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    USA: il civile più conveniente del militare

    I risultati di una ricerca dell'Università del Massachusetts
    11 febbraio 2010 - Stefano Ferrario

    Tra i numerosi studi effettuati sulla riconversione dalla produzione bellica a quella civile e sugli effetti della produzione bellica sulle altre tipologie d'attività (tra i più noti ricercatori spiccano Seymour Melman negli Stati Uniti e Mario Pianta in Italia), va segnalato un recente studio (ottobre 2007) dell'Istituto di ricerca di politica economica dell'Università del Massachusetts Amherst per opera di Robert Pollin e Heidi Garrett-Peltier.
    La ricerca dimostra come, negli Stati Uniti, sia più conveniente dal punto di vista economico e occupazionale, la produzione civile rispetto a quella bellica, a parità di denaro investito nei settori militare e civile.
    Diamo una sintesi; non presentiamo l'intero studio, ma i risultati di fondo che costituiscono il corpo della tesi della ricerca.

    Il governo nordamericano ha speso una stima di 572 miliardi di dollari di spese militari nel corso del 2007 (è più grande del prodotto interno lordo combinato di Svezia e Thailandia e otto volte la spesa statunitense riguardante l'educazione); questo significa che si sono spesi circa 1.800 dollari per ogni residente nel paese a stelle e strisce. Il livello della spesa militare è cresciuto drammaticamente dal 2001 con un'impennata che è iniziata anche prima dell'11 settembre 2001; in termini di dollari la spesa militare è aumentata di un tasso medio del 10 percento/anno tra il 2000 e il 2006. In confronto la crescita economica generale degli Stati Uniti ha avuto un tasso medio del 2,7 percento. Come parte del prodotto interno lordo, il budget militare è stato incrementato dal 3 al 4,4 percento durante la presidenza di George W. Bush, il che significa una differenza di 134 miliardi di dollari. Ciò va attribuito alle guerre in Iraq e Afghanistan. La sola guerra in Iraq, ad esempio, secondo i dati del Congresso, costa una media di 260 milioni di dollari il giorno. È perciò ragionevole chiedersi: che benefici potrebbero avere i cittadini americani da una spesa di circa 600 miliardi di dollari se questi denari, invece che andare all'industria militare, si rivolgessero per spese interne alternative come la salute, l'educazione e l'ambiente?

    Si cita spesso la spesa militare come creatrice di posti di lavoro di buon livello e stabili e portatrici di innovazione tecnologica a scopi civili, come è paradigmatico l'esempio di internet. Allo stesso tempo però incanalare 600 miliardi di dollari in aree come le energie rinnovabili, i trasporti di massa, l'educazione e la sanità creerebbe comunque una situazione in cui si supporta lo sviluppo di nuove tecnologie.
    Se si vuole quindi dare un quadro appropriato dell'impatto della spesa militare sui posti di lavoro bisogna esaminare la questione in termini comparativi: in altre parole qual è l'impatto della spesa di una certa somma di denaro nell'industria bellica in confronto alla stessa spesa in ambiti non militari?

     

    Numero di posti di lavoro creati

    % di posti di lavoro rispetto a quelli militari

    Difesa

    8.555

    -

    Tagli fiscali

    10.779

    + 26,2

    Sanità

    12.883

    + 50,2

    Educazione

    17.687

    + 106,7

    Trasporti di massa

    19.795

    + 131,4

    Edilizia mirata al miglioramento delle infrastrutture e risparmio energetico

    12.804

    + 49,7

     

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