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    Appunti della relazione sull'industria bellica

    No-35. Convegno: industria bellica e militarizzazione del territorio in preparazione della manifestazione nazionale del 4 novembre 2007 a Cameri.

    Industria della difesa: ristrutturazione-deregolamentazione e profitto in Europa
    La corsa agli armamenti: il riflesso della spesa militare sull’economia diretto e indiretto che pesa sulle spalle del bene comune
    Aziende belliche: è possibile convertirle?

    4 ottobre 2007 - Rossana De Simone

    Industria della difesa: ristrutturazione-deregolamentazione e profitto in Europa:

    Nel 1993 il Dipartimento della Difesa USA aveva incoraggiato un imponente processo di concentrazione nel settore degli armamenti lasciato interamente in mano alla discrezione degli azionisti e alle istituzioni che compongono il capitale finanziario (fondi pensione, fondi mutualistici, ecc. per un totale va dal 70 al 100% del capitale).
    Alcune società hanno assunto una posizione pressoché monopolistica al fine di controllare l’insieme della filiera tecnologica e impedire l’ingresso di eventuali concorrenti.
    La loro capacità di influenzare i poteri pubblici si è rafforzata contribuendo a militarizzare la politica estera.
    In quel periodo il settore degli armamenti è stato tralasciato per favorire la nuova economia, riacquisendo importanza nel 1999 in contemporanea con gli aumenti del budget per la difesa.
    Lo scoppio dell’indice Nasdaq nel 2000 ha rafforzato questo andamento.
    Ma è soprattutto la data dell’11 settembre 2001 ad offrire l’inizio di un lungo periodo favorevole che dura sino ad oggi.
    Se guardiamo gli indici dello Spade Defense Index costituito dalle 57 imprese più rappresentative dei mercati degli armamenti e della sicurezza, vediamo che i grafici smentiscono l’affermazione di economisti neoclassici secondo la quale i mercati finanziari guardano con repulsione all’uso della violenza militare.

    La produzione militare europea è stata affidata ad arsenali e imprese di stato in quanto prerogativa di sicurezza e sovranità dello stesso godendo di un regime particolare, ma dagli anni ’90 i governi dell’Unione hanno favorito l’integrazione delle proprie fabbriche d’armi ed europeizzare la produzione di armamenti per contrastare la concorrenza dei grandi gruppi americani.
    Tre gli obiettivi: competitività, apertura dei mercati e facilitazione delle esportazioni di armi.
    Nasce nel 2004 l’Agenzia europea di Difesa con lo scopo di favorire la realizzazione di un mercato europeo concorrenziale per gli armamenti, nel 2005 i ministri della difesa hanno adottato un codice di condotta non vincolante, che punta a liberalizzare i mercati degli armamenti.
    Questa iniziativa serve ai governi per sottrarre alla Commissione Europea qualsiasi incursione in questo settore strategico.
    Da una parte si pone fine ai protezionismi nazionali, dall’altra però vi è un ritorno al controllo statale di questo settore nei processi di concentrazione e privatizzazione.
    Gruppi europei tra i dieci produttori mondiali: Bae System (Regno Unito, USA), European Defense and Space (Francia e Germania, in misura minore Spagna), Thales (Francia, UK), Finmeccanica (Italia, UK)
    I grandi gruppi mondiali in ordine: Boeing, EADS, Lockeed Martin, Northrop, Bae Systems, Raytheon, General Dynamics, United Technologies, Finmeccanica, General Electric, Thales. (elaborazione IAI 2007).

    Ma mentre dei gruppi americani controllati da investitori istituzionali quotati in borsa se ne capisce la partecipazione, per i gruppi europei questa rimane un groviglio di joint venture e collaborazioni.

    Dal 1991 al 2000 i due produttori maggiori di armi, Francia e Inghilterra hanno perso circa duecentomila posti di lavoro, ma le ristrutturazioni sono ancora incomplete.
    In Italia si scende da circa 57.000 a 30.000 nel solo settore aerospaziale.
    Oggi Finmeccanica ha un organico di circa 58.000 addetti. Qui si fa riferimento alle sole aziende partecipate Finmeccanica. (fonte Finmeccanica).
    - quando Finmeccanica decide di entrare in borsa i sindacati confederali chiedono ai lavoratori di comprarne le azioni, i lavoratori legano così la propria vita a quella della azienda -.

    L’Europa ha lasciato che gli USA acquisissero la Fiat Avio (Italia), il 30% della Quinetiq inglese così come altre.

    Finmeccanica una azienda giocata in borsa: cosa vuol dire?

