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    CONVEGNO: armi, guerre, territorio

    DOBBIAMO PER FORZA FABBRICARE ARMI, FARE GUERRE, UCCIDERE, O ABBIAMO IL DIRITTO DI VIVERE PACIFICAMENTE E DI RESTARE UMANI?
    23 maggio 2013 - Laura Tussi

     

    convegno: armi, guerre, territorio

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Saranno disponibili i libri di Fabrizio Cracolici e Laura Tussi, editi da MIMESIS:

    “Educazione e Pace. Dalla Shoah al dialogo interculturale”

     e

    “Un racconto di vita Partigiana. Il ventennio fascista e la vicenda del Partigiano Emilio Bacio Capuzzo” - MIMESIS Edizioni, Sesto San Giovanni - Udine, 2012

     

    UNA PROPOSTA DI “FORUM” CONTRO LA GUERRA

     

    Il Movimento NO-F35 del novarese - Comitato NO-M346 del varesotto fanno appello

     

    • a tutte le realtà impegnate sul tema “guerra, pace, armamenti, disarmo”

    • a tutte le “comunità in lotta” situate vicino ad aziende belliche e basi militari ed operanti per la riconversione e la smilitarizzazione dei vari territori del paese,

    per riuscire a dar vita ad una rete di collegamento, flessibile e stabile allo stesso tempo, che rilanci il movimento pacifista ed antimilitarista.

     

    Un “nuovo ordine mondiale” targato Usa-Nato, in cui dal 1991 si inserisce il “Nuovo modello di difesa” italiano e un crescente coinvolgimento di UE ed Israele, vuol garantire con le armi il modello di vita e gli interessi dei paesi industrializzati attraverso continue guerre, definite “operazioni di pace, umanitarie, di difesa della democrazia” contro i “dittatori” ed il “terrorismo internazionale”, combattute sempre in casa d’altri, con mezzi sempre più sofisticati ed impersonali. Tutto ciò richiede una crescente militarizzazione del territorio ed una sempre più alta spesa militare, ovunque pagata dai cittadini attraverso limitazioni della democrazia e tagli alle spese sociali.

    Contemporaneamente una finanza internazionale che ‘non ha nazione’ agisce su scala globale sottraendo sovranità agli Stati anche con la complicità degli stessi, ricattandoli con un “debito” che in realtà nasce da un furto. “We are the 99”, slogan del movimento “Occupy Wall Street”, ricorda che siamo il 99% della popolazione, quelli che subiscono gli effetti dei “giochi” della finanza globalizzata.

     

    Una iniziativa contro la guerra deve far perno su un’economia non predatoria delle vite altrui e non distruttiva dell’ ambiente e del tessuto sociale; un’economia che metta al centro l’uomo e la tutela dei beni comuni, nel rispetto di tutti gli est e sud del mondo, contro una strategia egemonica imperniata sull’ideologia ultraliberista ancora dominante. L’economia deve basarsi su una condivisione del processo decisionale sul cosa produrre. La riconversione al civile delle produzioni belliche potrebbe essere percepita dai lavoratori del settore come lesiva del loro interesse vitale ed immediato, ponendoli dunque in conflitto contro chi, come noi, auspica invece questa scelta.

    Ma i lavoratori non sono né possono diventare i nostri antagonisti; anzi a loro va la nostra solidarietà in quanto sfruttati e costretti a scelte antietiche.

     

    Dalla manifestazione del 13 ottobre 2012 contro la produzione e l’uso bellico di velivoli militari prodotti in Italia, svoltasi intorno all’aeroporto/fabbrica di armi/sede nazionale di AleniaAermacchi-Finmeccanica di Venegono Sup. (VA), è sorta l’idea di proporre questo “FORUM contro la guerra”, che sia forma organizzativa funzionale al comune scopo ma anche luogo fisico d’incontro e di servizio, simbolicamente situato presso il castello dei Missionari Comboniani, sulla collina che sovrasta questa “fabbrica di morte”.

     

    Per dire il nostro NO e per esprimere la maggior capacità di azione occorre organizzarsi ed unirsi in una rete tra i vari soggetti che si riconoscono negli stessi grandi obiettivi; questo richiede uno sforzo di elaborazione e studio ed una costante ricerca di denominatori comuni, nel confronto fra concezioni e visioni diverse, in un clima di fiducia che non nasconda ed anzi valorizzi eventuali differenze, per progettare una linea di azione coinvolgente, semplice ed efficace. Non si tratta quindi di costituire un’ennesima organizzazione, né di inventarsi un “nuovo” attore che si aggiunga a tutti gli altri, magari con mire “egemoniche”, ma di affiancarci fra noi, valorizzando il più possibile ciò che già esiste, secondo il modello del Forum Acqua.

    Dobbiamo puntare a costruire efficaci azioni di promozione della pace e di contrasto a tutte le guerre; azioni che, maturando dentro comunità altamente solidali e producendo nuova solidarietà, siano in grado di togliere il consenso alle strutture che sostengono il complesso militare-industriale e la guerra.

     

    A un anno dalla sua morte sarà ricordato il pacifista varesino Stefano Ferrario, presentando un libro con

    i suoi scritti intitolato “Stefano, un gigante di pace”



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