Disarmo

RSS logo

Mailing-list Disarmo

< Altre opzioni e info >

Aiuta PeaceLink

Sostieni la telematica per la pace:

  • Donazione online con PayPal
  • C.C.P. 13403746 intestato ad Associazione PeaceLink, C.P. 2009, 74100 Taranto
  • Conto Corrente Bancario c/o Banca Popolare Etica, intestato ad Associazione PeaceLink - IBAN: IT65 A050 1804 0000 0001 1154 580
Motore di ricerca in

Lista Disarmo

...

    Armi, Armi, Armi

    19 giugno 2004 - Francesco Vignarca
    Fonte: PeaceReporter - 17 giugno 2004

    Anche quest’anno il SIPRI, l’istituto svedese di ricerche sulla
    pace tra i pi?prestigiosi al mondo, ha rilasciato il proprio annuario
    2004 dedicato ad “Armamenti, disarmo e sicurezza internazionale? Dai
    dati in esso presenti, e che aggiornano al 2003 la fotografia della
    situazione mondale, si pu?evincere come il tema della sicurezza sia
    trattato in misura sempre maggiore con il ricorso alla forza ed alla
    potenza militare.
    Lo scenario ?stato ovviamente dominato dall’azione bellica intrapresa,
    nei mesi di marzo ed aprile, dagli Stati Uniti e dalla Coalizione dei
    suoi alleati, in maniera cos?pervasiva che tutto il dibattito sulle
    politiche di sicurezza, in ogni suo campo, ne ?risultato in un certo
    senso drogato. Tralasciando l’analisi pi?particolareggiata delle
    operazioni di guerra e della situazione di cosiddetto “dopoguerra? va
    comunque notato come l’intervento iracheno sia stato un azzardo ad alto
    rischio, sia per il fallimento del peace-building ad esso conseguente che
    soprattutto per l’incentivo a nuovi fronti di terrorismo decisamente
    preponderante rispetto alla deterrenza invece auspicata.
    Correttamente il rapporto SIPRI afferma che: “La buona performance delle
    nuove tattiche e dei nuovi equipaggiamenti militari in Iraq incoragger?
    imitatori in altre parti del mondo, e parallelamente una ricerca di nuove
    risposte asimmetriche da parte di altri attori. La concomitante
    esplosione della spesa militare USA ha inoltre aggravato sia i problemi
    di bilancio e di bilancia commerciale statunitensi che le incertezze
    dell’intera economia mondiale? Un quadro a tinte fosche che viene
    tratteggiato sulla base di una robusta dose di dati e di misurazioni.