    Difesa: per Credit Suisse al comando del settore c'è anche Finmeccanica
    I giochi nel settore aerospaziale e della difesa sono solo all'inizio. Lo dicono gli analisti di Credit Suisse che analizzano da vicino la situazione e fanno pronostici per il futuro. "Pensiamo che l'America e l'Europa abbiano attraenti caratteristiche e offrano una crescita sostenuta negli investimenti per la difesa per i prossimi quattro o cinque anni. In particolare, gli States dovrebbero presentare una crescita annuale del 5%, mentre la Gran Bretagna dell'1,5%", calcolano gli esperti nel report diffuso oggi. Ma non solo. Anche l'Oriente e il Medio Oriente offriranno preziosi spunti, con un incremento della spesa per la difesa del 4,5% con Cina, India e Sud Corea in testa. Secondo il broker svizzero, questo scenario sarà favorevole soprattutto per Bae Systems, Finmeccanica e Rheinmetall. "Finmeccanica ha prodotti attraenti e una buona rete di supporto globale - continuano gli analisti - Bae Systems ha una forte posizione nel Medio Oriente e in India, mentre Rheinmetall genera circa il 9% dei suoi ricavi in Asia". Su Finmeccanica, Credit Suisse ha un rating outperform con target price a 28 euro

    Nelle industrie d’armamento vige la regola della filiera capovolta descritta da Galbraith.
    “E’ l’impresa di produzione che allunga i tentacoli per controllare i propri mercati, o meglio per guidare il comportamento di mercato e modellare i comportamenti sociali di coloro che all’apparenza essa sembra servire”.

    Questa situazione spinge alla militarizzazione dell’Europa e all’aumento dei bilanci nazionali così come previsto dal Trattato costituzionale.

    L’arma in quanto merce rientra nel ciclo capitalistico di produzione. Bisogna computarli:
    produttività – costi – commercializzazione

    Ha un valore d’uso anche senza doverla usare: dissuasione o intimidazione
    Con l’uso. Si vende all’opinione pubblica la necessità di sconfiggere il terrorismo.
    Controllo delle strategie da un punto di vista geopolitico e geoeconomico.
    Ha un valore di scambio perché deve realizzare profitto.

    La guerra infinita risponde ad una situazione di crisi economica. Il deficit USA è finanziato attraverso l’acquisto di buoni del tesoro, USA dalla Cina e Giappone dal 2001 hanno comprato il 43% del debito pubblico USA per evitare un crollo del dollaro che avrebbe danneggiato le loro esportazioni negli USA.
    Stati Uniti e Cina devono virtualmente andare d’accordo economicamente: gli USA sono i primi importatori del mondo di prodotti cinesi e la Cina finanzia il suo deficit commerciale.
    Gli USA riescono a dimostrare una supremazia economica attraverso investimenti in ricerca e sviluppo. Ciò che preoccupa gli USA sono gli accordi commerciali economico energetici in Africa e America latina.
    Nei confronti dell’Europa gli USA mantengono un doppio binario, riconoscimento dell’Europa nei settori del commercio e dell’euro, ma persistente centralità dei governi nazionali.

    Le spese militari possono considerarsi una forma di spesa pubblica per il rilancio dell’economia:
    favorisce settori ad alta tecnologia, favorisce l’export, favorisce il business della ricostruzione
    petrolio: più aumenta il prezzo più c’è guadagno, peso dell’intervento pubblico nella ricerca scientifica militare: negli USA 2/3 della spesa federale in ricerca e sviluppo è collegata con il Pentagono.

    La corsa agli armamenti: il riflesso della spesa militare sull’economia diretto e indiretto che pesa sulle spalle del bene comune.

    Diretto perché ha un effetto sulla domanda e occupazione nel settore come distrazione di impegni finanziari da altri settori dell’economia
    Indiretto sull’innovazione tecnologica e di conseguenza sull’intera economia quando vengono ceduti al settore civile.

    Ciò che portò fuori dalla crisi economica gli USA nel ’37 dopo gli interventi con l’immissione di denaro per il pagamento dei salari e di sostegno alla domanda di beni capitali, fu l’entrata in guerra nel 1941 dopo l’attacco a Pearl Harbor.
    Può oggi il warfare portare fuori gli USA da una profonda crisi economica?

    Galbraith scrive nel Nuovo Stato Industriale che l’influenza del complesso militare industriale che chiama tecnostruttura supera i confini dell’economia e raggiunge il campo della politica
    Il Dipartimento della Difesa funziona come una grande agenzia di pianificazione economica, con effetto soprattutto in certi ambiti economici con l’innovazione continuata assicurate dalla R&D militare in ambito regionale, mediante l’assegnazione di commesse industriali ai diversi Stati dell’Unione.

