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Lettera aperta su perchè aderire al Peace Event Sarajevo 2014 a GianMarco Pisa

una risposta collettiva del MIR su perchè è bene aderire all'evento di pace in programma a Sarajevo nel giugno 2014
5 novembre 2013 - consiglio nazionale MIR

Caro GianMarco,

abbiamo letto il tuo intervento “Peace event Sarajevo 2014: perché non aderire”, scritto su http://www.cnj.it/documentazione/gavrilo.htm#gpisa e l’abbiamo commentato durante il nostro consiglio nazionale tenutosi a Roma il 19,20 ottobre scorso.

Francamente dobbiamo dirti che ci è dispiaciuto molto vedere questo appello a boicottare l’evento di Sarajevo, su cui stiamo lavorando con altre associazioni italiane e straniere da ormai 2 anni. Per questo abbiamo voluto scrivere questa lettera aperta in cui cerchiamo di spiegare perché secondo noi occorre aderire.

Partiamo da una precisazione: l’evento di Sarajevo non vuole ricordare, né celebrare alcunché. L’idea di un evento di pace è nata nel corso di alcuni incontri tra associazioni nonviolente, prevalentemente facenti capo al Mir internazionale e ai coordinamenti per il decennio sull’educazione alla pace e alla nonviolenza, 2 anni fa, nel 2011. Certamente l’ispirazione erano i saloni della pace di Parigi, tenutisi fino al 2008, e sospesi per mancanza dei fondi di sostegno pubblico (dunque come puoi ben vedere non ci sono ricchi “donatori” dietro); sin dall’inizio l’idea era di realizzare un evento più che un salone, ed un evento possibilmente aperto alla partecipazione di associazioni e movimenti di base soprattutto dell’Est Europa, solitamente assenti per complesse ragioni storico politiche. E si era pensato ad una rosa di città candidate a ospitare questo evento: tra queste Trieste, Berlino, Vienna, Budapest. Alla fine si optò per Sarajevo proprio per il significato simbolico che tale città assume nel 2014, in riferimento agli avvenimenti che portarono alla Grande Guerra, oltre che perché questa città è stata teatro di quella che al momento, e speriamo per sempre, è stata l’ultima guerra combattuta in Europa.

Proprio perché il 2014 ci saranno eventi celebrativi ed alla memoria di quella che fu una tragica scelta per il mondo intero, si scelse Sarajevo per raccontare un’altra storia, che da una parte si oppone a quella come a tutte le altre guerre, dall’altra si proietta in un futuro che vogliamo profondamente diverso e per cui ci battiamo: a un secolo di guerre viste come soluzioni ai conflitti, vogliamo proporre una via alternativa di interventi civili di pace: invitati tutti coloro, che pur con errori e imperfezioni, talvolta con ingenuità, provano sul campo questa alternativa.

Sappiamo benissimo che l’”incidente” (va bene chiamarlo così?) di Sarajevo del 1914 è stato solo il pretesto per scatenare la prima guerra mondiale, che ebbe tutt’altre cause che solo in parte  avevano a che fare  con le questioni balcaniche; ciò è non solo ben chiaro a noi, ma largamente accettato dalla storiografia sia pacifista che non.

Noi non vogliamo assolutamente addentrarci in discussioni politico storiografiche, né vogliamo organizzare un simposio sulla prima guerra mondiale.

Sappiamo bene, anche, che certe ferite, quelle recenti delle guerre che tra il 1991 ed il 1999 hanno accompagnato il disfacimento della Jugoslavia, non certo quelle di 100 anni fa, sono tuttora profonde da quelle parti, e sono ancora aperte e “sanguinanti”. E’ possibile che chi sta preparando l’evento di Sarajevo non si sia reso pienamente cosciente di quanto, anche una semplice parola al posto di un’altra, possa provocare diffidenze e riaccendere risentimenti.

Compito però dei pacifisti in generale e dei nonviolenti in particolare, in occasioni come queste, dovrebbe essere quello di gettare ponti, non di lasciarsi avviluppare dalle contese nazionalistiche locali, come invece si evince dal tuo intervento, che sembra assumere acriticamente il punto di vista di una sola parte, quella serba. E di questa  prevalentemente il  punto di vista più istituzionale-governativo. Il tuo  intervento è  ospitato tra l’altro, in un sito Web che non mi sembra molto alla ricerca di dialogo.

Se tu, grazie anche al fatto di lavorare con organizzazioni di società civile serbe, hai rilevato alcuni errori, che, nella preparazione dell’evento di Sarajevo 2014, possano essere discriminanti nei confronti dei Serbi, o di qualunque altra parte, è giusto che tu  lo faccia presente. Ed è  auspicabile che porti questa tua sensibilità al servizio della preparazione di quest’evento; proprio perché l’intenzione è di favorire  un confronto tra tutte le realtà che si richiamano alla pace e, possibilmente, alla nonviolenza. Ci chiediamo infatti quale sia il ruolo degli operatori di pace: quello di promuovere  il dialogo o quello di boicottare iniziative solo perché un governo non le vuole?

Sperando che questa nostra possa servire a riprendere una collaborazione e che si porti in quelle terre martoriate un messaggio di pace, ti inviamo un caro saluto

 

Il consiglio nazionale del MIR