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Le virtu' dell'ozio

Dalla Bibbia in poi moralisti e brontoloni di ogni tempo hanno esaltato i
benefici del duro lavoro e del risveglio all'alba. Per Tom Hodgkinson pero'
sono tutti in torto. Per avere la liberta' di creare e il tempo di riflettere,
ozio e indolenza sono fondamentali. Hodgkinson dunque ci da indicazioni per una
vita facile, con piacevoli malanni e sesso senza sforzo.
24 agosto 2004
Tom Hodgkinson (trad. di P. Merciai e M. Sesler)
Fonte: The Guardian - www.guardian.co.uk

Mi chiedevo se quel gran lavoratore, razionalista americano e agente di
industria di Benjamin Franklin sapesse quanta miseria avrebbe causato nel mondo
quando, nel lontano 1757, pieno di zelo puritano, rese popolare e porto' avanti
quell'aforisma trito e ritrito nonostante la rima, ma soprattutto falso, che
dice: "Early to bed and early to rise makes a man healthy, wealthy and wise"
(coricarsi presto e alzarsi presto rende l'uomo sano, ricco e saggio)

E' triste che fin dalla piu' tenera infanzia siamo costretti e tiranneggiati da
quel mito moralistico secondo cui e' cosa buona e giusta saltar fuori dal letto
appena svegli allo scopo di mettere in cantiere un po' di sacrosanto lavoro
nella maniera piu' rapida e allegra possibile. Sono i genitori a cominciare
questo lavaggio del cervello, e poi ci si mette la scuola a riempirci la testa
di teorie sulla necessita' di svegliarsi presto. Il mio personale senso di
colpa dovuto al fatto che mi sentivo fisicamente incapace di alzarmi presto la
mattina, ando' avanti ben oltre i miei vent'anni.

Quando ero studente misi su dei complessi sistemi di allarme. Avevo comprato un
timer e l'avevo installato in modo tale che facesse accendere la macchina da
caffe' e anche lo stereo, sul quale era gia' pronto il mio disco piu' rumoroso,
"It's Alive" dei Ramones. Le 7 e 50 era l'ora prestabilita. Si trattava di un
disco dal vivo, per cui la prima canzone era preceduta dal rumore della folla.
Gli applausi e i cori mi avrebbero senz'altro svegliato e io avrei capito che
avevo solo pochi secondi per saltar fuori dal letto e abbassare il volume prima
che Dee Dee Ramone con voce roca borbottasse "Uno-due-tre-quattro", a quel
punto io e i miei coinquilini saremmo stati assaliti dagli accordi iniziali di
Rockaway Beach, con il volume a 11. Lo scopo era bere al piu' presto un caffe'
che mi scuotesse al punto da provocare un pieno risveglio. Funzionava a meta'.
Quando sentivo il rumore della folla, saltavo fuori dal letto barcollando per
un attimo. Ma subito dopo, ovviamente, accadeva che io abbassavo immediatamente
il volume, ignoravo il caffe' e riguadagnavo il dolce, tenero abbraccio del mio
piumino. Poi rinvenivo lentamente verso le 10.30 del mattino, continuavo a
dormicchiare fino a mezzogiorno e alla fine mi mettevo in piedi barcollando,
disgustato di me stesso.

Nonostante tutte le promesse di liberta', piacere, e fare quello che ci pare
propinate dalla nostra societa', in effetti la maggior parte della gente e'
ancora totalmente schiava di orari che non ha certo scelto. Come siamo arrivati
a questo punto? Beh, le forze anti-ozio sono al lavoro fin dalla nascita
dell'uomo. La propaganda contro il dormire troppo risale a molti, molti anni
fa, piu' di 2000 per la precisione, ai tempi della Bibbia. Ecco cosa dice
sull'argomento il libro dei Proverbi, capitolo 6:

"Tu sfaticato, va dalla formica, guarda come vive e sii saggio: essa pur non
avendo alcun capo, o un supervisore o padrone, si procura il cibo in estate e
lo mette da parte alla raccolta."

(io a dire il vero mi domando che saggezza c'e' in una religione che prende le
formiche come esempio di vita. Il sistema delle formiche non e' altro che
un'aristocrazia di sfruttamento basata sulla fatica incosciente di milioni di
operaie e la completa inattivita' di una sola regina insieme ad una manciata di
fuchi)

Il Cristianesimo da sempre ha promosso il senso di colpa nei confronti del
letto. Questo passo della Bibbia e' una vera bastonata da parte di moralisti,
capitalisti e burocrati allo scopo di imporre sulla gente la convinzione che
Dio non sopporta quando ti alzi tardi. Questo risponde alla bramosia di ordine
che caratterizza il non-ozioso.

