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    Se vuoi la Pace non pagare la guerra

    27 ottobre 2004 - Nicola Colasuonno
    Fonte: Missione Oggi

    Il movimento pacifista statunitense ha una lunga esperienza. In esso, un ruolo di guida è stato assolto da alcune Chiese, in modo particolare da quella mennonita, dei Quaccheri o dalla Chiesa dei Fratelli. La loro tradizione pacifista discende dagli anabattisti, che hanno posto il principio della nonviolenza al centro del loro credo. Ma è soprattutto con il conflitto vietnamita (1965-1973) che le forme di opposizione alla guerra sono diventate innovative e popolari, anche se non sempre vittoriose. Il conflitto bellico nel Sud Est asiatico ha rappresentato, per tale movimento, l'occasione di diventare, per la prima volta nella sua storia, forte a tal punto da influire sulla stessa politica governativa e militare del grande Paese d'oltre Oceano.
    Vediamo ora alcune delle forme di resistenza popolare nonviolenta che si stanno diffondendo attualmente negli Stati Uniti.

    IL CASO DI PRISCILLA ADAMS
    Priscilla Adams è membro della congregazione dei Quaccheri di Filadelfia, come tutta la sua famiglia, fin dal XVII secolo. Dal 1984 vi lavora come segretaria regionale. Il suo caso è stato seguito dalla televisione e dai giornali per essersi rifiutata di pagare le tasse federali: una cifra ragguardevole, che dal 1974 a oggi ammonta a ben 40mila dollari, più un 50% di mora. Essa ritiene ciò un atto ispirato direttamente da Dio.
    Il caso di Priscilla ha suscitato vivaci discussioni, soprattutto quando, con la guerra in Afghanistan prima e con quella dell'Iraq poi, il governo ha chiesto al Congresso di aumentare il bilancio militare e ai cittadini di pagare più tasse.
    I Quaccheri della zona di Filadelfia sono circa 12mila, e l'opposizione alla guerra la sentono come un obbligo, così come promuovere la pace e sviluppare nuove strategie nonviolente per la risoluzione dei conflitti. Inoltre, bisogna sapere che gli obiettori di coscienza quaccheri, come alternativa al servizio di leva, hanno sempre lavorato negli ospedali militari per accudire i soldati feriti. Ora Bush ha bisogno di maggiori entrate per pagare il suo esercito. È comprensibile, allora, l'opposizione della signora Adams alla guerra e al suo finanziamento. Il fisco ha ingiunto al datore di lavoro di Priscilla (la congregazione quacchera) di prelevare il denaro dovutogli direttamente dal suo stipendio.
    Il 21 giungo di quest'anno, il giudice Dalzell ha emesso la sentenza: Priscilla dovrà pagare i 40mila dollari ma non la multa. La sua congregazione ha scritto una lettera di protesta affermando che il principio della libertà religiosa è un valore inalienabile in una società democratica, che non può essere negoziato, e che va sempre rispettato.

    L'OPPOSIZIONE ALLA TASSA DI GUERRA
    Il governo americano riceve ogni anno, dai suoi contribuenti, più di un 1.000.000.000.000 di dollari attraverso il sistema fiscale. In altre parole, raccoglie una media di 4mila dollari da ogni donna, bambino o uomo che vive negli Stati Uniti. Quasi metà di questa immensa somma va a sostegno delle spese militari. Nel corso degli anni si sono sviluppate varie forme di opposizione alle tasse di guerra come rifiuto consapevole di collaborare alla violenza bellica. Tale obiezione è riconosciuta dalle leggi internazionali, ma è una novità nella legislazione americana; recentemente è stata presentata per la terza volta al Congresso una proposta che riconoscerebbe all'obiettore alle spese militari il diritto di indirizzare le sue tasse a progetti di pace (definiti dal Congresso). Anche il Consiglio della municipalità di New York appoggia e sostiene questa proposta.
    Marion Franz, direttore della “Campagna nazionale per il fondo delle tasse per la Pace” afferma: “Non è forse il riconoscimento del diritto di rifiutarsi di uccidere uno dei più grandi ideali di questo Paese? I cittadini che obiettano a una partecipazione economica alla guerra, devono scegliere se obbedire alla propria coscienza o alla legge. Scegliere di rispondere alla propria coscienza significa subire vari provvedimenti punitivi. La coscienza si oppone alla violenza quando vengono usate le bombe, ma anche a quell'atto di violenza rappresentato dalla sottrazione di risorse necessarie a soddisfare i bisogni umani fondamentali”. Gli oppositori alla tassa di guerra hanno adottato questo slogan: “Se vuoi la pace, non pagare la guerra”. Infatti A. J. Muste, un radicale pacifista, puntualizza: “Per fare una guerra o addestrare le truppe, il governo ha bisogno di due cose: soldati e soldi. Di conseguenza, mentre i soldati vengono reclutati, i soldi sono raccolti dal servizio fiscale federale. L'opposizione alla tassa per la guerra è quindi l'altra faccia della medaglia dell'obiezione al reclutamento militare”.

