Il nuovo paradigma della difesa: un continuum tra fisico e digitale
prime contando sulla potenza ed esperienza, le seconde sulla rapidità e innovazione, conviene per
entrambe siglare accordi
Contributo al testo " Anni di guerra. Menzogne verità scintille"*
Quale nuovo paradigma può rispondere alle guerre combattute simultaneamente sia nella
dimensione cognitiva/spaziale sia in quella tradizionale con mezzi convenzionali?
Secondo l'Ad di Leonardo S.p.A., la multinazionale italiana della difesa e sicurezza, il nuovo
paradigma della difesa non può avere solo una accezione unicamente geografica, ma anche e
soprattutto, concettuale. Occorre passare dall’idea di difesa convenzionale a quella di “global
security” perché la sicurezza non è solo quella fisica e dei confini, ma anche energetica, sociale,
politica e cyber.
Lo slittamento dal termine difesa al termine sicurezza riconduce direttamente al concetto di “guerra
preventiva” perché non attiene più solo alla sfera militare, ma dipende da fattori ambientali, sociali,
culturali, politici e geografici. La politica della difesa diviene “difesa della politica”.
Considerazione che può essere approfondita attraverso lo studio del concetto di sicurezza nazionale
israeliana dell’Institute for National Security Studies di Tel Aviv pubblicato sul sito della
fondazione Med-Or (presidente Marco Minniti).
Lo studio interpreta la nazione di Israele secondo la trinità clausewitziana di governo (livello
politico), esercito (livello militare) e popolo (livello pubblico). I primi due devono coordinarsi per
indirizzare e controllare la popolazione.
Fra le sfide alla sicurezza nazionale vi sono le minacce ibride: dalla tradizionale distinzione fra
mezzi convenzionali e non convenzionali, alla guerra psicologica e cognitiva.
Quest’ultima mira a influenzare il pensiero, alterare la percezione della realtà attraverso video
costruiti tramite l’intelligenza artificiale, la creazione di fake news, e la costruzione/amplificazione
di nuove minacce per mantenere uno stato di paura/guerra permanente.
Infine si inserisce anche la cyberguerra: quella forma di conflitto che prevede attacchi informatici a
infrastrutture e strutture statali (ospedali, reti idriche ed elettriche, ecc.) civili o militari, nonché
banche, aziende, sistemi informatici e server.
In questo mondo di no-pace, come lo descrive Cingolani, non vi è alternativa alla guerra.
Compito di Leonardo è mettere in sicurezza e coordinare gli strumenti di influenza sia politica
economica sia militare. Anche la governance nazionale deve essere riformata per coordinare la
sicurezza nazionale tra politica interna ed estera, civile e militare.
Solo le tecnologie digitali, che devono operare insieme alle applicazioni satellitari, permettono la
fruibilità di informazioni e dati sempre più numerosi che devono essere sicuri, attendibili e
condivisibili. Per l’Ad avere una leadership nelle tecnologie digitali serve per assicurarsi un
posizionamento geopolitico. Tuttavia, sebbene l’instabilità geopolitica spinge startup e aziende IT
europee verso i cloud locali, la sovranità digitale può esserci solo a livello europeo, per cui scegliere
fra dipendenza globale e autonomia strategica diventa una questione di fiducia.
Condividere il valore strategico delle tecnologie digitali, come leva geopolitica fondamentale
capace di influenzare le dinamiche del potere globale, impone alle multinazionali militari la
collaborazione con il settore privato. Settore peraltro che vede aumentare la sua presenza soprattutto
nell’ambito civile. Di conseguenza è aumentata la domanda di data center a conferma di una sempre
maggiore digitalizzazione di interi settori civili-militari, dalla richiesta di vari servizi come
cybersecurit e ecommerce ai servizi di consulenza per l'intelligenza artificiale.
Tuttavia i data center sono energivori. L’aumento di consumo di energia elettrica, necessaria al
funzionamento di tutti i dispositivi elettronici, può produrre rischi di blackout e aumenti dei costi.
Parallelamente vi è un aumento anche del consumo di acqua, necessaria al raffreddamento dei
server che non possono operare ad alte temperature. A peggiorare la situazione vi è la volontà di un
ritorno al nucleare con i mini reattori (SMR), reso possibile dagli investimenti dei colossi
tecnologici come Google, Amazon e Microsoft. Si stabilisce così una simbiosi tra tecnologia
digitale e nucleare che interessa anche multinazionali come Fincantieri, in quanto utile a garantire
autonomia operativa e potenziare la propulsione navale (sommergibili, portaerei, fregate, ecc.).