    In una economia capitalistica le spese militari sostengono lo sviluppo tecnologico: forte legame tra ricerca militare e innovazioni scientifiche.

    Ricaduta della ricerca militare:

    Microelettronica
    Energia nucleare
    Reti informatiche

    Il Pentagono commissiona ricerche anche costose e con esiti incerti con investimenti che sono insostenibili in quanto la sua motivazione è prima politica che economica.
    Le aziende con commesse militari importanti hanno un mercato e un profitto garantito per anni.

    Vi è una interdipendenza fra settore militare ed altri settori come accade per l’industria chimica e plastica, sull’agricoltura nell’industria dei fertilizzanti, o l’edilizia con i laminati.
    Singole industrie non fanno ricerca perché accedono ai benefici dell’innovazione.

    La ricerca militare diviene esempio di drenaggio di risorse economiche e personale scientifico, provocando una crescita sproporzionata del sistema costituito dal binomio forze armate e industrie militari.

    “Tecnologia dell’autodistruzione” per lo sviluppo di armi nucleari di quarta generazione.
    Questa è la caratteristica principale del futuro armamento nucleare, cioè senza detonatore e senza emissione di radiazioni, per neutralizzare il plutonio radioattivo e l’uranio.
    Stesso procedimento è in atto in Russia la cui attività è stata esposta da Serghej Yuvanov (ministro della Difesa), quando ha dichiarato che la Russia deve possedere di moderne armi sia strategiche che nucleari in grado di garantire la propria difesa.
    Arma come deterrente.

    Ricerca militare dual use.
    Fu Clinton con l’appoggio del Congresso, negli anni ’90, a valorizzare le tecnologie duali.
    Il Technology Reinvestment Program prevedeva la possibilità di far partecipare imprese commerciali allo sviluppo di beni duali, con possibili applicazioni militari.
    Questo avrebbe favorito i risparmi necessari al Pentagono in quella fase. La ricerca militare concorrerebbe al bene pubblico sviluppando la sicurezza, bene primario dopo l’11 settembre, incubando buona parte della tecnologia di punta che un paese sa esprimere.

    Nel 2004 il comparto della difesa europeo aveva un indotto di 500.000 addetti stimato di contribuire per il 2,5% della ricchezza del globo.
    Il totale dei settori che beneficiano di potenziali ricadute di questo tipo di ricerca pesa per circa 3.095 miliardi di euro, l’11% del Pil mondiale. (Se si vuol prendere il Pil come dato che misura la ricchezza).
    L’effetto di moltiplicazione dei benefici sarebbero da valutare anche in termini di crescita economica.
    Settori che beneficiano della ricerca militare (a cura di Ambrosetti, L’innovazione tecnologica come motore di ricerca e sviluppo).

    Telecomunicazioni – Sistemi di trasmissione voce/dati
    Sistemi di gestione dell’informazione
    Salute: sistemi scansione
    Telemedicina
    Trasporti sistemi per il controllo automatico del traffico
    Elettronica dei segnali e processi

    Il dual-use in Italia:

    Il V Reparto di SGD/DNA che si occupa della ricerca militare anche a livello internazionale, soprattutto europeo e NATO, ha assunto appieno il concetto di dual use in linea con gli indirizzi formulati dal Ministro e dal Capo di SMD.
    I principali progetti sviluppati nel corso del 2006 nell'ambito del PNMR sono stati raggruppati in quattro comparti (C4I ed NCW; protezione personale e difesa NRBC; UAV/UCAV, robotica, microelettronica, tecnologie satellitari e sensori; strutture e piattaforme, materiali avanzati e propulsione) e sono stati affidati, per quanto riguarda l'esecuzione, all'Industria - grandi, piccole e medie imprese, generalmente consorziate a Centri di eccellenza tecnologica privati (quali il Centro Sviluppo Materiali, CSM) e pubblici (CNR, ENEA, INSEAN) - e alle Università.

    Il condirettore generale di Finmeccanica Remo Pertica durante un convegno sui sistemi duali ha dichiarato che il concetto di duale è ormai acquisito a priori e che questo è lo scenario in cui si muove Finmeccanica.