Alla meta' del XVIII secolo a Londra, il Dr. Johnson, che non aveva nulla di cui
vergognarsi quanto a produzione letteraria, si macerava a causa delle sue
abitudini da emerito sfaticato. "Oh, Signore, dammi la forza di redimermi per
il tempo che ho speso nella totale indolenza", cosi' scriveva nel suoi diari
all'eta' di 29 anni. Venti anni piu' tardi le cose non erano migliorate, e lui
decise "di alzarsi presto. Non piu' tardi delle 6 se posso". Ma l'anno
successivo, avendo fallito nel proposito di alzarsi alle 6, decide di venire a
piu' miti consigli: "Mi riprometto di alzarmi alle 8 perche', anche se non mi
alzero' presto, sara' sempre molto piu' presto di quando mi alzo adesso, dato
che spesso resto a letto fino alle 2".

Il metodista John Wesley, che si alzava ogni mattina alle 4, scrisse un sermone
intitolato "Il dovere e il vantaggio di alzarsi presto" (1786), nel quale
sosteneva che rimanere sdraiati a letto e' cosa fisicamente malsana, e usava in
maniera piuttosto comica termini pseudo-scientifici per dare maggior
credibilita' alla sua tesi: "Restare sprofondati molto a lungo tra le calde
lenzuola fa si' che la nostra carne 'sobbolla' e diventi molle e flaccida. I
nervi nel frattempo ne risultano del tutto indeboliti".

I libri di Samuel Smiles, autore di bestseller dell'epoca Vittoriana, esibivano
titoli come "Auto-Aiuto" (1859), "Parsimonia" (1875), "Dovere" (1880) ed erano
pieni di veri e propri sermoni. Ma se credete che oggigiorno ci siamo liberati
di roba di questo genere, allora diamo un'occhiata alle riviste e ai servizi
sul genere "metti ordine nella tua vita" che proliferano come non mai.
Libri-predicozzo di auto-aiuto ci intrattengono con svariate strategie mirate a
farci diventare piu' produttivi, meno ubriachi e lavoratori indefessi. Molte di
esse comportano anche di spendere un sacco di soldi.

Da parte mia, non solo sostengo la tesi che alzarsi presto sia un fatto del
tutto innaturale, ma anche che giacere a letto mezzi svegli, condizione che i
ricercatori del sonno chiamano "ipnogogica", sia di totale beneficio per la
salute e la felicita'. Per cominciare bene la giornata, un pisolino di circa
mezzora o piu' puo' ad esempio essere di aiuto per prepararsi mentalmente ad
affrontare i problemi e i compiti della giornata.

Riguardo all'idea che andare a letto presto possa automaticamente garantire
ricchezze e felicita', ritengo che non ci sia nulla di provato, e sono
pienamente d'accordo con il Dr. Johnson, che sicuro di se' affermava: "Chiunque
pensi ad andare a letto prima della mezzanotte e' un farabutto".

La grandezza di un uomo e l'abitudine di alzarsi tardi vanno a braccetto.
Alzarsi tardi si addice alla persona dalla mente indipendente, a colui che si
rifiuti di diventare schiavo del lavoro, dei soldi o dell'ambizione. In
gioventu' Walt Whitman, maestro e poeta dell'arte dell'ozio, arrivava negli
uffici del giornale per cui lavorava intorno alle 11.30 di mattina, per poi
andarsene alle 12.30 per una pausa pranzo di 2 ore. Dopo pranzo, un' altra
oretta di lavoro e poi era gia' tempo di scendere in citta'.

Lo storico inglese EP Thompson, nel classico "The Making of the English Working
Class" (La formazione della classe lavoratrice in Inghilterra, 1963), sostiene
che la creazione del lavoro e' un fenomeno relativamente recente, nato dalla
Rivoluzione Industriale. Prima dell'avvento delle macchine a vapore e delle
industrie alla meta' del XVIII secolo, il lavoro era una faccenda piuttosto
casuale. La gente certo lavorava, si facevano dei "lavori", ma l'idea di essere
sotto il giogo di un unico datore di lavoro, escludendo cosi' ogni altra
attivita' che potesse procurare denaro, era totalmente sconosciuta.

