Le virtu' dell'ozio
Mi chiedevo se quel gran lavoratore, razionalista americano e agente di industria di Benjamin Franklin sapesse quanta miseria avrebbe causato nel mondo quando, nel lontano 1757, pieno di zelo puritano, rese popolare e porto' avanti quell'aforisma trito e ritrito nonostante la rima, ma soprattutto falso, che dice: "Early to bed and early to rise makes a man healthy, wealthy and wise" (coricarsi presto e alzarsi presto rende l'uomo sano, ricco e saggio) E' triste che fin dalla piu' tenera infanzia siamo costretti e tiranneggiati da quel mito moralistico secondo cui e' cosa buona e giusta saltar fuori dal letto appena svegli allo scopo di mettere in cantiere un po' di sacrosanto lavoro nella maniera piu' rapida e allegra possibile. Sono i genitori a cominciare questo lavaggio del cervello, e poi ci si mette la scuola a riempirci la testa di teorie sulla necessita' di svegliarsi presto. Il mio personale senso di colpa dovuto al fatto che mi sentivo fisicamente incapace di alzarmi presto la mattina, ando' avanti ben oltre i miei vent'anni. Quando ero studente misi su dei complessi sistemi di allarme. Avevo comprato un timer e l'avevo installato in modo tale che facesse accendere la macchina da caffe' e anche lo stereo, sul quale era gia' pronto il mio disco piu' rumoroso, "It's Alive" dei Ramones. Le 7 e 50 era l'ora prestabilita. Si trattava di un disco dal vivo, per cui la prima canzone era preceduta dal rumore della folla. Gli applausi e i cori mi avrebbero senz'altro svegliato e io avrei capito che avevo solo pochi secondi per saltar fuori dal letto e abbassare il volume prima che Dee Dee Ramone con voce roca borbottasse "Uno-due-tre-quattro", a quel punto io e i miei coinquilini saremmo stati assaliti dagli accordi iniziali di Rockaway Beach, con il volume a 11. Lo scopo era bere al piu' presto un caffe' che mi scuotesse al punto da provocare un pieno risveglio. Funzionava a meta'. Quando sentivo il rumore della folla, saltavo fuori dal letto barcollando per un attimo. Ma subito dopo, ovviamente, accadeva che io abbassavo immediatamente il volume, ignoravo il caffe' e riguadagnavo il dolce, tenero abbraccio del mio piumino. Poi rinvenivo lentamente verso le 10.30 del mattino, continuavo a dormicchiare fino a mezzogiorno e alla fine mi mettevo in piedi barcollando, disgustato di me stesso. Nonostante tutte le promesse di liberta', piacere, e fare quello che ci pare propinate dalla nostra societa', in effetti la maggior parte della gente e' ancora totalmente schiava di orari che non ha certo scelto. Come siamo arrivati a questo punto? Beh, le forze anti-ozio sono al lavoro fin dalla nascita dell'uomo. La propaganda contro il dormire troppo risale a molti, molti anni fa, piu' di 2000 per la precisione, ai tempi della Bibbia. Ecco cosa dice sull'argomento il libro dei Proverbi, capitolo 6: "Tu sfaticato, va dalla formica, guarda come vive e sii saggio: essa pur non avendo alcun capo, o un supervisore o padrone, si procura il cibo in estate e lo mette da parte alla raccolta." (io a dire il vero mi domando che saggezza c'e' in una religione che prende le formiche come esempio di vita. Il sistema delle formiche non e' altro che un'aristocrazia di sfruttamento basata sulla fatica incosciente di milioni di operaie e la completa inattivita' di una sola regina insieme ad una manciata di fuchi) Il Cristianesimo da sempre ha promosso il senso di colpa nei confronti del letto. Questo passo della Bibbia e' una vera bastonata da parte di moralisti, capitalisti e burocrati allo scopo di imporre sulla gente la convinzione che Dio non sopporta quando ti alzi tardi. Questo risponde alla bramosia di ordine che caratterizza il non-ozioso. Alla meta' del XVIII secolo a Londra, il Dr. Johnson, che non aveva nulla di cui vergognarsi quanto a produzione letteraria, si macerava a causa delle sue abitudini da emerito sfaticato. "Oh, Signore, dammi la forza di redimermi per il tempo che ho speso nella totale indolenza", cosi' scriveva nel suoi diari all'eta' di 29 anni. Venti anni piu' tardi le cose non erano migliorate, e lui decise "di alzarsi presto. Non piu' tardi delle 6 se