    Nel 2003 le spese militari mondiali sono cresciute, in termini reali,
    dell?1%: un tasso di incremento quasi doppio rispetto al comunque gi?
    notevole 6,5% registrato nel 2002. Prendendo a riferimento l’ultimo
    biennio si arriva ad un aumento del 18% che fa lievitare il valore
    complessivo dei fondi assegnati all’ambito militare fino a 956 miliardi
    di dollari (correnti). Ma non solo i valori assoluti sono significativi a
    riguardo: anche la distribuzione di spesa ?in grado di consegnarci
    ottimi elementi di analisi. In analogia per nulla casuale con la
    ripartizione mondiale della ricchezza, ?possibile verificare che i Paesi
    sviluppati sono responsabili di circa il 75% di tutte le spese militari,
    a fronte di una popolazione che raggiunge solamente il 16% di quella
    mondiale.
    Effettuando inoltre alcune impietose comparazioni (possibili solo con
    dati del 2001 ma non per questo meno significative) si scopre che la
    spesa militare combinata dei paesi ad alto reddito ?di poco pi?alta del
    debito complessivo contratto dai paesi poveri e di circa 10 volte
    maggiore del livello totale degli aiuti ufficiali allo sviluppo. Il che
    testimonia “il grande fossato esistente fra la volont?di allocare
    risorse per mezzi militari che garantiscano sicurezza e situazioni di
    potere globale e regionale, da un lato, e intenzione di alleviare povert?
    e di promuovere sviluppo economico dall’altro?
    Tutto questo mentre il 2003 ha visto il livello pi?basso di conflitti di
    una certa entit?dalla fine della Guerra Fredda in poi (con l’eccezione
    del 1997). Secondo le valutazioni del SIPRI, magari opinabili ma che
    possiedono una certa dose di coerenza capace di dare indicazione di un
    trend, ci sono stati 19 conflitti in 18 diverse regioni del mondo, di cui
    4 in Africa ed 8 in Asia. Il dato pi?interessante ?comunque quello che
    vede solo due di tali conflitti definibili come “inter-statali? per cui
    ancora una volta sono i conflitti che hanno luogo all’interno dei confini
    di uno stesso Stato a confermarsi come la tipologia di guerra pi?diffusa
    nell’arena politica internazionale post-moderna. Senza dimenticare che
    “l’attuale attenzione internazionale al pericolo del terrorismo ha
    continuato ad influenzare il modo di condurre i conflitti interni agli
    stati ed in alcuni casi, si pensi ai casi di Indonesia e Filippine, sta
    avendo un impatto diretto sulle strategie, l’intensit?ed il corso di
    questi scontri?
    La causa maggiore per l’incremento delle spese militari mondiali nel 2003
    ?stata la massiccia crescita di questo dato negli Stati Uniti d’America,
    che da soli giustificano circa la met?del valore mondiale. Dopo un
    decennio di riduzione della spesa dal 1987 al 1998, ed una moderata
    crescita da quell’anno fino al 2001, il cambio nella dottrina e nella
    strategia militare USA a seguito degli attacchi alle Torri Gemelle ha
    dato la scintilla per una vera e propria esplosione del bugdet militare a
    stelle e strisce. Interessante ?notare come molta parte di questa
    crescita dipenda dai fondi messi a disposizione per le campagne in
    Afghanistan ed in Iraq, oltre che a tutte le operazioni in qualche
    maniera legate al contrasto del terrorismo internazionale. Scorporando
    tali quantit?l’aumento delle spese militari mondiali si attesterebbe al
    4%, un valore di molto inferiore a quello invece registrato.
    Per tutti questi motivi si pu?affermare che la lotta al terrorismo
    secondo la “dottrina Bush?(che sta al lettore giudicare sulla base dei
    risultati positivi o negativi ottenuti) causa al mondo una crescita del
    7% delle spese militari, cio?oltre una buona met?di quanto i paesi
    sviluppati destinano agli aiuti allo sviluppo (basta ricordare i dati
    esposti in precedenza e fare un semplice confronto).
    Le spese militari stanno crescendo anche in molte altre nazioni di un
    certo peso, ma sicuramente ad un livello drasticamente inferiore a quanto
    visto per gli Stati Uniti d’America. In generale si pu?affermare che i
    fondi militari sono cresciuti per ogni singolo anno del quinquennio
    appena passato in sette dei maggiori paesi investitori del ramo: per
    India, Giappone e Cina il livello di crescita ?stato grosso modo in
    linea con l’aumento del PIL, mentre Francia e Gran Bretagna stanno per
    sperimentare un nuovo rialzo dopo una piccola fase di modesta
    diminuzione.
    Solo il Brasile, tra le medie potenze regionali, sta cercando di
    influenzare la politica globale con un modello di “soft-power?che non
    faccia affidamento sulle spese belliche e militari. Per tutto il corso
    del 2003 il dibattito sul tema delle spese militari ha continuato a
    focalizzarsi principalmente sulla necessit?di aumentare le risorse in
    questo campo per poter far fronte ai nuovi e crescenti rischi di un mondo
    complesso e globalizzato.
    Tuttavia grazie al fallimento diretto e concreto di molti interventi
    basati sulla forza armata (in primis la “guerra preventiva?dispiegata in
    Medioriente) ha iniziato a far nascere voci di una diversa natura. Voci
    che hanno iniziato a sottolineare altri fattori quali la zavorra
    economica operata dal settore militare per lo sviluppo delle societ?
    umane e considerazioni di carattere etico e di diritto internazionale.
    Perci? sebbene le spese militari USA continueranno a contribuire
    largamente alle tendenze complessive mondiali, il ritmo di incremento
    potrebbe anche arrestarsi nei prossimi anni. Secondo i ricercatori del
    SIPRI: “nel lungo termine non ?cos?scontato che gli attuali livelli di
    spesa militare possano essere economicamente e politicamente
    sostenibili?
    Francesco Vignarca
    Coordinamento Comasco per la Pace
    organismo facente parte di ControllARMI ?Rete Italiana per il Disarmo
    www.disarmo.org

    PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Sito realizzato con PhPeace 2.5.7 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies - Posta elettronica certificata (PEC)