Prendiamo il caso dei tessitori. Prima che James Hargreaves, tessitore e
carpentiere, inventasse nel 1764 la gianetta per la filatura e che James Watt
in quello stesso anni inventasse il motore a vapore, i tessitori erano
generalmente lavoratori autonomi e lavoravano come e quando essi stessi
sceglievano. Il giovane Friedrich Engels, nello studio del 1845 intitolato "La
condizione della classe lavoratrice in Inghilterra" notava che i tessitori
potevano disporre del proprio tempo: "Cosi' accadeva che il tessitore fosse di
solito nella posizione di potersi impiegare presso un'industria e affittare un
piccolo pezzo di terra che coltivava nel tempo libero, di cui disponeva a suo
piacimento secondo la sua propria scelta, dato che poteva tessere quando e per
quanto tempo desiderava". "Essi non avevano bisogno di lavorare oltre i propri
limiti, non facevano nulla di piu' di quanto sceglievano di fare, eppure
guadagnavano cio' di cui avevano bisogno".

Thompson scrive: "Il modello di comportamento lavorativo era quello di alternare
periodi di intenso lavoro a periodi di ozio". Un tessitore ad esempio poteva
tessere 8 o 9 iarde in una giornata di pioggia. Ma altri giorni, come ci
racconta un diario dell'epoca, poteva tessere appena 2 iarde prima di "fare
vari lavori al tornio e nel cortile e scrivere una lettera la sera". Oppure
poteva anche andare a raccogliere ciliegie, lavorare alla costruzione di una
diga per la comunita', far partorire la mucca, tagliare alberi o andare a
vedere un'impiccagione. Thompson aggiunge a lato: "Questo schema persiste oggi
tra alcuni lavoratori indipendenti, ad esempio artisti, scrittori, piccoli
coltivatori, e forse anche tra gli studenti (tutti fannulloni), e fa si' che ci
domandiamo se questo sia o meno un ritmo di lavoro 'naturale' per l'uomo".

L'Inghilterra del resto, prima dell'invenzione degli oscuri mulini del diavolo,
era una nazione di fannulloni. Ma col tempo la nuova etica del lavoro
protestante ebbe successo. La Rivoluzione Industriale poi fu soprattutto una
lotta tra il duro lavoro e la pigrizia, e il duro lavoro ebbe la meglio.

Il roboante polemista Thomas Carlyle fece il danno piu' grave nel XIX secolo
promuovendo l'idea della dignita' e addirittura il mito del duro lavoro. "L'
uomo fu creato per lavorare, non per riflettere, o provare sentimenti o
sognare", scriveva aggiungendo "Ogni momento di ozio e' un tradimento". E'
l'idea che il duro lavoro sia una sorta di dovere patriottico, un altro mito
particolarmente conveniente per i ricchi che, come diceva Bertrand Russel,
"predicano la dignita' del lavoro, mentre hanno cura di restare essi stessi
persone del tutto indegne sotto questo punto di vista". Oppure, come dice il
grande scrittore inglese tardo Jeffrey Bernard: "Come se ci fosse qualcosa di
romantico e affascinante a proposito del duro lavoro. Beh, se ci fosse davvero
qualcosa di romantico, il Duca di Westminster zapperebbe da se' il suo dannato
giardino, no?".

Se pero' volete trovare giustificazione di ordine religioso alle vostre
abitudini refrattarie al lavoro, ricordate che ci sono alcuni passi della
Bibbia che, contrariamente a quelli che vengono spesso citati dai fautori del
duro lavoro, sono contro la fatica. Il lavoro e' una maledizione, causata non
da Dio ma dal serpente nel Giardino dell'Eden. Il serpente infatti causo' la
caduta di Adamo ed Eva dallo stato di paradiso senza lavoro risvegliando in
loro i desideri materiali, e condannandoli' cosi' alla fatica e alla
sofferenza. Ma se non vuoi nulla, non c'e' bisogno di lavorare.

Dio stesso, sostiene Paul Laforgue, attivista socialista e genero di Karl Marx,
nel suo "Il diritto di essere pigro", diede un buon esempio: dopo aver lavorato
per sei giorni, si riposo' per tutta l'eternita'.

Rimanere a letto, e intendo dire restare a letto svegli, non significa
indulgere nell'egoismo, ma si tratta piuttosto di uno strumento essenziale per
chiunque stia studiando l'arte di vivere. E Sherlock Holmes lo sapeva bene.
Stando in panciolle nella sua veste da camera, tirando boccate di fumo con la
sua pipa, Holmes sedeva e meditava per ore su qualche caso intricato. In una
storia veramente eccezionale, il fumatore d'oppio incallito "L'uomo con la
smorfia", Holmes risolve un caso con facilita'. Mr. Plod, tipo incredulo,
sogna: "Magari sapessi come ottenere i suoi risultati", e Holmes risponde: "Ho
ottenuto questo risultato sedendo su cinque cuscini e consumando un'oncia di
tabacco forte."