posso". Ma l'anno successivo, avendo fallito nel proposito di alzarsi alle 6, decide di venire a piu' miti consigli: "Mi riprometto di alzarmi alle 8 perche', anche se non mi alzero' presto, sara' sempre molto piu' presto di quando mi alzo adesso, dato che spesso resto a letto fino alle 2". Il metodista John Wesley, che si alzava ogni mattina alle 4, scrisse un sermone intitolato "Il dovere e il vantaggio di alzarsi presto" (1786), nel quale sosteneva che rimanere sdraiati a letto e' cosa fisicamente malsana, e usava in maniera piuttosto comica termini pseudo-scientifici per dare maggior credibilita' alla sua tesi: "Restare sprofondati molto a lungo tra le calde lenzuola fa si' che la nostra carne 'sobbolla' e diventi molle e flaccida. I nervi nel frattempo ne risultano del tutto indeboliti". I libri di Samuel Smiles, autore di bestseller dell'epoca Vittoriana, esibivano titoli come "Auto-Aiuto" (1859), "Parsimonia" (1875), "Dovere" (1880) ed erano pieni di veri e propri sermoni. Ma se credete che oggigiorno ci siamo liberati di roba di questo genere, allora diamo un'occhiata alle riviste e ai servizi sul genere "metti ordine nella tua vita" che proliferano come non mai. Libri-predicozzo di auto-aiuto ci intrattengono con svariate strategie mirate a farci diventare piu' produttivi, meno ubriachi e lavoratori indefessi. Molte di esse comportano anche di spendere un sacco di soldi. Da parte mia, non solo sostengo la tesi che alzarsi presto sia un fatto del tutto innaturale, ma anche che giacere a letto mezzi svegli, condizione che i ricercatori del sonno chiamano "ipnogogica", sia di totale beneficio per la salute e la felicita'. Per cominciare bene la giornata, un pisolino di circa mezzora o piu' puo' ad esempio essere di aiuto per prepararsi mentalmente ad affrontare i problemi e i compiti della giornata. Riguardo all'idea che andare a letto presto possa automaticamente garantire ricchezze e felicita', ritengo che non ci sia nulla di provato, e sono pienamente d'accordo con il Dr. Johnson, che sicuro di se' affermava: "Chiunque pensi ad andare a letto prima della mezzanotte e' un farabutto". La grandezza di un uomo e l'abitudine di alzarsi tardi vanno a braccetto. Alzarsi tardi si addice alla persona dalla mente indipendente, a colui che si rifiuti di diventare schiavo del lavoro, dei soldi o dell'ambizione. In gioventu' Walt Whitman, maestro e poeta dell'arte dell'ozio, arrivava negli uffici del giornale per cui lavorava intorno alle 11.30 di mattina, per poi andarsene alle 12.30 per una pausa pranzo di 2 ore. Dopo pranzo, un' altra oretta di lavoro e poi era gia' tempo di scendere in citta'. Lo storico inglese EP Thompson, nel classico "The Making of the English Working Class" (La formazione della classe lavoratrice in Inghilterra, 1963), sostiene che la creazione del lavoro e' un fenomeno relativamente recente, nato dalla Rivoluzione Industriale. Prima dell'avvento delle macchine a vapore e delle industrie alla meta' del XVIII secolo, il lavoro era una faccenda piuttosto casuale. La gente certo lavorava, si facevano dei "lavori", ma l'idea di essere sotto il giogo di un unico datore di lavoro, escludendo cosi' ogni altra attivita' che potesse procurare denaro, era totalmente sconosciuta. Prendiamo il caso dei tessitori. Prima che James Hargreaves, tessitore e carpentiere, inventasse nel 1764 la gianetta per la filatura e che James Watt in quello stesso anni inventasse il motore a vapore, i tessitori erano generalmente lavoratori autonomi e lavoravano come e quando essi stessi sceglievano. Il giovane Friedrich Engels, nello studio del 1845 intitolato "La condizione della classe lavoratrice in Inghilterra" notava che i tessitori potevano disporre del proprio tempo: "Cosi' accadeva che il tessitore fosse di solito nella posizione di potersi impiegare presso un'industria e affittare un piccolo pezzo di terra che coltivava nel tempo libero, di cui disponeva a suo piacimento secondo la sua propria scelta, dato che poteva tessere quando e per quanto tempo desiderava". "Essi non avevano bisogno di lavorare oltre i propri limiti, non facevano nulla di piu' di quanto sceglievano