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" Il passato davanti a noi" di Bruno Arpaia - Guanda -

E' difficile, narrare le passioni i sogni e gli sbagli di una generazione a un'altra; e' quasi impossibile parlare la stessa lingua e percio' essere ascoltati, eppure Bruno Arpaia con questo libro ci prova...
23 maggio 2006

Ci prova a narrare quegli anni difficili; gli anni che vanno dal 1973 al 1980, gli anni in cui una generazione intera ha sognato, inseguito, capito, toccato con mano, la speranza di un mondo migliore, un mondo piu' giusto con meno differenze... eppure in quella "corsa", verso un mondo migliore, alcuni di loro (o meglio di noi) si sono perduti ed hanno perduto forse il senso del sogno, della speranza; hanno trasformato il sogno in utopia ed hanno perso (e fatto perdere) quasi tutte le battaglie...
Ma se sconfitta c'e' stata - scrive Arpaia - non e' chiaro chi abbia vinto...

Io credo che questo sia un bel libro soprattutto per chi quegli anni li ha vissuti; per gli altri forse e' un libro difficile da seguire, ma cio' che non duledera' nessuno e' l'armonia con la quale questa "storia" viene narrata...

A un gruppo di ragazzi, che vive in un paese in provincia di Napoli, un 11 settembre cambiera' per sempre la vita: e' l'11 settembre del 1973, quando il telegiornale trasmette le immagini del golpe in Cile, i militari che pattugliano le strade deserte di Santiago, i carri armati appostati nelle piazze, i caccia che bombardano La Moneda... Quelle immagini diventano un'ossessione. Tutto parte da li', forse; ma forse tutto sarebbe comunque partito...

Così, in quella stagione di lotte operaie, di austerita', di battaglie per la legge sul divorzio, tra le prime ragazze e le bravate con gli amici, matura, in un'intera generazione, la coscienza politica e la voglia di cambiare.
Volantini, cortei, interminabili discussioni in sezione, concerti rock, manifestazioni a Roma e a Bologna, scontri con la polizia, viaggi in autostop a Londra...
Tutto, si ritrova nelle pagine di questo libro, persino le automobili di allora, le canzoni, le gonne a fiori, i tascapane, i colori e quell'immancabile odore di patchouli e di fumo che profumava la nostra giovinezza...
Finche' la lotta armata e la repressione dello Stato non chiudono bruscamente il futuro verso il quale la mia generazione credeva che la Storia la spingesse...

(Per chi, come me, quegli anni li ha vissuti, leggere questo libro e' come ripiombare "dolcemente" in quegli anni che altrove sono stati di piombo, ma non nel piccolo paese sulle sponde del lago Maggiore, dove io sono cresciuta e dove quegli anni, nel bene e nel male, sono stati piu' "leggeri", dove quegli eventi hanno assunto altre dimensioni, sicuramente minori da ogni punto di vista...)

Scrivere di quegli anni non serve solo a riflettere su quella realta', ma a crearne una nuova, una che prima non c'era e senza la quale non riusciremmo piu' a concepire la realta' stessa...
Cosi' la storia romanzata, crea un nuovo tempo per i lettori. Il passato e' riscattato dai musei; il futuro dal trasformarsi in un'irraggiungibile promessa ideologica. Il romanzo trasforma il passato in ricordo e il futuro in desiderio. Ma entrambi avvengono oggi, nel presente del lettore che, leggendo, ricorda e desidera. Oggi, don Chiscotte esce a combattere contro mulini che sono giganti. Oggi, Emma Bovary entra nella farmacia di Homais. Oggi, Leopold Bloom vive un'unica giornata a Dublino. Tutto e' presente. Oggi, finira' solo domani e ieri e' iniziato diecimila anni fa. Il romanziere ci dice sempre che il passato non e' concluso, che deve essere inventato in ogni attimo perche' il presente non ci muoia fra le mani e perche' il passato rimanga, in un certo senso, davanti a noi...

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