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    Finiamola di mostrare gli animali come non sono in realtà e con comportamenti spiccatamente antropomorfi.

    Dalla parte dell’orca assassina

    2 agosto 2004
    Fonte: www.ilmattino.it
    1.08.04

    L’orca Ky, nata in cattività e figlia di Tillikum e Haida, ha ripetutamente e con violenza sbattuto sott’acqua il suo addestratore Steve Abel, cercando di annegarlo, così come i suoi genitori fecero nel 1991 provocando la morte del «domatore» Kelthye Lee Byrne. È accaduto qualche giorno fa negli Stati Uniti, a Sea World di San Antonio, ma la notizia è stata diffusa solo ieri.

    La sofferenza. «Quello di Ky non è stato, come potrebbe sembrare, un semplice atto di violenza, ma una giustificata reazione ai continui soprusi che subisce da oltre dieci anni da parte del suo addestratore il quale ha rischiato la morte», ha spiegato Ilaria Ferri, direttore dei settori cattività e ambiente marino degli Animalisti italiani onlus. «In tanti - ha aggiunto la studiosa - non si accorgono a quante deprivazioni quotidiane e continue siano sottoposti in cattività questi meravigliosi animali».

    La tortura. In natura, le orche, sono capaci di percorrere miglia e miglia e se ne conoscono tre specie ben distinte: quella «residente» che si nutre di pesce, quella di «passaggio» che è abile cacciatrice di mammiferi marini e quella che vive in «mare aperto», anch’essa ittiofaga. Queste tre forme sono diverse in morfologia, ecologia, comportamento e genetica. «Ciò sta a dimostrare - ha chiarito l’esperta - quanto siano complesse e articolate le esigenze di questi animali che, rinchiusi fino alla loro precoce morte negli oceanari (in natura vivono fino a 80-90 anni), possono ricordarci quanto sia crudele e inutile mostrarli come pagliacci o anacronistici ambasciatori di una specie che invece meriterebbe solo rispetto e tutela».

    Il delfinario. Secondo l’associazione, proprio in questi giorni di vacanza, è bene ricordare ai genitori che possono essere indotti a portare i bambini nei delfinari, quante torture si nascondono dietro un delfino o un’orca che saltano in una vasca. È certamente più educativo mostrare questi animali liberi in natura piuttosto che in cattività. Il Mediterraneo è ricco di delfini e balene e con il whale watching e l’ecovolontariato è facile incontrare questi animali e conoscerli nel loro ambiente naturale, senza rendersi complici di sofferenze e inutili deprivazioni, spesso anche nel nome di una falsa scienza.

    Il riscatto. «Finiamola di mostrare gli animali come non sono in realtà e con comportamenti spiccatamente antropomorfi. Il delfino che gioca con la palla, che sorride ed è felice di farsi cavalcare, di farsi lavare i denti con lo spazzolino, oppure l’orca che si diverte nel trainare l’addestratore, sono tutte finzioni. L’aggressività di questi cetacei - sottolinea Ilaria Ferri - indotta da numerose costrizioni e dagli spazi enormemente ridotti ha provocato negli ultimi quindici anni anni incidenti gravi: graffi, morsi, abrasioni, ossa rotte e traumi, oltre che la morte dell’addestratore Byrne. Ci siamo mai chiesti quanto dolore e quanto desiderio di libertà si nasconde dietro il gesto dell’orca Ky?».

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