    FORME DI RESISTENZA
    Negli ultimi anni, si stanno diffondendo specificatamente due forme di resistenza: la tassa del telefono e il “club 10,40”.
    Ogni bolletta del telefono include un'imposta che va a un fondo generale. Questa tassa è stata sempre indirizzata alle spese militari. Durante la guerra ispano-americana del 1898, essa riguardava solo le telefonate interurbane, ma con la Seconda guerra mondiale cominciò a contemplare anche quelle urbane. Dal 1990 la percentuale è rimasta il 3% del totale. Sembra poco, ma dal 1966 al 2001 tale cifra corrispondeva a 89 miliardi di dollari: in pratica 6 miliardi di dollari all'anno. Si stima che nel 1972, durante la guerra in Vietnam, quasi mezzo milione di utenti hanno rifiutato di pagare questa tassa. È un atto di disobbedienza civile a basso rischio in quanto la cifra contestata è relativamente esigua. Naturalmente l'utente avverte la compagnia telefonica della somma trattenuta, specificandone l'utilizzo: il sostegno a progetti di pace. Alcuni cittadini americani praticano da 30 anni questa forma di disobbedienza civile.

    IL CLUB 10,40
    È dell'anno scorso un'iniziativa cominciata nella contea di Sonoma, a nord di San Francisco, e diffusasi subito in tutto il Paese. È chiamata: “Un milione di contribuenti per le tasse della pace”. L'obiettivo è di arrivare a un milione di “soci” del “Club 10,40”, sottraendo per l'appunto 10,40 dollari dalle proprie tasse federali. Una somma simbolica, come si vede, attraverso cui si manifesta, però, la propria opposizione alla guerra. Il gesto permette così di prendere una posizione. Come la tassa del telefono, anche in questo caso il rischio non è elevato, e l'u-
    tente, di solito, non viene perseguito dalla legge, trattandosi di una somma irrisoria. Viene anche suggerita la clausola da riportare sul modulo fiscale: “Io non posso contribuire, secondo coscienza e di mia volontà, alla preparazione di un olocausto nucleare mondiale o di una piccola o grande guerra. Ho sottratto 10,40 dollari dalla somma totale dovutavi per indirizzarli a (nome del progetto o agenzia)”. Si suggerisce di inviare tale piccola somma a un fondo alternativo, a un gruppo pacifista, a un progetto sociale, ecologico o di carattere umanitario. Una delle ragioni che aiutano il club a trovare nuovi “soci”, è quella di rendere consapevole le persone che ha poco senso pregare o operare per la pace, e poi pagare la guerra con le proprie tasse.
    Il club che punta ad avere un milione di membri, ha fatte sue le parole di David Thoreau, il più illustre degli obiettori americani: “Se mille persone non pagassero le tasse quest'anno, non sarebbe un provvedimento violento e sanguinoso come lo sarebbe se le pagassero rendendo lo Stato capace di fare violenza e versare sangue innocente. Questa sarebbe la definizione di una rivoluzione pacifica, se mai ci potesse essere”.
    A nord degli Usa, in Canada, dal 1982 agisce “Conscience Canada”, un gruppo di resistenza nonviolenta; ha aperto un conto per le tasse della pace, dove gli obiettori possono depositare la percentuale che viene abitualmente tassata a fini militari (il 7,93%). Intanto al parlamento di Ottawa è già stato presentato un progetto di legge che, se fosse approvato, permetterebbe agli obiettori di raccogliere legalmente le loro tasse in un fondo della pace. Il bilancio militare del Canada è pari al 7,93% di quello totale. Nel 2002-2003 questo Paese è, tra quelli Nato, al sesto posto per la spesa bellica. È da sottolineare che, oltre al Canada, altri Paesi hanno adottato questa forma di resistenza nonviolenta: Belgio, Olanda, Regno Unito, Spagna, ecc. In Italia da parecchi anni esiste una “Campagna di obiezione alle spese militari” e per la Difesa popolare nonviolenta (DPN).

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