    Nel Documento di Programmazione Economico-Finanziaria per gli anni 2008-2001 si legge che nei comparti della difesa e dell’industria ad elevato contenuto tecnologico (legati alla difesa) si prevede che la ricerca con possibili applicazioni militari andrà al bilancio sempre più scarso della Difesa.
    Dal documento (che prevede nel futuro una riconversione dell’industria bellica):

    “per essere competitivi sui mercati internazionali, la ricerca e` sicuramente una delle chiavi di volta. A tal fine appare indispensabile valorizzare appieno le esperienze positive dei «distretti tecnologici» quali motori dei processi innovativi e procedere ad una completa razionalizzazione degli organismi di interfaccia tra ricerca e azienda con una costante valutazione dell’efficacia della loro azione, al fine di valorizzarne risorse e competenze; nel settore della Difesa, nel corso della sessione di bilancio dello scorso autunno, sono state stanziate rilevanti risorse per la prosecuzione dei principali programmi multinazionali di produzione ed acquisizione armamenti; da tali programmi la Difesa attende l’acquisizione, a costi ragionevoli, dei sistemi d’arma di cui necessita per evitare l’approfondirsi del gap tecnologico che attualmente separa le Forze Armate italiane da quelle
    migliori di cui dispone l’Occidente, mentre per l’industria nazionale dei materiali d’armamento la certezza di un flusso prevedibile di commesse nazionali continua a rimanere un fondamentale strumento per partecipare ai piu` importanti consorzi multinazionali; i programmi che interessano lo spazio extratmosferico, dove l’Italia e` presente con il Sicral ed il Cosmo-Skymed, sono di particolare valenza strategica”.

    In Europa quanto a spese per la ricerca e sviluppo militare si ha Francia e Inghilterra ai primi posti, a seguire Germania e Italia.
    In Italia solo sette aziende investono più di 100 milioni di euro in R&S. In Germania sono 38.
    In Francia 33 e nel Regno Unito 26.
    Si tratta di grandi come la Fiat e Finmeccanica o piccole realtà come Txt-E Solutions, Chiesi Farmaceutici o Saes Getters.
    La prima è Finmeccanica, la seconda la Fiat e la terza è Eni.
    In Europa le duemila società prese in esame hanno investito nel 2005 371 miliardi di euro, la metà di tutti gli investimenti effettuati a livello mondiale
    (Dati emersi da un rapporto presentato dalla direzione generale Ricerca della Commissione Europea e dal Joint Researc Centre di Ispra).

    Altro dato è il numero dei brevetti. Un investimento di 1 miliardo di euro realizzato nel settore della difesa genera in un anno un valore di affari in prodotti innovativi quattro volte superiore, rispetto a quello generato da un comparto civile.
    Una ricerca dell’AREL del 2004 conferma il duplice ruolo della spesa militare, definendola strategica per il controllo della Sicurezza nazionale e guida dell’innovazione tecnologica e dell’economia anche in altri settori. Il problema italiano viene individuato nei ritardi della sua canalizzazione, nell’assenza dell’integrazione fra ricerca base e applicata, nella mancanza di un raccordo fra università, impresa e ricerca.
    AREL ha calcolato l’effetto di incentivazione di un aumento dello 0,5% degli investimenti in Difesa sul PIL che si tradurrebbe in un aumento dello 0,3% nella crescita della ricchezza pro-capite.

    Oggi per essere competitivi bisogna qualificare i fattori determinanti per lo sviluppo nell’innovazione generata dalla ricerca e dalla conoscenza. Quindi non solo basare le proprie economie sulle classiche strutture produttive. Bisogna trasformare la conoscenza in produttività economica.
    Dall’11 settembre si è assottigliata la linea che divideva l’ambito della sicurezza dalla difesa.
    Sicurezza e difesa divengono bene pubblico.
    Questo connubio porterebbe la ricerca in America verso un nuovo paradigma: integrazione di sistemi complessi.

    Ultimi dati Finmeccanica: investimenti in ricerca e sviluppo (dati forniti a settembre 2007) pari a 851 milioni di euro, circa il 14% dei ricavi. I ricavi aumentano a 6079 milioni di euro.
    Utile netto 177 milioni di euro. Portafoglio ordini pari a 36.245 milioni di euro.
    Gli ordini di acquisto ammontano a 6478 milioni di euro.

    Nel documento “Quindici punti per la politica europea dell’Italia” di Ettore Greco, Tommaso-Padoa-Schioppa e Stefano Silvestri del 2006 hanno scritto che “bisogna sostenere e specializzare la difesa italiana, bisogna valorizzare le nicchie di eccellenza nazionali”.

    Il 29 marzo del 2007 l’EDA ( European Defence Agency) ha pubblicizzato una iniziativa l’EBB” che consentirà di visualizzare tutte le opportunità contrattuali della difesa per la catena delle piccole e medie imprese. La diffusione delle tecnologie duali permette di scaricare costi che peserebbero sul solo bilancio della difesa, nel contempo promuove comparti ad alta tecnologia.
    L’introduzione dei modelli “cluster” nelle economie locali, cioè masse critiche di un territorio di industrie e istituzioni interconesse, permette la cooperazione fra aziende, la comunità di ricerca, il governo e le istituzioni finanziarie.

