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    Vicenza, i no Dal Molin raddoppiano il presidio

    Cresce la partecipazione in vista della tre giorni di manifestazioni a metà dicembre. Una delegazione dei no base incontra i parlamentari di sinistra
    29 novembre 2007 - Orsola Casagrande
    Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

    Il presidio permanente raddoppia. Dopo l'approvazione degli Stati uniti al progetto di spostare a ovest la nuova base, il presidio rilancia. «L'allargamento - dicono al presidio - si è reso necessario a causa della vasta partecipazione popolare che richiede spazi ampi e idonei; ma possiamo garantire da subito - aggiungono - che il presidio è e resterà solo uno luogo logistico e di partecipazione: il movimento, infatti, continuerà ad attraversare l'intera città. A differenza della base statunitense, l'allargamento delle strutture del presidio non comporterà danni ambientali e pericoli per i cittadini, perché, essendo un luogo di pace, qui non saranno stoccate armi, bombe e altri strumenti di guerra». Il riferimento è alle dichiarazioni dell'assessore all'edilizia privata del comune, il forzaitaliota Dalla Negra, che ieri aveva dichiarato che «il presidio permanente deve farci pervenire una certificazione firmata dagli americani per dimostrare la propria idoneità». Per i cittadini che del presidio hanno fatto da oltre un anno a questa parte un luogo di incontro, scambio, dibattito, pratica politica, si tratta di «che mettono in luce una verità troppe volte sottaciuta: a comandare sono gli statunitensi e l'assessorato di cui Dalla Negra è titolare è un luogo di passacarte; diversamente, avrebbe dovuto accorgersi dell'incompatibilità ambientale e urbanistica della nuova base Usa».
    Il comune di Vicenza ha aperto da tempo la sua guerra personale contro il presidio permanente. E contro i cittadini che lo frequentano. Ma la risposta migliore a questi attacchi continua a essere la grande partecipazione popolare che ha davvero reso il presidio il luogo simbolo della lotta contro la costruzione della nuova base americana all'aeroporto Dal Molin. Intanto mentre fervono i preparativi per la tre giorni del 13, 14 e 15 dicembre, domenica la Cgil assieme al coordinamento dei comitati cittadini, Arci, Rete Lilliput, Beati costruttori di pace e comitato più democrazia e partecipazione, organizza la festa grande no Dal Molin. L'appuntamento è alla fiera di Vicenza, dalle 16 a mezzanotte. Concerti e interventi contro la base.
    La tre giorni europea di metà dicembre culminerà con la manifestazione di sabato pomeriggio. Venerdì e domenica spazio ai dibattiti, film, interventi, musica, teatro. Da tutta Europa arriveranno gli attivisti e i militanti contro la guerra. Dopo il blocco dei cancelli dell'impresa Abc di Firenze da parte delle donne del presidio, pare che i lavori di bonifica stiano andando estremamente a rilento. Sul fronte parlamentare invece nei giorni scorsi c'è stato un incontro con alcuni dei deputati che dopo il sì del presidente del consiglio Prodi alla nuova base si erano schierati contro questa decisione. «C'è chi è venuto al presidio annunciando di mettersi davanti alle ruspe - dicono dal presidio - c'è chi è andato negli Stati Uniti per avere ulteriori informazioni e soprattutto c'è chi ha promesso di portare in parlamento la richiesta di moratoria sui lavori in attesa che venisse organizzata la conferenza nazionale sulle servitù militari». Mercoledì scorso una delegazione del presidio assieme a altre anime del movimento vicentino contro il Dal Molin ha incontrato un gruppo di parlamentari per discutere concretamente sulla moratoria. «Peccato che nessuno di questi abbia intenzione di presentarla in parlamento - dicono i componenti della delegazione - Cosa ci stanno a fare là se non portano avanti la nostra battaglia nella loro sede di competenza?» I deputati hanno chiesto ai cittadini di organizzare una raccolta firme nazionale sulla moratoria. «Loro sarebbero i primi firmatari. Ma per noi questa è semplicemente una presa in giro. E' troppo facile scaricare sui cittadini la paura e la totale assenza di coraggio di presentare in parlamento una richiesta di moratoria. Noi il nostro impegno per bloccare la base lo mettiamo quotidianamente, è ora che anche i parlamentari che si dicono contrari si diano fare».

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