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    Sottomarino Usa accende la battaglia antinucleare

    Lo «Huston» ha perso liquido radioattivo. Attivisti mobilitati
    3 agosto 2008 - Junko Terao
    Fonte: Il Manifesto

    Navigava da tre mesi nelle acque dell'Oceano pacifico, tra il Giappone, l'isola di Guam e le Hawaii, ma solo ieri si è saputo che lo «Uss Huston», sottomarino americano a propulsione nucleare, lasciava dietro di sé «piccole scie» di materiale radioattivo. Perdite di entità «irrilevante», ha subito minimizzato la marina statunitense, che tuttavia ammette di non essere in grado di quantificarle.
    Sarà, ma la notizia ha comunque suscitato aspre polemiche in Giappone e non poco imbarazzo da parte del governo di Tokyo, gettando benzina su una questione - quella della presenza militare Usa e delle «navi nucleari» nei porti dell'arcipelago - già incandescente e su cui la popolazione è molto sensibile. Mancano infatti pochi giorni agli anniversari delle atomiche di Hiroshima e Nagasaki e le iniziative dei gruppi anti-nuclearisti sono già iniziate.
    Proprio due settimane fa, in 15mila sono scesi per le strade di Yokosuka, città porto non lontana dalla capitale, per protestare contro l'attracco permanente della George Washington, 102mila tonnellate di portaerei a propulsione nucleare. L'arrivo era previsto per agosto ma è stato rimandato a fine settembre perché lo scorso maggio un incendio a bordo ha provocato gravi danni e ora la gigantesca nave militare si trova a San Diego per le riparazioni. La «G.Washington» sostituirà la vecchia «Kitty Hawk», l'ultima portaerei a usare combustibile convenzionale e che quindi andrà in pensione, e sarà la prima «nave nucleare» ad essere stanziata in modo permanente in una città porto giapponese.
    «Una portaerei nucleare è molto più pericolosa di un generatore di energia atomica», denuncia Mizuho Fukushima, leader del partito socialdemocratico, aggiungendo che nemmeno i membri del governo nipponico sono ammessi a bordo dell'imbarcazione. L'incidente di maggio, che pare sia stato causato da un mozzicone di sigaretta e che è costato il posto al capitano e al suo vice, non ha fatto altro che aumentare le critiche dei cittadini, che dal prossimo autunno dovranno condividere la baia con l'ospite ingombrante.
    «Da quando la nave attraccherà, 30 milioni di persone nel distretto metropolitano di Tokyo saranno condannati a vivere con la paura di un incidente nucleare per decenni», denuncia Masahiko Goto, uno dei leader del movimento cittadino contro la «G.Washington». Gli attivisti puntano l'indice contro il governo che «non fa e non farà nulla per testare la sicurezza della portaerei».
    Del resto anche nel caso della perdita radioattiva della Uss Huston il governo di Tokyo ha mostrato una goffaggine imbarazzante. La marina Usa avrebbe infatti informato dell'incidente il ministero degli esteri venerdì, ma solo ieri a giornata inoltrata, quando molti media locali avevano già ripreso la notizia diffusa dalla Cnn, il ministro Masahiro Komura ha dato l'annuncio ufficiale.
    «Avremmo preferito saperlo prima dal ministro degli esteri», ha dichiarato il capo della difesa Yoshimasa Hayashi. Dal canto suo Komura ha ammesso l'errore: «anch'io l'ho saputo sabato mattina dalla tv. Avremmo dovuto fare l'annuncio prima». Motivo del ritardo? Ufficialmente il ministero ha aspettato «perché l'entità delle perdite era minima». Tradotto: l'imbarazzo verso l'alleato americano, che ha aspettato un mese prima di informare Tokyo, e il timore di nuove polemiche tra la popolazione devono aver mandato in tilt la diplomazia.
    La scoperta del guasto ad una valvola, responsabile della fuoriuscita di acqua radioattiva, risale infatti al luglio scorso, quando il sottomarino era attraccato a Pearl Harbour, Hawaii, per una revisione, dopo che per una settimana aveva sostato nel porto giapponese di Sasebo. Akihiro Yoshida, funzionario del comune di Sasebo, ha dichiarato che, «nonostante il monitoraggio durante l'attracco del sottomarino non abbia rilevato un aumento della radioattività, siamo preoccupati». Non usa mezzi termini Masahiko Goto: «La gestione dell'incidente da parte della marina americana e la mancanza di trasparenza dimostrano che non possiamo fidarci di loro in nessun modo».

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