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    Signorno!, signore: il movimento dei militari Usa contro la guerra in Iraq e in Afghanistan

    I successi dell'"Iraq Veterans Against the War”, gruppo fondato da sei reduci della guerra in Iraq, per denunciare le atrocità delle azioni militari e far sì che il dissenso nei confronti della guerra tra i soldati possa fungere da motore per il resto del movimento pacifista.
    21 aprile 2008 - Philip Rushton

    Tra il 13 e il 16 marzo scorso si è svolto negli Stati Uniti un evento di notevolissima importanza per il movimento internazionale contro la guerra, che da noi purtroppo è stato quasi del tutto ignorato. Presso il National Labor College, in Silver Spring, Maryland, molto vicino a Washington, D.C., si sono tenute una serie di udienze sulle attuali guerre degli Stati Uniti sotto il titolo “Winter Soldier: Iraq and Afghanistan”. L’evento è stato ideato e promosso da “Iraq Veterans Against the War”. L’IVAW è stata fondata nel luglio 2004 da sei reduci della guerra in Iraq, e prima delle udienze aveva aggregato quasi 800 aderenti negli Stati Uniti e all’estero fra coloro che avevano prestato servizio nelle forze armate Usa dal settembre 2001 in poi. Inoltre, fatto molto significativo per un’organizzazione che si oppone alla strumentalizzazione di pregiudizi e insicurezze macho e maschiliste per reclutare giovani uomini, a capo dell’associazione c’è una donna, Kelly Dougherty.
    In quei quattro giorni di marzo centinaia di reduci statunitensi dall’Iraq e dall’Afghanistan si sono riuniti per denunciare atrocità, casi di tortura, crimini di guerra di cui erano a conoscenza, o perché vi avevano assistito o perché li avevano personalmente commessi. Le loro testimonianze hanno messo sotto i riflettori tutti gli aspetti della guerra, dalle regole d’ingaggio che determinano stragi di non-combattenti dalle violenze contro le donne allo sfruttamento della guerra per motivi di profitto da parte delle grandi società della “sicurezza privata”, ossia i “contractors” e i mercenari vari orami presenti in migliaia in quelle zone. L’intero evento, di cui i video delle testimonianze sono disponibili sul sito www.ivaw.org, è stato trasmesso in tutto il mondo tramite satellite e in internet in streaming, suscitando un tale interesse che il server ha avuto difficoltà tecniche per la quantità di tentativi di connessione.
    Il nome “Winter Soldier” è un richiamo a un movimento precedente, quello dei reduci che si opposero alla Guerra del Vietnam. Nel 1971 l’organizzazione più conosciuta di quel movimento di dissenso militare, ossia i Vietnam Veterans Against the War (VVAW), organizzò a Detroit una serie di udienze sotto lo stesso nome, “Winter Soldier”, denunciando i crimini di guerra commessi dall’esercito degli Stati Uniti e costringendo i mass-media a parlarne. L’incontro dette un forte impulso al movimento di opposizione alla guerra tra gli stessi militari, il cui crescente dissenso ebbe un ruolo centrale nelle successive mobilitazioni pacifiste nel paese.
    L’IVAW di oggi vuole che il dissenso nei confronti della guerra tra i militari possa di nuovo fungere da motore per il resto del movimento pacifista, così come successe quaranta anni fa, in particolare in un momento, come quello attuale, in cui le mobilitazioni in piazza non bastano a esercitare la pressione necessaria sulle istituzioni politiche affinché si decida il ritiro delle truppe da tutti i fronti di guerra.
    L’IVAW non ha la stessa forza che avevano i Veterani del Vietnam Contro la Guerra nel 1971. Al suo apice la VVAW contava intorno ai 30.000 aderenti, molti di più dell’attuale IVAW. Però, l’ultimo anno prima dell’attuale “Winter Soldier” ha visto un’accelerazione nel ritmo di adesioni all’IVAW.
