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    "Un'eterna Treblinka" non dovrebbe mancare nella libreria di nessun animalista e soprattutto di nessun vegetariano. Diffonderlo diventa obbligatorio per chiunque abbia a cuore la causa dei diritti degli animali.

    "Un' eterna Treblinka"

    Charles Patterson ed. Editori Riuniti
    6 febbraio 2004 - Stefano Cagno

    Da tempo i vegetariani accostano il trattamento riservato agli animali da allevamento a quello dei nazisti nei confronti degli ebrei durante l'Olocausto. Tale paragone però difficilmente è reso esplicito durante le conferenze e tanto meno negli scritti, poiché alcuni ebrei si sentono offesi da ciò.
    Recentemente è stato pubblicato dagli Editori Riuniti un libro intitolato "Un'eterna Treblinka", scritto da Charles Patterson: in esso il filo conduttore è proprio la tesi che Olocausto e allevamenti intensivi possiedano molti aspetti in comuni e che dal punto di vista delle dinamiche che hanno reso possibili questi due fenomeni vi sia una sostanziale sovrapposizione. In questo caso il libro è difficilmente attaccabile poiché l'autore è un ebreo e anche moltissime testimonianze che confermano e condividono la sua tesi sono di altri ebrei, alcuni dei quali hanno vissuto sulla propria pelle l'Olocausto nei tristemente famosi campi di sterminio.
    Il titolo stesso del libro è tratto da un passo del Premio Nobel per la Letteratura Isaac Bashevis Singer in cui, parlando del modo di pensare degli esseri umani nei confronti degli animali, dice che "essi sono convinti che l'uomo, il peggior trasgressore di tutte le specie, sia il vertice della creazione: tutti gli altri esseri viventi sono stati creati unicamente per procurargli cibo e pellame, per essere torturati e sterminati. Nei loro confronti tutti sono nazisti; per gli animali Treblinka dura in eterno".
    Così, Charles Patterson, profondamente influenzato proprio da Isaac Bashevis Singer, ha deciso di scrivere un libro coraggioso, duro e di rottura, convinto come Albert Camus che "è responsabilità dello scrittore parlare per quanti non possono parlare per loro stessi".
    "Un'eterna Treblinka" è un libro riccamente documentato e per questo molto imbarazzante, poiché dimostra in maniera precisa e lucida che molte delle più grandi nefandezze commesse dagli esseri umani sono state compiute in maniera sistematica, premeditata, programmata e favorita dalla assoluta indifferenza della maggior parte della persone.
    Ogni capitolo è una finestra aperta che accompagna il lettore nel tragico viaggio che partendo dai macelli arriva ai lager nazisti. E questo viaggio metaforico ha un suo punto di partenza nel filosofo Theodor Adorno, un ebreo tedesco costretto all'esilio dai nazisti, che così scrisse: "Auschwitz inizia ogni volta che qualcuno guarda a un mattatoio e pensa: sono soltanto animali".
    Un altro concetto che emerge in maniera chiara in "Un'eterna Treblinka" è l'importanza delle teorie eugenetiche per comprendere come sia stato possibile arrivare all'Olocausto. Eugenetico è qualsiasi tipo di intervento volto a migliorare le caratteristiche ereditarie degli esseri viventi.
    L'assunto è che l'ambiente sociale influenzi molto poco il risultato finale, ma che quasi tutto sia determinato da rigidi modelli genetici. Quanti sposano le tesi eugenetiche classificano gli esseri umani in base all'intelligenza e alla cultura, creando così una disuguaglianza tra i "superiori" e gli "inferiori" in quanto ritenuti ritardati, criminali, depravati o comunque pericolosi. Tutti sappiamo che fu proprio Hitler a portare l'eugenetica alle sue più estreme conseguenze, arrivando a sterminare 6 milioni di ebrei proprio perché considerati razza "inferiore". Pochissimi sanno che Hitler fu ispirato da Henry Ford e che proprio negli Stati Uniti d'America, negli anni venti, si compirono i primi interventi eugenetici mediante campagne di sterilizzazione obbligatoria. Contemporaneamente le maggiori fondazioni americane, tra le quali la stessa Rockfeller Foundation, sostennero i principali eugenetisti tedeschi, i quali pochi anni dopo divennero i maggiori teorici della selezione razziale.
    Anche di quest'altra imbarazzante verità, Patterson offre ampie e inoppugnabili prove.
    All'interno di un libro interessantissimo, in cui ogni pagina è ricca di documentazione e spunti di riflessione, ritengo che la parte dedicata alle testimonianze dei molti sopravvissuti ai campi di sterminio, successivamente diventati attivisti animalisti, è la più originale e la migliore per dimostrare come il paragone tra i lager nazisti e gli attuali allevamenti degli animali non sia affatto offensivo per chi queste esperienze le ha vissute sulla propria pelle.
    "Un'eterna Treblinka" non dovrebbe mancare nella libreria di nessun animalista e soprattutto di nessun vegetariano. Diffonderlo diventa obbligatorio per chiunque abbia a cuore la causa dei diritti degli animali. Inoltre sarebbe un segno importante anche nei confronti degli Editori Riuniti, la casa editrice che ha avuto il coraggio di credere nella pubblicazione del libro, nonché dell'Associazione Progetto Gaia che ne ha curato la traduzione.
    Non sono ebreo, ma quando, alcuni anni fa, sono andato a visitare il campo di concentramento di Mauthausen in Austria sono uscito con l'assoluta convinzione che tutti dovrebbero andare una volta nella vita a vedere un lager, dove alcuni esseri umani sono riusciti a fare quanto sembra difficile solo pensare.
    Gli allevamenti intensivi e soprattutto i mattatoi, al contrario, non possono essere la meta di una visita. Charles Patterson apre una finestra anche su questi luoghi e sulle spiegazioni storiche che hanno portato alla loro costituzione. Chiudere gli occhi a questo punto vorrebbe dire essere complici, come complici furono tutti quelli che chiusero gli occhi davanti all'Olocausto.

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