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    L'intervista a Falco Accame

    3 luglio 2004 - Andrea Milluzzi
    Fonte: Liberazione - 30 giugno 2004

    Da sempre in prima linea nel denunciare i rischi per la salute legati all'esposizione di proiettili all'uranio impoverito, Falco Accame, presidente dell'Ana-Vafaf, associazione che sostiene i familiari dei militari deceduti, parla a Liberazione di questo problema che da anni interessa il corpo militare italiano. E di tutto ciò che ruota intorno.

    Sei al corrente della denuncia dell'Unac, secondo cui all'ospedale militare romano del Celio ci sarebbero 19 soldati di ritorno dall'Iraq affetti da forme tumorali?

    Nessuno sa di preciso se questa notizia sia vera o falsa. C'è un muro di omertà difficile da superare, anche se da più parti si sta cercando di conoscere i fatti.

    Ma è comunque possibile che si debba parlare ancora di uranio impoverito?

    Può anche darsi che siano persone che abbiano contratto disturbi da inquinamento chimico. Ma una cosa è certa: gli inglesi, come ha recentemente affermato Haavisto, un commissario finlandese, hanno reso noto di aver utilizzato 2 tonnellate di uranio impoverito nel Sud dell'Iraq e le autorità militari italiane non sanno con precisione quali siano i punti contaminati. Il problema è che ne hanno fatto richiesta agli inglesi solo dopo aver già inviato i nostri soldati.

    In Italia arrivano però solo sporadiche informazioni sui metodi di lavoro dei militari in Iraq. A parte le foto dell'Unac..

    C'è un silenzio assordante da parte dei grandi mass media, perché se arrivano foto di militari italiani alle prese con rilevatori e tute di protezione magari sorge il dubbio che non sia poi tutto a posto, là in Iraq. Come in tutte le altre zone di guerra.

    Quanto è pericoloso l'uranio impoverito?

    Non ci sono prove certe della continuità fra esposizione e contrazione delle malattie tumorali. E' un pò come le sigarette e l'amianto: si sa che fanno male, ma non è sicuro che uccidano. Ma in questa situazione non puoi ignorare le norme di protezione ai nostri militari. Non sarà un caso se da quando hanno imposto le tute anti-radiazioni gli Usa non hanno più registrato un caso di leucemia.

    A che punto sono le commissioni mediche ufficiali?

    La prima relazione Mandelli escludeva categoricamente che l'uranio impoverito potesse costituire un pericolo per la salute. Ma lo stesso Mandelli ha poi scritto un articolo sulla relazione fra uranio impoverito e linfoma di Hodgkin, apparso sulla rivista Epidemologia e prevenzione nel luglio 2001, nel quale scrive testualmente: «Non siamo in grado di escludere che l'uranio impoverito possa essere causa di tale patologia». La verità sta pian piano emergendo, anche per l'incrementarsi dei casi di morti che la commissione non ha ancora preso in considerazione.

    Giusto ieri si è discusso alla Commissione Difesa della Camera un aumento dei fondi per le ricerche epidemiologiche della commissione Mandelli: cosa ne pensi?

    Che prima di preoccuparsi dei soldi sarebbe meglio provvedere a rivedere l'intero impianto della commissione. Il gruppo Mandelli non ha lavorato bene, perché ha omesso di studiare molti casi di soldati morti o malati e perché in tutte e 3 le relazioni prodotte ci sono stati errori grossolani anche nella metodologia. Ed infine, prima di avviare altri studi c'è ancora da effettuare i già previsti monitoraggi dei reduci, che tante proteste hanno creato negli ospedali militari di Padova, Udine e Verona.

    In totale, di quanti soldati stiamo parlando?

    Non è possibile fare una stima, perché un grosso problema è dato dal fatto che noi veniamo a conoscenza dei casi solo se c'è la volontà del soldato o dei suoi familiari. C'è una contabilità istituzionale degli incidenti occorsi al personale militare, ma non c'è traccia della voce "contaminazione".

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