René Descartes nel XVII secolo era anche lui ozio-dipendente. E questo fatto era
assolutamente al centro della sua filosofia. Quando era un giovane studente dai
Gesuiti, non era in grado di alzarsi la mattina. Gli tiravano secchi di acqua
fredda addosso e lui si girava dall'altra parte e continuava a dormire. Poi, a
causa del suo genio cosi' evidente gli fu dato il privilegio di potersi alzare
tardi. Questo era il suo modus operandi poiche' naturalmente quando se ne stava
sdraiato a letto, stava pensando. E' facile allora capire come qualcuno cosi'
poco attivo fosse arrivato alla conclusione che il corpo e la mente sono due
entita' separate. L'ozio ha prodotto il dualismo cartesiano. Per lui stare a
letto e pensare erano la vera essenza dell'essere umano: Cogito, ergo sum, o in
altre parole, Sto sdraiato a letto a pensare, dunque sono.

L'ozio inteso come perdita di tempo e' un'idea dannosa elaborata dai suoi
nemici, persone spiritualmente vuote. L'introspezione infatti potrebbe portare
a qualcosa di terribile: una visione della verita', una chiara immagine
dell'orrore del nostro mondo stonato oramai a pezzi.

Lo scrittore Will Self, sostenendo che lunghi periodi di guida in autostrada
potevano essere un metodo per recuperare il tempo dell'ozio perduto, dice:
"Questo tabu' culturale contro il pensiero esiste in Inghilterra a causa
dell'etica del lavoro protestante, che pretende che la gente non sia oziosa,
cioe' pretende che non pensi".

Questo pregiudizio e' ben radicato nel mondo occidentale. Ai governi, l'ozioso
non piace. Chi ozia li preoccupa. Chi ozia non produce oggetti inutili,
tantomeno consuma gli inutili prodotti del lavoro. Gli oziosi non possono
essere controllati. Sfuggono ogni controllo.

Ora, essere malati puo' essere un modo piacevole per recuperare l'ozio perduto,
come sanno bene tutti i bambini. Al momento di andare a scuola, un bambino
indipendente impara presto che se e' malato, puo' stare a letto tutto il
giorno, evitare il lavoro e ricevere cure e attenzioni. Un altro mondo rispetto
a quello di tutti i giorni, fatto di punizioni, recriminazioni e doveri.
All'improvviso tutti sono carini con te. Essere malato, naturalmente nulla che
metta in pericolo di vita, dovrebbe essere accolto come un piacere anche nella
vita adulta, come una specie di vacanza dalle proprie responsabilita' e
obblighi.

In effetti questo puo' essere uno dei pochi modi legittimi che ci siano rimasti
per poter oziare un po'. Quando si e' malati infatti si possono evitare tutte
quelle seccature che rendono la vita un cosi' duro lavoro: vestirsi, per
esempio. Ci si puo' trascinare per casa in vestaglia come Sherlock Holmes, Noël
Coward e il nostro caro Oblomov, vero eroe quanto a pigrizia. Insomma, quando
siete malati, siete voi a comandare. Potete fare cio' che vi pare. Come
ascoltare i vecchi album dei Clash o stare a guardare fuori dalla finestra per
ore. Ma soprattutto, ridere tra se' e se' delle sofferenze dei vostri colleghi
di lavoro. Se si osservano un po' meglio i benefici che derivano dall'essere
ammalati, si potrebbe sostenere che la sofferenza fisica sia in grado di
portare positivi sviluppi nel carattere, e che le sofferenze del corpo possono
migliorare la mente. "Tutto quello che non mi uccide mi rende piu' forte"
diceva Nietzsche.

I benefici dell'essere a casa malati per l'intelletto sono ampiamente dimostrati
e descritti da Marcel Proust. Notoriamente era un malato cronico e spesso anche
confinato a letto, per cui ebbe tutto il tempo di teorizzare lo status del
malato: "La malattia di per se' e' in grado di farci fare osservazioni,
imparare e analizzare quei processi di cui altrimenti non sapremmo nulla. Un
uomo che vada direttamente a letto ogni sera, e cessi di vivere fino al momento
in cui si risveglia e si rialza la mattina dopo, sicuramente non si sognera'
mai di fare non dico per forza grandi scoperte, ma neppure osservazioni di
secondaria importanza sul sonno".

Proust del resto fu accusato dai suoi contemporanei di essere un ipocondriaco,
il che poteva anche essere vero. Ma in quale altro modo avrebbe potuto trovare
il tempo di scrivere le centinaia di migliaia di pagine che costituiscono "Alla
ricerca del tempo perduto"? E soprattutto, come potremmo noi trovare il tempo
di leggerle se ogni tanto non fossimo malati? Se Proust fosse stato uno di
quegli uomini sani e inquadrati nella societa', avrebbe rischiato di avere una
carriera di successo come funzionario statale ai piu' alti livelli, ma il mondo
delle lettere sarebbe oggi ben piu' povero.