di fare, eppure guadagnavano cio' di cui avevano bisogno". Thompson scrive: "Il modello di comportamento lavorativo era quello di alternare periodi di intenso lavoro a periodi di ozio". Un tessitore ad esempio poteva tessere 8 o 9 iarde in una giornata di pioggia. Ma altri giorni, come ci racconta un diario dell'epoca, poteva tessere appena 2 iarde prima di "fare vari lavori al tornio e nel cortile e scrivere una lettera la sera". Oppure poteva anche andare a raccogliere ciliegie, lavorare alla costruzione di una diga per la comunita', far partorire la mucca, tagliare alberi o andare a vedere un'impiccagione. Thompson aggiunge a lato: "Questo schema persiste oggi tra alcuni lavoratori indipendenti, ad esempio artisti, scrittori, piccoli coltivatori, e forse anche tra gli studenti (tutti fannulloni), e fa si' che ci domandiamo se questo sia o meno un ritmo di lavoro 'naturale' per l'uomo". L'Inghilterra del resto, prima dell'invenzione degli oscuri mulini del diavolo, era una nazione di fannulloni. Ma col tempo la nuova etica del lavoro protestante ebbe successo. La Rivoluzione Industriale poi fu soprattutto una lotta tra il duro lavoro e la pigrizia, e il duro lavoro ebbe la meglio. Il roboante polemista Thomas Carlyle fece il danno piu' grave nel XIX secolo promuovendo l'idea della dignita' e addirittura il mito del duro lavoro. "L' uomo fu creato per lavorare, non per riflettere, o provare sentimenti o sognare", scriveva aggiungendo "Ogni momento di ozio e' un tradimento". E' l'idea che il duro lavoro sia una sorta di dovere patriottico, un altro mito particolarmente conveniente per i ricchi che, come diceva Bertrand Russel, "predicano la dignita' del lavoro, mentre hanno cura di restare essi stessi persone del tutto indegne sotto questo punto di vista". Oppure, come dice il grande scrittore inglese tardo Jeffrey Bernard: "Come se ci fosse qualcosa di romantico e affascinante a proposito del duro lavoro. Beh, se ci fosse davvero qualcosa di romantico, il Duca di Westminster zapperebbe da se' il suo dannato giardino, no?". Se pero' volete trovare giustificazione di ordine religioso alle vostre abitudini refrattarie al lavoro, ricordate che ci sono alcuni passi della Bibbia che, contrariamente a quelli che vengono spesso citati dai fautori del duro lavoro, sono contro la fatica. Il lavoro e' una maledizione, causata non da Dio ma dal serpente nel Giardino dell'Eden. Il serpente infatti causo' la caduta di Adamo ed Eva dallo stato di paradiso senza lavoro risvegliando in loro i desideri materiali, e condannandoli' cosi' alla fatica e alla sofferenza. Ma se non vuoi nulla, non c'e' bisogno di lavorare. Dio stesso, sostiene Paul Laforgue, attivista socialista e genero di Karl Marx, nel suo "Il diritto di essere pigro", diede un buon esempio: dopo aver lavorato per sei giorni, si riposo' per tutta l'eternita'. Rimanere a letto, e intendo dire restare a letto svegli, non significa indulgere nell'egoismo, ma si tratta piuttosto di uno strumento essenziale per chiunque stia studiando l'arte di vivere. E Sherlock Holmes lo sapeva bene. Stando in panciolle nella sua veste da camera, tirando boccate di fumo con la sua pipa, Holmes sedeva e meditava per ore su qualche caso intricato. In una storia veramente eccezionale, il fumatore d'oppio incallito "L'uomo con la smorfia", Holmes risolve un caso con facilita'. Mr. Plod, tipo incredulo, sogna: "Magari sapessi come ottenere i suoi risultati", e Holmes risponde: "Ho ottenuto questo risultato sedendo su cinque cuscini e consumando un'oncia di tabacco forte." René Descartes nel XVII secolo era anche lui ozio-dipendente. E questo fatto era assolutamente al centro della sua filosofia. Quando era un giovane studente dai Gesuiti, non era in grado di alzarsi la mattina. Gli tiravano secchi di acqua fredda addosso e lui si girava dall'altra parte e continuava a dormire. Poi, a causa del suo genio cosi' evidente gli fu dato il privilegio di potersi alzare tardi. Questo era il suo modus operandi poiche' naturalmente quando se ne stava sdraiato a letto, stava pensando. E' facile allora capire come qualcuno cosi' poco attivo fosse arrivato