    Anche la composizione dell’organizzazione sta cambiando. In un primo periodo i membri erano principalmente reduci della guerra in Iraq che avevano atteso la fine del periodo di servizio per esprimere la propria opposizione alla guerra. Sempre più, però, alle file dell’organizzazione si sono aggiunte uomini e donne in servizio che si erano dichiarati obbiettori di coscienza, oppure avevano disertato, o si erano rifiutati di partire per una zona di guerra. Negli ultimi mesi ha cominciato ad affermarsi la presenza nell’organizzazione di militari che non aspettano la fine del loro periodo di servizio per prendere posizioni di aperto dissenso. Inoltre, il movimento dei veterani, anche se è nato in opposizione alla guerra in Iraq, ha esteso la sua denuncia della guerra all’occupazione dell’ Afghanistan, come indica il titolo del raduno nel Maryland: “Winter Soldier: Iraq and Afghanistan”.
    Attualmente tra le tante basi negli Stati Uniti ci sono quattro gruppi locali di militari in servizio che aderiscono all’IVAW. Almeno due di questi gruppi, alla base di Fort Drum nello stato di New York e a Fort Hood nel Texas, sono legati a progetti di “coffeehouse”, centri sociali contro la guerra per i militari, creati in cittadine vicine alla base, dove i militari possono assistere a spettacoli alternativi di musica e poesia, aver un servizio di consulenza e conoscere persone disposte a dar ascolto alle loro preoccupazioni. E soprattutto, possono organizzare attività contro la guerra tra i loro commilitoni. Attualmente il gruppo di soldati contro la guerra a Fort Drum, appoggiati dal progetto organizzativo al “coffeehouse” che ha preso il nome “Different Drummer”, secondo Kelly Dougherty “sta crescendo più rapidamente di qualunque altro gruppo dell’IVAW in tutti gli Usa”.
    Durante la guerra in Vietnam progetti politici analoghi si erano moltiplicati in tutti gli Stati Uniti e in altri paesi, come Giappone, le Filippine, Gran Bretagna, Italia. I gruppi locali fornirono il sostegno per una rete di quasi trecento piccoli giornaletti contro la guerra che, nelle parole di uno dei militanti della base di Fort Knox in Kentucky, si diffusero “ovunque si trovarono i soldati”.
    L’IVAW sforna nuove iniziative in continuazione, per riportare l’attenzione della gente sulla questione della guerra. La “Operation First Casualty” è stata un’iniziativa di teatro di strada organizzata da squadre di militanti, vestiti in tuta mimetica, in molte delle più grandi città degli Usa. Questo tentativo di sensibilizzazione di massa ha catturato l’attenzione di alcuni giornalisti e cinematografi indipendenti come “Meerkat Media” e può essere visto in internet. Gruppi di aderenti all’IVAW hanno inscenato situazioni di guerre tra i passanti delle strade principali di Manhattan, Chicago, San Francisco ed altre città, suscitando non poco scalpore e riportando al pubblico americano la realtà della guerra.
    In seguito alla devastazione dell’uragano Katrina, l’IVAW ha messo insieme squadre di volontari per le zone colpite. In seguito per tutto il mese di agosto del 2006 ha portato avanti una marcia di veterani lungo le strade litoranee del sud degli Usa, da Mobile in Alabama a New Orleans, per mettere sotto i riflettori il fatto che molte persone colpite dall’uragano non avevano ricevuto aiuto perché i reparti della Guardia Nazionale che altrimenti li avrebbero soccorsi erano impegnati con tutti i loro mezzi nella guerra in Iraq.
    L’IVAW ha organizzato diversi tour negli Stati Uniti per comunicare direttamente con i soldati delle basi militari. Su “Youtube” si trovano le immagini di uno dei più conosciuti attivisti a livello nazionale, l’ex-marine Adam Kokesh, quando ha improvvisato un comizio direttamente nella mensa di Camp Pendleton, la più grande base dei Marines nell’Ovest degli Usa, davanti a centinaia dei suoi ex-commilitoni. In parte a causa di queste attività pubbliche, Kokesh è ormai un personaggio televisivo al livello nazionale: quando il presidente Bush ha presentato il suo “Discorso alla Nazione” sugli ultimi sviluppi nella guerra in Iraq, è stato lo stesso Kokesh a essere invitato dalla CNN a commentare le cose dette da Bush.