Nei lontani giorni che precedettero la introduzione di calmanti e tranquillanti,
la malattia e il trauma non erano destinati ad essere spazzati sotto il tappeto
e quindi ignorati. Venivano invece rispettati, ascoltati e gli doveva essere
dato il tempo necessario a risolversi per il meglio. Quando Samuel Pepys si era
sottoposto ad una operazione immensamente dolorosa per rimuovere un calcolo dal
rene, non era corso a rinchiudersi di nuovo in ufficio 36 ore piu' tardi. No.
Aveva invece avuto diritto ad un periodo di riposo di 40 giorni completi e nel
frattempo non gli era stato permesso di fare alcun che.

La "convalescenza" e' una parola che non si non sente pronunciata molto di
questi tempi. E' come se avessimo bandito la nozione che il tempo e' un
guaritore. Che cosa e' successo, mi domando, ai medici di fine secolo, che
erano abituati a prescrivere lunghi periodi di inattivita' sul litorale del sud
per disturbi secondari? Quando il dandy delicato e tutto vestito in velluto
Robert Louis Stevenson si ammalo' nel 1873, all'eta' di 23 anni, gli venne
diagnosticato un "esaurimento nervoso con minaccia di tisi" e quindi la
prescrizione fu quella di trascorrere l'inverno sulla Riviera, "in completa
liberta' da qualunque ansia o preoccupazione". Un tempo, sapevamo essere
malati. Ora invece abbiamo perduto l'arte di esserlo e tutti, in ogni luogo,
disapprovano essere ammalati.

Per dimostrare come negli ultimi anni i nostri atteggiamenti verso la malattia
si siano drammaticamente sviluppati in maniera molto meno amichevole nei
confronti della pigrizia, dobbiamo soltanto guardare alla storia recente
riguardante l'introduzione sul mercato del Lemsip. Quando ero bambino, una
tazza di Lemsip mescolata con il miele era uno dei piaceri di starsene a letto
con un forte raffreddore. Veniva avvolta da un panno decorativo e una Crown
Court. Faceva tutto parte del divertimento. Vostra madre avrebbe potuto
portarvi a letto una tazza fumante del nettare lenitivo. Lo avreste succhiato,
avreste tossito debolmente e vi sareste deliziati nei suoi vapori. Aveva
sicuramente un certo effetto positivo sui sintomi fisici della malattia, ma era
anche un piacere in se'. Il Lemsip faceva parte dello squisito e tanto
necessario rallentamento che la malattia puo' portare nella nostra vita.

Ma adesso non piu'. Il Lemsip si e' re-inventato come una "medicina che lavora
duramente". Si e' mutato da un amico dell'ozioso al suo peggior nemico.
L'implicazione ora è che piuttosto che godere della vostra malattia ed
attendere alcuni giorni fino a quando non si sia risolta, voi dovreste
risolutamente reprimerne i sintomi e continuare nelle vostre faccende
normalmente, competendo, lavorando, consumando. La cosa piu' terribile di tutte
e' stata il recente slogan pubblicitario del Lemsip, "Smettete di Tirare Su con
il Naso e Tornate al Lavoro".

Lo "starsene in casa e' il nuovo uscir fuori" e' uno scherzo che ho fatto una
volta ad un meeting. Anche se bizzarro e semplificato, in esso e' contenuto un
certo grado di verita'. Uscire molto frequentemente puo' infatti essere
opprimente perche' finisce per essere un duro lavoro. Il tentativo di
mantenersi aggiornati sull'ultimo bar, club, film, galleria, esposizione o band
che ci sono e' un'occupazione a tempo pieno e uno si sente sempre come se ci
sia qualche cosa di meglio che accade da qualche altra parte. Ad un livello
semplificato, naturalmente, lo starsene in casa e' il sogno del pigro, e questo
a causa del basso sforzo fisico che e' richiesto. Evita la pratica noiosa e
costosa di prepararsi, di lasciare casa, di raggiungere qualche altro posto, di
prendere parte alla attivita' prescelta e quindi di dover affrontare l'ancora
piu' noiosa e costosa faccenda di tornarsene a casa alla conclusione di tutto
questo. In ogni caso, gli schemi pianificati di divertimento, come ha
giustamente precisato il Dott Johnson, raramente si trasformano nelle serate
piu' riuscite.

