Diritti Animali

I frati del convento sul passo alpino tra Italia e Svizzera non possono più occuparsi di 18 cani: "Siamo pochi"

I San Bernardo sono disoccupati i monaci li mettono in vendita

Ma chi li comprerà non dovrà portarli via dalla loro montagna
10 ottobre 2004
Cristina Nadotti

Un San Bernardo Diciotto San Bernardo cercano amanti di cani di grossa taglia e della montagna disposti a prendersi cura di loro. Se i monaci del convento di San Bernardo, sull'omonimo passo alpino che collega la Svizzera all'Italia, avessero scelto di fare un annuncio, il testo sarebbe stato più o meno questo. I cagnoni con la botticella al collo, che per secoli sono stati la salvezza dei viandanti che attraversavano il passo, sono ormai fuori moda. Per ritrovare dispersi e sepolti sotto le valanghe ci sono elicotteri e sensori capaci di intercettare le minime fonti di calore.

I monaci agostiniani, che hanno selezionato la razza e fino a oggi li hanno allevati, sono rimasti in pochi e non possono più permettersi di dedicare ai cani tutto il tempo necessario, perciò cercano qualcuno che lo faccia al loro posto. I frati assicurano che non è una scelta economica, anche se un San Bernardo mangia circa due chili di carne al giorno.

I religiosi gestiscono anche una casa di accoglienza (il ruolo di rifugio del monastero risale al IX secolo), dove organizzano ritiri e attività spirituali, temono di dover dedicare troppe energie ai cani e preferiscono impegnarsi di più nella cura delle anime. Tuttavia il San Bernardo è un simbolo del convento e molti turisti in estate (il passo è aperto solo dal primo giugno al 15 ottobre) arrivano al centro di accoglienza proprio per vedere i cani.

I frati sono disposti a rinunciare a qualche visitatore, ma non gli operatori turistici della zona. Così chi risponderà all'annuncio dovrà impegnarsi a non portare via i San Bernardo, che dovranno restare al passo. Lo dice chiaramente la signora Troillet, persona di fiducia dei religiosi, che si sta occupando della "cessione" dei cani.

"Speriamo che qualche fondazione o gruppo di estimatori dei San Bernardo decida di prendersi cura dei cani - dice l'intermediaria - non cambierà nulla rispetto al passato. Già dagli anni '60 in inverno non restavano nel rifugio a 2.400 metri di altezza e venivano trasferiti giù a valle". I cani non hanno un prezzo e la signora Troillet ride, quando si chiede quanto costano: "E' chiaro che non li si può dividere, devono restare tutti insieme e non essere spostati da qui, sono un'icona del colle".

Un'icona piena però di energia e di necessità. Si tratta infatti di una razza selezionata per camminare per ore nella neve, istruita a guidare i viandanti che valicavano le Alpi anche in pieno inverno. In passato i cani erano l'unica possibilità di salvezza per chi si perdeva sull'importante valico che univa la Svizzera e la Val d'Aosta, ma da 50 anni non c'è stato più nessuno da salvare o ritrovare.

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