alla conclusione che il corpo e la mente sono due entita' separate. L'ozio ha prodotto il dualismo cartesiano. Per lui stare a letto e pensare erano la vera essenza dell'essere umano: Cogito, ergo sum, o in altre parole, Sto sdraiato a letto a pensare, dunque sono. L'ozio inteso come perdita di tempo e' un'idea dannosa elaborata dai suoi nemici, persone spiritualmente vuote. L'introspezione infatti potrebbe portare a qualcosa di terribile: una visione della verita', una chiara immagine dell'orrore del nostro mondo stonato oramai a pezzi. Lo scrittore Will Self, sostenendo che lunghi periodi di guida in autostrada potevano essere un metodo per recuperare il tempo dell'ozio perduto, dice: "Questo tabu' culturale contro il pensiero esiste in Inghilterra a causa dell'etica del lavoro protestante, che pretende che la gente non sia oziosa, cioe' pretende che non pensi". Questo pregiudizio e' ben radicato nel mondo occidentale. Ai governi, l'ozioso non piace. Chi ozia li preoccupa. Chi ozia non produce oggetti inutili, tantomeno consuma gli inutili prodotti del lavoro. Gli oziosi non possono essere controllati. Sfuggono ogni controllo. Ora, essere malati puo' essere un modo piacevole per recuperare l'ozio perduto, come sanno bene tutti i bambini. Al momento di andare a scuola, un bambino indipendente impara presto che se e' malato, puo' stare a letto tutto il giorno, evitare il lavoro e ricevere cure e attenzioni. Un altro mondo rispetto a quello di tutti i giorni, fatto di punizioni, recriminazioni e doveri. All'improvviso tutti sono carini con te. Essere malato, naturalmente nulla che metta in pericolo di vita, dovrebbe essere accolto come un piacere anche nella vita adulta, come una specie di vacanza dalle proprie responsabilita' e obblighi. In effetti questo puo' essere uno dei pochi modi legittimi che ci siano rimasti per poter oziare un po'. Quando si e' malati infatti si possono evitare tutte quelle seccature che rendono la vita un cosi' duro lavoro: vestirsi, per esempio. Ci si puo' trascinare per casa in vestaglia come Sherlock Holmes, Noël Coward e il nostro caro Oblomov, vero eroe quanto a pigrizia. Insomma, quando siete malati, siete voi a comandare. Potete fare cio' che vi pare. Come ascoltare i vecchi album dei Clash o stare a guardare fuori dalla finestra per ore. Ma soprattutto, ridere tra se' e se' delle sofferenze dei vostri colleghi di lavoro. Se si osservano un po' meglio i benefici che derivano dall'essere ammalati, si potrebbe sostenere che la sofferenza fisica sia in grado di portare positivi sviluppi nel carattere, e che le sofferenze del corpo possono migliorare la mente. "Tutto quello che non mi uccide mi rende piu' forte" diceva Nietzsche. I benefici dell'essere a casa malati per l'intelletto sono ampiamente dimostrati e descritti da Marcel Proust. Notoriamente era un malato cronico e spesso anche confinato a letto, per cui ebbe tutto il tempo di teorizzare lo status del malato: "La malattia di per se' e' in grado di farci fare osservazioni, imparare e analizzare quei processi di cui altrimenti non sapremmo nulla. Un uomo che vada direttamente a letto ogni sera, e cessi di vivere fino al momento in cui si risveglia e si rialza la mattina dopo, sicuramente non si sognera' mai di fare non dico per forza grandi scoperte, ma neppure osservazioni di secondaria importanza sul sonno". Proust del resto fu accusato dai suoi contemporanei di essere un ipocondriaco, il che poteva anche essere vero. Ma in quale altro modo avrebbe potuto trovare il tempo di scrivere le centinaia di migliaia di pagine che costituiscono "Alla ricerca del tempo perduto"? E soprattutto, come potremmo noi trovare il tempo di leggerle se ogni tanto non fossimo malati? Se Proust fosse stato uno di quegli uomini sani e inquadrati nella societa', avrebbe rischiato di avere una carriera di successo come funzionario statale ai piu' alti livelli, ma il mondo delle lettere sarebbe oggi ben piu' povero. Nei lontani giorni che precedettero la introduzione di calmanti e tranquillanti, la malattia e il trauma non erano destinati ad essere spazzati sotto il tappeto e quindi ignorati. Venivano invece