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    Verso una etica ambientale

    Le chiese e l'ambiente

    15 agosto 2016 - Giorgio Nebbia

     

    La prima attenzione per i problemi ambientali, per quanto ho potuto vedere, nasce nelle chiese cristiane protestanti, cioè nello stesso terreno culturale in cui erano nati anche i primi movimenti moderni di conservazione della natura.

    L'attenzione cattolica è stata stimolata, talvolta in forma stizzosa, da un celebre articolo dello storico americano Lynn White che ha attribuito alla tradizione antropocentrica giudeo-cristiana una delle radici del disprezzo per la natura e che ha riconosciuto in San Francesco e nella sua capacità di considerare l'uomo fratello dell'acqua, del fuoco, delle pietre, degli animali selvaggi, l'unico anticipatore (radicale) della moderna visione dei rapporti uomo/natura (San Francesco è stato poi proclamato patrono dell'ecologia dalla chiesa cattolica).

    A livello istituzionale nella chiesa cattolica postconciliare fu costituita una commissione Iustitia-et-pax che, dalla fine degli anni sessanta, cominciò ad essere molto attenta ai problemi ambientali.

    Per quanto ne so, purtroppo manca una storia delle posizioni assunte sui problemi ambientali dalla chiesa romana nelle numerose encicliche e lettere ufficiali e nelle conferenze internazionali. Come è ben noto, la Santa sede non è membro delle Nazioni unite ma è membro di molte agenzie (FAO, IAEA, ecc.) e partecipa alle relative conferenze.

    Le principali contraddizioni "ecologiche" della Chiesa cattolica riguardano il problema della popolazione, il cui aumento è generalmente considerato una fonte di aggravamento dei problemi ambientali planetari, mentre la chiesa cattolica è fermamente contraria al controllo delle nascite. Ambigua è pure la posizione della chiesa romana sull'energia nucleare e sugli armamenti nucleari.

    Una posizione più aperta si è avuta a livello di Consiglio mondiale delle chiese cristiane nei suoi numerosi incontri che hanno portato nel 1990 alla conferenza di Seul su "Giustizia, pace e salvaguardia del Creato", divenuta poi una campagna internazionale.

    Mentre molto è stato scritto su singoli aspetti di una teologia dell'ambiente, ben poco è disponibile sulla storia e l'evoluzione di tale teologia. Penso che sarebbe utile analizzare l'evoluzione della posizione sull'ambiente delle altre religioni monoteiste (Ebrei e Islam) e delle religioni orientali.

    C'è infine da esplorare il vasto capitolo della storia degli scritti e delle discussioni relative agli aspetti "filosofici" dell'ecologia e dell'ambiente. Essendo un chimico, quindi di educazione naturalistica, confesso che ho sempre visto con fastidio l'aggiunta dell'aggettivo ecologico a un gran numero di problemi di natura etica e filosofica che, a mio parere, con l'ecologia avevano poco a che fare.

    Cito argomenti come l'"ecologia della mente", l'"ecosofia", l'"ecologia degli atti", l'"ecologia delle idee", l'"eco-organizzazione", l'"eco-bio-socio-logia", l'"antropo-socio-ecologia", con strani intrecci con movimenti come "New Age" e simili. Riconosco, comunque il mio limite culturale e penso che forse l'analisi storica di questi temi, fra cui la curiosa e controversa "ipotesi Gaia", aiuterebbe a riconoscere quanto è utile e meritevole di più chiara definizione e di maggiore approfondimento e quanto è mistificazione e moda temporanea.

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