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    Soldati e civili del poligono di Perdasdefogu continuano ad ammalarsi e a morire di tumori

    Uranio, le troppe morti del Quirra e le bugie militari

    I vertici militari negano l'uso dell'uranio impoverito nelle esercitazioni,
    ma il muro di omertà mostra le prime crepe. E oggi manifestazione a Tempio
    Pausania
    3 luglio 2004 - ANDREA FABOZZI
    Fonte: Il Manifesto - 26 giugno 2004

    «Attenzione. Intorno ai bersagli potreste ritrovare numerosi proiettili
    all'uranio impoverito. Potrebbero essere deformati dall'impatto e coperti
    con una polvere nera di uranio... Non trattenetevi nelle vicinanze e non
    recuperate i proiettili. Indossate maschere e guanti protettivi. Lavate
    spesso la vostra uniforme speciale. Col tempo il vento e l'acqua potrebbero
    riportare nell'aria la polvere di uranio...». Sono alcune delle raccomandazioni
    della Nato ai soldati della brigata multinazionale West in Kosovo. Anche
    agli italiani. Non nascondono i rischi dell'uranio impoverito, del resto
    negli Stati uniti un collegamento tra le polveri di Depleted uranium e alcune
    forme di tumori era stato ipotizzato già negli anni '80, e regole precise
    di impiego di quel materiale erano state introdotte nei primi anni '90.
    Ma sono consigli che nessuno si è preoccupato di far avere ai pastori della
    Sardegna sud orientale, che quando entrano all'interno del poligono di Quirra-Perdasdefogu
    non hanno né guanti né maschere. E forse per questo muoiono, e sicuramente
    si ammalano per tumori al sistema emolinfatico in percentuale troppo alta.
    Una pecora non ha un'uniforme speciale. Non ce l'ha il pastore, non ce l'ha
    il contadino, non ce l'ha la verdura che lì cresce e non ce l'hanno nemmeno
    gli abitanti di Quirra, che hanno impiegato un po' a capire di essere finiti
    in mezzo al poligono di esercitazione più attraente per gli eserciti di
    mezzo mondo. Il più grande: da solo vale 13mila ettari di terreno e 28.400
    chilometri quadrati di mare, un po' di più di tutta la superficie della
    Sardegna. Su 150 residenti nel piccolo comune, almeno 18 si sono ammalati
    di un tipo di tumore collegabile all'inalazione di uranio impoverito. Non
    erano protetti? Non lo erano evidentemente nemmeno i tre dipendenti della
    Vitrociset, che utilizza il poligono per sperimentazioni così come altre
    ditte «civili» (Alenia, Dalmine, Aerospatiale, Thomson...), morti anche
    loro. Eppure, ufficialmente, secondo la Difesa italiana, all'interno dei
    poligoni militari non si fa uso di armi all'uranio impoverito.
    E' l'ultimo segreto, l'ultima bugia che per essere smentita ha bisogno ancora
    di altro tempo, altre morti. Confermava ancora, meno di tre mesi fa, il
    nuovo comandante del Comando autonomo della Sardegna Angelo Dello Monaco:
    l'esercito italiano non dispone di proiettili all'uranio impoverito, nei
    poligoni sardi non se ne fa uso. La prova? Lui stesso, che per 11 anni ha
    partecipato a esercitazioni nel poligono di Capo Teulada - sud-ovest della
    Sardegna - «e sono qui vivo e sano». Ma che l'esercito italiano disponga
    di proiettili al Du è ormai assodato. Lo prevedono documenti Nato. Che non
    venga utilizzato nei poligoni di esercitazione è impossibile: tanto le ditte
    «civili» quanto le Forze armate fanno le loro sperimentazioni per testare
    la resistenza delle corazze, contro le quali nulla è più efficace del pesante
    uranio impoverito. Così, ammesso che si voglia credere alla favola degli
    italiani che non sparano l'uranio impoverito (ma i test, allora, a cosa
    servono?), nessuno può impedire alle forze armate straniere che sono di
    casa al Quirra di impiegarlo. E d'altro canto non esiste alcun bando internazionale
    perché alle forze armate straniere sia impedito l'utilizzo di armi al Du,
    come si affanna a chiedere da ultimo il responsabile sardo dell'Unac Michele
    Garau: oggi a Tempio Pausania per iniziativa dell'Unione nazionale arma
    dei carabinieri ci sarà un incontro sul tema, con i familiari dei soldati
    sardi colpiti da tumori.
    L'ultima speranza, per i familiari delle vittime, arriva dal tribunale di
    Roma che ha condannato l'esercito a risarcire i parenti di Stefano Melone,
    elicotterista di Viterbo, morto di leucemia a 40 anni. Il maresciallo era
    stato impegnato in numerose missioni all'estero, tra l'altro anche in Bosnia
    e Kosovo, ma prima aveva partecipato a esercitazioni in Sardegna, proprio
    nel poligono di Perdasdefogu. Dalla sua storia può aprirsi la prima crepa
    nel muro delle bugie. La seconda ci si aspetta che parta dal nuovo governo
    regionale: tra i candidati che si sono impegnati a promuovere un'indagine
    sulle morti sospette di Quirra (www.trefirme.info <http://www.trefirme.info/>) c'è anche il nuovo presidente,
    Renato Soru.

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