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    «Ora basta: intervenga Ciampi»

    Falco Accame chiede l'intervento del capo dello Stato sul caso dei militari
    italiani esposti all'uranio impoverito
    3 luglio 2004
    Fonte: Nuova Sardegna - 29 giugno 2004

    Il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, che è anche
    capo delle forze armate, intervenga sul caso dei militari italiani esposti
    all'uranio impoverito. Lo chiede il presidente dell'Associazione italiana
    assistenza vittime arruolati nelle forze armate (Anavafaf), Falco Accame.
    Un altro militare, fa sapere Accame, è morto per linfoma di Hodgkin.
    Si tratta di Fabio Porru di Cagliari e il fatto, prosegue il presidente
    del'Anavafaf, «si è saputo al solito casualmente, dal padre nel corso di
    un convegno, mentre si tratta di dati che il ministero della Difesa dovrebbe
    comunicare alle commissioni parlamentari della Difesa».
    «Finalmente - ha proseguito - dopo le errate valutazioni espresse a seguito
    della relazione Mandelli, nella quale si dava per certo che l'uranio impoverito
    non presentasse pericoli, sta emergendo la verità: la relazione era affetta
    da gravissimi errori di calcolo, solo in piccola parte evitati nelle relazioni
    successive». Ora, ha aggiunto, «vista l'indifferenza delle istituzioni,
    è necessario che intervenga direttamente il capo dello Stato».
    Intanto, dopo il naufragio della Commissione Mandelli, sempre più contestata
    dalle associazioni dei familiari dei militari, qualcosa si muove anche a
    livello di ministero della Difesa: mille militari italiani impegnati in
    missioni all'estero saranno attentamente monitorati nel tempo per avere,
    in meno di 10 anni, una risposta "inequivocabile" sui possibili legami tra
    esposizione all'uranio impoverito e l'aumento dell'incidenza dei tumori.
    Questo studio che sarà portato avanti, secondo quanto riferito dal direttore
    generale della Sanità militare, generale Michele Donvito, nel corso di un'audizione
    in commissione Difesa della Camera.
    L'iniziativa, ha detto il generale Donvito, «rappresenta la logica conclusione
    dei tanti sforzi sin qui posti in essere dalla Difesa per cercare di sgomberare
    il campo dai dubbi sul tema dei rischi per la salute legati ai vari teatri
    operativi».
    Unìiniziativa che comunque lascia molto perplessi. Prima di tutto perché
    l'esercito statunitense ha già condotto questi studi e basterebbe semplicemente
    acquisirli. Secondo: perché non si è fatto nulla fino ad ora?

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