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    Putin rilancia sullo scudo: «Non ci faremo spiare»

    L'ira del Cremlino Il presidente ribadisce: «Il sistema di difesa Usa arriva fino agli Urali. Reagiremo». E al consiglio Nato-Russia è dialogo fra sordi
    28 aprile 2007 - Fausto Della Porta
    Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

    La Russia non si lascerà spiare dai radar americani senza muovere un dito. Il presidente Vladimir Putin lo ha detto chiaro e tondo, rinnovando le sue preoccupazioni per il progetto di scudo antimissile che gli Stati uniti vogliono realizzare nell'Europa centrale, installando radar in Repubblica ceca e missili anti-missile in Polonia.
    Nonostante le rassicurazioni del Pentagono che lo scudo non indebolirà il sistema di difesa russo, Putin ha insistito ieri che di fatto sotto la sua influenza ricadrà anche la Russia europea. «Questo sistema controllerà il territorio russo fino agli Urali se non adotteremo contromisure, cosa che siamo intenzionati a fare. Tutti lo farebbero», ha ammonito, dopo un incontro al Cremlino con il presidente ceco Vaclav Klaus. «Non intendiamo farci prendere dall'isteria», ha aggiunto, «semplicemente adotteremo misure adeguate». In particolare, l'inquilino del Cremlino ha rinnovato la sua intenzione di ritirare l'adesione del suo paese al trattato per la riduzione delle armi convenzionali (Cfe).
    In questo contesto infuocato, la riunione Nato-Russia, in programma ieri a Oslo, è diventata un «dialogo tra sordi», secondo la definizione data dallo stesso segretario generale dell'Alleanza atlantica Jaap de Hoop Scheffer. I ministri degli esteri della Nato e quello russo non hanno trovato alcun punto d'accordo. Molti paesi europei hanno esortato la Russia a non dar seguito alle minacce, ossia a non ritirarsi dal trattato Cfe, «pietra angolare della sicurezza in Europa», secondo il ministero degli esteri francese. Il Cremlino rimprovera alla Nato di volersi espandere fin sotto ai confini della Russia e di aver dispiegato delle forze militari in Bulgaria e Romania, due paesi che nel 1990, quando è stato firmato il Cfe, erano ancora nel blocco di influenza sovietica. Ma ad allarmare Putin in realtà sono soprattutto i radar che dovrebbero essere piazzati nella Repubblica Ceca.
    Nella diatriba si è anche inserito il ministro degli esteri italiano Massimo D'Alema, che ha criticato il modo in cui gli Stati uniti hanno portato avanti il progetto di scudo anti-missile, definendolo «un'iniziativa unilaterale, non ben ponderata». Dalla riunione di ieri a Oslo il titolare della Farnesina ha criticato «le reazioni nazionaliste non pienamente fondate» di Mosca allo «scudo» e ha definito «un errore» un eventuale congelamento russo del trattato sulla limitazione delle forze convenzionali in Europa. Ma allo stesso tempo ha sottolineato che l'iniziativa americana è «partita male, in modo poco brillante e ha generato incomprensioni» mentre forse era possibile preparare meglio il terreno con gli alleati e con Mosca magari aspettando che si sciogliesse il nodo del Kosovo, altro scoglio nei rapporti tra Occidente e Russia che nei prossimi giorni rischia di esacerbare ulteriormente le tensioni.
    Il titolare della Farnesina ha fatto capire che l'errore della Casa Bianca è stato soprattutto all'inizio, quando è sembrato che il sistema di difesa antimissile «interessasse bilateralmente gli Stati uniti e alcuni singoli paesi europei» e questo «naturalmente ha creato un qualche turbamento anche in sede Nato». Il progetto americano inoltre rischia di mandare all'aria il negoziato sull'indipendenza del Kosovo, osteggiato dalla Serbia e poco gradito alla Russia. L'installazione dei sistemi antimissile riguarda un futuro lontano, ha spiegato il ministro, e dal momento che «ci sono questioni che incombono, sul Kosovo bisogna decidere questo mese, forse si poteva con maggiore prudenza pensare che queste altre questioni si discutevano fra un po'».

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