rispettati, ascoltati e gli doveva essere dato il tempo necessario a risolversi per il meglio. Quando Samuel Pepys si era sottoposto ad una operazione immensamente dolorosa per rimuovere un calcolo dal rene, non era corso a rinchiudersi di nuovo in ufficio 36 ore piu' tardi. No. Aveva invece avuto diritto ad un periodo di riposo di 40 giorni completi e nel frattempo non gli era stato permesso di fare alcun che. La "convalescenza" e' una parola che non si non sente pronunciata molto di questi tempi. E' come se avessimo bandito la nozione che il tempo e' un guaritore. Che cosa e' successo, mi domando, ai medici di fine secolo, che erano abituati a prescrivere lunghi periodi di inattivita' sul litorale del sud per disturbi secondari? Quando il dandy delicato e tutto vestito in velluto Robert Louis Stevenson si ammalo' nel 1873, all'eta' di 23 anni, gli venne diagnosticato un "esaurimento nervoso con minaccia di tisi" e quindi la prescrizione fu quella di trascorrere l'inverno sulla Riviera, "in completa liberta' da qualunque ansia o preoccupazione". Un tempo, sapevamo essere malati. Ora invece abbiamo perduto l'arte di esserlo e tutti, in ogni luogo, disapprovano essere ammalati. Per dimostrare come negli ultimi anni i nostri atteggiamenti verso la malattia si siano drammaticamente sviluppati in maniera molto meno amichevole nei confronti della pigrizia, dobbiamo soltanto guardare alla storia recente riguardante l'introduzione sul mercato del Lemsip. Quando ero bambino, una tazza di Lemsip mescolata con il miele era uno dei piaceri di starsene a letto con un forte raffreddore. Veniva avvolta da un panno decorativo e una Crown Court. Faceva tutto parte del divertimento. Vostra madre avrebbe potuto portarvi a letto una tazza fumante del nettare lenitivo. Lo avreste succhiato, avreste tossito debolmente e vi sareste deliziati nei suoi vapori. Aveva sicuramente un certo effetto positivo sui sintomi fisici della malattia, ma era anche un piacere in se'. Il Lemsip faceva parte dello squisito e tanto necessario rallentamento che la malattia puo' portare nella nostra vita. Ma adesso non piu'. Il Lemsip si e' re-inventato come una "medicina che lavora duramente". Si e' mutato da un amico dell'ozioso al suo peggior nemico. L'implicazione ora è che piuttosto che godere della vostra malattia ed attendere alcuni giorni fino a quando non si sia risolta, voi dovreste risolutamente reprimerne i sintomi e continuare nelle vostre faccende normalmente, competendo, lavorando, consumando. La cosa piu' terribile di tutte e' stata il recente slogan pubblicitario del Lemsip, "Smettete di Tirare Su con il Naso e Tornate al Lavoro". Lo "starsene in casa e' il nuovo uscir fuori" e' uno scherzo che ho fatto una volta ad un meeting. Anche se bizzarro e semplificato, in esso e' contenuto un certo grado di verita'. Uscire molto frequentemente puo' infatti essere opprimente perche' finisce per essere un duro lavoro. Il tentativo di mantenersi aggiornati sull'ultimo bar, club, film, galleria, esposizione o band che ci sono e' un'occupazione a tempo pieno e uno si sente sempre come se ci sia qualche cosa di meglio che accade da qualche altra parte. Ad un livello semplificato, naturalmente, lo starsene in casa e' il sogno del pigro, e questo a causa del basso sforzo fisico che e' richiesto. Evita la pratica noiosa e costosa di prepararsi, di lasciare casa, di raggiungere qualche altro posto, di prendere parte alla attivita' prescelta e quindi di dover affrontare l'ancora piu' noiosa e costosa faccenda di tornarsene a casa alla conclusione di tutto questo. In ogni caso, gli schemi pianificati di divertimento, come ha giustamente precisato il Dott Johnson, raramente si trasformano nelle serate piu' riuscite. Il maggior pezzo di letteratura che e' mai stato scritto sullo stare a casa e' 'À Rebours' di JK Huysmans, pubblicato nel 1884. Huysmans era uno scrittore decadente della fin de siècle che durante il giorno faceva un lavoro borghese - fu un impiegato al Ministero degli Interni per 30 anni. Ma alla notte permetteva alla sua immaginazione letteraria di vagare liberamente e questo gli consenti' di creare alcuni dei lavori piu' affascinanti del periodo. 