    In Lombardia vi è il 30% della produzione aeronautica.
    Nel Lazio questo settore occupa circa 300.000 addetti per un fatturato annuo pari a 5 miliardi di euro (2005) con una presenza di 200 aziende di dimensioni rilevanti.
    La regione Piemonte soprattutto nell’area di Torino, ospita un polo aerospaziale con oltre 100 aziende che impiegano circa 9000 addetti e un giro di affari annuo di 1300-1400 milioni di euro.
    Nelle regioni Puglia e Campania sono presenti PMI che formano reti di subfornitura. In particolare in Campania vi sono il 7,3% di tutte le imprese nazionali rappresentando il quarto dei poli nazionali del settore.
    In altre regioni quali l’Abruzzo (centro spaziale Fucino) o città come Firenze, Pisa, Matera, Genova per dirne alcune, hanno un firmato sulla base dei modelli cluster.

    Soluzioni diverse nella corsa al riarmo: esempio bombardiere TU-95 (quello schierato schierato a Cuba).

    Sviluppato negli anni ’50 e continuamente modificato costituisce una rottura nei confronti del pensiero appiattito sull’ideologia della tecnologia avanzata.
    Del resto le guerre asimmetriche non si giocano più sulla comunicazione, psicologia, economia, cultura, ecc.?
    La Russia ha deciso di riportare il paese verso un ruolo sempre più attivo e importante nello scenario internazionale. Vedi strategia energetica.

    La Russia rimane una delle maggiori potenze nucleari e il deterrente nucleari riveste un ruolo importante. Il deterrente strategico russo è basato sulla triade con ICMB (fra cui i Topol-M, versione testata MIRV) basati a terra, bombardieri strategici e sottomarini lanciamissili balistici a propulsione nucleare (classe Delta continuamente ammodernata).

    Ma guardiamo ai bombardieri: il TU-9595MS Bear come si è scritto è un quadrimotore a turboelica che gareggia per anzianità con il B-52 (1956).
    Poi c’è il Tupolev 160 Blackjack entrato in servizio nel 1985.

    Gli USA non solo hanno progettato e messo in produzione nel frattempo un centinaia di B-1 Lancer (oggi ridotti a 65), ma a causa di gravi inconvenienti l’USAF ha poi deciso di tornare ad usare i B-52 finchè non si è sviluppato il B-2 per sostituire entrambi. Se ne sono costruiti solo 20 esemplari di serie a causa dei costi astronomici.
    Cosicché gli USA hanno tre modelli di bombardieri di cui il B-1 è destinato alla radiazione mentre i B-52 ancora volano.

    E in Italia?

    Se il paese non decide di investire nel settore della Difesa, Finmeccanica entra in Crisi.
    Queste le parole del direttore generale Giorgio Zappa a margine dell’incontro “Eunomiamaster” nel novembre 2006.

    Un caccia di quarta generazione.

    Il JSF è un progetto nato nel 1996 (il Regno Unito firmò il MoU per diventare Full partner nel dicembre 1995, l’Italia nel dicembre ’98 come Informed partner e nel giugno 2002 partner di Livello 2), basandosi sull’approccio di approvvigionamento non più basato su requisiti e prestazioni, ma di tipo commerciale per controllare i costi sull’intero ciclo di vita del sistema.
    Si cercava dunque la riduzione dei costi ed evitare ritardi e problemi tecnici.
    Il JSF doveva costare inizialmente 28 milioni di dollari per la versione A, 30-35 per la B e 31-30 per la C. Questo aereo moderno doveva integrare una varietà di tecnologie di punta: relativamente stealth, due stive interne per le bombe, superare la velocità del suono con velocità da crociera subsonica.
    In più viene concepito per essere un “network centric fighter”, cioè da inserire in una griglia di architetture interconnesse e operante in una complessa capacità aerea network-centrica, così come richiesto dalla nuova dottrina RMA, rivoluzione negli affari militari.
    Ma, come viene evidenziato da un rapporto della RAND Corporation commissionato dal DoD nel 1995, bisognava soprattutto rompere il dinamismo del settore militare in Europa.
    Germania, Italia, Spagna e regno Unito avevano lanciato il programma EFA, la Francia il Rafale e la Svezia il Gripen. La RAND definì minacce grigie questi aerei.
    Il JSF doveva servire per assicurarsi l’accesso ai mercati europei ed evitare l’emergere di un programma aereo da combattimento (concorrente al JSF) e così gli USA aprirono il programma alla cooperazione internazionale (i più stretti alleati).
    Ovviamente la leadership assoluta deve essere degli Stati Uniti, le strutture di programma compartimentale, limitazione dei trasferimenti di tecnologia e del flusso di informazioni classificate e non (salvaguardare la propria superiorità tecnologia), controllo su tutte le fasi del programma.
    Le Forze Armate italiane che hanno aderito al concetto americano di network-centric-warfare e va verso l’integrazione nell’architettura militare americana, ha visto nel JSF un elemento essenziale.
    Quanto a Finmeccanica la sua cooperazione industriale con gli Stati Uniti negli ultimi anni si è intensificata consolidando il rapporto con la Lockeed Martin, Boeing, Bell Helicopter, L-3 Communications, Pratt&Whitney, General Electric, ecc.
    Anche per lei partecipare al programma JSF serve a penetrare ulteriormente nel mercato americano.
    In più non hanno mai pensato di limitare la produzione dell’EFA.
    Le aziende in subappalto oltre Alenia (capo commessa per l’Italia) sono la Galileo Avionica per la realizzazione della cella “sotto vuoto” del sistema di controllo di tiro, componenti elettronici per il sistema di guerra elettronica di BAE, e Avio per i programmi dei motori. (Le aziende coinvolte sono molte di più).
    Notevoli difficoltà vi sono con l’integrazione di armi non americane ma europee. (missili).
    Ad oggi si ha la certezza che il JSF è divenuto il programma più costoso mai intrapreso dal DoD, e non ha ancora finito la fase prototipica e di sperimentazione.
    (da Il Joint Strike Fighter in Europa, CMiSS)

