Il fenomeno degli xenotrapianti e della manipolazione genetica
Dna&Spa - Non più uomini, non più animali
Enrico Moriconi, ed. Cosmopolis
26 gennaio 2004
Presentazione dell’Editore Il fenomeno degli xenotrapianti e della manipolazione genetica in gene- re è un fenomeno inquietante sotto molti punti di vista. Esistono problemi di carattere sociale, legati alla proprietà dei brevetti sul vivente, argomento sul quale in Europa si discute da tempo, esiste il problema dell’espropria- zione dei paesi poveri della Terra di quella varietà vegetale e animale che di fatto costituisce la loro ricchezza e che attraverso il fenomeno della bre- vettazione si trasforma da patrimonio collettivo in proprietà privata di grandi multinazionali. Enorme è poi il problema ambientale, legato alla ri- duzione della biodiversità, all’ibridazione senza controllo delle specie au- toctone, all’impatto che questi organismi, animali o vegetali, possono ave- re sul delicato equilibrio del pianeta. Di questi argomenti, si discute da tempo, tutto il movimento no-global, si batte per arginare il fenomeno, contenere i danni economici e i rischi per la salute umana. Ma c’è un aspetto che neppure i movimenti di contestazione hanno avuto il coraggio di affrontare ed è quello della sofferenza e dei diritti degli anima- li coinvolti negli esperimenti. La sorte di milioni di animali rinchiusi nei la- boratori di tutto il mondo, sui quali si compiono esperimenti di ogni tipo, per trasformarli in produttori più efficienti o per renderli compatibili con l’uomo e farne veri e propri serbatoi di organi da trapianto, sembra non interessare nessuno. Di più, sembra che il problema non esista. Anche tra coloro che la- vorano per costruire un mondo migliore, l’idea che gli animali abbiano dei diritti in quanto esseri senzienti dotati di valore in sé, fatica a farsi strada. Se si affronta il problema, lo si fa in un’ottica antropocentrica, in cui domina la preoccupazione per le ricadute sulla salute umana. Questo libro affronta quindi un aspetto della questione “biotecnologie” solitamente ignorato. Analizza le condizioni in cui gli animali sono costret- ti a “vivere”, i progetti folli nei quali sono coinvolti, gli scenari futuri e le conseguenze che potranno derivarne, per gli animali stessi, ma anche per l’umanità. Perché l’inferno che ora imponiamo agli altri animali, potrebbe un giorno, in nome di vantaggi enormi, riservati a pochi, coinvolgere la no- stra stessa specie Premessa Uno scienziato americano sta uccidendo un considerevole numero di scimmie, soprattutto macachi, per provare il trapianto della testa (1). Molti penseranno che si tratta di una ricerca piuttosto discutibile, altri che la ricerca in questione potrebbe risultare utile per le persone in un futuro più o meno prossimo. Anche se non esiste un collegamento diretto tra questo tipo di ricerche e gli studi in campo biologico, entrambe appartengono al mondo delle bio- tecnologie e si fondano su basi comuni e su una comune filosofia. Questi studi nascono dalla convinzione dell’uomo moderno di avere la possibilità e la libertà di ricercare, senza limiti, nuovi orizzonti e nuovi obiettivi, un’i- deologia che vive ogni confine come insopportabile. Dopo i secoli bui, durante i quali è stata vista con sospetto e ha dovuto subire lacci e laccioli, posti soprattutto dalle forze religiose, la scienza sta vivendo attualmente una vera e propria età dell’oro, forte delle innegabili conquiste raggiunte si presenta in ogni campo come l’unico strumento ca- pace di costruire un avvenire migliore. Grazie al superamento di un atteggiamento anti-scientifico di tipo pre- concetto, nessuno oserebbe pensare di affossare la ricerca, nessuno vuole far tornare “indietro” gli scienziati e fermare il loro lavoro, tuttavia, proprio grazie al superamento di un atteggiamento anti-scientifico di tipo pre- concetto, nessuno oserebbe pensare di affossare la ricerca, nessuno vuole far tornare “indietro” gli scienziati e fermare il loro lavoro, tuttavia, pro- prio di fronte ad attività come quella descritta sui macachi, sono sempre più numerosi coloro che chiedono di aprire un dibattito, non sui confini della scienza ma su chi debba partecipare alla discussione per decidere il destino delle azioni umane, di cui fanno parte anche le attività di studio. La società ha il diritto e il dovere di interrogarsi sui propri fini e sui mezzi che intende utilizzare per raggiungerli. Ad esempio, questa idea di potere asso- luto e illimitato della specie umana e la sua supremazia sugli altri esseri vi- venti, vegetali e animali, forse non sono condivise da tutta la società, che può legittimamente dubitare della correttezza di un certo approccio alla vi- ta e al destino del pianeta. È quindi necessario che si apra una discussione franca e leale, che ri- fugga dai trucchi comunicativi sul concetto di arretratezza o meno delle posizioni espresse, senza cercare di togliere spazio e visibilità, o di gettare discredito su chi non ha la stessa idea di progresso. Chi chiede di essere maggiormente informato, chi avanza dubbi sulla complessità delle valuta- zioni che sono necessarie per passare dallo studio all’applicazione delle scoperte scientifiche, non è necessariamente un “retrogrado” che guarda indietro e rifiuta il progresso. Il discorso sul progresso non può prescinde- re dalla valutazione globale delle conseguenze dirette e indirette delle no- stre scelte. Chi chiede consapevolezza nel decidere e pluralità di soggetti decisori non può essere semplicemente bollato come reazionario. Chi ma- nifesta