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Gli USA stanno progettando un'onda anomala di proliferazione nucleare

Il piano dell'amministrazione Bush per smantellare il Trattato di Non Proliferazione. Un rapporto dell' Onu ci ha già messo in guardia: quando si decideranno i mezzi di informazione a darne notizia?
9 gennaio 2005 - Ira Chernus

Un altro tsunami sta per arrivare: un'onda anomala di proliferazione nucleare. Questa volta sarà provocata dall'uomo, per cui potrà essere prevenuta, se un numero sufficiente di persone ne sarà a conoscenza. Ne avremmo i mezzi, abbiamo un sistema di preallarme: i mezzi di informazione.
Quando si tratta di proliferazione nucleare, però, il nostro sistema di allarme si rivela essere fuori uso. Siamo indifesi, almeno quanto le vittime che lo tsunami ha provocato la settimana scorsa.

Oh, noi in realtà spendiamo i ricavati delle entrate fiscali per mettere in guardia il mondo dal pericolo nucleare. Il 27 dicembre u.s. il programma "Voice of America" ha trasmesso la notizia di un rapporto dell' ONU sulla proliferazione nucleare, secondo il quale la comunità internazionale "si starebbe avvicinando ad un punto di logoramento del sistema di non-proliferazione, logoramento che potrebbe diventare irreversibile e risultare in una ripresa a valanga della proliferazione." Almeno 40 nazioni hanno la
tecnologia necessaria per costruire armi nucleari in tempi abbastanza brevi.

La Voice of America, però, di quelle nazioni ne nomina solo due: l'Iran e la Corea del Nord. E le altre 38? Che ne è di loro? Evidentemente nell'era del presidente "Ci penso io", a noi non deve importare.

In coda alla trasmissione, VOA aggiunge questa considerazione: "Della questione
nucleare si discuterà l'anno prossimo a New York, in occasione della revisione del "Trattato di non proliferazione", elemento fondante dell'impegno anti-nucleare. Secondo i termini del trattato, gli stati non-nuclearizzati hanno il divieto di acquistare armi nucleari, mentre le cinque nazioni dichiaratamente in possesso di armi nucleari (gli Stati Uniti, la Francia, la Gran Bretagna, la Cina e la Russia) si impegnano a smantellare i propri
armamenti. L'incontro, che si svolgerà nel mese di maggio, per la durata complessiva di quattro settimane, avrà anche lo scopo di far discutere i 187 paesi firmatari, della possibilità di un' eventuale revisione e rafforzamento del trattato per far fronte alle sfide che il nucleare ci proporrà negli anni a venire."

Nè la VOA, nè nessun altro mezzo di informazione statunitense aveva però mai dato nessuna notizia riguardo quell' incontro del prossimo maggio, per quanto importante: l'amministrazione Bush andrà a New York non per rafforzare il Trattato di Non Proliferazione, ma per stracciarlo.

Volete sapere perchè? Potreste studiare il comportamento di qualsiasi fonte di notizie negli USA e non trovereste una risposta. Dovete andare in Giappone, dove la Kyodo News Agency qualche giorno fa ha comunicato: "secondo alcune fonti del governo e del congresso USA, gli Stati Uniti avrebbero in progetto di proporre che la convocazione di una conferenza internazionale nel 2005, per la revisione del Trattato di Non Proliferazione dovrebbe far rientrare nel proprio programma l' annullamento di un documento adottato in occasione di un incontro avvenuto nel 2000, durante il quale le cinque potenze nucleari si erano impegnate inequivocabilmente per la costruzione di un mondo libero dal nucleare."

In altre parole, gli USA vogliono distruggere il fondamento e la sostanza del Trattato, l'accordo secondo il quale se voi, nazioni non nucleari vi impegnate a rimanere tali, noi, nazioni nucleari, ci impegneremo a sbarazzarci gradualmente, ma costantemente, dei nostri armamenti. Se il trattato fosse permanente, dovremmo tenrcelo così com'è. E' per questo che gli USA, durante l'amministrazione Clinton, hanno insistito per la revisione del Trattato ogni cinque anni.

Adesso Bush e la sua ghenga stanno programmando non solo di proporre delle
modifiche, ma di svuotarlo di ogni significato. Vogliono mandare un messaggio a tutti gli stati non nucleari: "Tutti voi dovete rimanere non nuclearizzati, ma noi possiamo avere tutte le armi nucleari che vogliamo. Progetteremo nuove armi nucleari, ma ci terremo anche le vecchie e, se non vi piace, date un po' un' occhiata all'Iraq, voi potreste essere i prossimi".

Secondo il comunicato della Kyodo News Agency, tutto questo rientrerebbe
perfettamente nella logica di Bush: "Un funzionario del governo USA ha definito
l'accordo finale adottato nel 2000 in occasione della conferenza per la revisione del Trattato 'un documento di carattere esclusivamente storico' ed ha sottolineato la necessità di adottare un nuovo documento che rifletta i cambiamenti drastici delle condizioni di sicurezza internazionali, compreso l'attacco terroristico dell'11 settembre 2001".

Il Trattato di Non Proliferazione è un accordo internazionale firmato dal presidente e ratificato dal senato. La maggior parte di noi pensava che questo fosse abbastanza per farne una legge. Che sciocchi. Non è "una direttiva vincolante, niente del genere" ha spiegato l'anonimo funzionario. L'idea che gli USA vadano nella direzione di un disarmo nucleare è ormai "sorpassata", non vale più.