Il maggior pezzo di letteratura che e' mai stato scritto sullo stare a casa e'
'À Rebours' di JK Huysmans, pubblicato nel 1884. Huysmans era uno scrittore
decadente della fin de siècle che durante il giorno faceva un lavoro borghese -
fu un impiegato al Ministero degli Interni per 30 anni. Ma alla notte
permetteva alla sua immaginazione letteraria di vagare liberamente e questo gli
consenti' di creare alcuni dei lavori piu' affascinanti del periodo. 'À
Rebours', che si traduce in Contro la Natura, e' uno studio di un ricco dandy
chiamato Des Esseintes. Avendo dato fondo ai piaceri offerti dalla citta' e non
riuscendo a trovare il significato della vita nel sesso bizzarro e nelle notti
tarde, decide di ritirarsi in una residenza in collina e di creare una propria
realta' artificiale, un paradiso molto particolare fatto di colori, profumi e
bellezza, e controllato da ingegnosi dispositivi meccanici. E' motivato da una
pigrizia del corpo e da un atteggiamento snobistico della mente. Non vuole piu'
tormentarsi; non desidera frequentare gli altri esseri umani, che considera
volgari in maniera irredimibile. Per Des Esseintes la seccatura e' volgare. Con
sufficienti risorse interne e con i libri, non c'e' alcuna necessita' di
muoversi e di viaggiare.

Così, Des Esseintes comincia a costruire il proprio paese delle meraviglie
indoor. Aiutato da una coppia di fedeli servitori, usa la sua considerevole
ricchezza ed immaginazione per sviluppare una realta' che e' stravagante in
maniera assurda. Il suo primo atto e' quello di dormire durante il giorno e di
risvegliarsi di notte. Forse la piu' famosa delle innovazioni di Des Esseintes
e' la tartaruga dorata. E' attirato dall'idea che sarebbe divertente avere nel
proprio salotto un ornamento che si muove in giro nel locale, e cosi' ordina
che una tartaruga venga placcata di oro e tempestata di gioielli. Un altro
capriccio e' un'invenzione a cui da il nome di "organo della bocca", una
macchina complessa che trasporta gocce di diversi liquori da una fila di stops,
e il suo scopo è quello di mescolarli nel palato e di generare una sinfonia di
sapore. Inoltre per decorare la propria casa Des Esseintes ordina i fiori di
serra piu' fragili, delicati e maggiormente fioriti. C'e' una vena piacevole di
umorismo noir che sottintende le descrizioni piu' fervide dei suoi esperimenti:
lui si accorge una sera che la tartaruga e' morta, e dopo una lunga descrizione
dell'organo della bocca, Des Esseintes scopre di non voler essere seccato dal
dover spiegare l'intera faccenda e si versa semplicemente un bicchiere di
whisky prima di sedersi. Inutile a dirsi, anche tutti i fiori finiscono per
appassire. Alla fine, Des Esseintes viene sconfitto dalle seccature. Il suo
stile di vita lo fa ammalare e gli viene quindi prescritto da diversi medici
che deve trasferirsi nuovamente a Parigi e una volta la' uscire, divertirsi e
comunicare con la gente. Altrimenti, il suo destino sara' quello della "pazzia
seguita rapidamente da tubercolosi". Des Esseintes si piega malvolentieri al
loro consiglio. Il suo progetto puo' essere risoltosi in un fallimento, ma
questo non significa che non dovremmo essere ispirati dal suo eroico tentativo
di elevare la propria anima attraverso l'arredamento degli interni.

Personalmente ne sono stato ispirato per creare un pub nella mia stessa casa.
Per me, i piaceri di rimanere a casa sono centrati sul bere e sulla
comunicazione. Cosi' ho preso possesso del non molto attraente retrocucina
della nostra fattoria affittata nel Devon e vi ho installato una tavola per il
tiro a segno e due vecchie sedie da pranzo, che sono costate 7 sterline
ciascuna in un negozio locale del fai da te. Inoltre ho aggiunto una stampa che
mostra dei cani intenti a giocare a biliardo, delle luci graziose, un pezzo di
tronco, una tavola da un penny, sottobicchieri per la birra, stampe di Hogarth,
una vecchia falce che ho trovato da un robivecchi e cartoline raffiguranti
uomini della Cornovaglia che mangiano pate' giganti. Tutti questi articoli sono
stati rinvenuti abbandonati in giro o sono stati donati da amici. Il pub e'
stato chiamato The Green Man (L'Uomo Verde) e il mio amico Pete Loveday ha
verniciato l'insegna. Attraverso le malandate finestre a battente e' possibile
ammirare il sole che sorge sul mare, e senza dovermene andare all'estero posso
arrivare a conoscere il mondo intero.

Ho spostato il mio vecchio giradischi Dansette nel mio pub casalingo e li'
suoniamo Noel Coward e i The Ink Spots durante i pomeriggi soleggiati. Trovo
che quel tipo di musica accompagna la birra inglese e le sigarette piuttosto
bene.