    Dicembre 2006. Volo inaugurale per l’F-35 con motore Pratt&Whitney nella versione decollo atterraggio convenzionale.

    Lockheed Martin vuole ridurre le attività di sperimentazione del JSF e lo dice al Dipartimento della Difesa (Agosto 2007). Questa scelta dovrebbe servire a recuperare risorse finanziarie perché il fondo di riserva ha già sforato di circa 2 miliardi di dollari, è già stato impegnato per risolvere i problemi del velivolo entrato nella fase di flight-test (durata di sette anni).
    Dunque o il Congresso stanzierà altro denaro o l’azienda procederà con quanto annunciato.
    Critico il funzionario del Pentagono Thomas Coriste che ha elaborato l’originario programma di sperimentazione del velivolo che ha stigmatizzato il comportamento di molte aziende che troppo spesso tagliano le attività di sperimentazione quando vogliono ridurre i costi, anche se la storia dell’aviazione è piena di conseguenze di questo sconsiderato modo di fare.
    Nel mese di maggio del 2007 durante le prime sedute sugli aumenti delle spese militari previste nella finanziaria del 2008, la sottocommissione delle forze armate ha deciso di eliminare finanziamenti a due programmi del Pentagono.
    Si tratta del programma Future Combat System (867 milioni di dollari)e lo Joint Strike Fighter con un taglio di 480 milioni di dollari (1 aereo in meno).
    230 di questi milioni sono serviti a rimpiazzare un F-16 caduto in Iraq, mentre i restanti milioni serviranno a sviluppare un secondo motore per il JSF.
    La Royal Navy e l’US Marine Corps stanno considerando la cancellazione della versione imbarcata. F35B (decollo verticale) che comporterebbe difficoltà sia all’Italia che pensa di sostituire quelli classe Harrier sulla Cavour, sia agli inglesi. Questo significherebbe che la Cavour dovrebbe prevedere un impianto di catapulte necessarie per aerei che non dispongono della spinta vettoriale.
    Anche nel campo industriale si è mostrata la superbia americana e relativa disfatta.
    Secondo le specifiche del Pentagono Lockheed-Martin avrebbe dovuto sviluppare 3 versione dell’F-35.
    Una A a decollo convenzionale, una B a decollo corto ed atterraggio verticale (versione scelta da Italia e Inghilterra per le proprie portaerei) e una C per portaerei dotate di catapulta.
    L’US Navy ha riscontrato nella versione B diversi aspetti critici quali ad esempio gli effetti termici, acustici e di pressione che limiterebbero la mobilità sul ponte ed allungherebbero il tempo per ogni decollo. Ciò significa aumento dei costi e diminuzione delle prestazioni.

    Il JFS in Italia dovrà sostituire sia il Tornado sia l’AMX e costituirà la spina dorsale della capacità di attacco divenendo complementare all’EFA.
    Una delle risposte che l’Aeronautica militare e Finmeccanica alla domanda perché il JSF se abbiamo già l’EFA, è stata quella che vi è uno sfasamento temporale di almeno 12-13 anni fra l’EFA che è già pronto, e il JSF che sarà operativo fra il 2015-2016.
    AMX e Tornado avranno ancora una vita media di circa 10 anni, tenendo presente che nel frattempo l’Italia ha avuto bisogno dell’F-16 (proprio per il ritardo dell’EFA).
    Così si spiegherebbe il JSF la cui vita si spingerà sino al 2050 circa.