"Una fonte del congresso ha anche dichiarato che un articolo del Trattato, con il quale si stabilisce che le potenze nucleari si assumano seriamente l'impegno per il disarmo, fu studiato apposta per arginare l'eventuale corsa agli armamenti di USA e Unione Sovietica durante la Guerra fredda", continua l'articolo giapponese.

Adesso che nessun altro paese ha una potenza nucleare anche lontanamente
paragonabile alla nostra, perchè dovremmo accettare che tutte queste piccole nazioni ci vengano a dire quali armi nucleari possiamo o non possiamo avere? Mentre George W. stava progettando l'invasione dell'Afghanistan, si dice che avesse dichiarato: "Potremmo arrivare al punto di rimanere i soli (della coalizione). Per me va bene. Noi siamo l'America." Senza ombra di dubbio il suo atteggiamento nei confronti del nucleare è lo stesso.

La linea dell' attuale amministrazione autorizza un attacco nucleare preventivo contro le nazioni che ritenga essere prossime all'acquisto di armi nucleari. Nessun bisogno di prove. Il sospetto è sufficiente. E se il resto del mondo ne rimane inorridito, che vadano a quel paese. Siamo l'America.

Tutto questo rientra nello schema di irresponsabilità nucleare, che Lawrence Korby ha di recente descritto sul Boston Globe. Negli ultimi 4 anni, gli USA si sono ritirati dal Trattato sui missili antibalistici, hanno impedito al Senato di ratificare il trattato sui test nucleari, hanno rifiutato di impegnarsi a mettere una fine a futuri test ed hanno cominciato a lavorare su due nuove armi nucleari. Gli USA adesso spendono quasi 7 bilioni di dollari l'anno per la ricerca e l'aggiornamento delle dotazioni nucleari, mentre la curva della spesa continua ad innalzarsi.

Se l'amministrazione richiede però che venga apportato un tale e radicale cambiamento al Trattato, questo porterà l'irresponsabilità nucleare ad un livello ancora più alto, perchè distruggerà in pratica il Trattato. Se gli USA non aderirranno formalmente all'idea di un mondo senza il nucleare, perchè l' Iran, la Corea del Nord o qualsiasi altro paese dovrebbero rinunciare alle loro armi? Se gli USA stanno ampliando il proprio programma nucleare, perchè non dovrebbero farlo anche gli altri? L'unica ragione che possono sostenere Bush e i suoi accoliti è quella del timore di un possibile attacco agli USA.
Questo toglierebbe anche l'ultima foglia di fico di giustificazione morale ai tentativi USA di non proliferazione. Il mondo verrà trasformato nel quartiere dove gli USA faranno i bulli, pronti a mettere sotto chiunque, semplicemente usando l'intimidazione del nucleare.

I nostri mezzi di informazione continuano a raccontarci che ci dovremmo preoccupare solo dell'Iran e della Corea del Nord. Qualunque paese, però, potrebbe essere aggiunto alla lista dell' 'asse del male'. Secondo la stampa inglese anche l'Egitto avrebbe compiuto delle ricerche nel campo delle armi nucleari. Fintanto che gli Egiziani fanno i'buoni', non ne sentiremo parlare dai media statunitensi. Se agli Egiziani capitasse di sgarrare, però, finirebbero senz'altro anche loro nella lista dell' "asse".

Il messaggio che arriva dall'amministrazione Bush e dai media USA è chiaro. Non ha niente a che vedere con il pericolo delle armi di distruzione di massa. Ha a che fare con l'idea di usare la paura di quel pericolo, insieme al nostro sempre più vasto arsenale nucleare, come strumento per dettare legge nel quartiere.

L' Iran e la Corea del Nord stanno già dimostrando in maniera piuttosto evidente che l'approccio da bullo di strada non funzionerà. Tutte le nazioni dovranno assumere lo stesso impegno per un mondo libero dal nucleare, o finiremo per diventare quello che il rapporto delle Nazioni Unite ha previsto che diventeremo: "ci staremmo avvicinando ad un punto di logoramento del sistema di non-proliferazione, logoramento che potrebbe diventare irreversibile e risultare in una ripresa a valanga della proliferazione". Quale strada è più sicura per l'America? Non c' è bisogno di essere dei cervelloni per capirlo. Sfortunatamente, abbiamo davanti altri quattro anni di un' amministrazione-spauracchio senza cervello, nè grande nè piccolo.

Il 1° maggio prossimo, il primo giorno dell'incontro di New York, ci saranno
dimostrazioni di massa per mettere il mondo in guardia dalla futura onda anomala
nucleare. Sarà il giorno in cui dovremo dire "No" all' insensato approccio da bullo al problema del nucleare, che Bush va proponendo, e "Si" ad un mondo senza
armi nucleari. Non è troppo presto per cominciare a suonare l'allarme. Quelli, tra di noi, che hanno a cuore la sicurezza dell' America e del mondo intero non possono aspettare che lo facciano i mezzi di informazione tradizionali. E' ora che ce ne occupiamo noi.

Note: Ira Chernus è docente di Studi religiosi presso l'Università del Colorado, a Boulder e autore di "American nonviolence. The history of an idea" (Nonviolenza americana. La storia di un' idea). Può essere contattato al seguente indirizzo email: chernus@colorado.edu .

articolo originale: http://www.commondreams.org/views05/0105-24.htm

Traduzione di Patrizia Messinese per Peacelink.
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