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    Salvate gli animali dal chirurgo estetico

    Se un aficionados del Brasile dipingesse il suo dalmata di verde e oro, commetterebbe un reato? No, sarebbe un idiota in più, fra i tanti che ci circondano.
    27 ottobre 2004 - Oscar Grazioli
    Fonte: www.libero.it
    26.10.04

    Tao In campo umano la chirurgia estetica è in piena espansione. Alla legge del look non sfuggono neanche i maschietti che oggi, apprendo con sgomento, si accostano anche alla chirurgia estetica delle mammelle. In tempo di polemiche su gay, e sinonimi vari, non oso commentare.
    Fatto sta che se una persona vuole cambiare tette, natiche, naso e orecchie lo può fare. Rivolgersi a un chirurgo estetico è un suo diritto, come accettare il rischio che ne consegue.

    Diversa la situazione in campo veterinario dove si può parlare di chirurgia estetica e chirurgia utilitaristica. Alla prima appartengono i classici interventi di taglio della coda e delle orecchie. Alla seconda fanno capo interventi raramente richiesti nel nostro Paese. Negli Stati Uniti, i cui cittadini sono molto affezionati agli arredi è abbastanza comune che un veterinario si senta richiedere un intervento di onichectomia nel gatto. In parole povere si tratta di togliere le unghie al felino di casa in modo che non ne abbia a soffrire il divano di pelle. Chi ha da soffrire è il povero micio, visto che le unghie sono un estensione del sistema sensoriale e la natura non le ha fatte per graffiare i divani. I gatti un po’ troppo “spregiudicati”, nell’utilizzare i denti, rischiano di vederseli tolti, in modo da risolvere il problema alla radice (dentaria e non).

    L’Associazione Medici Veterinari Italiani ha lanciato sul suo giornale telematico (www.anmvi.it/anmvioggi/) un sondaggio per conoscere l’opinione dei professionisti che si occupano di animali da compagnia. La domanda posta è la seguente: “Saresti favorevole ad un decreto ex legge che vieti taglio della coda e delle orecchie?”. Sono offerte quattro possibilità di risposta. a) Sì. b) Sì, ma con ponderate eccezioni. c) No d) No, libertà di scelta per veterinario e proprietario.
    Ebbene, il 63% dei veterinari è per un divieto secco, mentre un altro 23% propende per le ponderate eccezioni. Il 13% gradirebbe libertà d’azione e solo l’1% si dice contrario al decreto. Gioverà chiarire che le ponderate eccezioni riguardano soprattutto il fatto che il taglio della coda, se effettuato nei primissimi giorni di età, è quasi indolore e privo di qualsiasi complicazione. Sono certo che se la domanda si estendesse agli interventi di avulsione di unghie e denti ( non a fini terapeutici ovviamente) la classe veterinaria risponderebbe con un 100% di sì. Eppure non esiste alcuna normativa sulla chirurgia estetica veterinaria, dove chi decide è il proprietario e chi rischia è il cane. Non per questo devono essere criminalizzati i veterinari che effettuano il taglio delle orecchie, spesso sotto la spinta di padroni desiderosi di farsi vedere in giro (e alle mostre) con il dobermann dall’aspetto truce.

    Già, le mostre. In diverse nazioni non è più consentito portare in mostra cani con le orecchie tagliate, inutile e dolorosa mutilazione. Bisognerebbe partire da lì (Enci se ci leggi batti un colpo). Dove saranno poi i confini tra l’estetica e il maltrattamento? Labili, contesi e pieni di vittime, come tutti i confini nella storia del mondo. Se un aficionados del Brasile dipingesse il suo dalmata di verde e oro, commetterebbe un reato? No, sarebbe un idiota in più, fra i tanti che ci circondano. I veterinari si stanno esprimendo in modo chiaro. Sarebbe interessante conoscere l’opinione dei lettori.

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