    EFA e F-35 a confronto (simulazione di scenari).

    Studio del prof. Hartley del Centre for Defense Economics dell’University of NewYork.

    Si prenda in esame le missioni di intercettazione, quella di difesa aerea e i parametri che determinano la superiorità nel combattimento aereo.
    L’EFA risulta vincente in qualsiasi scenario tipico di una operazione di intercettazione e superiorità aerea superato dal solo F-22 Raptor (il pilastro della supremazia aerea americana a cui si affiancherà il JSF).

    In Italia sono circa 20.000 i lavoratori occupati nel programma EFA per un totale fra Germania, Inghilterra e Spagna di circa 100.000 addetti suddivisi in circa 400 aziende.
    500.000 sono in produzione nella rete di subfornitori.
    Confrontando i costi e i ritardi dei programmi EFA e F-22 Raptor, il costo per l’EFA è aumentato del 14% e il ritardo pari a 54 mesi (33%). Il costo dello sviluppo è di 18 miliardi.
    Per il Raptor i costi di sviluppo sono pari a 28,7 miliardi di dollari con un incremento del 137% e un ritardo di circa 10 anni nello sviluppo e di circa 9 nella capacità operativa iniziale, con un incremento dei costi unitari del 122% pari a 153 milioni di dollari.
    Il fabbisogno totale dell’aereo è diminuito da 750 a 183 aerei e il costo totale del programma è salito a 62 miliardi.
    L’F-22 sarebbe l’aeroplano più costoso con un costo unitario di programma di circa 361,3 milioni di dollari, quello unitario di acquisto di 177,6 milioni. Nel 1992 si stimava che il programma sarebbe costato 125,1 milioni di dollari (all’anno fiscale 2006).

    Mentre Parisi ad una festa dell’Udeur il 29 agosto dichiarava ai giornali che non si possono attuate tagli alla Difesa nella nuova finanziaria in quanto l’Italia ha sottoscritto in sede Nato di aumentare le spese dall’1% (poco più) al 2% del Pil, il 13 giugno a Roma Forcieri, sottosegretario alla Difesa, insieme con gli omologhi olandesi, norvegesi, danesi e turchi (anche attraverso l’iniziativa European, progetto di scambio di studenti per il JSF che coinvolgerà Euroavia, associazioni di studenti aeronautici che possiede 32 sedi in Europa) aveva siglato il memorandum di intesa per il supporto del JSF.
    Si è così costituito un gruppo di lavoro che verificherà le condizioni e modalità della partecipazione fra cui la linea di assemblaggio finale e di prova (FACO, interamente pagata dall’Italia) a Cameri.
    diverrebbe lo stabilimento prescelto come supporto regionale a livello europeo.
    Al salone di Le Bourget Finmeccanica ha quantizzato in 5, 7 miliardi di dollari a partire dal 2010 solo per la partecipazione di Alenia a cui si aggiungeranno 10 miliardi considerando le altre aziende interessate con una ricaduta occupazionale di circa 10.000 lavoratori. Alenia conta di produrre 1.200 ali per l’F-35 e componenti annesse.

    Nel 2004 la produzione Alenia era per l’84% militare di cui l’85% rivolta al mercato interno.
    Oggi le vendite negli Stati Uniti rappresentano il 33%, quelle nell’Unione Europea il 29% e in Italia il 18%, il resto del mondo il 20%.
    La ripartizione fra prodotti militari e civili vede il 61% per i primi e il 39% per i secondi.

    AZIENDE BELLICHE: E’ POSSIBILE CONVERTIRLE?

    Durante i primi anni ’80 nel Parlamento la discussione verteva sulla decisione in Europa di schierare dei missili Cruise e dei Pershing sulla base della rigida applicazione del “teorema sull’equilibrio del terrore” o altrimenti deterrente, in relazione all’adozione degli SS20 da parte dell’URSS. Ricordiamo che nel 1975 c’era stata la svolta storica del PC sulla NATO.
    Paradossalmente, la posizione dei rappresentanti dal PC al PSI alla DC contro l’ipotesi dell’uso di armi nucleari tattiche nel teatro europeo erano tese a giustificare la necessità di un potenziamento della componente convenzionale delle forze militari, a un loro uso attivo e non semplicemente difensivo.
    I nemici dell’arma nucleare erano i fautori del riarmo convenzionale e delle avventure militari nel mondo.
    Le manifestazioni dei pacifisti (anche per la genericità degli obiettivi) sono state utilizzate per sostenere la tesi del rafforzamento della componente convenzionale delle nostre FF.A.A. trovando la complicità anche nel PC ( che sosteneva la tesi dell’esercito nazionale e popolare che dovrebbe fare a meno dei missili americani, ma rafforzarsi con armi prodotte dai lavoratori italiani).