    L’IVAW ha promosso l’iniziativa nominata “Appeal for Redress”, lanciata da due militari in servizio che si sono conosciuti durante una proiezione del documentario “Sir no sir!”, del regista indipendente David Zeiger, che ricostruisce la rivolta dei soldati contro la guerra in Vietnam. I due marine, dei quali uno ancora in servizio, hanno pensato di sfruttare il diritto legale di ogni militare di inoltrare una petizione individuale al proprio rappresentante nel Congresso; hanno fatto girare una petizione per chiedere il ritiro immediato delle truppe dall’Iraq, la quale finora ha raccolto più di 2.000 firme di militari statunitensi ancora in servizio in tutto il mondo.
    Altri reduci hanno organizzato un progetto “Warrior Writers”, ossia “scrittori guerrieri”, per incoraggiare i reduci della guerra a esprimere anche artisticamente le proprie esperienze di guerra e la propria condizione di reduce, con il peso dei ricordi, le paure, i lutti, i sensi di colpa, le ferite fisiche e psicologiche. Esprimere queste realtà personali è estremamente difficile ma, alla lunga, liberatorio. Come spiega un articolo sul sito web dell’IVAW, il progetto aiuta i veterani a “dissotterrare le loro esperienze.” Durante e dopo la guerra in Vietnam progetti simili portarono alla luce una schiera di nuovi poeti che ancora oggi producono opere contro la guerra di forte impatto. Nel caso dei contribuenti all’attuale progetto “Warrior Writers”, il prodotto artistico diviene poi materiale per ulteriori iniziative pubbliche di sensibilizzazione.
    Gli ultimi sviluppi nella storia dell’IVAW riguardano l’organizzazione del dissenso tra militari Usa di stanza all’estero. Sebbene la legge militare vieti ai soldati dislocati all’estero di svolgere attività politiche, durante la guerra in Vietnam nacquero organizzazioni di militari in servizio e disertori in Europa e nel Sud-Est Asiatico. Nello stesso Vietnam, come racconta il documentario “Sir no sir!”, questo movimento di soldati organizzò “Radio First Termer”, una radio pirata che trasmetteva ai soldati occupanti il suo messaggio contro la guerra. All’epoca del Vietnam attività del genere, aggiunte alle frustrazioni per gli scarsi progressi sul campo, l’indomita resistenza dei partigiani vietnamiti, la sempre maggiore riluttanza dei militari statunitensi a combattere, la forza del movimento pacifista in patria e la crescente opposizione dell’opinione pubblica statunitense, raggiunsero un tale livello di militanza che nel 1971 il Colonello Robert Heinl, scrivendo per la rivista delle forze armate, 'Armed Forces Journal', avvertì i suoi superiori che le forze statunitensi si trovarono in una condizione di “collasso quasi totale”.
    Attualmente l’IVAW sta progettando modi per raggiungere militari direttamente impegnati nelle zone di guerra, nella speranza di incoraggiarli a fare come Elia Israel, un soldato scelto che nel 2007, quando gli mancavano solo due settimane per arrivare alla fine della sua missione in Iraq, si è rifiutato di uscire in pattuglia dalla base, esponendosi al rischio delle corti marziali. Il 2 aprile 2008 l’emittente televisiva CBS ha intervistato Casey Porter dell’IVAW a cui un ordine “stop-loss”, firmato dal presidente Bush ha prolungato il fermo, costringendolo a ritornare a Baghdad. Porter, però, approfitta della sua presenza in Iraq per denunciare la guerra tra i militari in missione (http://www.ivaw.org/node/3258).
    Durante la guerra in Vietnam organizzazioni del movimento pacifista civile come “Beiheiren” o il Comitato per la pace in Vietnam in Giappone lavorarono sistematicamente a fianco dei militari Usa per ideare e portare avanti progetti di opposizione alla guerra. Nel 1969 alla base dei Marines a Iwakuni in Giappone nacque il giornale “Semper Fi” che divenne punto di riferimento per le attività di protesta, e iniziative simili si ebbero presso basi a Tokio, nella Corea del Sud e presso la base aerea di Kadena a Okinawa, dove gli aviatori Usa appoggiarono la richiesta dei cittadini giapponesi per la chiusura delle basi militari straniere. Alla base aerea di Misawa nel nord del Giappone il “Beheiren” contribuì a far aprire il primo “coffeehouse” in Asia.
