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    Una lettera da "Il Mattino"

    «Se così è il bioparco, non ci metterò piede»

    18 settembre 2004 - Andrea De Rosa
    Fonte: www.ilmattino.it
    17.09.04

    . La settimana scorsa ho passato un paio di giorni a Roma, riscoprendo il piacere di passeggiare in un centro storico affollato di turisti e di assistere a geniali spettacoli di artisti da strada di tutto il mondo. E vabbè, per fare ‘na passeggiata al centro e per non essere preso a paccheri devo fare 200 chilometri. I paccheri li ho presi a Napoli, alla denuncia in questura mi è stato chiesto: «Di dove sì?». Rispondo: «Vomero». Replica: «E perchè scendi al centro, restatene nel tuo quartiere, i guai te li cerchi». Per la cronaca la denuncia non l'ho più fatta. Comunque il motivo di questa lettera è un altro. La cosa che mi piaceva più da bambino era lo zoo. Tormentavo mio padre perchè mi ci portasse sempre, tutte le domeniche eravamo lì io e papà, che poi lo zoo piaceva anche a lui, anche lui come me tormentava nonno perchè lo portasse allo zoo. Ed è inutile dire che poi lo zoo piaceva anche a nonno. Si è capito, la mia famiglia è cresciuta a pane e zoo.

    Come vi dicevo la settimana scorsa ero a Roma. Passeggiando per Villa Borghese come ho visto la scritta Zoo, non ho capito più niente, ci dovevo andare, quanti anni saranno che non ci vado, dieci? Forse anche venti. Punto i piedi a terra e proclamo alla mia compagna che intendo andare allo zoo. Mi fissa e mi dice: «Che? Vedere dei poveri animali tristi e prigionieri?»
    Ma no, le rispondo, lo zoo di Roma è all'avanguardia tanto che ora non si chiama neanche zoo ma bioparco, pensa non ci sono neanche più le sbarre e tutto è concepito in un nuovo modo rispetto ai vecchi zoo. La convinco e, tutto emozionato come quando avevo sei anni, entriamo allo zoo, anche se non è la stessa cosa, papà non c'è. Spero solo che la mia compagna non sbuffi troppo durante il giro. Paghiamo il biglietto, sette o otto euro, non ricordo, e incomincia la gita al famoso e decantato zoo anzi bioparco della capitale. Vediamo un po’. Ah, sì, guarda, qui ci sono i primati. Vedi, le sbarre non ci sono, non è una gabbia. Beh, sì, c'è un vetro tutto sporco e quella povera e triste scimmia sembra che stia in un acquario scassato. Meglio cambiare zona altrimenti incomincio a dar ragione a te.

    Gira gira, la cosa non cambia. Vedo solo bambini che inseguono dei pavoni lasciati, poveri loro, "liberi" per il parco. Ho la sensazione che qui i genitori portino i figli non perché imparino ad amare e sopratutto a rispettare gli animali ma per sfogare il sadismo tanto sviluppato nei ragazzini, che corrono dietro a qualunque cosa si muova in pseudo libertà, papere, piccioni, lucertole, ma non si salvano neanche quelli dietro alle sbarre e negli acquari. Una folla di ragazzini e anche adulti inviano improperi a quelle povere bestie, povero ippopotamo quante se ne deve sentir dire, per non parlare degli apprezzamenti sugli zebedei di quel bisonte triste. Ma non c’è qualcuno qui che insegni a questi animali un po’ di rispetto? Basta, devo uscire da questo circo di sadismo, non metterò mai più piede in uno zoo o bioparco che sia.
    Tornando verso casa mi sono chiesto se anni addietro con papà mi comportassi così. Non so, forse, ma conoscendo papà non credo. Comunque gli anni passano e cambia il modo di vedere le cose; comunque sia, resta il bel ricordo delle domeniche allo zoo di Napoli con papà.

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