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    La storia delle associazioni ambientaliste

    15 agosto 2016 - Giorgio Nebbia

     

    Le precedenti contestazioni e "lotte" sono state condotte da innumerevoli soggetti che andavano da piccoli gruppi, talvolta a livello di paese, fino a vere e proprie associazioni, con decine e centinaia di migliaia di iscritti, in genere con motivazioni "di sinistra", progressiste; da tali associazioni in parte sono nati dei movimenti "verdi" che hanno assunto il carattere di "partiti", con aspirazioni a rappresentanza e presenza politica, nelle amministrazioni locali e nei parlamenti nazionali.

    La storia dei movimenti ambientalisti, "verdi", e dei partiti verdi è un capitolo che ha ricevuto molta attenzione, soprattutto nei suoi aspetti politologici e sociologici, più che come storia di lotte popolari.

    Tale storia risulta particolarmente complicata da analizzare per una certa confusione dei nomi assegnati a tali movimenti: mi sembra difficile classificare Italia Nostra e il WWF come "verdi" anche se alcuni loro dirigenti sono diventati parlamentari o pubblici amministratori eletti in liste "verdi".

    Le principali associazioni straniere (negli Stati uniti Sierra Club, Audubon Society, Greenpeace) hanno avuto cura di ricostruire le proprie storie. In Italia il campo più esplorato riguarda le associazioni ambientaliste "grandi", in ordine di apparizione Pro Natura, Italia Nostra, il WWF, Amici della Terra, Greenpeace, Legambiente, e alcune altre.

    L'indagine non è facile perchè scarseggiano documenti e archivi delle associazioni, spesso articolate in sezioni di cui manca la documentazione e inoltre perchè alla loro direzione si sono succedute persone diverse, alcune delle quali non hanno mostrato interesse a conservare memoria dei predecessori.

    Da parte loro i movimenti e partiti "verdi" hanno avuto un rapido ricambio e mutamento interno di persone e denominazioni, di non facile riconoscimento. Nell'analisi delle relative dinamiche si trovano così nomi come "verdi", "rosso-verdi", "verdi-sole-che-ride", "verdi-verdi", "verdi-arcobaleno", verdi-girasole", "verdi alternativi", con intrecci, difficili da ricostruire, con partiti politici tradizionali, come il Partito radicale, Democrazia proletaria, il Pdup, in parte il Pci con la sua Federazione giovanile Fgci (42)(43)(44)(45)(46)(48)(49)(50).

    Di ancora più difficile ricostruzione sono le storie di associazioni, talvolta costruite in fretta e furia e poi abbandonate, da partiti come la Democrazia cristiana, gruppi cattolici (le Acli hanno una propria associazione ambientalista, "Anni verdi"), socialisti, repubblicani, liberali, fascisti ("Gruppi di ricerca ecologica", "Fare verde"), eccetera.

    Ciascuna di queste associazioni ha prodotto libri, giornali, talvolta in prossimità di elezioni o di referendum, spesso poi chiusi dopo pochi numeri: una gran massa di materiale di difficile reperimento e andato in gran parte perduto. La loro esistenza si può ricostruire da brevi passaggi sui quotidiani o sugli organi dei rispettivi partiti.

    Grande importanza ha avuto, per molti anni, il movimento delle "Università verdi" che hanno raggiunto, in certi periodi, il numero di alcune centinaia, nei più diversi posti d'Italia, con limitato coordinamento, ma con grande vivacità. Le Università verdi hanno organizzato corsi di lezioni, spesso tenute da persone di grande prestigio e competenza (si pensi per tutte all'instancabile Laura Conti), producendo dispense di buona qualità, in gran parte disperse. Benchè ci sia stato un "coordinamento" delle Università verdi non mi risulta che sia stata prodotta una storia di questa importante pagina di mobilitazione e acculturazione ambientalista.

    Qualche rapporto, ma non sistematico, si è avuto fra le associazioni ambientaliste e verdi e i vari movimenti di difesa dei consumatori italiani (la cui storia meriterebbe pure di essere ricostruita).

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