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    Cagliari, al convegno "No bases" i modi per far andar via i militari Usa

    Dall'Ecuador alla Maddalena, sono molte le battaglie popolari contro le basi
    12 luglio 2007 - Walter Falgio
    Fonte: Liberazione (http://www.liberazione.it)

    Al convegno "No bases" concluso ieri a Cagliari si è confermata e consolidata la rete internazionale contro la presenza militare che da Vieques si dirama per l'Ecuador e le Filippine attraversando la Sardegna.
    L'iniziativa, totalmente autofinanziata, è stata organizzata per la prima volta e non a caso nell'Isola più militarizzata d'Italia da una pattuglia di gruppi impegnata nelle lotte anti stellette. In prima fila lo storico Comitato sardo Gettiamo le Basi con l'associazione Don Chisciotte , Rete Nuovo Municipio di Quartu , Città di Ar , Libreria Odradek di Sassari, Cagliari Social Forum e Radio Base di Venezia.
    Davanti a un centinaio di persone che si sono alternate nella tre giorni cagliaritana, hanno preso la parola le protagoniste della lotta popolare vincente dell'isoletta portoricana di Vieques contro la base della marina americana. Nilda Medina Diaz, candidata tra le "Mille donne per il Nobel per la pace", ha mostrato foto e video della rivolta portoricana contro la Us Navy. «Tutti hanno contribuito alla lotta, tutti i giorni abbiamo fatto sentire la nostra voce», dice Nilda. Nel 2003, dopo aver martoriato la terra di Vieques per decenni, gli americani sono stati costretti ad abbandonare l'isola. «Ora però noi esigiamo che la nostra terra sia bonificata e sia restituita pulita», continua Wanda Colon Cortes, altra capofila della ribellione anti Usa. Con diagrammi alla mano Nilda snocciola i numeri della morte: «L'incidenza dei tumori tra la popolazione di Vieques aumenta di pari passo con l'intensificarsi dei bombardamenti nella base». Il paragone con la vicenda della Maddalena è automatico. In base a una recente ricerca commissionata dall'assessorato regionale alla Sanità, nella cittadina si registra un eccesso di linfomi "non Hodgkin" del 178%. E poi «è vero che è stato annunciato lo smantellamento della base nucleare americana ma non è dato capire come e chi si occuperà della bonifica», ricorda Mariella Cao di Gettiamo le basi .
    Anabel Estrella viene dall'Ecuador, è la presidente dell' Acj , associazione cristiana di giovani, e racconta la resistenza del suo popolo contro la presenza militare americana nella baia di Manta: «Il pretesto degli Usa per giustificare la loro base in Ecuador è legato alla necessità di combattere il narcotraffico. Noi crediamo invece che il motivo reale sia quello di controllare un'area strategica per tutto il pianeta come l'Amazzonia». Lo stesso presidente dell'Ecuador non intende rinnovare la concessione della base in scadenza nel 2009 e, per il principio di reciprocità, chiede agli Usa una struttura militare a Washington. I filippini Herbert Docena e Corazon Valdez hanno parlato del coordinamento internazionale No Us bases legato a Walden Bello.
    L'incontro di Cagliari è stato un'occasione per riflettere sull'efficacia dell'opposizione popolare e sulla possibilità di individuare strumenti scientifici e giuridici al servizio del movimento. In proposito Valerio Gennaro e Massimo Zucchetti del gruppo Scienziati/e contro la guerra hanno parlato del poligono di Quirra e ancora della Maddalena. «Nell'area attorno al poligono si è verificato un aumento di ricoveri dei maschi tra il 2001 e il 2003 e un aumento dei tumori totali. Tra le donne vi è un aumento di mortalità. Tutte la malattie hanno un'origine e per scoprirla è necessario integrare le indagini scientifiche con l'apporto della popolazione», dice l'oncologo Gennaro. Zucchetti, facendo riferimento al piano di evacuazione, sostiene che se alla base della Maddalena si applicassero le stesse norme che valgono per l'industria civile, i militari avrebbero già sbaraccato da tempo.
    Il senatore Mauro Bulgarelli teme che il G8 previsto alla Maddalena possa rappresentare una scusa per prorogare la presenza americana. «Le motivazioni addotte sarebbero legate alle solite ragioni di sicurezza. - dice Bulgarelli - Ma sino a che non si chiudono le ferite di Genova in Italia non c'è spazio per nessun G8 e meno che mai ci può essere spazio in Sardegna». A conclusione del dibattito, Luigi Malabarba ha lanciato un appello: «A partire dalla centralità e dal protagonismo dei territori occorre prospettare un coordinamento contro le politiche di guerra, nonostante la politica del governo a riguardo sia all'insegna della chiusura». Un coordinamento che secondo Cao deve costituire una comunità internazionale solidale contro le basi in tutto il pianeta.

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