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    Tuttavia nelle basi Usa in Italia ai lavoratori civili è vietato iscriversi alla Cgil

    Gli appalti «rossi» da Vicenza a Sigonella

    Gli affari con il Pentagono delle coop legate alla sinistra. Tra i pretendenti ai lavori della nuova base vicentina la Cmc di Ravenna e la Cmr di Ferrara. Spuntano anche Pizzarotti e la Ccc del Mose
    27 gennaio 2007 - Angelo Mastrandrea
    Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

    Nell'ex aeroporto vicentino Dal Molin per il momento tutto ancora tace, di ruspe non c'è ancora ombra anche se ieri l'ex generale Luigi Ramponi ha annunciato che «i lavori cominceranno entro il 2007». E' probabilmente informato, il deputato di An ieri in visita a Vicenza con la commissione Difesa del senato, visto che il presidente del suo partito Gianfranco Fini è reduce da un incontro con la segretario di Stato Usa Condoleezza Rice, con la quale ha parlato anche della base vicentina. E per questo afferma che «appena il governo avrà detto di sì partiranno gli appalti, anche perché ci sono tempi stretti per il finanziamento statunitense». Per ora l'unico elemento tangibile che mostra l'avvio del progetto per la costruzione della nuova base è la lista delle imprese che continuano a iscriversi alla gara d'appalto per la prima tranche dei lavori. La torta è infatti di quelle appetitose: 680 milioni (230 nella prima fase, il rimanente in una seconda) di investimenti previsti dal Pentagono per costruire i 700 mila metri cubi di caserme, impianti militari e logistici; 40 milioni per la costruzione di 61 villette a schiera, di un albergo (10 milioni) e un campo da bowling; 52 milioni per tirar su un ospedale che sarà collegato con quello vicentino. Il progetto prevede infatti la nascita di una vera e propria cittadella autosufficiente, con centri commerciali e palestre, case e una grande mensa per 1.300 persone e 454 posti a sedere. A spulciare tra le 73 imprese (23 delle quali venete) che finora hanno risposto alla «presolicitation notice», una specie di invito a partecipare alla gara d'appalto lanciato dagli Stati uniti il cui bando si chiuderà il 6 marzo, troviamo infatti «coop rosse» come la Cmc (Cooperativa muratori cementisti) di Ravenna e la Cmr (Cooperativa muratori riuniti) di Ferrara, ma anche la contestata Pizzarotti di Parma, la stessa che nell'83 aveva vinto la gara per l'installazione dei missili Cruise a Comiso e che da 25 anni costruisce anche a Sigonella. O ancora la Ccc (Cantieri costruzioni cemento) spa, che tra i suoi fiori all'occhiello vanta la partecipazione al Consorzio Venezia nuova che sta realizzando il Mose nella città lagunare. Non che sia una novità assoluta, la partecipazione di cooperative rosse a lavori per gli americani. Se è vero che nelle basi Usa in Italia resiste ancora una «pregiudiziale anticomunista» che impedisce ai lavoratori civili del nostro paese di iscriversi ad esempio alla Cgil (come l'altro ieri ha denunciato lo stesso sindacato di Corso d'Italia), è altrettanto vero che questa appare caduta ormai da tempo per quel che riguarda il fronte degli appalti, così come, viceversa, sull'altro versante di fronte ai dollari non c'è antiamericanismo che tenga. La Cmr lavora infatti da anni e con successo nelle basi Usa di Aviano, Camp Darby e nella stessa Vicenza. Mentre la Cmc, la prima cooperativa di costruzioni, la quarta impresa in Italia del settore, dopo alcuni appalti in Cina, il ruolo da general contractor per l'ammodernamento della Salerno-Reggio Calabria e l'appalto per il tunnel di Venaus che un anno fa provocò la rivolta della Val di Susa contro l'alta velocità, da almeno un decennio partecipa agli appalti legati alla base Usa di Sigonella, in Sicilia. In particolare, ha preso parte al cosiddetto piano Mega II, quello precedente all'attuale progetto che punta a ridisegnare l'assetto urbanistico dell'insediamento militare siciliano, che sarà trasformato «nella base più moderna del teatro Mediterraneo».

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