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    Usa: a scuola in divisa

    28 ottobre 2004 - Roberto Cucchini
    Fonte: Missione Oggi

    L’educazione pubblica negli Stati Uniti ha dovuto affrontare negli ultimi anni non pochi problemi. Insegnanti non sufficientemente preparati, mancanza di fondi, lezioni che fungevano da veicolo di tanti pregiudizi che si pensavano superati, hanno influenzato lo sviluppo culturale degli studenti statunitensi di ogni ordine e grado: dall’asilo alle classi superiori. E come se tutto ciò non bastasse, oggi molte delle scuole del Paese sono chiamate a fronteggiare una nuova emergenza: diventare delle istituzioni che facilitano il reclutamento per l’esercito degli Stati Uniti in applicazione di una legge alquanto controversa: il No Child Left Behind Act - NCLB (“Decreto: Nessun bambino deve rimanere indietro”). In caso contrario, cioè in assenza di tale spirito patriottico, la scuola rischia di perdere il diritto ai fondi federali.
    Tale provvedimento è stato istituito da Bush nel 2001, nell’ambito di una riforma dei piani educativi. Ma mentre il presidente faceva questo, molti genitori e allievi non si sono accorti che quella legge contemplava una clausola che permette agli reclutatori militari di avere libero e pieno accesso a tutte le informazioni personali riguardanti ogni studente. Se poi l’organo amministrativo di una scuola rifiuta di fornirle, come punizione il governo federale può tagliarle i fondi compromettendo così la possibilità di procedere nella sua attività educativa.
    Gli arruolatori previsti dal NCLB arrivano nelle scuole secondarie senza preavviso e propagandano la possibilità di accedere alla carriera militare. Il programma che prevede specificatamente un tirocinio per giovani ufficiali della riserva (il Junior Reserve Officers’ Training Corps - JROTC), avviato nel 1916, alla vigilia dell’intervento degli Stati Uniti nella Prima guerra mondiale, sta coinvolgendo gli studenti sia delle scuole elementari che quelli delle secondarie. I giovani che si iscrivono a tale programma, impegnandosi a entrare, subito dopo la laurea, nelle forze armate, vengono normalmente mantenuti agli studi universitari dal governo federale e oltre a frequentare i corsi scolastici normali, seguono quelli di preparazione al servizio di leva. Coloro che poi li superano, possono diventare ufficiali della riserva. Nella maggior parte dei casi, i giovani si iscrivono al JROTC in quanto il corso è relativamente facile e soprattutto perché viene corrisposto loro uno stipendio.
    I reclutatori associano tale programma a gite o a altre iniziative che si tengono direttamente nelle varie scuole. L’JROTC è stato presentato come un programma che favorisce la crescita di una nuova leadership, della disciplina e di un senso più profondo di cittadinanza attiva, ma nei fatti, come è giusto, è visto da molti come un vero e proprio strumento che permette l’accesso degli studenti nell’esercito statunitense. È lo stesso Dipartimento della difesa a fornire dei dati inequivocabili: il 40% degli allievi delle scuole secondarie, dopo due anni di JROTC, finiscono con l’arruolarsi in qualche struttura militare.
    La guerra in Iraq ha messo in evidenza l’esigenza di avere sempre nuovi soldati. Da questo punto di vista, il No Child Left Behind Act ha permesso una maggiore aggressività nel promuovere il reclutamento nelle varie scuole e nel permettere incontri mensili tra i propagandisti militari e gli studenti. Alla fine, molti di loro vengono reclutati e una volta terminate le scuole superiori, dopo essersi diplomati, vengono inviati in zone di guerra. Se da un lato la combinazione del NCLB con il Junior Reserve Officer Training program ha permesso un forte aumento della presenza militare nelle scuole statunitensi, con tutto ciò che ne può derivare sul piano psicologico, formativo, ideologico e comportamentale, nel contempo, nel Paese, ogni giorno che passa, cresce anche l’opposizione alla guerra. Anche tra i giovani.

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