'À Rebours', che si traduce in Contro la Natura, e' uno studio di un ricco dandy chiamato Des Esseintes. Avendo dato fondo ai piaceri offerti dalla citta' e non riuscendo a trovare il significato della vita nel sesso bizzarro e nelle notti tarde, decide di ritirarsi in una residenza in collina e di creare una propria realta' artificiale, un paradiso molto particolare fatto di colori, profumi e bellezza, e controllato da ingegnosi dispositivi meccanici. E' motivato da una pigrizia del corpo e da un atteggiamento snobistico della mente. Non vuole piu' tormentarsi; non desidera frequentare gli altri esseri umani, che considera volgari in maniera irredimibile. Per Des Esseintes la seccatura e' volgare. Con sufficienti risorse interne e con i libri, non c'e' alcuna necessita' di muoversi e di viaggiare. Così, Des Esseintes comincia a costruire il proprio paese delle meraviglie indoor. Aiutato da una coppia di fedeli servitori, usa la sua considerevole ricchezza ed immaginazione per sviluppare una realta' che e' stravagante in maniera assurda. Il suo primo atto e' quello di dormire durante il giorno e di risvegliarsi di notte. Forse la piu' famosa delle innovazioni di Des Esseintes e' la tartaruga dorata. E' attirato dall'idea che sarebbe divertente avere nel proprio salotto un ornamento che si muove in giro nel locale, e cosi' ordina che una tartaruga venga placcata di oro e tempestata di gioielli. Un altro capriccio e' un'invenzione a cui da il nome di "organo della bocca", una macchina complessa che trasporta gocce di diversi liquori da una fila di stops, e il suo scopo è quello di mescolarli nel palato e di generare una sinfonia di sapore. Inoltre per decorare la propria casa Des Esseintes ordina i fiori di serra piu' fragili, delicati e maggiormente fioriti. C'e' una vena piacevole di umorismo noir che sottintende le descrizioni piu' fervide dei suoi esperimenti: lui si accorge una sera che la tartaruga e' morta, e dopo una lunga descrizione dell'organo della bocca, Des Esseintes scopre di non voler essere seccato dal dover spiegare l'intera faccenda e si versa semplicemente un bicchiere di whisky prima di sedersi. Inutile a dirsi, anche tutti i fiori finiscono per appassire. Alla fine, Des Esseintes viene sconfitto dalle seccature. Il suo stile di vita lo fa ammalare e gli viene quindi prescritto da diversi medici che deve trasferirsi nuovamente a Parigi e una volta la' uscire, divertirsi e comunicare con la gente. Altrimenti, il suo destino sara' quello della "pazzia seguita rapidamente da tubercolosi". Des Esseintes si piega malvolentieri al loro consiglio. Il suo progetto puo' essere risoltosi in un fallimento, ma questo non significa che non dovremmo essere ispirati dal suo eroico tentativo di elevare la propria anima attraverso l'arredamento degli interni. Personalmente ne sono stato ispirato per creare un pub nella mia stessa casa. Per me, i piaceri di rimanere a casa sono centrati sul bere e sulla comunicazione. Cosi' ho preso possesso del non molto attraente retrocucina della nostra fattoria affittata nel Devon e vi ho installato una tavola per il tiro a segno e due vecchie sedie da pranzo, che sono costate 7 sterline ciascuna in un negozio locale del fai da te. Inoltre ho aggiunto una stampa che mostra dei cani intenti a giocare a biliardo, delle luci graziose, un pezzo di tronco, una tavola da un penny, sottobicchieri per la birra, stampe di Hogarth, una vecchia falce che ho trovato da un robivecchi e cartoline raffiguranti uomini della Cornovaglia che mangiano pate' giganti. Tutti questi articoli sono stati rinvenuti abbandonati in giro o sono stati donati da amici. Il pub e' stato chiamato The Green Man (L'Uomo Verde) e il mio amico Pete Loveday ha verniciato l'insegna. Attraverso le malandate finestre a battente e' possibile ammirare il sole che sorge sul mare, e senza dovermene andare all'estero posso arrivare a conoscere il mondo intero. Ho spostato il mio vecchio giradischi Dansette nel mio pub casalingo e li' suoniamo Noel Coward e i The Ink Spots durante i pomeriggi soleggiati. Trovo che quel tipo di musica