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L'Onu approva il Trattato sulle armi ma non punisce chi viola le sue condizioni

Il trattato non ha preso in considerazione l’esistenza di un enorme mercato nero che non si cura dei diritti umani, e non ha sollevato il problema che il “terrorismo" è un grande business.
3 aprile 2013 - Rossana De Simone

Siria

Il 2 aprile 2013 l’'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato una misura storica, il primo Trattato internazionale sulla compravendita delle armi convenzionali, con una schiacciante maggioranza di 154 Paesi a favore, tre contrari e 23 astenuti. Iran, Corea del Nord e Siria hanno votato no motivandolo con il fatto che il trattato sarebbe discriminatorio nei loro confronti. Tra gli astenuti invece ci sono Russia, Cina, India, Cuba, Venezuela e Bolivia, cioè fra i principali importatori ed esportatori di armi.
http://www.un.org/disarmament/ATT/

Iran e Corea del Nord, già oggetto di un pesante embargo di armi, hanno sostenuto che l'accordo potrebbe essere usato per limitare il loro accesso al mercato internazionale delle le armi.
“Come possiamo ridurre la sofferenza umana chiudendo un occhio verso le aggressioni che costano la vita a centinaia di migliaia di persone?", ha dichiarato l'ambasciatore iraniano all'Onu, Mohammad Khazaee. La Siria è nel bel mezzo di un conflitto civile e ha visto la consegna di una quantità industriali di armi ai ribelli da parte di alcuni paesi firmatari del trattato.
Russia e Cina hanno detto che i criteri definiti nel documento sono vaghi, e che possono essere manipolati a fini politici per via dei paesi definiti ostili in quanto non rispetterebbero i diritti umani.
La Russia ha chiesto che nel documento fosse vietata la fornitura di armi a soggetti non statali, come ad esempio i ribelli nelle recenti rivolte arabe. L’India, grande importatore di armi, ritiene che il trattato avvantaggi gli Stati esportatori perché gli permetterebbe di rompere unilateralmente i contratti per presunte violazioni etiche.
Gli Stati Uniti, il più grande esportatore di un mercato mondiale del valore di 70 miliardi di dollari all'anno, hanno votato a favore del trattao, un fatto storico che assicura però alla National Rifle Association (organizzazione che agisce in favore dei detentori di armi da fuoco degli Stati Uniti) che le armi continueranno a vendersi negli USA, in quanto il trattato non vieta in assoluto l’esportazione di armi, non compromette il diritto degli stati all’autodifesa, e non ha a che fare con il commercio domestico di armi o la possibilità stessa di possederne.
Dal Ministero degli esteri italiani arriva una dichiarazione positiva “si apre così la strada alla determinazione di un quadro giuridico internazionale, della cui assenza hanno finora approfittato tutti coloro che hanno alimentato il traffico illecito di armi, a danno soprattutto delle popolazioni vittime di conflitti armati nelle aree più travagliate del mondo”.
Il primo ministro britannico David Cameron ha detto che il voto ha prodotto un "accordo fondamentale che salvare vite umane e alleviare le immense sofferenze umane causate da conflitti armati in tutto il mondo."
Il documento definisce per la prima volta gli standard internazionali per la compravendita delle armi, legandoli al rispetto dei diritti umani: non controlla l'uso domestico, ma richiede che gli Stati membri si dotino di normative nazionali sul trasferimento delle armi convenzionali, tra cui carri armati, aerei e navi da guerra, veicoli da combattimento, artiglieria, elicotteri, missili, razzi a lunga gittata, ma anche fucili, pistole e munizioni.

È previsto il divieto, per gli Stati che ratificano il trattato, di trasferire armi in caso di violazione di un embargo, atti di genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra. Per autorizzare o meno l'esportazione, il testo stabilisce che ogni Paese dovrà valutare se le armi potrebbero essere usate per violare i diritti umani o utilizzate da terroristi o membri della criminalità organizzata, ma non contiene meccanismi per punire coloro che non rispettano le sue condizioni.

 

Il trattato non ha preso in considerazione l’esistenza di un enorme mercato nero che non si cura dei diritti umani, e non ha sollevato il problema che il “terrorismo" è un grande business.

Gli Stati ratificheranno il trattato a partire dal mese di giugno, e il documento entrerà in vigore con la firma di almeno cinquanta Paesi. Per gli esperti tuttavia è difficile dire che impatto avrà il trattato sul commercio globale delle armi, soprattutto nel breve periodo.

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