    Attualmente, l’IVAW ha da poco costituito un braccio europeo, che ha il suo centro di operazioni in Germania dove ha ricevuto molto aiuto dal movimento tedesco contro la guerra e contro le basi militari, in particolare dalla “Military Counseling Network”, ossia la rete di consulenza per i militari, che fornisce consigli e aiuto legale per militari che vogliono diventare obiettori di coscienza o vogliono informazioni sulle possibili conseguenze qualora disertano. Grazie a una serie di casi di alto profilo pubblico, tra cui la campagna di solidarietà per il medico disertore Agustìn Aguayo, la sezione dell’IVAW in Germania assieme alla MCN ha messo l’attività dei veterani al centro del movimento e l’ha anche integrata con la campagna contro le basi militari Usa, ad esempio ad Ansbach.
    Anche in Italia, presso la base a Vicenza della 173esima brigata di risposta rapida, che a maggio 2008 tornerà da un periodo di missione in Afghanistan, ci sono stati casi di dissenso. Ad aprile del 2007, quando la brigata stava per partire, quattro soldati di stanza a Vicenza, più un altro dislocato a Bamberg in Germania, si sono rifiutati di partire per l’Afghanistan. Di questi cinque, tre sono stati arrestati e sottoposti alle corti marziali, per poi finire in carcere a Mannheim in Germania. Il movimento antimilitarista tedesco ha lanciato una campagna di sostegno inviando loro messaggi di solidarietà, nel contesto di un’iniziativa promossa dall’associazione “American Voices Abroad” e dal gruppo tedesco “Connection e-V”.
    Ma due dei cinque militari, James Circello e Russell Hoitt, sono riusciti a raggiungere gli Stati Uniti e a prendere contatti con associazioni di sostegno come la suddetta “Military Counseling Network”, “Courage to Resist” e la stessa IVAW. Attivisti italiani, aiutati dai tedeschi, hanno preso contatti con loro. James Circello ha subito scritto un messaggio di solidarietà al movimento pacifista italiano, mentre, Russell Hoitt è tornato in Italia dove ha lavorato assieme al Comitato Vicenza Est nei loro presidi settimanali davanti alla Caserma Ederle, sede della 173esima brigata nella quale fino ad aprile 2007 era arruolato.
    Durante la guerra in Vietnam, alla base aerea “Clark” nelle Isole Filippine, un progetto di consulenza per i militari fu il punto di riferimento per l’opposizione al bombardamento aereo del Vietnam. Aiutati da attivisti del movimento filippino contro la guerra, i militari si diedero voce con il giornale “Cry Out”, approfittando dall’aiuto di legali del movimento per sostenere soldati che militavano a favore del movimento. Analogamente agli inizi di marzo 2008, il Comitato Vicenza Est ha fatto nascere un progetto di consulenza per “militari che vogliono lasciare l’esercito”, in collaborazione con la Military Counseling Network nella Germania e il sindacato CUB di Vicenza (http://www.comitatoviest.org/centro-diserzioni/). L’iniziativa è appoggiata da Pax Christi e dall’IVAW in Germania. L’intento è di sondare, come fecero quegli attivisti nelle Isole Filippine nel lontano 1971, il dissenso che si sta sicuramente accumulando fra i militari di quella 173esima brigata che a maggio ritornerà dalla guerra in Afghanistan con tutti i suoi incubi in testa.
    Purtroppo il sostegno delle attività di James e Russell e rimasto finora scarso nel movimento italiano. Russell è stato costretto per motivi economici a tornare negli Usa e James Circello attende ancora la possibilità di venire. Entrambi fanno parte di un movimento di opposizione alla guerra tra i militari in forte crescita. Per favorirlo ci vuole più attenzione e impegno da parte nostra, nel ricordo di come simili iniziative contribuissero in passato a porre fine alla Guerra del Vietnam.

    Note:

    Per contattare Philip Rushton vai al seguente indirizzo:
    http://www.pacedisarmo.org/indices/index_52.html

    L'articolo di Philip Rushton uscirà sul numero 147 di Aprile di 'Guerre e pace'.
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    guerrepace@mclink.it

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