    Chi in quegli anni già denunciava la corsa al riarmo denunciando la cifra astronomica che l’allora ministro della difesa prometteva di stanziare, aveva ben chiaro che nel momento in cui l’Italia non avrebbe potuto onorare tutti gli impegni presi, ci sarebbero state le richieste dei lavoratori affinché si costruissero più cannoni. I lavoratori divengono, per logica del bisogno, sostenitori di una politica reazionaria e militarista.

    I costi di produzione e il mercato.

    Il Tornado MRCA, l’aereo multiruolo, all’inizio della progettazione doveva costare secondo gli stati maggiori della NATO, non più di sei miliardi a velivolo, poi è arrivato 40 miliardi di lire.

    Oto Melara: un esempio di lavoratori che hanno chiesto la conversione o almeno la diversificazione dell’azienda.

    Quando durante un incontro presso la Oto Melara tra commissione difesa della Camera, dirigenti e Consiglio di fabbrica, i lavoratori chiesero di cambiare la finalità della produzione, i dirigenti risposero che l’unico modo per convertire una azienda specializzata in carri armati, cannoni, missili era quello di radere al suolo tutto e di ricostruire una fabbrica per produzioni civili. Ci sarebbero voluti capitali e un lungo periodo di disoccupazione.
    E poi sarebbero stati riassunti?
    Chi voleva questo?

    Il Consiglio di fabbrica non aveva alternative. Il sindacato non si era mai posto il problema.

    In Armacchi, una azienda aeronautica specializzata in velivoli di addestramento, la lotta dei lavoratori messi in cassaintegrazione a seguito della richiesta dell’azienda di avviare un processo di ristrutturazione, non sono riusciti a vincere la loro lotta per una riconversione e/o maggiore diversificazione della stessa, ma hanno vinto nella lotta per ottenere una Agenzia per la riconversione dell’industria bellica in Lombardia. Questa doveva servire a sviluppare progetti alternativi e da un punto di vista teorico e nella realizzazione di un manufatto.

    Uno dei pochi esempi di conversione è stato il caso della Lucas Aerospace che però non ha avuto successo. Il tentativo aveva però dimostrato che se Enti locali, Consiglio di fabbrica e l’appoggio del ministro laburista all’industria, non solo si potevano studiare piani alternativi, ma costruire prodotti alternativi. (treno-autobus che può viaggiare su strada e rotaia).

    Una importante ricerca sulla conversione dell’industria militare in industria civile è stata quella di Seymour Melman, docente di ingegneria industriale della Columbia University di New York.

    Si compone di tre saggi che vanno dal 1972 al 1980 in cui si è affrontato il problema dell’economia militare nel suo complesso e i problemi della riconversione.
    Melman afferma che l’indagine prioritaria che bisogna effettuare quando si vuol affrontare questo argomento, è quella relativa all’esistenza di una domanda civile per prodotti teoricamente realizzabili da una determinata azienda militare, quindi non una valutazione esclusivamente tecnologica. Verificare le priorità nazionali di un paese a cui dovrebbero riferirsi i possibili stanziamenti governativi: sanità istruzione, protezione ambientale, urbanistica, ecc.
    Per pianificazione dell’economia militare bisogna saper pianificare in anticipo le varie componenti:
    trovare un impiego alternativo ai lavoratori per almeno due anni e selezionare prodotti nuovi, impiantare nuove attrezzature di produzione, localizzare fonti di materie prime, addestrare la forza lavoro.

    L’autore della ricerca racconta di un suo viaggio a Mosca nel 1984 per un simposio sulla conversione dell’economia militare al civile.
    Uno dei colleghi russi chiese il perché del convegno se poi dopo tutto è solo un problema politico.
    Un volta che si raggiungono accordi politici, si può passare ai problemi economici.
    Melman rispose che lo stesso Carlo Marx aveva richiamato l’attenzione sui rapporti tra politica ed economia. Il governo sovietico si era dichiarato a favore in linea di principio, di un congelamento della produzione delle armi nucleari e dei sistemi di lancio. Facendo i conti questo significava lasciare a casa centinaia di migliaia di lavoratori, in America sarebbero stati circa 350.000.
    Dunque era necessaria anche una pianificazione della conversione dell’economia.

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