Per le big tech la svolta nucleare è causata dalla necessità di energia stabile e continua per
l’intelligenza artificiale. Tuttavia non c’è stata corrispondenza fra gli investimenti nelle
infrastrutture necessarie in Amazon, Google, Microsoft, Meta, Open AI (a parte Apple che ha
perseguito una strada diversa) e i ricavi previsti. Di conseguenza Oracle (la peggiore), Amazon,
Meta e Google (a scalare) hanno fatto ricorso al debito mettendo a rischio il rapporto debito/capitale
proprio. Una soluzione per risolvere una possibile crisi finanziaria sembrerebbe essere quella di
stabilire accordi che gli analisti descrivono di “consanguineità finanziaria”, ovvero creazione di un
ecosistema circolare dove i grandi player finanziano i loro stessi clienti per garantirsi i ricavi:
Open AI si indebita con Oracle per la costruzione di data center, ma anche Oracle è a sua volta
indebitata (anche se continua a costruire data center sotterranei in Israele come hanno fatto
Microsoft, Amazon e Google). Sia Open AI che Microsoft acquistano GPU da Nvidia, la prima
azienda al mondo a valere più di 5mila miliardi di dollari, che a sua volta si impegna a investire in
Open AI 100 miliardi di dollari per pagare il debito a Oracle. Stessa cosa accade fra le grandi
aziende del digitale e le maggiori startup dell’AI: si offrono crediti o investimenti in cambio
dell’uso dei propri prodotti. Senza dimenticare che è almeno dal 2008 che i contratti e i subappalti
del Pentagono con questi colossi sono aumentati notevolmente così come la lista dei fornitori
(OpenAI, Anthropic, Xai, Oracle, ecc.). In conclusione il settore militare è rilevante per le strategie
espansive delle piattaforme digitali così come le piattaforme sono importanti per l’apparato militare.
Cingolani, come altri Cio del settore difesa e sicurezza internazionali, sa perfettamente che
nell’attuale contesto economico lo sviluppo delle tecnologie digitali richiede un nuovo modello di
collaborazione con il settore privato. Un mercato sicuro è quello dell’intelligenza artificiale bellica,
l’unico in grado di assicurare una sicurezza a livello globale: la frontiera della difesa è infinita.
Pertanto, pur rimanendo alto il livello della competizione fra colossi militari e aziende tech, le
prime contando sulla potenza ed esperienza, le seconde sulla rapidità e innovazione, conviene per
entrambe siglare accordi. Boeing con Palantir per integrare l'intelligenza artificiale nei programmi
di difesa e nei suoi stabilimenti, Rheinmetall con Anduril per lo sviluppo di missili e droni,
Leonardo con Microsoft per accelerare la transizione digitale della Pubblica Amministrazione e
delle aziende Italiane e on Cisco per sviluppare soluzioni in ambiti tecnologici come crittografia
quantum, logistica e trasporti. Viene così smentita la narrazione che lo sviluppo della tecnologia
militare abbia sempre ricadute significative sull’economia civile (e sul benessere sociale!).
Considerata strategica per la sicurezza nazionale, Leonardo viene finanziata non solo attraverso il
budget della difesa, ma anche e non solo, per la partecipazione ai programmi “PA digitale 2026"
(PNRR), Strategia nazionale di cybersicurezza e Strategia italiana per le tecnologie quantistiche.
Programmi che prevedono la collaborazione fra aziende, università e istituzioni della difesa
inserendo la parola magica “dual use” come avviene anche in ambito europeo.
Il riferimento al dual use diviene fondamentale perché come per la componente elettronica, anche il
digitale è diventato un elemento essenziale per tutto, una piattaforma tecnologica trasversale.
Nello specifico dell’industria della difesa, l’applicazione delle tecnologie digitali avviene non solo
nei processi produttivi e nei sistemi d’arma, ma anche nei prodotti e servizi ad uso civile (esempio
le piattaforme per il funzionamento della pubblica amministrazione).
Non è un caso che la nuova linea di business di Leonardo sia l’”hypercomputing continuum”.
L’Ad Cingolani ha spiegato infatti, che oltre al mercato della difesa e aerospazio, Leonardo deve
guardare al mercato dell’energia, della sanità, dei trasporti, dei servizi finanziari e delle Pa (Pubblica amministrazione).