L'attore David Garrick sostiene che quando al Dott Johnson venne chiesto quali
fossero i piaceri piu' grandi nella vita, lui abbia risposto "scopare e poi
viene il bere". E quindi si era domandato perche' non ci fosse un maggior
numero di amanti dell'alcool, "visto che tutti potrebbero bere sebbene non
tutti potrebbero scopare."

Da Burns a Byron e dai Bohemians agli hippies, la storia della sregolatezza, del
vivere facile e la ricerca della liberta' sono state legate al perseguimento
delle liberta' sessuali. E i piaceri del sesso sono stati lungamente attaccati
dai bigotti e dai burocrati che tendono a governare i paesi e le grandi
istituzioni. Il piacere solitario è stato una vittima particolare di tutto
questo. In compagnia di altre forme di sesso non-riproduttivo quali
l'omosessualità o la bestialità, il diciannovesimo secolo ha visto un attacco
diffuso e concordato portato alla masturbazione da parte di preti, insegnanti,
medici e scienziati.

Potete ben immaginarvi il peso che in conseguenza di cio' tutti devono essersi
caricati sulle spalle. Qui di seguito e' un estratto dal diario, lacerato dalla
colpa, di una caritatevole Vittoriana, che venne scritto nel 1850:

15 Marzo: Dio mi ha strappato dalla piu' grande delle offese e dal costante
omicidio di tutti i miei pensieri.
21 Marzo: Non sono stata disturbata dal mio grande nemico.
7 Giugno: Nulla d'altro se non questa lunga morte morale, questo fallimento di
tutti i tentativi di cura. Penso di non essere mai stata tanto immersa nel
peccato come durante questa ultima settimana.
17 Giugno: Scrivo dopo una notte insonne, sono fisicamente e moralmente malata e
spezzata, una schiava - sono felice di lasciare Atene. Non ho altro desiderio
su questa terra se non quello di dormire.
18 Giugno: Non ho provato alcun desiderio, nessun nemico, ho desiderato solo
dormire. Il mio nemico e' troppo forte per me, ogni cosa e' stata tentata.
Tutto, tutto e' inutile.
21 Giugno: Il mio nemico mi ha lasciato andare e mi sono sentita libera.
24 Giugno: Anche oggi mi sono sentita libera.
29 Giugno: Quattro lunghi giorni di schiavitu' assoluta.
30 Giugno: Non posso scrivere una lettera, non posso fare niente.
1 Luglio: Me ne sto sdraiata a letto e ho chiesto a Dio di salvarmi.

(Potreste rimanere sorpresi nell'apprendere che la proprietaria di questa
torreggiante libido altro non e' se non Florence Nightingale.)

Nel moderno occidente ci piace congratulare noi stessi di avere un atteggiamento
piu' aperto di mente nei confronti del sesso. Ma il sesso, come tanti altri
piaceri, e' stato anch'esso catturato dall'etica dello sforzo. E' diventato un
duro lavoro; un qualcosa che noi dobbiamo "praticare"; uno sport competitivo.
E' la giornalista Suzanne Moore che nel 1995 faceva queste osservazioni nel
'The Idler'. Ricordava di come la sua amica di scuola Janice aveva insegnato ad
una giovane Suzanne vari trucchetti sessuali: "Quello che Janice tentava di
imprimermi era che il sesso era un'attivita' alla quale bisogna applicarsi,
esercitarsi e di cui si devono sviluppare le relative tecniche: ossia un'ampia
esercitazione nell'auto-miglioramento. Ma non mi era mai piaciuto alcun tipo di
sport perche' ero pigra. Non mi avrebbero mai potuto infastidire...". Questo
ampio sforzo e' tutto sbagliato. Il sesso si trasforma in un qualcosa che
dobbiamo imparare. Le riviste ci forniscono il lavoro da fare. E se non
facciamo le cose nella giusta maniera, se riceviamo voti bassi, allora ci
sentiamo colpevoli e inutili. Stelle del pop ossessionate dal fitness quali
Geri Halliwell contribuiscono a questa specie di sofferenza, come poi fa
Madonna, che, come dice la Moore, "e' naturalmente la prova vivente che potete
esercitarvi duramente al sesso quanto volete. Ha reso il sesso sexy quanto
l'aerobica e, come le classi di passo, un qualcosa che deve essere incastrato
all'interno di un programma che di per se' e' già piuttosto rigido."

