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Nel corso di un convegno dell'Unac e del Mso, la terribile testimonianza

Storia del soldato Giovanni in guerra con la leucemia

Il padre: «Mio figlio vive la stessa situazione di Valery Melis»


16 maggio 2004 - Andrea Busia
Fonte: unione sarda cronaca gallura

- 09 maggio 2004

È un veterano delle missioni italiane nei Balcani e nel golfo, il maresciallo Giovanni Pilloni: la sua storia è purtroppo simile a quella di altri militari che negli ultimi anni hanno operato in Kosovo, Macedonia, Somalia e Iraq. Lo scorso anno gli è stata diagnosticata una leucemia, ieri mattina, ha parlato il padre Salvatore nel corso di un incontro organizzato a Tempio dall'Unac e dal Movimento Sardo d'Opinione. Le due associazioni hanno annunciato che a fine giugno i militari ammalati e i loro familiari s'incontreranno a Tempio per parlare del dramma di chi al ritorno dalle missioni deve combattere un'altra guerra contro terribili malattie. Oltre a Salvatore Pilloni c'erano il segretario regionale dell'Unac, Michele Garau e i rappresentanti del Movimento Sardo d'Opinione. Giovanni Pilloni ha 37 anni, attualmente le sue condizioni di salute non sono buone. Il padre ieri ha parlato per oltre un'ora delle condizioni del giovane di Gonnoscodina e dell'atteggiamento della Marina Militare e dello Stato. Una denuncia durissima, nonostante Salvatore Pilloni debba anche lui fare i conti con un precario stato di salute. «Mio figlio - ha detto - ha partecipato a diverse missioni italiane all'estero. La sua base è a Grottaglie, in una base elicotteri della Marina Militare. Al rientro dall'Iraq, alla fine dello scorso anno, ha iniziato a star male. Gli è stato asportato il testicolo destro. Siamo andati a Milano nel centro oncologico europeo, ci hanno detto che la malattia può essere ricollegata alla esposizione all'uranio impoverito. Per mesi nessuno ci ha cercato e nessuno si è occupato di Giovanni. L'unica cosa, è un invito da parte della Marina Militare a non
rivolgermi ai giornali, fatto attraverso mio figlio. Ma io non ho paura di nessuno e continuerò a parlare di chi ha servito la patria e ora è stato completamente abbandonato».
Durissimo anche il commento di Michele Garau, responsabile dell'Unione nazionale Arma Carabinieri per la Sardegna. «L'invito a tacere è stato fatto dai generali che poi partecipano alle manifestazioni e alle parate. Ma di queste persone non si occupa nessuno. I dati che abbiamo a disposizione parlano da soli, decine di persone, militari e civili, che oggi rischiano di morire a causa di neoplasie. Ma c'è anche dell'altro, come le malformazioni ai bambini. Noi chiediamo ai candidati alla presidenza della Regione di farsi promotori nei loro programmi elettorali di comissioni ad hoc al fine di monitorare le situazioni all'interno dei poligoni di tiro e di tutte le aree utilizzate per le sperimentazioni di armi all'uranio impoverito».
Le richieste dell'Unac e del Movimento Sardo sono contenute in una lettera aperta inviata a Mauro Pili, Renato Soru e a tutti gli altri candidati alla guida della Regione. «La nostra - aggiunge Mario Satta, portavoce del Movimento - è una battaglia apartitica. Non pretendiamo che nessuno accolga in tutto e per tutto le nostre posizioni. Che almeno, però, si apra un dibattito sulla sicurezza e sulla salute di chi è esposto a gravissimi rischi».
Il prossimo 28 giugno a Tempio Unac e Mso, chiederanno ai militari colpiti da leucemie e tumori di raccontare la loro terribile situazione. È annunciata la presenza del presidente dell'associazione nazionale di tutela per le vittime delle Forze Armate, Falco Accame, di diversi parlamentari e di medici. «Ho parlato anche con il padre di Valeri Melis - conclude Salvatore Pilloni - le cose che chiedo per mio figlio riguardano tanti altri giovani».

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