Da questo punto di vista il settore Spazio, e di conseguenza quello che si occupa di cybersicurezza,
diviene strategico per i servizi satellitari necessari alla comunicazione civile e militare oltre che in
altri scenari possibili. Da qui la necessità di sviluppare sistemi digitali interoperabili, il digital
continuum appunto, che consente la raccolta, l’elaborazione e l’analisi dei dati provenienti da
diverse fonti in tempo reale. Tecnologie che impongono il coinvolgimento di giovani universitari
nei propri programmi costringendo Leonardo ad aprire incubatori di tecnologia, laboratori che
lavorano in sinergia con le aeree diverse del business aziendale. Accanto a loro, nel 2020 ha acceso
il supercomputer Davinci-1 a Genova (esegue 5 milioni di miliardi di operazioni al secondo),
struttura che costituisce la base per l’hypercomputing continuum. Finanziando collaborazioni con
università e centri di ricerca, borse di studio e concorsi sulle tecnologie quantistiche,
cybersicurezza, intelligenza artificiale e altro, l’azienda si assicura forza lavoro intellettuale senza
difficoltà.
Leonardo è organizzata per divisioni: la divisione spazio realizza satelliti e infrastrutture orbitanti
per garantire, al governo e alle forze armate italiane, l’accesso a dati strategici quali quelli di
comunicazione, osservazione della terra e navigazione anche nei luoghi più remoti e in qualsiasi
momento. Nell’ottobre 2025 firma un Memorandum of Understanding con il gruppo industriale
europeo Airbus e la francese Thales per dare vita a Project Bromo, una joint venture da 10 miliardi
di euro, per consolidare l’autonomia strategica dell’Europa nello spazio.
Per la divisione cyber & security ha sottoscritto accordi con aziende danesi, finlandesi e svedesi.
Tuttavia le collaborazioni con Israele sono privilegiate grazie al rapporto di cooperazione fra Italia e
Israele. Negli ultimi tre anni si è vista una loro accelerazione dovuta a più fattori: inserimento delle
aziende israeliane negli incentivi per l’uso di tecnologie cybersecurity domestiche (contratto tra il
Ministero dell’Economia italiano e la compagnia israeliana Cognyte Ltd per la fornitura della
piattaforma Hiwire alla Guardia di Finanza, utilizzo dello spyware di Paragon per attività di
sorveglianza autorizzate dal Sottosegretario Mantovano).
Nel 2023 Leonardo sigla due accordi strategici con l’Israeli Innovation Authority (IIA) e con la
Ramot Tel Aviv University focalizzati su cybersecurity, quantum technologies e sistemi autonomi.
Nella divisione velivoli, dopo la disastrosa scelta dell’Italia di partecipare al programma
statunitense caccia F-35 (per l’ennesima volta messo in discussione dal Government Accountability
Office USA nell’ultimo report con la considerazione “dopo quasi 20 anni di produzione di
aeromobili, il programma F-35 continua a promettere troppo e a mantenere poco”) con uno
stabilimento di produzione di Leonardo a Cameri. A Torino sono iniziati i lavori per realizzare spazi
di ricerca avanzata legati allo sviluppo dei caccia di nuova generazione GCAP progettato insieme
alla giapponese Mitsubishi e alla britannica BAE System. Con la società turca Baykar Leonardo ha
sottoscritto una JV nell’ambito degli UAV, Unmaned Aerial Vehicles e sistemi robotici.
La divisione aerostrutture, settore civile per eccellenza attalmemte in crisi, è stata incorporata nel
settore Aeronautica insieme alla divisione Velivoli. Leonardo ha visto nel 2024 ricavi per il 72% sul
militare e 28% civile. Per quanto riguarda invece l’ala rotante, la divisione elicotteri raccoglie il
29% dei ricavi di Leonardo (prima solo la divisione Elettronica e Sicurezza) con un tasso di crescita
di poco maggiore sul prodotto civile (3,1%9) rispetto al militare (2,9).