Mi pare che la situazione sia particolarmente critica negli Stati Uniti, dove il
sesso e' stato elevato ad un incrocio fra una religione e uno sport. E
risparmiateci, per favore, gli allenamenti assai poco divertenti di Sting allo
spiritualismo della pratica sessuale. Ma la questione rimane: che cos'e' il
sesso ozioso? Con che cosa dobbiamo sostituire l'ideale moderno di un
intercorso descritto da un brutale potere atletico? Bene, Suzanne ha una
risposta da dare: "Ad essere sincera, non ho mai capito che cosa ci fosse di
tanto sbagliato con il semplice starsene sdraiati e con il pensare
all'Inghilterra... quando il sesso si trasforma in un tale massiccio lavoro, un
lavoro dell'amore, lasciatemi dire che e' vostro dovere rivoluzionario di darvi
malati."

Oh, lo starsene distesi e l'essere usati e abusati! Questo e' certamente il
segreto desiderio del fannullone sessuale. Il sesso per gli oziosi dovrebbe
essere un qualcosa di disordinato, praticato sotto l'effetto dell'alcool,
osceno, indolente. Dovrebbe essere malizioso, spensierato e licenzioso, sporco
fino al punto in cui e' imbarazzante guardare all'altro il mattino seguente. E
il sesso ozioso dovrebbe essere languido. Gli uomini si caratterizzano come
quelli che vogliono andare diritti al punto quando si sta parlando di
intercorso sessuale e le donne protestano che tutto quello che gli uomini
vogliono fare e' semplicemente spingerlo dentro. Ma nel mio caso, trovo che
porti un leggero senso di disappunto quando termina l'atto dello scompigliarsi
e comincia l'atto finale. Significa che l'elemento meccanico ha assunto la
direzione di tutto, la parte utile, la parte che effettivamente concepisce i
bambini. Ad una parte di me piacerebbe semplicemente giocare con la mia amante
per giorni interi sotto un albero di loto o su un enorme mucchio di cuscini di
velluto, mentre si fuma, si beve e si ride.

La gente critica il sesso sotto l'effetto dell'alcool ma nella mia esperienza
personale tende ad essere migliore del sesso fatto da sobri. Il bere e le
droghe migliorano il sesso rimuovendo tutte le ansie, la colpa e la
preoccupazione di avere un brutto corpo, cosi' come certe, ehm, inibizioni.

I sogni e la pigrizia vanno a braccetto e vengono respinti come "i figli di un
cervello ozioso", come rivela il sensibile e pieno di esperienza Mercutio ad un
ingenuo Romeo in 'Romeo e Giulietta'. I sognatori sono "immersi in luminose
bellezze". Per questo gli viene detto di cominciare a vivere "nel mondo reale".
Il trucco, che effettivamente e' il dovere, di ogni serio ozioso e' quello di
armonizzare il mondo dei sogni con quello reale.

I sogni fanno girare il mondo. I nostri sogni alla notte riempiono il nostro
subcosciente di strane riflessioni del giorno. Nei nostri sogni, il nostro
spirito vaga liberamente; possiamo volare, possiamo cantare, siamo capaci di
fare determinate cose (per esempio faccio sogni nei quali sono brillante a
pattinare) e facciamo incontri erotici con le celebrita'.

Per il regista surrealista Luis Buñuel, i sogni erano il punto culminante della
sua vita: "Se qualcuno dovesse dirmi che ho ancora 20 anni di vita e chiedermi
come mi piacerebbe spenderli, risponderei: 'datemi due ore al giorno di
attivita' e faro' uso delle rimanenti 22 per i sogni... sempre che possa
ricordarmene.' Amo i sogni, anche quando sono incubi, il che e' solitamente il
caso." Le due ore al giorno, presumibilmente, erano quelle durante le quali
Buñuel modellava dalle sue visioni una qualche forma di arte.

Ci sono molti esempi del potere creativo dei sogni: il Kubla Khan si rivelo' a
Coleridge in sogno, come lo fece il motivo per Yesterday a Paul McCartney.
L'idea per Frankenstein si disclose alla giovane Mary Shelley durante un sogno
della veglia; Einstein disse che un fondamentale passo avanti nella sua teoria
della relativita' gli si era rivelato in sogno; Descartes ebbe un sogno che lo
indirizzo' verso la elaborazione del suo intero sistema filosofico (disse che
era "l'affare piu' importante" della sua vita). JK Rowling stava guardando
fuori dal finestrino di un treno quando l'idea, la trama e i personaggi per
Harry Potter gli sono venuti alla mente.

L'arte della vita e' l'arte di riunire assieme i sogni e la realta'. Ho un
sogno. E' chiamato amore, anarchia, liberta'. E' chiamato essere oziosi.

Note: Questo e' un estratto da 'How To Be Idle' di Tom Hodgkinson, che a breve sara'
pubblicato dalla Hamish Hamilton.


tradotto da Paola Merciai e Mauri Sesler - A Cura di Peacelink
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