accompagna la birra inglese e le sigarette piuttosto bene. L'attore David Garrick sostiene che quando al Dott Johnson venne chiesto quali fossero i piaceri piu' grandi nella vita, lui abbia risposto "scopare e poi viene il bere". E quindi si era domandato perche' non ci fosse un maggior numero di amanti dell'alcool, "visto che tutti potrebbero bere sebbene non tutti potrebbero scopare." Da Burns a Byron e dai Bohemians agli hippies, la storia della sregolatezza, del vivere facile e la ricerca della liberta' sono state legate al perseguimento delle liberta' sessuali. E i piaceri del sesso sono stati lungamente attaccati dai bigotti e dai burocrati che tendono a governare i paesi e le grandi istituzioni. Il piacere solitario è stato una vittima particolare di tutto questo. In compagnia di altre forme di sesso non-riproduttivo quali l'omosessualità o la bestialità, il diciannovesimo secolo ha visto un attacco diffuso e concordato portato alla masturbazione da parte di preti, insegnanti, medici e scienziati. Potete ben immaginarvi il peso che in conseguenza di cio' tutti devono essersi caricati sulle spalle. Qui di seguito e' un estratto dal diario, lacerato dalla colpa, di una caritatevole Vittoriana, che venne scritto nel 1850: 15 Marzo: Dio mi ha strappato dalla piu' grande delle offese e dal costante omicidio di tutti i miei pensieri. 21 Marzo: Non sono stata disturbata dal mio grande nemico. 7 Giugno: Nulla d'altro se non questa lunga morte morale, questo fallimento di tutti i tentativi di cura. Penso di non essere mai stata tanto immersa nel peccato come durante questa ultima settimana. 17 Giugno: Scrivo dopo una notte insonne, sono fisicamente e moralmente malata e spezzata, una schiava - sono felice di lasciare Atene. Non ho altro desiderio su questa terra se non quello di dormire. 18 Giugno: Non ho provato alcun desiderio, nessun nemico, ho desiderato solo dormire. Il mio nemico e' troppo forte per me, ogni cosa e' stata tentata. Tutto, tutto e' inutile. 21 Giugno: Il mio nemico mi ha lasciato andare e mi sono sentita libera. 24 Giugno: Anche oggi mi sono sentita libera. 29 Giugno: Quattro lunghi giorni di schiavitu' assoluta. 30 Giugno: Non posso scrivere una lettera, non posso fare niente. 1 Luglio: Me ne sto sdraiata a letto e ho chiesto a Dio di salvarmi. (Potreste rimanere sorpresi nell'apprendere che la proprietaria di questa torreggiante libido altro non e' se non Florence Nightingale.) Nel moderno occidente ci piace congratulare noi stessi di avere un atteggiamento piu' aperto di mente nei confronti del sesso. Ma il sesso, come tanti altri piaceri, e' stato anch'esso catturato dall'etica dello sforzo. E' diventato un duro lavoro; un qualcosa che noi dobbiamo "praticare"; uno sport competitivo. E' la giornalista Suzanne Moore che nel 1995 faceva queste osservazioni nel 'The Idler'. Ricordava di come la sua amica di scuola Janice aveva insegnato ad una giovane Suzanne vari trucchetti sessuali: "Quello che Janice tentava di imprimermi era che il sesso era un'attivita' alla quale bisogna applicarsi, esercitarsi e di cui si devono sviluppare le relative tecniche: ossia un'ampia esercitazione nell'auto-miglioramento. Ma non mi era mai piaciuto alcun tipo di sport perche' ero pigra. Non mi avrebbero mai potuto infastidire...". Questo ampio sforzo e' tutto sbagliato. Il sesso si trasforma in un qualcosa che dobbiamo imparare. Le riviste ci forniscono il lavoro da fare. E se non facciamo le cose nella giusta maniera, se riceviamo voti bassi, allora ci sentiamo colpevoli e inutili. Stelle del pop ossessionate dal fitness quali Geri Halliwell contribuiscono a questa specie di sofferenza, come poi fa Madonna, che, come dice la Moore, "e' naturalmente la prova vivente che potete esercitarvi duramente al sesso quanto volete. Ha reso il sesso sexy quanto l'aerobica e, come le classi di passo, un qualcosa che deve essere incastrato all'interno di un programma che di per se' e' già piuttosto rigido." Mi pare che la situazione sia particolarmente critica negli Stati Uniti, dove il sesso e' stato elevato ad un incrocio fra una religione e uno sport. E risparmiateci, per