Per la divisione Elettronica, la prima per ricavi e portafoglio ordini, rimane fondamentale la
componente europea (UK) e la controllata Leonardo DRS. In realtà bisognerebbe parlare di unità
aziendale DRS RADA Technologies. RADA è l’azienda israeliana acquisita da Leonardo che
permette all’azienda italiana una triangolazione nella vendita dei sistemi radar tattici utilizzati da
IDF per proteggere veicoli e combattenti dalle minacce aeree e terrestri. Nel comunicato di
Leonardo del 2022 si sottolinea che “l’operazione aggiunge inoltre una presenza domestica in
Israele e supporta lo sviluppo del mercato internazionale per Leonardo, consentendo allo stesso
tempo a RADA di accedere a opportunità nei mercati e programmi europei ed export, facendo leva
sulla presenza globale di Leonardo”.
Per i sistemi di difesa terrestre e navale si è costituita una JV con la tedesca Rheinmetall e si è
acquisito Iveco Defence. Anche per i mezzi terrestri si conferma la collaborazione fra industria e
forze armate: l’ipotesi di strutturare gruppi misti di ricerca civili-militari, con ufficiali distaccati
presso i differenti comparti dell’industria di Difesa, ricorda quando già avviene fra le Forze di
difesa israeliane (IDF) e l’industria israeliana.
Questo motore tecnologico, che in Italia si chiama Leonardo, diviene dunque una necessità
obbligata per sicurezza nazionale, un nuovo elemento imprescindibile di deterrenza.
Che Leonardo, come per le altre aziende del settore militare, abbia visto aumentare in borsa, dal
2022 al 2025, il valore dei titoli a +744%, per Cingolani è un dato secondario.
E’ dalla fine della guerra fredda che si sente parlare di "disordine mondiale" o "caos globale".
Nel 2002 usciva il libro “L'impero del caos. Guerra e pace nel nuovo disordine mondiale” in cui
l’autore, Alain Joxe, sosteneva che “il mondo è veramente unito da una nuova forma di caos, un
caos imperiale, dominato dall'imperium degli Stati Uniti, ma da loro non diretto”.
Mercato globalizzato e nuova dottrina militare (guerra elettronica, sistemi di sorveglianza,
comunicazione satellitare), erano le componenti di un ordine mondiale che aveva scalzato gli stati
nazione e legittimato sia le “piccole guerre”, repressione e criminalizzazione del dissenso. Il
capitale si trasformava in una potenza transnazionale incontrollata.
Per l’autore diviene importante che l’Europa (con le sue repubbliche) e i movimenti sociali,
organizzino una resistenza democratica al “caos imperiale”.
Sono passati più di venti anni da allora e si è ancora a parlare ancora della politica del caos. Gli
USA, la maggiore potenza contemporanea, sono in profonda crisi. Ha eletto un presidente che vuole
un premio nobel per la pace tutto per sé sebbene tutti i campi di battaglia, vecchi e nuovi, siano
ancora aperti. La guerra al terrorismo continua e Europa è caduta in un vuoto politico. Trasforma
radicalmente la sua economia e si avventura in una corsa al riarmo tradendo la sua vocazione di
organizzazione istituita per garantire una pace duratura.
La destra estrema ha trovato nelle multinazionali IT (Information Technology), e in quelle militari,
alleati fedeli almeno finché il presidente Trump, che crede solo in se stesso, nelle sue ambizioni
geopolitiche e nelle sue promesse tanto fantastiche quanto contraddittorie, arrivi troppo vicino
sull’orlo dell’autodistruzione. Finora questi grandi player accumulano profitti miliardari grazie a
risorse che non hanno prodotto da soli: dati forniti dagli utenti, ricerca pubblica e infrastrutture
materiali e immateriali, finanza pubblica.
Sfruttano il lavoro collettivo sparso per il mondo, quello di lavoratori e miliardi di persone che
usano le piattaforme digitali ma che non sanno che è la loro cooperazione a produrre ricchezza e
innovazione tecnologica. Tuttavia un sussulto di indignazione e rabbia è nato e cresciuto per il
troppo orrore prodotto dal genocidio palestinese. Ad oggi sono le manifestazioni di massa a opporsi
alla volontà di dominio dello stato etnico israeliano e dalle teorie espresse nella Strategia per la
sicurezza nazionale trumpiana. Accanto a loro si possono intravedere forme di boicottaggio come il
blocco delle navi che trasportano armi verso Israele, azioni solenni come quelle della Global Sumud
Flotilla e tutte le lotte per la libertà e giustizia.
Effimera ebook #7 Anni di guerra. Menzogne verità scintille
https://effimera.org/ebook-anni-di-guerra-menzogne-verita-scintille/
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