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L'importanza strategica della Sicilia per gli States

27 gennaio 2007 - Manlio Dinucci
Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

«L'eventuale costruzione di nuovi complessi di natura alloggiativa per il personale già autorizzato rientra nella politica logistica di sostegno al proprio personale da parte delle Forze ospitate»: così precisa il ministero italiano della difesa (24 gennaio) a proposito della base di Sigonella, definendo «destituita di ogni fondamento» la notizia dell'aumento dei militari statunitensi qui dislocati. Si tratta allora di un'altra questione «non di natura politica ma urbanistica» (Prodi), come quella della base di Vicenza? Secondo l'ultimo rapporto del Pentagono Base Structure, la base navale e aerea Usa di Sigonella comprende oltre 280 mila metri quadri di edifici di proprietà statunitense e altri 220 mila in affitto. Dal 1977 si è quasi triplicata: l'ultimo complesso residenziale, di oltre 8 mila mq, è stato inaugurato nel giugno 2005. Tutto questo è stato fatto, però, non per rendere Sigonella un'amena località di villeggiatura per i militari statunitensi e le loro fami-glie.
La U.S. Naval Air Station Sigonella (Nassig) è «strategicamente collocata nel mezzo del Mediterraneo e costituisce l'elemento primario di supporto logistico delle operazioni della Sesta flotta Usa» (Nassig Mission Statement). La sua importanza è aumentata di pari passo con «i cambiamenti politici nelle regioni mediterranea e mediorientale» (in seguito alla guerra contro la Jugoslavia e a quella contro l'Iraq). Nel gennaio 2005 è stato stabilito a Sigonella il Fleet and Industrial Supply Center (Fisc), il centro logistico delle forze navali del Comando europeo degli Stati uniti, il comando unificato la cui missione è «promuovere gli interessi statunitensi in Europa, Africa e Medio Oriente», in un'area di 55 milioni di km2, comprendente 90 paesi.
Il Fisc di Sigonella ha integrato le funzioni prima svolte dalle basi logistiche di Napoli, Londra (dove c'era il comando delle forze navali Usa in Europa, trasferito a Napoli), Bahrain, Dubai ed Emirati arabi uniti. Le altre basi logistiche rimaste in funzione in Europa e nelle aree mediterranea e nord-atlantica operano ora come distaccamenti del Fisc di Sigonella. In seguito a tale ristrutturazione, il Fisc di Sigonella è divenuto, insieme a quello giapponese di Yokosuka, il secondo centro di rifornimento della marina fuori dal territorio statunitense (gli altri cinque sono tutti negli Usa). Qui si svolgono tutte le operazioni di rifornimento delle navi da guerra, compresa la «gestione di materiali pericolosi». La base di Sigonella dispone allo stesso tempo della più avanzata stazione di telecomunicazioni navali e, nel 2003, è stata dotata del Jmast: un centro mobile di comando, controllo, comunicazioni, computer e intelligence - l'unico in Europa - che permette al comandante delle forze navali Usa in Europa di guidare le operazioni in qualsiasi zona.
Dalla base di Sigonella dipende ora anche il Bataan Expeditionary Strike Group, il gruppo navale di spedizione da attacco di sette navi da guerra, con a bordo 6 mila marinai e marines, arrivato qualche giorno fa in Italia, dove è stato integrato nella Sesta flotta. Le basi Usa in Italia ed Europa costituiscono infatti i «siti operativi avanzati» che, «mantenuti in caldo con una limitata presenza militare statunitense a carattere rotatorio», sono rapidamente «espandibili» per operazioni militari su larga scala in Medio Oriente, Asia centrale e Africa (Commission on Review of Overseas Military Facility Structure of the United States, maggio 2005). Importante a tal fine è il «preposizionamento» di armamenti, così che le forze che arrivano da altre basi possano essere dotate di tutto il necessario per la guerra. Tra i più importanti siti del preposizionamento figurano Aviano (per le forze aeree), Camp Darby (per quelle terrestri e aeree), Sigonella (per quelle navali). Il ruolo delle basi Usa in Italia non dipende dunque dal numero di militari e altri addetti (ufficialmente poco più di 17 mila, cui si aggiungono ora i 6 mila del gruppo navale da attacco), ma dal fatto che sono rapidamente «espandibili» per operazioni su larga scala, come una guerra contro l'Iran.

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