favore, gli allenamenti assai poco divertenti di Sting allo spiritualismo della pratica sessuale. Ma la questione rimane: che cos'e' il sesso ozioso? Con che cosa dobbiamo sostituire l'ideale moderno di un intercorso descritto da un brutale potere atletico? Bene, Suzanne ha una risposta da dare: "Ad essere sincera, non ho mai capito che cosa ci fosse di tanto sbagliato con il semplice starsene sdraiati e con il pensare all'Inghilterra... quando il sesso si trasforma in un tale massiccio lavoro, un lavoro dell'amore, lasciatemi dire che e' vostro dovere rivoluzionario di darvi malati." Oh, lo starsene distesi e l'essere usati e abusati! Questo e' certamente il segreto desiderio del fannullone sessuale. Il sesso per gli oziosi dovrebbe essere un qualcosa di disordinato, praticato sotto l'effetto dell'alcool, osceno, indolente. Dovrebbe essere malizioso, spensierato e licenzioso, sporco fino al punto in cui e' imbarazzante guardare all'altro il mattino seguente. E il sesso ozioso dovrebbe essere languido. Gli uomini si caratterizzano come quelli che vogliono andare diritti al punto quando si sta parlando di intercorso sessuale e le donne protestano che tutto quello che gli uomini vogliono fare e' semplicemente spingerlo dentro. Ma nel mio caso, trovo che porti un leggero senso di disappunto quando termina l'atto dello scompigliarsi e comincia l'atto finale. Significa che l'elemento meccanico ha assunto la direzione di tutto, la parte utile, la parte che effettivamente concepisce i bambini. Ad una parte di me piacerebbe semplicemente giocare con la mia amante per giorni interi sotto un albero di loto o su un enorme mucchio di cuscini di velluto, mentre si fuma, si beve e si ride. La gente critica il sesso sotto l'effetto dell'alcool ma nella mia esperienza personale tende ad essere migliore del sesso fatto da sobri. Il bere e le droghe migliorano il sesso rimuovendo tutte le ansie, la colpa e la preoccupazione di avere un brutto corpo, cosi' come certe, ehm, inibizioni. I sogni e la pigrizia vanno a braccetto e vengono respinti come "i figli di un cervello ozioso", come rivela il sensibile e pieno di esperienza Mercutio ad un ingenuo Romeo in 'Romeo e Giulietta'. I sognatori sono "immersi in luminose bellezze". Per questo gli viene detto di cominciare a vivere "nel mondo reale". Il trucco, che effettivamente e' il dovere, di ogni serio ozioso e' quello di armonizzare il mondo dei sogni con quello reale. I sogni fanno girare il mondo. I nostri sogni alla notte riempiono il nostro subcosciente di strane riflessioni del giorno. Nei nostri sogni, il nostro spirito vaga liberamente; possiamo volare, possiamo cantare, siamo capaci di fare determinate cose (per esempio faccio sogni nei quali sono brillante a pattinare) e facciamo incontri erotici con le celebrita'. Per il regista surrealista Luis Buñuel, i sogni erano il punto culminante della sua vita: "Se qualcuno dovesse dirmi che ho ancora 20 anni di vita e chiedermi come mi piacerebbe spenderli, risponderei: 'datemi due ore al giorno di attivita' e faro' uso delle rimanenti 22 per i sogni... sempre che possa ricordarmene.' Amo i sogni, anche quando sono incubi, il che e' solitamente il caso." Le due ore al giorno, presumibilmente, erano quelle durante le quali Buñuel modellava dalle sue visioni una qualche forma di arte. Ci sono molti esempi del potere creativo dei sogni: il Kubla Khan si rivelo' a Coleridge in sogno, come lo fece il motivo per Yesterday a Paul McCartney. L'idea per Frankenstein si disclose alla giovane Mary Shelley durante un sogno della veglia; Einstein disse che un fondamentale passo avanti nella sua teoria della relativita' gli si era rivelato in sogno; Descartes ebbe un sogno che lo indirizzo' verso la elaborazione del suo intero sistema filosofico (disse che era "l'affare piu' importante" della sua vita). JK Rowling stava guardando fuori dal finestrino di un treno quando l'idea, la trama e i personaggi per Harry Potter gli sono venuti alla mente. L'arte della vita e' l'arte di riunire assieme i sogni e la realta'. Ho un sogno. E' chiamato amore, anarchia, liberta'. E' chiamato essere oziosi.
sociale.network