ginocchio invocando la non violenza. Come risposta sono stati colpiti con sedie e mobili e poi presi a manganellate». «In pochi minuti - ha sottolineato il pm - la scena si trasformò in un feroce pestaggio da parte dei poliziotti con il volto nascosto da caschi e da bandane». Anche il pentimento tardivo di Michelangelo Fournier, vice di Canterini, che in una dichiarazione spontanea definì l’irruzione una «macelleria messicana» non ha convinto il pm. Il pm ha smantellato la tesi della presunta resistenza opposta dai No global: con dichiarazioni di testi e filmati è stato smentito il lancio di bottiglie e oggetti vari che sarebbe avvenuto prima e dopo l’irruzione. «Il bilancio di 79 feriti nella scuola, di altri fuori dell’edificio, il «martirio» di Mark Covell (il giornalista free lance inglese massacrato di botte) e soprattutto il terrore degli occupanti, molti dei quali non poterono trattenere i loro sfinteri, non sembra congruo - ha detto il pm - neppure se ci fosse stata resistenza». «Non c’è stato da parte della polizia alcun assalto al castello asserragliato da occupanti, ma solo un’irruzione a freddo, decisa a tavolino». Il pm ha ribadito di aver trovato veri e propri «ostacoli» a causa dell’omertà degli imputati e della polizia. «Ad oggi - ha detto - non sappiamo neppure in quanti vi parteciparono». La requisitoria, che si concluderà il 10 con le richieste di condanna, ha suscitato anche ieri diversi commenti politici. L’onorevole Giovanna Melandri (Pd), Ermete Realacci (Pd) e Paolo Cento (Verdi) hanno ribadito che la pagina della Diaz è una ferita ancora da sanare, e una pagina vergognosa della nostra Repubblica.

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