perplessità ha diritto a risposte chiare. Solo pochi decenni or sono l’umanità, attraverso la decisione di una parte di essa, ha dovuto effettuare delle scelte difficilissime che riguardavano la creazione dell’energia nu- cleare a scopi bellici, senza neppure ipotizzare in quel momento la futura applicazione civile della nuova tecnologia. Anche se in quel momento la scelta poteva sembrare inevitabile, a causa della forza delle potenze ditta- toriali in campo, le successive evoluzioni hanno dimostrato quanti proble- mi fossero collegati a tale progetto e come si potessero, fin da subito, evi- denziare dubbi e perplessità sul passo che si stava facendo. Ebbene se immaginassimo di dover prendere oggi la stessa decisione, sapendo le con- seguenze che la stessa ha generato, avremmo certamente molte più remore di allora. Questo perché nel sempre è facile comprendere le conseguenze e le implicazioni future delle nostre scelte. Così, se si dovesse decidere oggi sull’uso civile della stessa energia ato- mica, dopo le esperienze negative, gli incidenti, il problema via via più grave dello smaltimento delle scorie radioattive, sarebbero probabilmente più numerosi coloro che sceglierebbero di rinunciare a questa strada, aven- do potuto fare, ciascuno a suo modo, un bilancio sul bene e sul male di ta- le decisione. Allo stesso modo chi oggi esprime perplessità sugli attuali sviluppi della scienza e delle tecnologie ad essa collegate, non fa altro che richiamare la necessità di ragionare a fondo prima di intraprendere strade ancora in gran parte ignote. Perché se già oggi paghiamo, e pagheremo per le migliaia di anni che impiegheremo a smaltire le scorie nucleari, prezzi altissimi per de- cisioni prese in passato, dobbiamo almeno cercare di non sbagliare più per il futuro. Bocciare come antistorico chi esercita solo il diritto del dubbio, si- gnifica non capire le gravi conseguenze che possono venire da scelte sba- gliate negando ai cittadini il diritto di decidere del proprio futuro. incertezza del futuro, oggi è legata soprattutto alla nuova scienza bio- tecnologica, cioè la possibilità di intervenire sulla materia vivente per mo- dificarla. Questo ambito scientifico, accanto alle incertezze relative alle conseguenze per l’umanità, pone un problema in più: le conseguenze sugli animali. Nelle discussioni su questi temi manca spesso proprio uno dei grandi protagonisti della ricerca, coinvolto direttamente anche se inconsa- pevolmente e senza possibilità di scelta. Quando le biotecnologie si appli- cano agli animali va tenuto presente che si tratta di esseri viventi, individui senzienti in grado di patire dolore e che pertanto le nostre azioni devono tenere conto di loro, coinvolti loro malgrado e costretti a pagare con un im- menso carico di sofferenza. Le attuali discussioni in materia vertono perlopiù sulla liceità di brevet- tare la materia vivente, sulla tutela dei consumatori/utenti, sui rischi in campo ambientale, sulla minaccia per la biodiversità, sul diritto per i paesi poveri di accedere a prezzi accettabili alle conquiste della scienza, ben po- chi considerano come interrogativo eticamente rilevante il coinvolgimento forzato degli animali, considerati in questo processo al pari dei semi di mais o di soia modificati geneticamente. Il nostro punto di partenza è che gli animali sono qualcosa di estremamente diverso che non può essere va- lutato con lo stesso metro fino ad ora utilizzato per gli interventi sul mon- do vegetale. Riportare l’attenzione sugli attori veri delle biotecnologie applicate agli animali è un obiettivo fondamentale per poter affrontare le discussioni su questi temi avendo a cuore la pluralità dei rapporti e degli interessi che si intrecciano mentre ci apprestiamo a fare simili scelte. Sottolineare le specificità può servire ad aprire nuovi orizzonti per co- loro che devono formarsi un’opinione su questi argomenti che coinvolgono non solo la sfera della ragione ma anche quella dell’etica e dell’emotività. Le biotecnologie applicate alla medicina aprono orizzonti ancora sconosciuti e per molti versi inquietanti. Animali clonati, modificati geneticamente per produrre di più o per diventare serbatoi di organi, animali in grado di dustruggere sostanze dannose o di produrre sostanze utili come vaccini, tutte le possibilità vengono indagate e sperimentate nei laboratori di mezzo mondo. Il tutto al di fuori di ogni controllo da parte dell’opinione pubblica e in assenza di un vero dibattito sui fini della scienza e sui mezzi che siamo disposti ad utilizzare per raggiungerli. Senza che l’umanità, in nome del quale tutto ciò viene fatto, abbia la possibilità di decidere se è davvero questo il futuro che desidera per i propri figli. Ma quali sacrifici stiamo imponendo agli animali ? E quali conseguenze avrà tutto ciò sull’ecosistema, sulla vita degli animali e sulla nostra salute. Note 1- Robert White, Università Cleveland, Ohio Enrico Moriconi è medico veterinario e presidente dell’Asvep (Associazione culturale veterinaria di salute pubblica). E’ autore di numerose pubblicazioni tra le quali “ Nutrirsi tutti inquinando meni” a cura del Centro Documentazione di Pistoia, “Medicina, veterinaria e bioetica” in Quaderni di bioetica, “La città degli uomini e degli altri animali” Edizioni Cosmopolis 2000 e “Le fabbriche degli animlai Edizioni Cosmopolis 2001. Ha scritto il soggetto del video “La fabbrica degli animli” presentato a cinemambiente Torino 1999. Attualmente è Consigliere Regionale per i Verdi in Piemonte.

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