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    «L'Italia ora metta al bando le terribili bombe a grappolo»

    Interviene Giuseppe Schiavello, presidente della campagna italiana contro le mine
    10 ottobre 2007 - Castalda Musacchio
    Fonte: Liberazione (http://www.liberazione.it)

    «Oggi che purtroppo è accaduta questa terribile disgrazia un'azienda come la Simmel dovrà dare necessariamente alcune risposte. E fare chiarezza». Giuseppe Schiavello, presidente della Campagna italiana contro le mine, dopo il terribile incidente accaduto a Colleferro - un'esplosione ha causato la morte di un operaio e il ferimento di altre tredici persone ma il bilancio è provvisorio - pone alcune questioni prioritarie sul tavolo dell'agenda politica. «Purtroppo - sottolinea - il problema della sicurezza sul lavoro in un'azienda come quella di una fabbrica d'armi è difficile da sottoporre a verifica. Come su ciò che quest'ultima produce». La denuncia è presto fatta. La Simmel Difesa è finita nel mirino dei pacifisti accusata di produrre tra le altre armi le fatidiche "cluster bombs", bombe a grappolo, armi da guerra che sia al momento del loro utilizzo che nei mesi ed anni successivi, a causa della contaminazione da ordigni inesplosi, continuano a lasciare dietro di loro una scia di morte. Armi purtroppo la cui produzione non è ancora vietata in Italia. «Sì - precisa Schiavello - è ora di sottoporre di nuovo all'attenzione del governo italiano anche la questione della riconversione di industrie belliche».

    Un incidente ancora poco chiaro, una tragedia quasi annunciata alla Simmel Difesa accende i riflettori sulle fabbriche d'armi. E su molte questioni inevase: a partire dalla mancata sicurezza nei luoghi di lavoro dove è difficile fare accertamenti per finire su ciò che queste fabbriche producono. C'è una denuncia che pesa sulla Simmel piuttosto seria...
    Sì. Molto seria. La Simmel fondata nel 1948 è l'unico produttore in Italia di munizionamento e di spolette di medio e grosso calibro. Nel 1988 è stata acquistata dal gruppo Fiat, lo scorso aprile è passata all Chemring group. Oltre trenta forze armate di tutto il mondo usano "prodotti" Simmel. La nostra denuncia che è partita nel 2004 è che proprio nel catalogo Simmel si trovavano e continuano a trovarsi "oscurate" le terribili "cluster bombs".

    "Cluster bombs"?
    Meglio dette "munizioni a grappolo". Sono armi d'area munite di subminizioni in grado di contaminare interi territori. Sono costituite da un contenitore che a sua volta contiene "sub-munizioni" esplosive che variano dalle 200 alle 250 unità. Questo contenitore in pratica viene sganciato sull'obiettivo si apre e lascia cadere per gravità queste sub munizioni in zone molto ampie. Il problema è proprio che non tutte esplodono ed essendo armi particolarmente leggere e destinate a deflagrare anche con un soffio d'aria, purtroppo continuano a mietere un numero altissimo di vittime anche dopo molti anni dalla fine di conflitti. Una "cluster bomb" non esplosa è in grado di rimanere letale per un periodo di tempo infinito. Se le ditte costruttrici d'armi dichiarano che le mancate esplosioni sono al massimo pari al 5% delle cluster lanciate, l'esperienza operativa di bonifica rivela al contrario che la percentuale delle mancate esplosioni non è inferiore al 15-20% per arrivare anche al 40-45% come riscontrato in Afghanistan. Il vero nodo è che la produzione di queste armi non è vietata.

    Avete le prove che la Simmel produce anche questo tipo d'ordigni?
    Nella fase di preparazione di questa conferenza come ho detto ho contatto personalmente la Simmel e ho chiesto se il loro catalogo fosse aggiornato, in quest'ultimo erano appunto presenti le "cluster bombs". La Simmel di tutta risposta dice sì. A quel punto sono partite le interrogazioni parlamentari per chiedere che si faccia luce su questa vicenda. La Simmel a questo punto oscura quella parte del sito dove c'era traccia di queste armi. Eppure proprio nel 2005 scopriamo che la Simmel, nel catalogo su Cd rom presentato alla fiera d'armi che si tiene in Arabia Saudita, ha ancora in produzione le "cluster bombs".

    Ora cosa chiedete?
    Alla Simmel di fare chiarezza. Alle istituzioni di accelerare la legge di messa al bando della produzione di "cluster bombs". Alla camera giace il Ddl 1824 che ha fatto dei passi incoraggianti ma non basta. Ora chiediamo che si attui urgentemente il "processo di Oslo" che vede coinvolti 70 paesi impegnati nella conclusione di un trattato internazionale che metta definitivamente al bando le "cluster bombs" entro il 2008. Purtroppo quest'ultima tragedia per la quale esprimiamo tutto il nostro cordoglio ai familiari della vittima ci impone di far luce anche su questi altri terribili fatti.

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